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Cuore (miniserie televisiva 1984)

sceneggiato televisivo
Cuore
Cuore (miniserie televisiva 1984).jpg
PaeseItalia, Francia, Svizzera
Anno1984
Formatominiserie TV
Generedrammatico
Puntate6
Durata55 min ca. (puntata)
Lingua originaleitaliano
Crediti
RegiaLuigi Comencini
Soggettoliberamente tratto dall'omonimo romanzo di Edmondo De Amicis
SceneggiaturaSuso Cecchi D'Amico, Cristina Comencini, Luigi Comencini
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
FotografiaLuigi Kuveiller
MontaggioSergio Buzi
MusicheManuel De Sica, Elvio Monti (pianista dei racconti mensili), Luigi Manzotti (Bal Excelsior), Fiorenzo Carpi (elaborazione, Bal Excelsior)
ScenografiaGianni Sbarra, Giulio Coltellacci (Bal Excelsior)
CostumiPaola Comencini, Giulio Coltellacci (Bal Excelsior)
ProduttoreGiancarlo di Fonzo, Pier Paolo di Fonzo (direttore), Luigi Patrizi (direttore), Lorenzo Ostuni (delegato RAI)
Casa di produzioneRai 2, Difilm, Antenne 2, RTSI
Prima visione
Dal4 ottobre 1984
All'8 novembre 1984
Rete televisivaRai 2

Cuore è una miniserie televisiva del 1984, diretta da Luigi Comencini e liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Edmondo De Amicis del 1886.

Indice

Prima televisivaModifica

Già più volte portato sullo schermo, il libro Cuore di Edmondo De Amicis (1846-1908), ovvero il romanzo italiano per ragazzi più tradotto al mondo dopo Pinocchio, è alla sua prima versione televisiva.

La pubblicazione del romanzo risale al 1886 e ha come oggetto le annotazioni che un allievo di terza elementare, Enrico Bottini, espone in un diario regalatogli dal padre per l'anno scolastico 1881-82.

Il romanzo è ambientato a Torino, fino a pochi anni prima capitale del giovanissimo Regno d'Italia e città in cui il ligure De Amicis visse gran parte della sua esistenza.

Queste annotazioni saranno poi sviluppate in veri e propri racconti dal padre del ragazzo alla fine di quell'anno e dallo stesso Enrico quattro anni dopo, conservando però intatte le lettere dei familiari (il padre, per l'appunto, che interviene sul diario regolarmente; la madre di tanto in tanto; la sorella Silvia una volta) e soprattutto i cosiddetti racconti mensili, dettati in classe dal maestro Perboni e narranti episodi eroici con protagonisti ragazzi, coetanei degli allievi, ognuno dei quali proveniente da una diversa parte d'Italia; l'atmosfera del romanzo è permeata del patriottismo del tempo sostenuto dalla recente Unità, raggiunta dopo la Terza guerra di indipendenza del Risorgimento italiano e la presa di Roma, oltre che dell'ottimismo della nascente Belle Époque.

Questo particolare - la passione patriottica da ridimensionare davanti all'orrore di una guerra che tuttavia porterà al compimento del doloroso e cruento percorso verso l'Unificazione - servirà a Comencini a realizzare il "suo" libro Cuore, diverso dall'originale anche per come sfuma i ritratti "assoluti" e deterministici dei personaggi, che originariamente rappresentavano ciascuno un preciso pregio o difetto; in particolare i compagni del protagonista: il primo della classe Derossi, così altruista, di buoni sentimenti e pure bello nel libro, appare qui invece spocchioso, femmineo e di una saccenteria quasi pedante, tanto da pagarla con la sconfitta alla fine dell'anno quando la medaglia del primo posto per l'impegno nello studio verrà assegnata non a lui ma al capoccione Stardi.

Dall'altra parte, c'è il "cattivo" Franti, che nel libro è ritenuto "lombrosianamente" un teppista nato: qui non si converte al ruolo di "buono", come avveniva in Cuore (愛の学校クオレ物語 Ai no gakko Cuore monogatari?) una versione anime di qualche anno prima, e finisce all'ergastolo (come allora veniva chiamato il luogo di pena, e non ancora la reclusione a vita) ma le sue espressioni, i suoi silenzi e qualche lacrima d'umanità ne fanno forse il più interessante dei giovani personaggi.

Agli occhi del registaModifica

Il regista Luigi Comencini, uno dei padri della Commedia all'italiana, pensava già dagli anni Sessanta di portare il libro di De Amicis sullo schermo; pure a lui era toccata l'incombenza di studiare il libro alla scuola elementare. Non ne era mai stato patito, Comencini, e il primo pensiero di adattare il romanzo non si trasformò in soggetto scritto. All'inizio degli anni Ottanta, però, il regista di Salò cominciò a immaginarsi una storia più credibile, che consentisse di ridurre la componente retorica e altamente patetica del romanzo, nonché di sconfessare quell'eccesso di patriottismo incosciente (perlomeno a giudizio del regista), avvicinando la storia, tipicamente ottocentesca, alla nostra storia contemporanea; è per questo che l'anno di ambientazione passa dal 1882 (quando, fra i fatti realmente accaduti ricordati, c'è l'accorata notizia della morte di Giuseppe Garibaldi) al 1899, e si tratta per giunta di analessi (flashback), perché l'inizio vero e proprio dello sceneggiato si situa nel 1915, secondo anno (primo per l'Italia) della Prima guerra mondiale.

Sintesi della tramaModifica

L'Italia ha appena dichiarato guerra all'Austria-Ungheria: Enrico Bottini, già studente di ingegneria, è un ufficiale di complemento che sta partendo per il fronte all'apice dell'entusiasmo. In stazione, Enrico incontra Garrone, suo vecchio compagno delle elementari divenuto ferroviere, e ciò gli fa ritornare in mente quell'anno scolastico; ma i valori insegnatigli dal padre e dalla scuola - in primis l'amor di patria - cominciano a essere messi alla prova dall'ecatombe di quella guerra (650.000 italiani morti in tre anni e mezzo) in nome del re e dell'Unità della Patria medesima.

In famigliaModifica

Costato sei miliardi e mezzo di lire e prodotto da Rai 2 con Difilm, la francese Antenne 2 e la svizzera RTSI, Cuore ha richiesto tre anni di lavorazione di cui uno per la stesura della sceneggiatura, affidata a Suso Cecchi D'Amico, al regista e alla figlia e futura regista Cristina Comencini; della famiglia di Comencini hanno lavorato anche un'altra delle quattro figlie, Paola Comencini (costumi), e soprattutto il maggiore dei suoi nipotini, Carlo Calenda, che veste i panni piccolo-borghesi di Enrico Bottini da bambino; del suo personaggio, il giovane Calenda (classe 1973) dirà poi: “Il mio non è un bel personaggio; è un vigliacco: sta dalla parte del più forte e non capisce ciò che veramente vale se non rendendosene conto in guerra.”[1].

Prima assoluta e programmazione TVModifica

La prima assoluta della pellicola è fuori concorso alla Mostra internazionale d'arte cinematografica del 1984, ma si tratta di una versione ridotta di nemmeno due ore. La versione integrale per la televisione, invece, dura sei ore, una per puntata. Giovedì 4 ottobre dello stesso anno va in onda la prima puntata su Rai 2, mentre Canale 5 trasmette il Superflash di Mike Bongiorno, che viene battuto negli ascolti: il successo è apprezzabile. Le puntate vanno avanti fino all'8 novembre e registrano un notevole successo, non solo a livello di pubblico ma anche per la mercatistica: sono infatti in vendita libri di ogni tipo sull'argomento, dall'originale di De Amicis con prefazione di Comencini e le immagini della pellicola (libro edito dalla ERI in collaborazione con Giunti Marzocco) a novellizzazioni varie, oltre al consueto albo di figurine Panini, com'era accaduto anche con altri sceneggiati RAI di successo fra cui Le avventure di Pinocchio (1972), Sandokan (1976), Gesù di Nazareth (1977) e Marco Polo (1982).

Racconti mensili cinematografici e Ballo ExcelsiorModifica

Questa versione cinetelevisiva di Cuore si distingue dal libro anche per i racconti mensili. Da nove si riducono a cinque (manca tra gli altri la piccola vedetta lombarda, ma in compenso non sono più “cartacei”, bensì trasformati in brevi film muti che vengono mostrati col proiettore a manovella nella palestra della scuola. Nel 1899, infatti, erano passati quattro anni appena dalla prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumière.

L'idea del regista è di rappresentare l'evoluzione tecnologica del periodo, foriera di ulteriore ottimismo “bellepochiano” e anch'essa destinata a “mostruosizzarsi” con l'uso che se ne farà nelle Guerre Mondiali. Il padre di Enrico, non a caso, è un ingegnere, e nella prima puntata si fa portavoce di questo ottimismo (“Il secolo che è alle porte sarà ricco di invenzioni e di scoperte”) e spiega agli allievi il funzionamento del cinematografo (“Pensate! Un'imperfezione dell'occhio umano consente un tale prodigio della tecnica!”). Ovviamente le pellicole sono state appositamente girate e debitamente virate e “rovinate”, oltre che integrate da qualche filmato d'epoca, pur presumibilmente di qualche anno più tardi; e la musica di Manuel De Sica alterna parti originali ai brani d'epoca poi assurti a capisaldi canori dell'italianità nel mondo, da Va, pensiero alla Marcia Trionfale di Aida passando per Funiculì funiculà.

Il primo racconto scelto è Il tamburino sardo (alla fine, sull'applauso, una carrellata mostrerà tutti gli allievi con gli occhi umidi, tranne Franti, che sorride), seguono Il piccolo scrivano fiorentino (che indurrà Coretti a riscrivere il quaderno per lo sfortunato Precossi, a cui il padre ubriaco e violento l'aveva strappato), Dagli Appennini alle Ande (il più lungo e famoso dei racconti, anch'esso più volte portato sullo schermo; alla fine, lacrime a dirotto per Crossi, che sa il padre in America a lavorare, anche se in realtà è in prigione), L'infermiere di Tata e Sangue romagnolo, che finalmente dispenserà lacrime al famigerato Franti. Nella sesta puntata non ci sono proiezioni di racconti mensili, ma in compenso c'è uno spettacolo teatrale, il Ballo Excelsior, che rappresenta l'apologo del progresso della scienza (ideato nel 1880 da Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco) e che è descritto da papà Bottini, il quale alla fine dice al figlio: “Io non vedrò ciò che il futuro ti riserva, ma sono sicuro che i popoli riusciranno a costruirsi un futuro di benessere e pace”.

Gli interpretiModifica

Johnny Dorelli, il Maestro PerboniModifica

Per il ruolo del maestro Perboni, Comencini aveva pensato a Nino Manfredi, già Geppetto ne Le avventure di Pinocchio; successivamente, però, la scelta si spostò su Johnny Dorelli, che oltre al passato di cantante vantava, all'epoca, commedie musicali e film di ogni genere (molti dei quali successi di cassetta) fra cui State buoni se potete di Luigi Magni, uscito l'anno prima, dove interpretava Filippo Neri. Il ruolo dell'austero maestro, nel film è reso più curioso dal timido interesse che egli mostra verso la Maestrina dalla Penna Rossa, soprattutto in una scena della quinta puntata, quando detta un sentito racconto sulla morte di re Vittorio Emanuele II di Savoia e nel contempo guarda di tanto in tanto alla finestra da dove vede la giovane collega che chiacchiera col direttore della scuola.

Giuliana De Sio, la Maestrina dalla Penna RossaModifica

Il ruolo della Maestrina dalla Penna Rossa nel libro è quasi marginale, ma ogni regista che ha trasposto Cuore si è regolarmente impegnato ad ampliarne il personaggio. Comencini affidò la parte a Giuliana De Sio, all'epoca fra le giovani attrici più richieste in Italia (suoi i ruoli della partner di Francesco Nuti in Io, Chiara e lo Scuro, di quello della seconda moglie di Dalla Chiesa in Cento giorni a Palermo e di Giulia Canella in Uno scandalo perbene). Il buon cuore e la simpatia del personaggio raggiungeranno l'apice nella quarta puntata, dove la ragazza sostituirà il maestro ammalato e affiderà il ruolo di capoclasse nientepopodimeno che a Franti (“Chi mi ha parlato di te? Mah!...”): memorabile è il duetto che maestra e allievo faranno per la poesia Le ultime ore di Venezia (“Il morbo infuria, il pan ci manca; sul ponte sventola, bandiera bianca!”). Della maestrina, oltre al maestro e al “compagnaccio”, si invaghirà pure Enrico.

Gli interpreti stranieriModifica

Gli attori stranieri, in questa coproduzione italo-franco-svizzera, sono tre, tutti francesi. Il padre di Enrico è Bernard Blier classe 1916 e quindi “ringiovanito” nei flashback; doppiato da Omero Antonutti, l'attore ostenta la solennità quasi comica di questo ingegnere così convinto dei valori dell'epoca, anche nella parte bellica, quando condanna aspramente i disordini che movimentano Torino nell'agosto del 1917, due mesi prima della disfatta di Caporetto. La madre di Enrico è la “ferreriana” Andréa Ferréol, doppiata da Aurora Cancian. Infine, il ruolo di Enrico da adulto è affidato a Laurent Malet, già apparso in Querelle de Brest di Rainer Werner Fassbinder e doppiato da Massimo Rossi. Una discrepanza della diegesi si nota nell'osservazione degli occhi dell'attore, di colore azzurro, mentre Carlo Calenda, che interpreta lo stesso personaggio da bambino, li ha castani.

Gli interpreti minoriModifica

Fra gli altri attori c'è Paolo Paoloni, caratterista che ricordiamo come megadirettore galattico nella saga-Fantozzi, nella parte del severo e ipersolenne direttore della scuola. Ugo Pagliai, attore soprattutto di teatro, è nel ruolo appassionato del maestro di ginnastica, ex soldato garibaldino che per sottolineare l'importanza della sua materia, canta le gesta del Generale in giovane età (“A soli otto anni salvò la vita a una donna! A tredici tirò a salvamento una barca piena di compagni! E a ventisette, trasse dall'acqua di Marsiglia un ragazzo che s'annegava!”) e che poi Enrico ritroverà in trincea come capitano fra i tanti che usavano ordinare missioni suicide (“Nella guerra gloriosa che il popolo italiano combatte, ci è dato l'onore di un'impresa eroica della quale potremo essere orgogliosi noi o i nostri figli, se dovessimo sacrificare la vita”). Valeria D'Obici, nel ruolo della madre di Franti, non si allontana dal cliché di donna sofferente e disperata che contraddistinse i suoi ruoli dell'epoca (leggi Passione d'amore di Scola e Uno scandalo perbene di Festa Campanile). Victor Poletti (E la nave va di Fellini) è nel ruolo del padre di Rabucco, muratore, che frequenta le scuole serali spinto dal figlio "muratorino". Ruoli minori sono affidati a Mario Pedone (Garrone adulto), Daniele Giarratana (Coretti adulto), Antonio Orlando (il muratorino adulto), Ciro Orlando (il bidello), Giuseppe Chierici (il padre di Precossi), Tino Petilli (il padre di Coretti), Renato Scarpa, Attilio Dottesio, Carla Monti e Renata Zamengo.

La partecipazione di EduardoModifica

Vi è anche una partecipazione straordinaria, quella di Eduardo De Filippo. L'attore e commediografo napoletano presta volto, voce e accento, a Vincenzo Crosetti, vecchio maestro del padre di Enrico, che appare nella terza puntata. Il personaggio, tecnicamente, serve a rivelare che il padre dell'alunno Crossi è stato in carcere e non negli Stati Uniti, ma la sua presenza è sviluppata nella sceneggiatura: Crosetti è stato il primo punto di riferimento di papà Bottini dopo suo padre, sbugiarda l'ex allievo davanti al figlio (“Come scolaro non sei mai stato un granché!”) e aggiunge che ciò che gli fa più pena, da quando è in pensione, è la voce dei bambini (“Erano tutti figli miei… e non li tengo più”). La parte interna della sequenza con Eduardo è l'unica recitata in presa diretta. L'attore si spense a 84 anni il 31 ottobre 1984, tredici giorni dopo la messa in onda della puntata.

Gli interpreti degli allieviModifica

Sono stati perlopiù selezionati da scuole elementari e medie di Roma. La scelta della capitale - e non di Torino - come luogo di reclutamento fu dettata dal fatto che gran parte delle scene si girassero a Cinecittà, dove lo scenografo Gianni Sbarra reinventò il capoluogo piemontese in stile fin de siècle. I ragazzi scelti, fra i 9 e 13 anni, saranno quasi tutti doppiati.

Il personaggio di Enrico Bottini è interpretato da Carlo Calenda, nipote dello stesso Comencini e futuro Ministro dello sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni.

Oltre a Calenda c'è Federico Belisario (Coretti), compagno alle elementari di quest'ultimo e l'unico che si doppia da solo; seguono Maurizio Coletta (Garrone), Gianluca Galle (Franti), Harry Tagliavini (il muratorino), Elio Sonnino (Crossi), Marco Marrone (Precossi), Ivan Sebastiani (Derossi) ed Emiliano Vinciarelli (Stardi); altri interpreti sono Mattia Darò (Nobis), Salvatore Donato (Coraci, il calabrese), Daniele Gerlini (Nelli), Vincenzo Jannizzi (Garoffi) e i protagonisti dei racconti mensili, fra cui primeggia Matteo Pellarin nella parte del Tamburino Sardo. Alcune riviste, infine (TV Sorrisi e Canzoni del 30 settembre e Topolino del 4 novembre 1984), presentando lo sceneggiato, hanno messo in lista fra i piccoli attori pure un certo Enrico Smeraldi nella parte di Votini, che però non appare mai. Nessuno di loro proseguì la carriera artistica e Cuore resta pertanto l'unica prova attoriale degli allora giovanissimi interpreti. Sulla direzione dei ragazzi, Comencini, che ne ha già diretti in Proibito rubare (film d'esordio, 1948), La finestra sul luna park (1957), Incompreso (1966), Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova veneziano (1969), Le avventure di Pinocchio (1971), Lo scopone scientifico (1972), Voltati Eugenio (1980) e Cercasi Gesù (1981), dichiara che lui … non li dirige: lascia che siano loro a dirigersi dopo che hanno studiato le battute e dopo che lui gli ha raccontato la scena che si sta per girare (da un'intervista di Famiglia TV, supplemento di Famiglia Cristiana, ottobre 1984).

Altre trasposizioni del grande e piccolo schermoModifica

Dal romanzo di De Amicis, prima di questo sceneggiato, sono state tratte tre diverse versioni: la prima, per il cinema, è diretta nel 1947 da Duilio Coletti e interpretata da Vittorio De Sica; la seconda, sempre per il cinema del 1973 è diretta da Romano Scavolini; la terza è invece la serie televisiva a cartoni animati in 26 episodi Ai no gakko Cuore monogatari realizzata dalla Nippon Animation e trasmessa in Italia nel 1981 col titolo Cuore. Nel 2000 è stata inoltre prodotta una serie TV trasmessa da Canale 5 diretta da Maurizio Zaccaro e interpretata da Giulio Scarpati e Anna Valle.

Dei racconti mensili, Dagli Appennini alle Ande parrebbe un libro a sé stante, se ne contiamo le versioni per lo schermo: la prima risale al 1916 ed è diretta da Umberto Paradisi; la seconda (1943), da Flavio Calzavara; e la terza, la più nota (1960), da Folco Quilici. Per la televisione si ricordano una serie a cartoni animati (1975) di Hayao Miyazaki (disegnata con lo stesso standard della precedente Heidi e uscita in Italia all'inizio degli anni ottanta con il titolo Marco) e uno sceneggiato TV con Giuliano Gemma e Umberto Caglini in cui l'ambientazione temporale si sposta di cent'anni per arrivare quasi ai giorni nostri: la madre del protagonista, emigrata in Argentina, non è più ammalata ma desaparecida sotto il regime (1976-83) dei generali.

NoteModifica

  1. ^ Tutti i bambini di Comencini, programma TV, Rai 2, 1990.

Collegamenti esterniModifica