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1leftarrow blue.svgVoce principale: Nicolae Ceauşescu.

Nicolae Ceaușescu e la moglie Elena nel 1986.

Durante la guerra fredda, il dittatore della Repubblica Socialista di Romania Nicolae Ceaușescu mise in campo il più pervasivo culto della personalità all'interno del blocco orientale. Ispirato dal culto intorno alla figura di Kim Il-sung in Corea del Nord, iniziò con le tesi di luglio del 1971 che invertì la liberalizzazione degli anni sessanta ed impose una rigida ideologia nazionalista e il ritorno al realismo socialista. Inizialmente, il culto della personalità era solamente incentrato sullo stesso Ceaușescu; tuttavia dai primi anni ottanta, anche la moglie Elena —una delle poche mogli di leader comunisti ad aver avuto un ruolo importante nel potere statale— divenne oggetto del culto.[1]

OriginiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tesi di luglio.

I primi accenni al culto della personalità possono essere ritrovati nell'acclamazione di Ceaușescu a seguito del suo discorso del 21 agosto 1968 nel quale denunciò l'invasione del Patto di Varsavia della Cecoslovacchia. Da quella data, iniziò ad aumentare l'identificazione della Romania con Ceaușescu sia nei media romeni che nelle affermazioni degli altri ufficiali. Il vero inizio del culto della personalità vi fu dopo la visita di Ceaușescu in Cina e Corea del Nord nel 1971. Il leader romeno rimase particolarmente impressionato dalla maniera molto personale con la quale Mao Zedong e Kim Il-sung governavano i loro rispettivi paesi, nonché dal culto che li circondava.

Il predecessore di Ceaușescu, Gheorghe Gheorghiu-Dej, è stato a suo tempo il soggetto di un culto della personalità, nonostante il suo sarebbe stato poi sovrastato da quello di Ceaușescu, rendendo la Romania il "regime di un Sultano" come fu descritto da un osservatore.[2]

CaratteristicheModifica

 
Ceaușescu mentre riceve lo scettro presidenziale.

Ceaușescu diventò il presidente del Consiglio di stato nel 1967, e assunse de jure e de facto il ruolo di capo dello stato. Nel 1974, istituì la nuova carica più potente di Presidente della Repubblica e all'epoca gli venne consegnato uno "Scettro presidenziale" simile a quello di un sovrano. Salvador Dalí si congratulò con lui per il suo nuovo scettro in un telegramma pubblicato e modificato dalla stampa statale in Romania.

Inoltre, Ceaușescu era il direttore del Consiglio supremo per lo sviluppo economico e sociale, il presidente del Consiglio nazionale dei lavoratori, e il direttore del Fronte socialista democratico e unitario.

Sin dai primi anni, i bambini imparavano a scuola poesie e canzoni dove venivano elogiati il "partito, il leader della nazione".[3]

L'obiettivo del culto era quello di inibire ogni opposizione pubblica a Ceaușescu, dato che veniva considerato per definizione come infallibile e al di sopra di ogni criticismo.

Ritratti nei mediaModifica

 
Manifesto propagandistico nelle strade di Bucarest, nel 1986. Il titolo annuncia: "65 anni dalla creazione del Partito Comunista Rumeno", mentre sullo sfondo si legge "Era Ceaușescu" e "Il Partito. Ceaușescu. Romania".

Ceaușescu incominciò ad essere ritratto da media romeni come un geniale teoretico comunista che aveva dato dei contributi significativi al marxismo-leninismo e come un leader politico il cui "pensiero" era la fonte di tutte le conquiste nazionali. La sua raccolta di opere scritte veniva ripubblicata ad intervalli regolari e tradotta in molte lingue diverse. Le opere contavano circa dozzine di volumi ed erano sempre present in librerie e biblioteche della Romania. Elena era ritratta come la "Madre della Nazione". Secondo tutte le testimonianze, la sua vanità e il suo desiderio di onori eccedevano quelle del marito.[4]

I media utilizzavano l'espressione "era d'oro di Ceaușescu" e una pletora di appellativi come "garante del progresso e dell'indipendenza della nazione" e "architetto visionario del futuro della nazione". Dan Ionescu, un giornalista per Radio Free Europe, compilò una lista degli epiteti usati dagli scrittori e politici romeni per Ceaușescu, tra i quali "architetto", "corpo celestiale" (Mihai Beniuc), "demiurgo", "dio secolare" (Corneliu Vadim Tudor), "Principe affascinante" (Ion Manole), "genio", "santo" (Eugen Barbu), "stella del mattino" (Vasile Andronache), "navigatore" (Victor Nistea), "salvatore" (Niculae Stoian), "Sole" (Alexandru Andrițoiu), "titano" (Ion Potopin) e "visionario" (Viorel Cozma).[5] Ceaușescu veniva più comunemente chiamato il Conducător o "il leader."

Tuttavia, era descritto come un uomo di umili origini che aveva raggiunto l'apice attraverso i suoi soli sforzi, ed era simbolicamente collegato agli eroi comuni folkloristici della storia romena come Horea e Avram Iancu.

Ovviamente, i Ceaușescu erano molto premurosi riguardo la loro immagine pubblica: molte foto ritraevano la coppia verso la fine dei loro quarant'anni. La televisione di stato romena era costretta a ritrarli nella loro miglior luce possibile e perciò i produttori dovettero prestare molta attenzione ad assicurare che la bassa statura di Ceaușescu (1,65 m) non venisse mai enfatizzata sullo schermo. Elena non veniva mai inquadrata di profilo per via del naso e dell'aspetto complessivo da casalinga. L'infrazione di tali regole portava a conseguenze gravi: un produttore mostrò dei filmati dove Ceaușescu balbettava e fu incarcerato per tre mesi.

In un certo periodo, i ritratti onnipresenti di Ceaușescu rappresentavano una foto in cui il leader era mostrato in mezzo-profilo e con un solo orecchio visibile. La diffusione di una barzelletta che lo definiva come il ritratto "in un orecchio" (un modo di dire romeno per "essere pazzo") portò alla sostituzione delle fotografie di profilo considerate improprie con altre dove erano mostrate entrambe le orecchie del leader.[6][7]

Arte e letteraturaModifica

Gli intellettuali romeni venivano chiamati ad esprimere il proprio apprezzamento nei confronti di Ceaușescu[8] e nel 1973 fu pubblicato un grande tomo in suo onore intitolato Omagiu ("Omaggio"). Negli anni ottanta, venivano pubblicati ogni anno dei volumi scritti dagli intellettuali romeni per elogiare il leader con prose, poesie e canti, uscendo nelle librerie nel giorno del compleanno di Ceaușescu nonché festa nazionale.[9]

Artisti come il pittore Sabin Bălașa ritraevano Ceaușescu in opere d'arte commissionate dallo stato.[1]

DissensoModifica

Nella societàModifica

 
Raduno a Bucarest del settembre 1978.

Secondo il dissidente Mihai Botez, la ragione principale per la quale poche persone erano intenzionate ad esprimere apertamente il proprio dissenso nei confronti del regime non era soltanto una questione di coraggio ma bensì il frutto di un'analisi costi-benefici: molte persone realizzarono che esprimendosi non avrebbero danneggiato il ben organizzato regime, ma subito solamente le gravi conseguenze come l'espulsione dalle università, l'esilio interno o l'espulsione forzata dal paese.

Il problema veniva anche aggravato dal fatto che fino alla fine degli anni ottanta, i paesi occidentali avevano avuto delle buone relazioni con Ceauşescu e non prestavano attenzione ai problemi interni della Romania. L'ammirazione delle politiche indipendenti della Romania da parte di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Giappone scoraggiava l'opposizione. Mihai Botez disse che in quel periodo i dissidenti come lui venivano visti come dei "nemici dell'occidente" poiché stavano cercando di allontanare Ceaușescu dagli Stati Uniti.[10]

Il supporto occidentale a Ceaușescu terminò con l'ascesa di Mihail Gorbačëv alla guida dell'Unione Sovietica nel marzo 1985, quando il leader romeno cessò di essere rilevante sulla scena mondiale e i paesi occidentali iniziarono a criticarlo per la sua riluttanza nell'implementare la propria versione della perestrojka e della glasnost.

Nel Partito comunistaModifica

Era presente un piccolo dissenso anche all'interno del Partito Comunista Romeno. Uno degli episodi più importanti avvenne nel novembre del 1979 durante il XII Congresso del Partito Comunista, quando un anziano ufficiale di alto rango, Constantin Pârvulescu, accusò il Congresso di dare poca importanza ai problemi esistenti nel paese soltanto per perpetuare la glorificazione di Ceaușescu. In seguito, Pârvulescu fu espulso dal Congresso e posto sotto stretta sorveglianza e agli arresti domiciliari.[11]

EreditàModifica

Verso la fine degli anni ottanta il Partito comunista e quasi tutte le altre istituzioni della Romania erano diventate completamente subordinate al volere di Ceaușescu, in contrasto alla situazione presente negli altri paesi del blocco orientale. Sebbene Ceaușescu fosse un nazionalista comunista, il suo controllo assoluto sullo stato e il culto pervasivo della sua personalità portarono molti osservatori non romeni a descrivere il suo regime come uno delle cose più vicini al vecchio governo stalinista.

In parte a causa della subordinazione a Ceaușescu, il PCR si sciolse nel 1989 in seguito alla Rivoluzione romena e da quell'anno non è stato mai rifondato; inoltre, nessun partito dichiaratosi suo successore è riuscito ad essere eletto nel Parlamento.

Il culto della personalità e l'accentramento del potere nelle mani della famiglia Ceaușescu fece sì che gran parte della frustrazione del popolo romeno si volse contro la persona di Nicolae Ceaușescu, piuttosto che contro l'apparato politico del Partito Comunista nel suo insieme.[12] Per questo motivo il vincitore delle elezioni generali del 1990 è stato il Fronte di Salvezza Nazionale, composto per la maggior parte da ex membri del Partito comunista.

NoteModifica

  1. ^ a b Deletant, p. 203.
  2. ^ Roper, p. 60.
  3. ^ Crowther, p. 125.
  4. ^ Victor Sebestyen, Revolution 1989: the fall of the Soviet empire, 1st U.S. ed, Pantheon Books, 2009, ISBN 9780375425325. URL consultato il 19 ottobre 2018.
  5. ^ (EN) Dan Ionescu, An A to Z of the Personality Cult in Romania, in Situation Report: Romania, 2 February 1989 (Radio Free Europe), 2 febbraio 1989.
  6. ^ (RO) Alex. Ştefănescu, Un portret neretuşat al lui Ceauşescu, su www.romlit.ro, România literară (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2009).
  7. ^ Caterina Preda, Dictators and Dictatorships: Artistic Expressions of the Political in Romania and Chile (1970s-1989): No Paso Nada...?, Universal-Publishers, 2010, p. 284.
  8. ^ Deletant, p. 204.
  9. ^ Crowther, p. 126.
  10. ^ Deletant, p. 205.
  11. ^ Ronald D. Bachman (ed.), Romania: A Country Study. "The Ceausescu Era" Washington: GPO for the Library of Congress, 1989.
  12. ^ Roper, p. 68.

BibliografiaModifica