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(scritto anche de' o, impropriamente[1] deh) è una tipica interiezione della lingua toscana e in particolare del vernacolo livornese, priva d'un significato vero e proprio.

EtimologiaModifica

All'origine il lemma è decco, da ed ecco, evolutosi dapprima con l'apocope iniziale e poi col troncamento della sillaba finale.[2] Pertanto è impropria la trascrizione 'deh!' che, invece, si riferisce all'omografa interiezione esortativa dell'italiano, ormai desueta.[3]

UsoModifica

L'esclamazione ha diversi usi all'interno del discorso.[4] Essa infatti può esser usata:

  • come introduzione a un discorso (de', ero lì che correvo, mi son sentito chiama');
  • come rafforzamento nel discorso (sicché niel'ho bell'e detto ma lui, de', faceva finta di 'un capi');
  • come conclusione di un discorso (e io n'ho ridetto stronzolo e l'ho picchiato bene bene, de'!);
  • come rafforzamento di un'altra esclamazione (boia, de'!), di un aggettivo (ganzo, de'!) o di un sostantivo (che macchina, de'!);
  • come risposta affermativa (oh, li vòi diecimila euro? De'!);
  • come rafforzamento di una congiunzione (de' però de').

NoteModifica

  1. ^ Giorgio Marchetti, Il Borzacchini universale, 1ª ed., Milano, Ponte alle Grazie, 1996, p. 43, ISBN 978-2904247323.
  2. ^ Gino Lena, Livorno dalle origini a' nostri tempi, 1ª ed., Livorno, Editrice Nuova Fortezza, 1972.
  3. ^ Ottorino Pianigiani, Etimologia: Deh in Vocabolario etimologico della lingua italiana (Roma, 1907), su etimo.it. URL consultato il 10 aprile 2015.
  4. ^ Mario Cardinali, I comandamenti del Vernacoliere. Trombare meno, trombare tutti, illustrazioni di Caluri D., Segrate (MI), Piemme, 2006, ISBN 9788838481574.

Voci correlateModifica

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