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Dagli Appennini alle Ande (film 1959)

film del 1959 diretto da Folco Quilici
Dagli Appennini alle Ande
Titolo originaleDagli Appennini alle Ande
Paese di produzioneItalia, Argentina
Anno1959
Durata90 min
Generedrammatico
RegiaFolco Quilici
SoggettoEdmondo De Amicis
SceneggiaturaGiuseppe Mangione Folco Quilici
ProduttoreDavid Film
Distribuzione in italianoRome International Film
FotografiaAníbal González Paz, Tino Santoni
MusicheFrancesco de Masi
ScenografiaDario Cecchi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Dagli Appennini alle Ande è un film del 1959 diretto da Folco Quilici, ispirato al romanzo Cuore di Edmondo De Amicis.

TramaModifica

La mamma del piccolo Marco Valesini ha da tempo lasciato la sua casa, il marito e il figlio per recarsi presso uno zio in Argentina. Da molti mesi, la donna non dà più notizie di sé; il piccolo Marco, desideroso di ricongiungersi a lei, decide di recarsi nella lontana America. Eludendo la sorveglianza di suo padre, il ragazzino si imbarca clandestinamente, a Genova, su una nave in partenza per l'Argentina. Durante il viaggio viene scoperto da un marinaio ma l'affettuosa protezione di due emigranti siciliani gli consente di sbarcare, nascosto in una cassa di arance. Recatosi all'indirizzo dello zio, scopre che questi è morto e che la mamma ha lasciato quell'abitazione. È l'inizio per il piccolo Marco di un'estenuante e faticosa ricerca dell'amata mamma.

ProduzioneModifica

Gli esterni sono stati girati in Argentina; alcune delle sequenze riprendono momenti di vita quotidiana dei nativi del posto, come la caccia ai coccodrilli di alcuni indigeni nei pressi del Chaco o quella ai condor dei gauchos.

«Tutti sanno quanto pittoresco e spettacolare sia il mondo dell'America Latina. Tutti sanno quanto esso sia "cinematografico", capace cioè di dare sullo schermo risultati di eccezionale bellezza, dal panorama sconfinato e affascinante della Pampa a quello rarefatto e maestoso della cordigliera delle Ande, ricco d'ambiente, di colore e d'esotismo. [...] La Pampa, ad esempio, con il suo orizzonte infinito, le sue erbe altissime, le mandrie di bufali così numerose da far tremare la terra, la forza del vento del nord e le tempeste che esso scatena, i gauchos, i loro rodei e l'emozionante caccia allo struzzo argentino sono un altro degli ambienti dove la vicenda ci porta, dopo quello tropicale e rigoglioso dello splendido fiume Iguazú che risale l'Argentina. [...] Mi sono evidentemente soffermato a ritrarre le Ande, con le sue cime coperte di neve, e quell'atmosfera di silenzio, ma anche di paura, di rarefazione, di mistico quasi, che le sovrasta.»

(Folco Quilici[1])

NoteModifica

Collegamenti esterniModifica

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