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Il decreto legge 24 dicembre 2002 n. 282 ("Decreto Legge Fiscale: scudo fiscale al 2,5%, dismissione immobili e partite IVA")[1], meglio noto come Decreto salva-calcio, Decreto spalmadebiti per le agevolazioni fiscali alle società calcistiche in esso contenute,[2] è un decreto legge della Repubblica Italiana emanato dal Governo Berlusconi II, poi convertito in legge dal parlamento con la legge 21 febbraio 2003 n. 27[3].

Contesto storicoModifica

Nel 2002 il mondo del calcio professionistico italiano soffriva di gravi problemi di indebitamento, dovuti in parte al ricorso a furbizie contabili di dubbia legalità[4].

ContenutoModifica

Il decreto salva-calcio prende nome dalle agevolazioni contabili per le società sportive, di cui all'Art. 3[1]; tra queste, la possibilità di "spalmare" in dieci anni la voce patrimonio giocatori[5]. Un'ulteriore agevolazione, la possibilità di dedurre fiscalmente la svalutazione del cartellino del giocatore, fu in seguito rimossa su indicazione dell'allora commissario europeo per la concorrenza, Mario Monti[6].

Tra le altre disposizioni contenute nel decreto, si abbassa l'aliquota per il rientro di capitali dall'estero (scudo fiscale) al 2,5%, e si prevede la dimissione (vendita) di alcuni beni immobili di proprietà dello Stato italiano.

CriticheModifica

Roberto Maroni della Lega Nord, all'epoca ministro del lavoro e delle politiche sociali, definì il decreto "un regalo alle squadre di calcio"[7].

Il ministro delle politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, commentò che «non è un decreto che ha finalità di aiuti di Stato, perché non esiste un trasferimento diretto di risorse dal bilancio dello Stato al bilancio delle società sportive»[6]. Il ministro per i rapporti con il parlamento, Carlo Giovanardi, rispondendo ad un'interrogazione in parlamento, disse che ci sarebbero "vantaggi fiscali" per lo stato, argomentazione basata però sul presupposto che senza questo decreto alcune società calcistiche sarebbero inevitabilmente andate in fallimento, con conseguente perdita di introiti per lo Stato[5].

Ai due ministri fece eco Adriano Galliani[7], all'epoca presidente della Lega Calcio oltreché amministratore delegato del Milan. Le sue dichiarazioni furono in seguito contestate da tifosi di diverse squadre, con striscioni quali «I nostri soldi sudati per i vostri debiti... spalmati!! Vergogna»[7].

NoteModifica

  1. ^ a b Altalex, Decreto Legge Fiscale: scudo fiscale al 2,5%, dismissione immobili e partite IVA, su altalex.com. URL consultato il 27 marzo 2015.
  2. ^ Ue, no al decreto "spalmadebiti", su gazzetta.it, 1º novembre 2003.
  3. ^ Altalex, Conversione in legge con modificazioni del Decreto Legge Fiscale, su altalex.com. URL consultato il 27 marzo 2015.
  4. ^ La Repubblica, A caccia del doping amministrativo tra plusvalenze e tasse non pagate, su repubblica.it, 27 febbraio 2004. URL consultato il 27 marzo 2015.
  5. ^ a b Il Velino, Decreto salva-calcio. Giovanardi: "Ci saranno vantaggi", su ilvelino.it, 5 novembre 2003. URL consultato il 27 marzo 2015.
  6. ^ a b Il Corriere della Sera, Decreto salva-calcio: accordo sul fisco, su corriere.it, 9 marzo 2004. URL consultato il 27 marzo 2015.
  7. ^ a b c Il Mattino di Padova, Decreto salva-calcio, governo spaccato, su ricerca.gelocal.it, 22 marzo 2004. URL consultato il 27 marzo 2015.

Voci correlateModifica

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