Default (finanza)

In finanza viene definita come situazione di default (in italiano insolvenza[1]) l'incapacità tecnica di un'emittente di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Ad esempio è la situazione in cui incorre uno Stato quando dichiara insolvenza o fallimento (insolvenza sovrana).

Il default più grande privato è stato quello della banca Lehman Brothers, con oltre 600 miliardi di US$ nel 2008. Il default sovrano più grande è stato quello della Grecia, con 138 miliardi di US$ nel marzo 2012.[2]

DescrizioneModifica

Il default può essere formale o sostanziale:

  • Formale, laddove un'emittente non rispetti determinati indici di copertura o patrimoniali tali per cui il prestito potrebbe subire una significativa modifica del proprio merito di credito;
  • Sostanziale allorché un'emittente non sia materialmente in grado di corrispondere le rate di interesse o di rimborso del capitale alla naturale scadenza di ciascuna.

Default sovranoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insolvenza sovrana.

L'insolvenza sovrana avviene in uno Stato senza la dichiarazione della propria giurisdizione. Un esempio è la Grecia, che entrò in default secondo il FMI nel 2015. In questi casi avviene una rinegoziazione del debito.[3] Con la crisi finanziaria della Russia del 1998, lo Stato entrò in default per il suo debito interno (GKO), ma non per debiti verso creditori esterni (Eurobond). La crisi economica argentina del 1999-2002, presentò un default di 1 miliardo di US$ detenuto dalla World Bank.[4]

Default ordinatoModifica

In periodi di crisi d'insolvenza, viene messo in atto tra le parti una ristrutturazione del debito chiamato "default ordinato" o "default controllato".[5][6] Experts who favor this approach to solve a national debt crisis typically argue that a delay in organising an orderly default would wind up hurting lenders and neighboring countries even more.[7]

Default strategicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Insolvenza strategica.

Quando un debitore "sceglie" di entrare in default, si chiama default strategico.

Default sovrano strategicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Debito odioso.

Alcuni Stati possono anche entrare in default pur potendo pagare il debito. Nel 2008, l'Ecuador con il presidente Rafael Correa dichiarò default sul pagamento di un interesse, considerandolo "immorale e illegittimo".[8]

Default dopo Basilea 2Modifica

L'accordo Basilea 2 ha modificato in modo importante e oggettivo la definizione di default del soggetto passivo di un credito.

Per esposizioni in default si intendono: sofferenze, incagli, crediti ristrutturati, crediti scaduti e/o sconfinanti.

  • Sofferenza: esposizione verso una controparte in stato di insolvenza (anche se non accertato giudizialmente) o in situazione equiparabile, indipendentemente dalla previsione di perdita formulata dalla banca e dalla presenza di garanzie.
  • Incaglio: esposizione verso una controparte in temporanea difficoltà – definita sulla base di fattori oggettivi – che si ritiene possa essere superata in un congruo periodo di tempo.
  • Credito ristrutturato: esposizione nella quale una banca o un pool di banche, a causa del deterioramento della situazione economico-finanziaria del debitore, ha/hanno modificato le condizioni originarie del prestito (riscadenzamento dei termini; riduzione del tasso di interesse), determinando l’emersione di una perdita.
  • Rientrano tra i crediti scaduti e/o sconfinanti quelli per cui:
    • il debitore è in ritardo su una obbligazione creditizia verso la banca o il gruppo bancario da oltre 90 giorni;
    • la soglia di “rilevanza” è pari al 5% dell’esposizione.

Per le esposizioni al dettaglio le banche possono adottare, limitatamente ai crediti scaduti o sconfinanti, una definizione di default a livello di singola transazione, se coerente con le proprie prassi gestionali. Per i crediti corporate si applica la calusola cross default, ossia l'insolvenza su una linea di credito causa il default di tutti i crediti nei confronti del debitore.

Non determinano un default le seguenti modifiche delle originarie condizioni contrattuali

  • riscadenzamento dei crediti e la concessione di proroghe
  • dilazioni, rinnovi o ampliamenti di linee di credito

Tali modifiche non devono dipendere dal deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore ovvero non devono dare luogo a una perdita.[9]

NoteModifica

  1. ^ Dizionario di italiano Hoepli: insolvenza.
  2. ^ Greece could be biggest national default in history, June 29, 2015, Patrick Gillespie, CNN Money
  3. ^ Rahnama-Moghadam, Samavati, Dilts, Doing Business in Less Developed Countries: Financial Opportunities and Risks, Quorum/Greenwood, 1995, p. 108, ISBN 0-89930-854-6.
  4. ^ Argentina in $1bn loan default, in BBC, 13 dicembre 2002. URL consultato l'11 novembre 2008.
    «Argentina will continue to default on $1bn of debt owed to the World Bank, a move which will effectively isolate the country from all major international lenders.».
  5. ^ M. Nicolas J. Firzli, "Greece and the Roots the EU Debt Crisis" The Vienna Review, March 2010
  6. ^ Nouriel Roubini, "Greece’s best option is an orderly default" Financial Times, June 28, 2010
  7. ^ Louise Armitstead, "EU accused of 'head in sand' attitude to Greek debt crisis" The Telegraph, 23 June 2011
  8. ^ Ecuador defaults on foreign debt, in BBC News, 13 dicembre 2008.
  9. ^ Banca d'Italia, Circolare n 263 del 27 dicembre 2006.

BibliografiaModifica

  • Arnaud de Servigny e Olivier Renault, The Standard & Poor's Guide to Measuring and Managing Credit Risk, McGraw-Hill, 2004, ISBN 978-0-07-141755-6.
  • Darrell Duffie e Kenneth J. Singleton, Credit Risk: Pricing, Measurement, and Management, Princeton University Press, 2003, ISBN 978-0-691-09046-7.
  • David Lando, Credit Risk Modeling: Theory and Applications, Princeton University Press, 2004, ISBN 978-0-691-08929-4.
  • Giacomo De Laurentis, Il credito alle imprese dopo la crisi, Bancaria Editrice, 2011, ISBN 978-88-449-0498-2

Voci correlateModifica