Claude Debussy

compositore francese
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Claude Debussy nel 1908

Achille-Claude Debussy (Saint-Germain-en-Laye, 22 agosto 1862Parigi, 25 marzo 1918) è stato un compositore e pianista francese. È considerato in patria e nel mondo uno dei più importanti compositori francesi di sempre, nonché uno dei massimi protagonisti del simbolismo musicale.

Secondo l'opinione di numerosi musicologi, fra cui Massimo Mila[1], Debussy viene considerato uno dei principali esponenti del cosiddetto "impressionismo musicale", anche se lo stesso compositore ne negò l'appartenenza[2], nonostante le chiare influenze simboliste di Verlaine e Mallarmé. Rudolph Réti ha dichiarato che l'impresa di Debussy fu la sintesi della "tonalità melodica" a base monofonica con le armonie, sebbene diverse da quelle della "tonalità armonica"[3].

BiografiaModifica

 
Casa natale di Claude Debussy a Saint-Germain-en-Laye (38, rue au Pain).

Gli esordiModifica

Nato in una famiglia di modeste condizioni di commercianti di porcellane[4], Achille-Claude Debussy ebbe le prime nozioni di musica da Antoinette Mauté de Fleurville, suocera del poeta Paul Verlaine, discreta pianista, che gli diede gratuitamente lezioni; anche se il padre avrebbe voluto che il suo primogenito si arruolasse in Marina, M.me de Fleurville riuscì a convincerlo a farlo studiare musica e si adoperò per farlo entrare al Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris (1872-1884)[5]. Qui il giovane Debussy, superato l'esame di ammissione il 22 ottobre 1872, studiò pianoforte con Antoine Marmontel, composizione con Ernest Guiraud e solfeggio con Albert Lavignac[5].

Marmontel capì subito le possibilità artistiche del giovane Debussy, anche se non apprezzava le sue eccentricità pianistiche[5]. Nel 1877 Achille-Claude entrò a far parte della classe di armonia di Émile Durand , insegnante molto rigoroso che si scontrò più volte con l'allievo per l'originalità delle sue idee.
Nel 1880, grazie al Conservatorio, ottenne l'incarico di pianista accompagnatore presso la baronessa russa Nadežda von Meck, ricca mecenate e buona musicista dilettante, seguendola nei suoi viaggi in Italia. In questo periodo scrisse il suo Trio per pianoforte e archi.
In questo periodo conobbe Henri Vasnier che lo prese in simpatia e che gli consigliò di partecipare al Prix de Rome; tra la fine del 1880 e il 1881 Debussy scrisse alcune liriche per la moglie di Vasnier, Marie, che aveva una bella voce di soprano, con l'intento di entrare nelle sue grazie[5]. Nel 1882 il giovane compositore partecipò alla prima prova d'esame per il Prix de Rome, ma non riuscì a superarla. L'anno successivo arrivò al secondo posto; nel 1884 finalmente ottenne la desiderata vittoria del prestigioso e ambito premio con la Cantata su L'enfant prodigue di Édouard Guinaud, grazie all'appoggio di Charles Gounod che egli aveva conosciuto precedentemente[4].
Il musicista partì per l'Italia e soggiornò a Roma, a Villa Medici, dove studiò, grazie alla borsa di studio, tra il 1885 e il 1887; qui ebbe modo di conoscere Franz Liszt[4] ed entrò in contatto con la musica di Giovanni Pierluigi da Palestrina ed Orlando di Lasso, della quale rimase subito entusiasta[6]. La permanenza romana fu un periodo difficile per Debussy, faticò molto a portare a termine gli incarichi compositivi dati dal Conservatorio e sentiva molto la mancanza di Madame Vasnier con cui aveva una relazione già da tempo. Rientrato finalmente a Parigi, tornò a frequentare Paul Dukas che aveva conosciuto anni prima e iniziò la composizione dei Cinq poèmes de Baudelaire. Nel 1888 si recò a Bayreuth dove ascoltò le opere di Richard Wagner; probabilmente il suo stile di compositore venne ad affinarsi proprio all'ascolto della musica di Wagner e anche grazie alla conoscenza di musiche orientali, in particolare il Gamelan giavanese ascoltato all'Esposizione universale di Parigi (1889)[4]. Debussy rimase fortemente impressionato da questa nuova musica, dalla sua polifonia e dagli inusuali arabeschi, tutti aspetti che si rifletteranno nella sua Fantaisie composta proprio in quel periodo[5].

L'influenza di Wagner, e soprattutto del Parsifal, è evidente nel poema lirico La Damoiselle élue scritta fra il 1887 e il 1888[6] e nei Cinq poèmes de Baudelaire terminati nel 1889, mentre altri suoi brani dello stesso periodo, in particolar modo l'impostazione delle arie scritte sul testo di poesie dell'amico Verlaine (Ariettes oubliées, Trois mélodies, Fêtes galantes), sono in uno stile più volubile, come se facessero già parte del Quartetto per archi in Sol minore del 1893 influenzato dalla musica di César Franck; in tale opera non solo è presente l'utilizzo del modo frigio, ma anche quello di altri modi ancor meno consueti, in particolare il modo tonale intero, per creare un'armonia oscillante, come nel Prélude à l'après-midi d'un faune, opera per orchestra ispirata dal poema di Mallarmé eseguita per la prima volta nel 1894 e utilizzata poi nel 1912 per la produzione del balletto omonimo di Nižinskij, e l'opera Pelléas et Mélisande, scritta in larga misura intorno al 1893-1895 sebbene non completata fino al 1902. Queste opere portarono una fluidità nel ritmo e un colore nuovo per la musica occidentale.

Il 1890 segnò una data importante per il musicista; il suo desiderio di rinnovamento è sottolineato dal cambiamento della grafia della firma e soprattutto dall'abbandono del nome Achille-Claude che egli non aveva mai amato, preferendo Claude-Achille, per poi passare definitivamente due anni dopo a Claude[5]. Lasciò la casa dei genitori decidendo, alla fine dell'anno, di andare ad abitare in casa di un amico e sempre in questi mesi fece la conoscenza di Mallarmé che influenzerà non poco la sua concezione dell'arte e la sua musica[5]. Iniziò in questo periodo la composizione di alcune delle sue opere più importanti, il Prélude à l'après-midi d'un faune e la Suite bergamasque, inoltre iniziò la sua prima vera relazione stabile con Gabrielle Dupont[4].

 
Debussy a Villa Medici a Roma, nel 1885 (al centro con la giacca bianca).

Vita privataModifica

Debussy trascorse una vita molto movimentata, soprattutto sentimentalmente. All'età di 18 anni iniziò una relazione clandestina con Marie-Blanche Vasnier, moglie del ricco funzionario statale parigino che lo aveva appoggiato e sostenuto nei suoi studi. La relazione durò otto anni ed entrò in crisi in seguito alla vittoria di Debussy al Prix de Rome; il prestigioso concorso prevedeva la permanenza obbligatoria nella capitale italiana per due anni; il musicista soggiornò presso Villa Medici dal 27 gennaio 1885 al 2 marzo 1887 studiando e componendo presso l' Accademia di Francia.[7]. Sempre a corto di denaro, il musicista non si faceva scrupolo di chiedere aiuti ad amici e conoscenti, anche al conte Giuseppe Primoli che aveva conosciuto in un salotto solo da pochi giorni:

«Caro amico,
...I miei genitori non sono ricchi e non posso pagare la cena per festeggiare il mio premio.
Ho cercato invano di vendere la mia musica.
Ma tutto mi è stato sfavorevole, Ho contratto vari debiti che dovrò regolare prima di partire, per cui
non posso neppure offrirle dei fiori, dire che ella li ama tanto.
Vi chiedo quindi di prestarmi cinquecento franchi...»

(Claude Debussy[8])

Debussy nella sua permanenza a Roma visitò anche diversi luoghi attorno alla capitale: diverse volte visitò Fiumicino e fu ospite del conte Primoli intorno al 1885. Ci ha lasciato una descrizione del suo soggiorno:

Sono stato a Fiumicino, Primoli essendo a Parigi, mi ha offerto la sua villa che è deliziosamente sistemata. Fiumicino è un luogo affascinante dove i romani vengono a farsi i bagni a mare, dove ho già avuto un piacevolissimo soggiorno. Lì ho goduto di una completa solitudine, è ciò che chiedo per adesso“.

Tornato a Parigi nel 1887, Debussy non vide più Madame Vasnier e ritornò ad abitare con i genitori. Nel 1888, grazie all'aiuto finanziario dell'amico Étienne Dupin, riuscì ad andare a Bayreuth dove ascoltò Tristano e Isotta, Parsifal e I maestri cantori di Norimberga. Nell'inverno fra il 1889 e il 1890 conobbe una giovane dagli occhi verdi e i capelli rosso-bruni che si chiamava Gabrielle Dupont, figlia di un sarto di Lisieux, con cui ebbe una tempestosa relazione durata nove anni e con cui coabitò in Rue Gustave Doré, nel XVII arrondissement. Contemporaneamente si legò per breve periodo alla cantante Thérèse Roger che aveva interpretato La damoiselle élue nel 1893, arrivando a fidanzarsi ufficialmente con lei per alcuni mesi[6].

La storia con Gaby Dupont entrò in crisi per l'infedeltà del musicista e per la perenne mancanza di denaro, tanto che vi fu un tentativo di suicidio da parte della donna[4]; Gaby era in un certo modo ancora presente nella vita di Debussy quando lui conobbe e si invaghì di un'amica di lei, Rosalie Texier, detta Lily, un'indossatrice di sartoria. Gaby lasciò definitivamente il musicista e intrecciò una nuova relazione con un banchiere. Il compositore sposò Lily nel 1899 con una cerimonia molto semplice a cui non parteciparono neppure i genitori degli sposi[4]. Nonostante Lily fosse una persona innamorata, pratica, diretta e benvoluta da amici e colleghi del marito, Debussy col tempo sviluppò una crescente irritazione nei confronti di sua moglie per via delle sue limitazioni intellettuali e della sua mancanza di sensibilità e cultura musicale. Nel 1903 Debussy conobbe Emma Bardac grazie a suo figlio Raoul, che era allievo del musicista; Emma era moglie del banchiere Sigismond Bardac e, al contrario di Lily, era una donna istruita, raffinata, brillante nella conversazione, musicista dilettante e anche stimata cantante[6]. Ben presto Debussy si avvicinò ad Emma, per cui scrisse il pezzo per pianoforte L'isle joyeuse dopo aver trascorso con lei giornate felici sull'isola di Jersey, e abbandonò la Texier. Lily, disperata tentò, come la Dupont, di suicidarsi sparandosi in petto in Place de la Concorde nell'ottobre del 1904; sopravvisse, ma il proiettile le rimase incastrato in una vertebra per il resto della vita.

Debussy dovette subire la riprovazione della società civile dell'epoca e molti suoi amici si allontanarono[6]. Lo scandalo provocato da tale azione costrinse Debussy e la Bardac (già incinta di lui) a recarsi segretamente in Inghilterra nell'aprile del 1905. La coppia si sistemò nel Grand Hotel di Eastbourne, dove Debussy completò la suite sinfonica La Mer e divorziò da Lily il 2 agosto[9]. A giugno venne finalmente pubblicata la Suite bergamasque con il celebre Claire de lune. Debussy ed Emma tornarono a Parigi a fine settembre, giusto in tempo per la nascita della loro bambina Claude-Emma (l'unica figlia avuta dal compositore) il 30 ottobre. Chiamata affettuosamente Chou-chou, Claude-Emma era la dedicataria del famoso Children's Corner, una raccolta di sei pezzi per pianoforte composta nel 1908, anno in cui i suoi genitori finalmente si sposarono.

Gli ultimi anniModifica

Nel febbraio 1909 il musicista avvertì i primi sintomi della malattia che lo avrebbe portato alla fine. Tornò in Inghilterra, ma dovette annullare alcuni concerti già fissati e non si sentì nemmeno di assistere alla rappresentazione del Pelléas et Mélisande al Covent Garden[4].
Nel 1910 morì il padre, Manuel Debussy, e il compositore ne fu sinceramente addolorato, anche se in realtà non avevano mai condiviso molto sull'arte e sulle idee[6]. Nello stesso anno il musicista scrisse il balletto Khamma e prese accordi con Gabriele D'Annunzio per la musica di scena de Le martyre de Saint Sébastien. Nel maggio 1912 assistette al balletto sul suo Prélude à l'après-midi d'un faune che creò scandalo e che non piacque all'autore. Successivamente Debussy firmò un contratto con Djagilev per un nuovo balletto, Jeux, che fu rappresentato il 15 maggio 1913 dai Balletti russi. Durante l'estate compose La boîte à joujoux ispirato dalla figlia Chou-chou. Sempre afflitto da problemi economici, Debussy accettò di dirigere concerti in Russia, a Roma, a L'Aja e ad Amsterdam[4].
Allo scoppio della Prima guerra mondiale Debussy si trasferì con la famiglia a Angers poiché temeva l'avanzata dei tedeschi; nel marzo 1915 il compositore perse la madre e poco dopo la suocera. Si trasferì poi a Dieppe in Normandia e quindi a Pourville in una villa messa a disposizione da amici, trascorrendo qui l'ultimo periodo sereno[4]. Al rientro a Parigi la malattia, che si era aggravata, gli provocò molte sofferenze e nel mese di dicembre 1915 il compositore subì un intervento che servì solo a ritardare gli effetti della male; venne sottoposto a radioterapia ed trattato con morfina per il dolore. Nel 1917 Debussy riuscì ancora a tenere diversi concerti per beneficenza, l'ultimo a Biarritz il 14 settembre[4].

La morteModifica

 
Tomba di Claude Debussy.

Claude Debussy morì a Parigi il 25 marzo del 1918 alle 22 e 15 per il cancro da cui era afflitto da diversi anni, mentre l'esercito tedesco bombardava la città con il cannone a lunga gittata Parisgeschütz[10]. Era solo otto mesi prima che la vittoria venisse dichiarata, in Francia. In quel momento la situazione militare francese era considerata da molti critica, e questa circostanza non permise che gli fosse dato l'onore dei funerali di Stato, o di cerimoniose orazioni al momento della sepoltura, o celebrazioni delle sue opere.

Nel disperato clima bellico che si respirava al tempo in Francia, la sua processione funebre si tenne in maniera veloce e sobria per le vie deserte della città fino al cimitero del Père-Lachaise; vi parteciparono non più di venti persone, tra cui Paul Dukas e l'editore Durand. Solo dopo la fine della guerra, otto mesi dopo, fu possibile celebrarne degnamente la morte e poco dopo il suo corpo venne traslato nel cimitero di Passy, dietro il Trocadéro, dove attualmente riposa tumulato insieme con la moglie Emma, morta nel 1934, e con la figlia Chou-chou[11], la quale invece sopravvisse al padre per nemmeno un anno, perendo a soli tredici anni in un'epidemia di difterite nel 1919.

La Francia ha, fin dal principio, riconosciuto e celebrato il genio musicale di Debussy, onorandolo come uno dei suoi più stimati figli. Dal 1980 fino all'introduzione dell'euro nel 2002, il suo volto ha campeggiato sulla banconota da 20 franchi.

La morte di Debussy, come anche l'intera prima guerra mondiale, coincisero con la fine del periodo denominato Belle Époque che testimoniava lo sbocciare a Parigi di innovazioni, nuovi stili di vita e di nuove esperienze artistiche.

Lo stileModifica

 
Satie & Debussy, Parigi 1910

«L'estetica di Debussy si riallaccia, in molti suoi lavori, al simbolismo; ma vista nel suo insieme, è impressionista. Vogliate perdonarmi: non ne sono un po' io la causa? Così si dice.»

(Erik Satie[12])

La musica di Debussy presenta influenze sia nazionali (Charles Gounod, César Franck, Jules Massenet, Gabriel Fauré, Erik Satie, Gabriel Fauré), sia internazionali (Fryderyk Chopin per il pianoforte, Modest Petrovič Musorgskij per l'antiaccademismo e per l'uso della modalità, Giovanni Pierluigi da Palestrina per l'arabesco). Debussy, pur apprezzando la musica di Wagner, è stato, soprattutto per la sua avversione al titanismo, un antiwagneriano come la maggior parte dei suoi connazionali. Soprattutto dopo il suo secondo soggiorno a Bayreuth si allontanò dalla concezione wagneriana sostenendo che da quel tipo di musica non poteva nascere un vero rinnovamento[5]. Tuttavia è vicino alla sua musica per quanto riguarda la concezione del discorso musicale aperto e continuo; questo in Wagner si traduce con la cosiddetta "melodia infinita", che è tuttavia vincolata all'armonia tonale, mentre in Debussy il discorso musicale è costruito con piccole immagini balenanti in continuo rinnovamento, ma indipendenti tra loro grazie all'appoggio a un linguaggio armonico non vincolante e fatto di espedienti extratonali volti all'ambiguità, come la scala esatonale (per toni interi) in cui i rapporti tensiodistensionali, dati dall'alternanza di tono e semitono, vengono meno, essendo essa composta da intervalli identici.

Lo stile di Debussy oscilla inizialmente tra una scrittura che risente dei modelli del Barocco e del primo classicismo (notevoli in questo senso le influenze da Rameau, Couperin, Frescobaldi, Scarlatti e Bach) e la scrittura chopiniana, il tutto riveduto in maniera eclettica. La sua vera cifra appare dopo le frequentazioni dell'ambiente artistico simbolista che per lui fu veramente una scuola. Il simbolismo, se è fondamentale per comprendere l'evoluzione della sua arte, non è però sufficiente a delineare completamente la musica di Debussy[5]: il compositore, infatti, scriveva le sue opere per un'intima necessità, rinnovando il linguaggio musicale al di là di ogni scuola o suggestione predefinita. La sua musica è stringata, non pomposa e colossale, puntando alla brevità aforistica alla maniera degli impressionisti e dei simbolisti; come loro, inoltre, Debussy ricerca l'innovazione nell'esotismo. Debussy compie quindi una sintesi tra estetica classica e modernismo, grazie a un contrappunto innovativo e a dinamiche molto curate, privilegia il colore timbrico sulla linea melodica, sceglie preferibilmente sonorità lievi e luminose (acute), elabora una scrittura ritmica estremamente complessa, ma dall'andamento fluttuante e sospeso che reinventa il modo di suonare il pianoforte.

Diverse opere di Debussy si basano secondo alcuni studi sulle proporzioni della sezione aurea, ovvero sul rapporto a:b=(a+b):a, rintracciabili negli astratti principi di simmetria musicale ed aritmetica su cui il compositore usava basare le sue eteree e smaterializzate composizioni. L'esempio più tipico di questo rigore compositivo sono La Mer e Nuages.[13]

ComposizioniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Composizioni di Claude Debussy e Composizioni di Claude Debussy per numero di catalogo.

Composizioni per orchestraModifica

Composizioni per pianoforteModifica

 
Debussy al piano nel 1893.

Debussy scrisse molta musica per pianoforte e s’impegnò a sfruttare tutte le potenzialità timbriche ed espressive di tale strumento. I brani più importanti con cui cominciarne l'ascolto sono opere che, alla moda di Verlaine, guardano al decoro rococò con moderni cinismo e perplessità (Suite bergamasque, 1890-1905; Pour le piano, 1901).

Il suo primo volume di Images pour piano 1904 - 1905 evoca tonalità che erano raramente state udite in lavori di suoi contemporanei come ad esempio frasi che ricordano lo sciabordio dell'acqua nel primo brano Reflets dans l'eau o come l'omaggio all'influenza di Jean-Philippe Rameau in una lenta e misteriosa danza di corte nel secondo brano Hommage à Rameau.

Debussy cominciò ad associare la sua musica con impressioni visuali dell'Oriente, Spagna, paesaggi, e altro, in una sequenza di messe in scena di brevi brani. Ciò può essere ascoltato nel volume di brani conosciuto come Estampes, composto nel 1903 e che raggruppa brani opportunamente intitolati, ad esempio Pagodes che evoca una sensazione d'Oriente e di magnifiche pagode con le loro solenni torrette. Il secondo brano in Estampes dal titolo La soirée dans Grenade rammenta vividamente un'atmosfera spagnola.

Pure nella sua famosa Children's Corner per pianoforte, che scrisse per la sua amata figlia che chiamava Chou-chou, si suggeriscono suggestioni dall'Oriente dovendosi infine notare anche una nuova ondata di influenza jazz nel suo pezzo Golliwogg's Cake-walk, mentre Debussy si diverte alle spalle di Richard Wagner con una citazione di un tema dal Tristano e Isotta[6].

L'ultimo volume degli Études (1915) similmente interpreta varietà di stili e trame, meramente come esercizi pianistici, e comprende brani che sviluppano all'estremo forme irregolari come anche altri influenzati dai lavori del giovane Igor' Fëdorovič Stravinskij (presenza anche nella suite En blanc et noir per due pianoforti, 1915). La rarefazione di questi lavori è presente anche nell'ultimo gruppo di musiche, i Trois poèmes de Mallarmé (1913), e nella Sonata per flauto, viola e arpa (1915), nonostante la sonata e i pezzi ad essa simili ricatturino anche il classicismo inquisitivo di Verlaine. Il progettato gruppo di sei sonate è bruscamente interrotto dalla morte del compositore.

Composizioni teatraliModifica

BallettiModifica

Il balletto Jeux (1912-1913) contiene alcune delle più bizzarre armonie e trame in una forma che si muove liberamente al di sopra del suo proprio spazio di unione come motivo musicale.

Altri successivi lavori teatrali, inclusi i balletti Khamma (1911-1912) e La boîte à joujoux (1913), non furono totalmente orchestrati da Debussy; Le martyre de Saint Sébastien (1911), musiche di scena su testo di Gabriele D'Annunzio, è da ricordare per il sostegno a un'antica atmosfera modale che era altrimenti sfiorata solo in brevi pezzi per piano (ad esempio La cathédrale engloutie).

Musica da cameraModifica

Composizioni coraliModifica

  • Invocation
  • L'enfant prodigue (Il figliuol prodigo), scena lirica in 3 parti per soprano, tenore, baritono, coro ad libitum e orchestra
  • La damoiselle élue
  • Trois chansons de Charles d'Orléans
  • Noël des enfants qui n'ont plus de maison
  • Ode à la France

Composizioni vocaliModifica

  • Nuit d'etoiles
  • Beau soir
  • Fleur des blés
  • Mandoline
  • Trois poèmes de Stéphane Mallarmé
  • Trois ballades de François Villon
  • Le promenoir des deux amants
  • Trois chansons de France
  • Trois chansons de Bilitis
  • Proses lyriques
  • Fêtes galantes I e II
  • Deux romances I e II
  • Trois mélodies
  • Dans le jardin
  • Les angélus
  • Cinq poèmes de Baudelaire
  • Ariettes oubliées
  • Musique
  • Quatre mélodies pour Mme Vasnier
  • Rondeau
  • Zéphyr
  • Paysage sentimental
  • Voici que le printemps
  • La belle au bois dormant

ScrittiModifica

  • Il signor Croche antidilettante, ed. Studio Tesi, 1986 (in Monsieur Croche et autres écrits, Parigi, Gallimard, 1987)

MediaModifica

Composizione per pianoforte Mazurka.

Riferimenti nella cultura di massaModifica

Grazie alla sua grande fama, il nome di Claude Debussy e in particolare il pezzo per piano Clair de Lune è noto anche a chi non è appassionato di musica classica ed è spesso presente in opere di narrativa e cultura popolare. Al triangolo sentimentale Texier-Debussy-Bardac, che fece parecchio scalpore, è ispirato il dramma teatrale di Henry Bataille La Femme nue del 1908, che venne poi messo in musica da Henry Février.

Gli è stato intitolato il cratere Debussy sul pianeta Mercurio.

NoteModifica

  1. ^ Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino, Einaudi, 1963, p. 358.
  2. ^ Daniel T. Politoske, Martin Werner: Music, Fourth Edition, p. 419; Prentice Hall. ISBN 0-13-607616-5.
  3. ^ Rudolph Réti, Tonality–Atonality–Pantonality: A Study of Some Trends in Twentieth Century Music, Londra, Rockliffe, 1958.
  4. ^ a b c d e f g h i j k Ariane Charton, Claude Debussy, Parigi 2012 Édition Gallimard, (trad. italiana di Gianluca Faragalli, Hans e Alice Zevi, 2016).
  5. ^ a b c d e f g h i François Lesure, Debussy avant Pelléas ou les Années symbolistes, Parigi 1992 Édition Klincksieck (trad. italiana di Carlo Gazzelli, Debussy. Gli anni del simbolismo, EDT, Torino, 1994).
  6. ^ a b c d e f g Stephen Walsh, Debussy. A Painter in Sound, Londra 2018 Faber & Faber, (trad. italiana di Marco Bertoli, Claude Debussy, Il pittore dei suoni, EDT, Torino, 2019).
  7. ^ Citato in: I bemolle sono blu - infanzia, Studi musicali. Prix de Rome
  8. ^ Debussy scrive a Giuseppe Primoli una richiesta di denaro per poter pagare la cena dopo la vittoria del Prix de Rome. Questa lettera è datata 1884 si trova a pagina 1 del libro I bemolle sono blu
  9. ^ D. Enget, Debussy in Jersey. The centenary, 1904-2004
  10. ^ Il cannone utilizzato per bombardare Parigi a oltre 100 km di distanza era il Parisgeschütz, anche chiamato Kaiser per le sue molte devastazioni Wilhelm Geschütz (Cannone del Kaiser Guglielmo). I francesi lo avevano soprannominato "la Grande Bertha", dal soprannome di un altro famoso mortaio pesante tedesco, la M-42 Dicke Bertha (Grande Berta), impiegato durante la battaglia di Liegi, durante le prime fasi della prima guerra mondiale. A parte il soprannome, e il fatto che entrambi venissero prodotti dalla acciaierie Krupp, i due pezzi d'artiglieria non hanno nessun particolare in comune.
  11. ^ Claude-Emma "Chouchou" Debussy, su Find a Grave. URL consultato il 10 febbraio 2020.
  12. ^ tratto da: "La Parigi musicale del primo Novecento: cronache e documenti" di Flavio Testi, EDT, 2003, pag.258
  13. ^ Citato in: "I Nocturnes di Claude Debussy: uno studio analitico" di Domenico Riannetta a pag.244

BibliografiaModifica

  • Ariane Charton, Claude Debussy, Éditions Gallimard, 2012, Parigi, traduzione di Gianluca Faragalli, Claude Debussy. La vita e la musica, Milano, Hans e Alice Zevi, 2016, ISBN 978-88-98-5992-26.
  • Claude Debussy, I bemolli sono blu. Lettere 1884-1918. A cura di F. Lesure. Trad. M. Premoli, Archinto 2004
  • François Lesure, Debussy avant Pelléas ou les Années symbolistes, Paris, Klincksieck, 1992, traduzione di Carlo Gazzelli, Debussy. Gli anni del simbolismo, Torino, EDT, 1994, ISBN 978-88-7063-166-1.
  • François Lesure, Claude Debussy: Biographie critique, Parigi, Klincksieck, 1994, ISBN 2252029811.
  • Hendrik Lücke, Mallarmé - Debussy. Eine vergleichende Studie zur Kunstanschauung am Beispiel von „L'Après-midi d'un Faune“. (= Studien zur Musikwissenschaft, Bd. 4). Dr. Kovac, Hamburg 2005, ISBN 3-8300-1685-9.
  • Massimo Mila, Breve storia della musica, Torino, Einaudi, 1963.
  • (EN) Rudolph Réti, Tonality, Atonality, Pantonality: A study of some trends in twentieth century music, Westport, Connecticut, Greenwood Press - ISBN 0-313-20478-0.
  • Stephen Walsh, Claude Debussy. A Painter in Sound, Londra, 2018, Faber & Faber, traduzione di Marco Bertoli, Claude Debussy, Il pittore dei suoni, Torino, EDT, 2019, ISBN 978-88-5925-664-9.

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