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EtimologiaModifica

L'epiteto specifico deriva dall'aggettivo latino nĭgra (nera, scura) e da cāna (bianca, argentea).[6]

DescrizioneModifica

AdultoModifica

L'ala anteriore, che mostra un colore di fondo brunastro oppure tendente all'olivaceo, presenta una forma allungata, con un rapporto tra lunghezza e larghezza pari a circa 2:1. Il margine costale rivela una serie di striature gialline trasversali che iniziano dal terzo centrale e proseguono fin quasi all'apice, con lunghezza via via crescente; nel margine costale sono appena visibili anche lievissime iridescenze plumbee. L'ocello è di regola poco evidente e spesso costituito da tre-cinque brevi striature nere.[3][7]

L'ala posteriore ha una colorazione affine a quella dell'anteriore, ma con una tonalità via via più chiara nella regione basale. È presente una frangia color crema per tutta la lunghezza del margine esterno, in netto risalto rispetto alla colorazione del resto dell'ala. Nel maschio si osserva una tasca dorsale lungo il margine interno, fin quasi al tornus. È pure presente una linea scura nella zona basale.[3][7][8]

Le antenne sono filiformi, nerastre e lunghe circa la metà del margine costale.[7] Presentano sei tipi differenti di sensilli, con differenti strutture e funzioni, distribuiti in maniera differente nei due sessi.[9] I palpi labiali sono bianco-grigiastri.[7]

Il torace ha una colorazione bruno-nerastra, particolarmente scura nella zona delle tegulae.[7]

L'addome è lievemente più chiaro rispetto al torace, soprattutto lungo i fianchi.[7]

Nell'apparato genitale maschile, il tegumen è alquanto smussato apicalmente. Il margine ventrale della valva mostra una leggera scanalatura e un piccolo rilievo glabro a monte del cucullus; quest'ultimo appare ampio e dotato di setole sulla superficie ventrale.[7]

Nel genitale femminile, il settimo sternite presenta scanalature più o meno parallele. Il ductus bursae rivela un breve tratto sclerificato. Lo sterigma appare alquanto stretto e allungato, con un processo a sezione triangolare sito posteriormente.[7]

L'apertura alare è compresa tra 12 e 16 mm.[7]

UovoModifica

Le uova sono semitrasparenti all'atto della deposizione, per poi diventare subito bianco-giallastre. Hanno forma lenticolare, con dimensioni 0,7 x 0,5 mm. Dopo uno o due giorni diventano più scure e si nota la presenza di due bande vitelline di colore rosso o rosato, che scompaiono poco prima della schiusa, verso il sesto giorno, quando il profilo della larva è osservabile in trasparenza attraverso il corion.[3][7]

LarvaModifica

A completa maturazione la larva raggiunge i 13–15 mm. La colorazione è bianco-giallastra, con capo marroncino; le mandibole e gli ocelli sono nerastri; il protorace ed i tergiti anali grigio-nerastri e irregolarmente pigmentati; l'addome appare bianco-giallastro, talvolta con riflessi verdognoli. Le zampe sono biancastre.[3][7]

PupaModifica

La crisalide è brunastra e lunga circa 8 mm; mostra una doppia fila di spine sulla superficie dorsale di ogni urite, tranne sugli ultimi tre, in cui le spine sono singole.[3][7]

BiologiaModifica

Ciclo vitaleModifica

Le uova sono deposte singolarmente o a gruppi di due o tre, di regola sulla pagina inferiore delle foglie, sulle stipole oppure sui sepali o ancora sul baccello in formazione.[3][7][10]

Dopo la schiusa, i piccoli bruchi iniziano ad attaccare immediatamente i baccelli in formazione, per un periodo che giunge fino a poco più di tre settimane dalla fioritura. Nelle fasi iniziali, queste larve assumono un comportamento molto aggressivo, sfruttando l'una i passaggi scavati dall'altra, ed aggredendosi a vicenda; Tuttavia, una volta penetrate, ciascuna tollera le altre. A seguito di questo comportamento, di regola è possibile osservare solo una larva per ogni baccello, che provoca il danneggiamento di due o tre semi. A maturazione completa, dopo 20-30 giorni, la larva di quinta età, che rappresenta la fase svernante, riemerge dal baccello e si sposta sul terreno, ritirandosi poi in uno spesso bozzolo di 1 cm, costituito da fibre sericee e detrito (hibernaculum), posizionato a 1–8 cm di profondità; all'interno di questa struttura ha inizio la diapausa. Si è osservato che prima di procedere all'impupamento, il bruco esce dal proprio riparo e riemerge in superficie. Solo pochissime larve possono invece affrontare una diapausa più prolungata, di due anni, che viene definita superpausa. Nel caso in cui la pianta nutrice appartenga al genere Lens (lenticchia), il bozzolo può essere formato all'interno del baccello.[3][7][10]

Gli adulti sono fortemente attratti dalla fioritura dei piselli, anche da oltre 2 km di distanza. Una temperatura di 17-18 °C può essere considerata il limite termico per l'accoppiamento[3][7]

Periodo di voloModifica

La specie è univoltina. Nella parte più meridionale dell'areale, gli adulti sfarfallano tra maggio e giugno, mentre a latitudini più elevate si possono osservare tra giugno e agosto, o comunque in concomitanza con la fioritura delle piante di pisello.[3][8][11][12][13]

AlimentazioneModifica

Piante nutrici

I bruchi si accrescono su un ristretto numero di piante ospiti appartenenti essenzialmente alla famiglia Fabaceae, con la sola eccezione di Pinus strobiformis:[3][14]

ParassitoidismoModifica

Parassitoidi

Tra gli Hymenoptera sono stati segnalati i seguenti parassitoidi, appartenenti a due superfamiglie:[3][7][15]

IncidenzaModifica

Le larve danneggiano di preferenza il pisello, ma provocano anche ingenti danni alla lenticchia, nella misura di 4-5 quintali per ettaro.[3][16] Si è osservato che le più colpite sono le cultivar tardive, rispetto a quelle precoci, poiché, soprattutto alle latitudini più settentrionali, vi è una sovrapposizione tra il picco nel periodo di volo e la fioritura.[3][11][12][13][17]

LottaModifica

La lotta si esegue con metodi di lotta integrata e guidata. Il monitoraggio del numero di adulti viene effettuato per mezzo di trappole che utilizzano il feromone sessuale (E, E-8, 10-dodecenilacetato), e qualora si raggiunga la soglia di intervento, è possibile effettuare trattamenti chimici direttamente sulle uova, ad esempio tramite dimetoato. Discreti risultati si ottengono anche con la distruzione dei residui di coltivazione.[3]

Distribuzione e habitatModifica

Inizialmente diffusa in Eurasia, questa specie è in seguito giunta anche in America Settentrionale, tanto che la sua distribuzione si può definire di tipo olartico.[3][7][18]

Il suo areale comprende:[3][5][7]

TassonomiaModifica

SinonimiModifica

Sono stati riportati i seguenti sinonimi:[4][5][19]

  • Cydia rusticella (Clerck, 1759) [nom. rej., opinion 1528 dell'ICZN][20] - Icon. Insect. Rar. tav. 10, fig. 11 - locus typicus: non indicato (già sinonimo eterotipico)[21]
  • Enarmonia dandana Kearfott, 1907 - Trans. Amer. ent. Soc. 33: 65 - locus typicus: Essex County Park, New Jersey, Stati Uniti d'America (sinonimo eterotipico)[22]
  • Enarmonia ratifera Meyrick, 1912 - Ent. mon. mag. 48: 34 - locus typicus: non indicato (sinonimo eterotipico)[23]
  • Endopisa pisana Guénée, 1845 - Ann. Soc. ent. Fr.: 182 - locus typicus: Francia centrale (sinonimo eterotipico)[24]
  • Endopisa tenebriosana Guénée, 1845 [nom. nud.] - Ann. Soc. ent. Fr.: 182 - locus typicus: Germania (sinonimo eterotipico)[24]
  • Endopisa viciana Guénée, 1845 - Ann. Soc. ent. Fr.: 182 - locus typicus: Francia centrale (sinonimo eterotipico)[24]
  • Grapholita nigricana (Fabricius, 1794) - Treitschke, Schmett. Eur. - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico)[25]
  • Laspeyresia dandana (Kearfott, 1907) - Forbes, Lep. New York: 393 - locus typicus: non indicato (sinonimo eterotipico)[26]
  • Laspeyresia nigricana (Fabricius, 1794) - Fluke, Wisconsin Agric. Exp. Stn. Bull. 1920 (310) - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico)[27]
  • Laspeyresia novimundi Heinrich, 1920 - Canad. Ent. 52: 257 - locus typicus: Sturgeon Bay, Wisconsin (sinonimo eterotipico)[28]
  • Phalaena rusticella Clerck, 1759 [nom. rej., opinion 1528 dell'ICZN][20] - Icon. Insect. Rar. tav. 10, fig. 11 - locus typicus: non indicato (già sinonimo eterotipico)[21]
  • Pseudotomia nigricana (Fabricius, 1794) - Stephens, Nom. Brit. Ins.: 47 - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico)[29]
  • Pyralis nigricana Fabricius, 1794 - Ent. Syst. 3, 276 - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico, basionimo)[2]
  • Semasia nigricana (Fabricius, 1794) - Fletcher, Ontario, Exp. Farms Rpt., 1897: 194 - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico)[30]
  • Tortrix nigricana (Fabricius, 1794) - Haworth, Lep. Brit. (3): 458 - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico)[31]
  • Tortrix proximana Haworth, 1811 - Lep. Brit (3): 458 - locus typicus: non indicato (sinonimo omotipico)[31]

SottospecieModifica

Non sono state individuate sottospecie.[4][5]

Galleria d'immaginiModifica

ConservazioneModifica

Lo stato di conservazione della specie non è stato ancora valutato dalla Lista rossa IUCN.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b The IUCN Red List of Threatened Species, su iucnredlist.org. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  2. ^ a b (LA) Fabricius, J. C., Entomologia systematica emendata et aucta: Secundun classes, ordines, genera, species, adjectis synonimis, locis, observationibus, descriptionibus, vol. 3, Hafniae, Impensis Christ. Gottl. Proft., 1794, p. 276, DOI:10.5962/bhl.title.36532, ISBN 978-1173555153, OCLC 22444770.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Tremblay, E., Entomologia applicata, volume II - Parte II, 3ª ed., Napoli, Liguori, 1999 [1993], pp. 185-186, fig. 146, ISBN 88-207-1405-1, OCLC 885487862.
  4. ^ a b c (EN) Savela, M., Cydia nigricana, su Funet. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  5. ^ a b c d (EN) Taxon details: Cydia nigricana, in Fauna Europaea version 2.6.2, Fauna Europaea Web Service, 2013. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  6. ^ Castiglioni, L. & Mariotti, S., IL - Vocabolario della lingua latina, Brambilla, A. & Campagna, G., 30ª ristampa, Torino, Loescher, 1983 [1966], pp. 2493, ISBN 978-8820166571, LCCN 76485030, OCLC 848632390.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r (EN) L. Meijerman & S. A. Ulenberg, Cydia nigricana, su Eurasian Tortricidae. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  8. ^ a b (EN) Bradley, J. D., Tremewan, W. G. & Smith, A., British Tortricoid Moths, Hargreaves, B. (fotografie), vol. 2: Tortricidae - Olethreutinae, Londra, The Ray Society, dicembre 1979, pp. 320, ISBN 978-0903874069, LCCN 75302729, OCLC 257072875.
  9. ^ (EN) Wall C., Morphology and histology of the antenna of Cydia nigricana (F.) (Lepidoptera: Tortricidae) (abstract), in International journal of insect morphology & embryology, vol. 7, nº 3, Oxford, New York, Pergamon Press, 1978, pp. 237–250, DOI:10.1016/0020-7322(78)90006-5, ISSN 0020-7322 (WC · ACNP), LCCN 72623766, OCLC 4648391857. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  10. ^ a b (EN) Alford, D. V., A Textbook of Agricultural Entomology, Oxford; Malden, MA, Blackwell Science, 1999, p. 218, ISBN 9780632052974, LCCN 99034207, OCLC 41445820.
  11. ^ a b (FR) Bovey P., Super-famille des Tortroicoidea, in Balachowsky, A. - Entomologie appliquée a l'agriculture, Tome II Vol. 1, Parigi, Masson, 1966, pp. 456-1030, ISBN 978-2225354311, LCCN 64051169, OCLC 1172302.
  12. ^ a b (EN) Geest L. P. S. van der, Wearing C. H. and Dugdale J. S., Tortricids in miscellaneous crops, in Geest L. P. S. van der and Evenhuis, H.H. (Eds.). World Crop Pests, Vol. 5: Tortricid Pests. Their Biology, Natural enemies and control, Amsterdam ; New York, Elsevier, 1991, pp. 563-577, ISBN 978-0444880000, LCCN 90049896, OCLC 435488702.
  13. ^ a b (EN) Bardner, R., The economic importance of pea moth in the United Kingdom, in ADAS quarterly review, vol. 31, Londra, H.M.S.O., 1978, pp. 159-172, ISSN 0027-5670 (WC · ACNP), LCCN sv85027247, OCLC 265436016.
  14. ^ (EN) NHM - Natural History Museum, London, Cydia nigricana, su HOSTS - a Database of the World's Lepidopteran Hostplants, Londra. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  15. ^ (EN) Cydia nigricana, su Home of Ichneumonoidea. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  16. ^ (FR) Dardy, H. M. e Wimmer, F., Lentille: lutte contre la Cècidomye des fleurs et la tordeuse du pois, in Phytoma, vol. 347, Parigi, Société d'édition des producteurs agricoles industriels et coloniaux, 1983, pp. 29-31, ISSN 0370-2723 (WC · ACNP), OCLC 476129255.
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  18. ^ (EN) Resh, V. H. & Cardé, R. T. (Eds.), Encyclopedia of Insects, 2ª ed., Londra, Academic Press - Elsevier, 2009 [2003], p. 577, ISBN 978-0-12-374144-8, LCCN 2002106355, OCLC 845653990.
  19. ^ (EN) P. Wing, Cydia nigricana, su The Global Lepidoptera Names Index, Londra, Natural History Museum, 13 maggio 2011. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  20. ^ a b (EN) ICZN, Opinion 1528, in The Bulletin of zoological nomenclature, vol. 46, nº 1, Londra, International Trust for Zoological Nomenclature, 29 marzo 1989, p. 70, ISSN 0007-5167 (WC · ACNP), LCCN 52031665, OCLC 1753468. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  21. ^ a b (LASV) Clerck, C. A., Icones insectorum rariorum: cum nominibus eorum trivialibus, locisqve e C. Linnaei (...) Syst. nat. allegatis, Stoccolma, 1759, p. tav. 10, fig. 11, ISBN 978-1175944030, LCCN 10030405, OCLC 34942766. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  22. ^ (EN) Kearfott, W. D., New North American Tortricidae, in Transactions of the American Entomological Society, vol. 33, Philadelphia, 1907, p. 65, ISSN 2328-3815 (WC · ACNP), OCLC 61323927. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  23. ^ (EN) Meyrick, E., On Some Impossible Specific Names in Micro-Lepidoptera, in Entomologist's monthly magazine, vol. 48, Londra, Gurney & Jackson, febbraio 1912, p. 34, ISSN 0013-8908 (WC · ACNP), LCCN 06002228, OCLC 863086706. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  24. ^ a b c (FRLA) Guénée, A, Essai sur une nouvelle classification des Microlépidoptères, in Annales de la Société entomologique de France, vol. 3, Parigi, 1845, p. 182, ISSN 0037-9271 (WC · ACNP), LCCN 85006180, OCLC 1765810. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  25. ^ (DE) Treitscher, G. F., Die schmetterlinge von Europa, vol. 7, Lipsia, Gerhard Fleischer dem Jüngern, 1829, pp. 250, DOI:10.5962/bhl.title.50612, ISBN 978-1145629288, OCLC 31899464. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  26. ^ (EN) Forbes, W. T. M., The Lepidopteras of New York and neighboring states, primitive forms Microlepidoptera, Pyraloids, Bombyces., Ithaca, New York, Cornell University, 1920, p. 393, DOI:10.5962/bhl.title.23875, ISBN 978-1294640868, LCCN 76008985, OCLC 697959699. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  27. ^ (EN) Fluke, C. L., The Pea Moth. How to Control It (abstract), in Special Bulletin - Wisconsin, Agricultural Experiment Station, vol. 1920, nº 310, Madison, Wisconsin Agricultural Experiment Station, aprile 1920, pp. 12, ISSN 0099-6602 (WC · ACNP), OCLC 473149395. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  28. ^ (EN) Heinrich, C., The pea moth a new species, in The Canadian entomologist, vol. 52, nº 9, London, Ontario, University of Toronto, novembre 1920, p. 257, ISSN 0008-347X (WC · ACNP), LCCN agr38000066, OCLC 1553087. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  29. ^ (EN) Stephens, J. F., The nomenclature of British insects : being a compendious list of such species as are contained in the systematic catalogue of British insects, and forming a guide to their classification, Londra, Baldwin and Cradock, 1829, p. 47, DOI:10.5962/bhl.title.51800, ISBN 978-1247824192, OCLC 11464838. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  30. ^ (EN) Fletcher, J., Evidence of Dr. James Fletcher, entomologist and botanist, Dominion Experimental Farms, before the Select Standing Committee of the House of Commons on Agriculture and Colonization, session of 1897, Ottawa, Canada. House of Commons, 1898, p. 194, ISBN 978-0665936951, OCLC 53566920. URL consultato il 19 febbraio 2016.
  31. ^ a b (LA) Haworth, A. H., Lepidoptera Britannica, sistens digestimen novam lepidopterorum quae in Magna Britannica reperiunter ... adjunguntur dissertationes variae ad historiam naturalam spectantes, (1): 1-136 (1803), (2): 137-376 ([1809]), (3): 377-512 ([1811]), (4): 513-609 (1828), Londra, J. Murray, 1803-1828, ISBN 978-1142965532, OCLC 9258731.

BibliografiaModifica

PubblicazioniModifica

TestiModifica

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