Apri il menu principale
Delia Scala nel 1963

Delia Scala, pseudonimo di Odette Bedogni (Bracciano, 25 settembre 1929Livorno, 15 gennaio 2004), è stata un'attrice cinematografica, attrice teatrale e ballerina italiana, il cui nome è legato pricipalmente agli esordi della commedia musicale italiana.

Proveniente dalla danza classica e dal cinema, non fu solo un'artista del palcoscenico completa e di grande versatilità, capace di recitare, ballare, cantare a buoni livelli. Delia Scala offrì una figura di soubrette del tutto innovativa rispetto ai canoni degli anni '40, troppo centrati su camminate in abiti vistosi e pose seduttive. Spontanea, dinamica, di una bellezza lucente che non ha bisogno di trucco o di fisico imponente, volitiva ma dolce, ironica ma gentile, nella sua spiccata carica comunicativa suscitava nel pubblico un'irresistibile simpatia.[1][2][3][4][5]

BiografiaModifica

Visse i primi anni a Bracciano, a 40 km da Roma. Il padre Aldo Bedogni era sottufficiale collaudatore di stanza all'aeroporto militare di Vigna di Valle, la madre Iolanda Redighieri, casalinga, la volle chiamare Odette per amore della canzone Odette bella pupa di Parigi.

La scuola di danzaModifica

 
Delia Scala 1951

Trasferitasi la famiglia presso Milano, a otto anni iniziò a frequentare la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, e proseguì per sette anni, prendendo parte a balletti, tra cui La bottega fantastica di Rossini e La bella addormentata di Čajkovskij e ad altre rappresentazioni con cui si familiarizzò col palcoscenico: nell'aprile 1940 fu in scena al Teatro alla Scala per un intero atto nella parte della figlia di Dufresne (interpretato da Beniamino Gigli), nell'opera lirica Zazà di Leoncavallo.[6] Spostatasi con la famiglia, negli anni '40, a Campagnola Emilia, Odette si esibì in piccoli teatri della zona: nel 1943, quattordicenne, al teatro Italia di Campagnola nell'ambito di un varietà condotto dall'esordiente Romolo Valli (che si faceva chiamare Mimmolo)[7][8], al Teatro Sociale Villastrada di Dosolo e al Teatro Comunale di Guastalla dove danzò il valzer del Faust di Gounod.[9]

Nel 1946, dopo il matrimonio con Melitsanos, si trasferì con lui a Viareggio, e qui nel 1949 salì per la prima volta sulla ribalta come artista di varietà, a fianco del poeta-cantante-attore Egisto Malfatti nello spettacolo Egisto e Delia.[10]

Il cinemaModifica

Ancora bambina, per la sua disinvoltura in scena era stata scelta dal regista Giorgio Ferrari come protagonista di un documentario sulla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala; poi nel 1943 partecipò, al film Principessina, diretto da Tullio Gramantieri.[11] Ma fu a partire dal 1947 che iniziò a lavorare con continuità nel cinema, prima col proprio vero nome, poi con lo pseudonimo di Lia Della Scala e subito dopo con quello definitivo di Delia Scala, su suggerimento della sua insegnante di danza Nives Poli, in omaggio al teatro che l'aveva diplomata ballerina. In quell'anno infatti, avendo partecipato ad un casting per L'onorevole Angelina fu notata dal regista Luigi Zampa, che le diede però una parte in un altro suo film, il pregevole neorealista Anni difficili. Trasferitasi a Roma, partecipò, fino al 1960, a oltre 40 film, fra i quali alcuni di notevole livello, specie all'inizio: Napoli milionaria di Eduardo De Filippo, Roma ore 11, altra importante pellicola neorealista di Giuseppe De Santis, il molto apprezzato noir Grisbì di Jacques Becker, recitato in francese a fianco di Jean Gabin. Interpretò alcune commedie, Bellezze in bicicletta (1951) di Carlo Campogalliani insieme a Silvana Pampanini e Signori si nasce (1960) di Mario Mattoli, accanto a Totò, ma per il resto recitò in pellicole di modesta importanza: peplum, commedie molto leggere o musicarelli che non valorizzavano le sue capacità interpretative.

Il teatro e la commedia musicaleModifica

Furono Garinei e Giovannini a proporle la svolta decisiva nella sua vita artistica. Dopo averla vista ballare nel film Gran Varietà, nel 1953 Giovannini la vide dal vivo nel "proprio" teatro, il Sistina, in un travolgente charleston nell'ambito di uno spettacolo di beneficenza della Croce Rossa, e volle conoscerla. Con grande intuito G&G videro in lei la figura femminile su cui puntare per il lancio della commedia musicale italiana, genere al quale essi stessi avevano dato felicemente l'avvio solo due anni prima, assieme al musicista Gorni Kramer.[12] Con molta insistenza (anche strappando al produttore Remigio Paone, per lei, un cachet consistente) i due la scritturarono per interpretare, assieme al già notissimo Carlo Dapporto, Giove in doppiopetto. La reticenza dell'attrice era dovuta alla sua limitata esperienza nel teatro: fino ad allora aveva solo recitato, assieme a Mario Scaccia, in Apocalisse a Capri, di Sergio Sollima, sotto la regia di Mario Landi (Teatro dei Satiri di Roma, 1951); poi, nello stesso anno e sempre con Scaccia, nella piece di Franco Monicelli Conserviamo le nostre cattive abitudini; quindi, assieme ed Adriano Rimoldi ed Ernesto Sabbatini, nella commedia di Daniele D'anza Storia di un biglietto da un milione, trasmessa sperimentalmente dalla RAI il 17 maggio 1953.[13] E non avendo esperienze di canto dovette sottoporsi a un intenso tirocinio col maestro Gorni Kramer.[14] Lo spettacolo debuttò al Teatro Lirico di Milano il 25 settembre 1954, giorno del 25º compleanno dell'attrice. il successo fu travolgente, e le repliche in giro per l'Italia si protrassero per due anni. Nello spettacolo la Scala interpretava una giovane sposina insidiata da un Giove (Dapporto) donnaiolo sceso sulla terra assumendo le sembianze del marito (Gianni Agus), ostacolato dall'accorta Giunone (Lucy d'Albert). Entusiasmante per il pubblico fu la scena del "mambo dei grappoli" in cui Delia, in un numero di danza acrobatica, saltava su un tamburo-tinozza elastico compiendo per 24 volte una spaccata in aria. Fu l'inizo di un avvicendarsi di commedie musicali di grande successo, sempre incentrato sulla creatività e sul dinamismo organizzativo dell'inseparabile coppia di autori, e Delia ebbe così occasione di lavorare a fianco dei principali attori di rivista di quegli anni.

Nel 1956 interpretò Buonanotte Bettina con Walter Chiari, dove si metteva in scena una situazione di ostinato bisticcio all'interno di una giovane coppia, quadro che ricorrerà spesso nei copioni che la Scala affronterà successivamente. La commedia era di notevole modernità, riuscendo con allegra ironia a portare in scena riferimenti a erotismo e trasgressione in anni piuttosto bacchettoni. Mentre la commedia veniva replicata a Firenze, Il 14 marzo 1957 le venne recapitata la tragica notizia della morte del fidanzato Eugenio Castellotti; l'attrice, sconvolta, volle comunque entrare in scena la sera stessa, sostenuta da interminabili applausi del pubblico commosso.[15]

In quel periodo di forte turbamento per la tragica perdita del fidanzato, decise di impegnarsi, e fu l'unica volta, nel teatro classico, al 9º Festival del Teatro Drammatico a Verona, impersonando Ariele in La tempesta di Shakespeare, per la regia di Franco Enriquez, a fianco di Glauco Mauri e Salvo Randone.[16][17] Nello stesso anno tornò a lavorare con Dapporto in L'adorabile Giulio. Vi recitava anche Teddy Reno, che le rivolgeva la canzone Simpatica; l'attrice racconterà poi, simpaticamente, di non avere gradito i versi tu non mi fai pensar a notti di passion ma a cieli sereni non ritenendosi donna priva di passionalità, e di essersi lamentata con gli autori del brano.[18]

Del 1958 fu Un trapezio per Lisistrata, una delle opere più riuscite e originali della coppia G&G, con la coreografia di Donald Saddler. Con lei sul palco Nino Manfredi, Paolo Panelli, Mario Carotenuto, Ave Ninchi e il Quartetto Cetra. La parte di donna volitiva e inflessibilmente combattiva vedeva emergere tutta l'esuberanza dell'attrice. La rilettura del testo di Aristofane intendeva esorcizzare le paure collettive per la guerra fredda, presentando Ateniesi e Spartani come statunitensi e sovietici.

Delia Scala Show, del 1960, fu uno spettacolo nato in modo casuale. Nell'imminenza del debutto di Rinaldo in campo, durante una prova, il protagonista Domenico Modugno subì una caduta fratturandosi molto gravemente una gamba, quindi un gran numero di rappresentazioni già fissate saltavano. Garinei e Giovannini allora ebbero l'idea di proporre a Delia, che accettò, uno show incentrato sulla sua carriera fino a quel momento. In una decina di giorni il copione era pronto, e dopo poche prove, lo show andava in scena nei vari teatri al posto del Rinaldo. L'attrice era affiancata dal trio comico Toni Ucci, Enzo Garinei e Carletto Sposito.[19]

Rinaldo in campo, rappresentata nel 1961, fu un kolossal per impegno e ampiezza del cast, che richiamando il Risorgimento, voleva anche celebrare il centenario dell'Unità d'Italia. Delia vi interpreta una baronessina invaghita di ideali garibaldini e innamorata di Rinaldo (Domenico Modugno), bandito diventato poi combattente con le camicie rosse. Si trattò della prima commedia musicale con caratteri anche drammatici, con un personaggio che muore in scena.

Sempre nel 1961 l'attrice interpretò la soubrette Marta Gray in una versione televisiva, con la regia di Eros Macchi, della commedia musicale La padrona di Raggio di Luna, sempre di Garinei e Giovannini, già uscita nei teatri nel 1955 con Lauretta Masiero nella stessa parte.[3]

Del 1964 fu la versione italiana My Fair Lady (che come musical e film aveva già spopolato negli USA e nel mondo), di grande stile, con splendide musiche e pregevoli attori: a fianco della Scala, che qui dimostrava quanto l'esperienza aveva affinato le sue doti interpretative, recitavano Gianrico Tedeschi e Mario Carotenuto.

Nel 1965, con Il giorno della tartaruga a fianco di Renato Rascel, tornò ad interpretare la lei della coppia litigiosa. I due attori, quasi sempre soli sul palco, inscenano dall'inizio alla fine un unico interminabile litigio, con flashback del proprio incontro e di momenti passati. Fu in una rappresentazione di quest'ultima che l'attrice svenne improvvisamente in scena, con chiusura definitiva del sipario, trasporto immediato in ospedale dove subì un intervento d'urgenza per appendicite. Come lei stessa racconterà, lo stress del momento (e anche le pressioni ricevute affinché tornasse in scena anche non completamente rimessa), ma soprattutto il desiderio di dedicare più tempo alla propria vita privata (si sposò con Piero Giannotti pochi mesi dopo), la portarono a lasciare, nel pieno della carriera, il teatro, preferendo dedicarsi solo al varietà televisivo.

Radio e televisioneModifica

Aveva iniziato a lavorare alla radio nel 1952, a fianco di Silvio Gigli nella trasmissine Punto interrogativo. Seguìrono i varietà Il fiore all'occhiello con Carlo Dapporto nel 1957, poi Gran gala con Dapporto e Alberto Talegalli nel 1959, Il mio spettacolo e Tutta Delia Scala nel 1961.[20] Condusse poi, con Pippo Baudo, Caccia alla voce, di Giancarlo d'Onofrio e Silvano Nelli (1970), e Caccia al tesoro di Garinei e Giovannini (1971).

In televisione esordì nel 1956, con il varietà di Marcello Marchesi e Vittorio Metz Lui e lei, condotto insieme a Nino Taranto, e nello stesso anno, a fianco di Bramieri, Campanini, Tognazzi, Vianello, Wanda Osiris e altri animò Natale con chi vuoi. Tre anni dopo ottenne notevole successo con l'edizione di Canzonissima del 1959, da lei condotta assieme a Paolo Panelli e Nino Manfredi. Dopo la prima serata, a lato dell'entusiasmo generale nei telespettatori, si scatenò un putiferio nell'opinione pubblica per il can can di Delia con le ballerine, considerato osè, e persino l'Osservatore Romano, indignato, citò il nome dell'attrice-ballerina in prima pagina; così il numero, pur rimanendo, dovette essere modificato, e persino il termine "can can" dovette essere censurato sostituendolo con "cin cin".[19]

Assieme a Tony Ucci e Giuseppe Porelli, nel 1963 condusse il varietà Smash, per la regia di Enzo Trapani su testi dello stesso Trapani e di Santamaria.

Nel 1968 fu protagonista di Delia Scala Story, scritto da Garinei e Giovannini affiancati da Antonio Amurri, un originale varietà che la vedeva sola in uno studio quasi privo di scenografia, dove raccontando i passi della propria carriera, riceveva separatamente innumerevoli visite dei principali attori con cui aveva collaborato precedentemente, e con ciascuno venivano costruiti tanti piccoli quadri, richiamando gli spettacoli realizzati insieme.

Nel 1970 ebbe grande successo Signore e signora, di Antonio Amurri e Maurizio Jurgens, varietà incentrato su una miriade di sketch con una lei ("ciccina") e un lui ("ciccino", interpretato da Lando Buzzanca) coniugi in perenne contrasto; parallelamente i due interpretavano anche una coppia di rudi contadini ciociari e una di spocchiosi aristocratici inglesi. Nel suo insieme, Signore e signora era una indovinata fenomenologia, pur semiseria, del matrimonio. Anticipando i grandi cambiamenti di costume in atto in quegli anni (la legge sul divorzio èntra in vigore proprio allora), lo spettacolo presentava una figura di donna moderna, dalla forte personalità, uscendo dal dualismo abituale della moglie o sottomessa al suo uomo, o bisbetica e prevaricatrice.[20]

Seguirono 9 anni di lontananza dal mondo del varietà, in cui solo condusse in televisione nel 1972, Colazione allo studio 7, la prima trasmissione televisiva avente come tema la buona cucina, a fianco del gastronomo Luigi Veronelli, e nel 1975 le 25 puntate di Ciao domenica assieme a Leo Gullotta su testi di Sergio d'Ottavi. Ritornò in grande nel 1979 con lo show di Rai Due Che combinazione che la vide per l'ultima volta nelle vesti di conduttrice, oltre che ballerina a fianco di Don Lurio. Vi si notava come in pochi anni il varietà in TV era completamente cambiato, non solo per l'introduzione del colore, ma per l'esuberanza di scenografie e luci lampeggianti; anche l'abbigliamento brillantato dell'attrice era ben diverso dagli abiti ben disegnati e dalle linee semplici che portava negli anni '60.

Gli ultimi anniModifica

Nel 1981, presso l'editore Rusconi, uscì Il cibo dei grandi, libro che scrisse assieme all'amica Sylvia Sodi. La narrazione è tutta di Delia in prima persona, in un'opera fra autobiografia e cronaca, 44 brevissimi racconti personaggi assai noti, alcuni amici storici, altri incontrati occasionalmente, di cui tratteggia personalità e comportamento, assieme alla descrizione di pietanze servite nell'occasione di pranzi in cui è stata presente, o ospitando a casa propria o trovandosi ospitata. Le personalità vanno dai vecchi compagni di spettacolo Totò, Domenico Modugno, Paolo Panelli, ad altri attori come Monica Vitti, Liz Taylor, fino a Sandro Pertini, François Mitterand e l'amico di sempre Umberto Veronesi.[21]

Negli anni dal 1980 al1983 animò alla Bussola di Viareggio, assieme a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, il varietà Una rosa per la vita per raccogliere fondi a sostegno della prevenzione e ricerca sui tumori.

Tornò in televisione interpretando per la Rai la fiction Casa Cecilia (tre serie: 1982, 1983, 1987), scritta da Lidia Ravera ed Emanuele Vacchetto e diretta da Vittorio De Sisti. L'ultimo suo impegno, dopo altri anni di lontananza dallo spettacolo, fu la sitcom Io e la mamma, andata in onda tra il 1996 e il 1998 su Canale 5 per la regia di Fosco Gasperi, dove recitava accanto a Gerry Scotti e Enzo Garinei (fratello di Pietro).

Perduto il marito nel 2001, nuovamente colpita da tumore, si spense a 74 anni il 15 gennaio 2004 nella sua abitazione di Livorno, circondata dall'affetto dei famigliari. Oggi riposa nel Cimitero della Misericordia a Livorno.

Vita privataModifica

Frequentò le prime classi delle scuole elementari a Bracciano, poi il padre venne trasferito all'aeroporto di Malpensa e la famiglia si spostò a Gallarate, non lontano da Milano. Nei primi anni '40, congedatosi il padre dall'Aeronautica Militare, la famiglia (Odette aveva una sorella e due fratelli) si trasferì a Campagnola Emilia, nella casa dei nonni materni. Tuttavia, desiderosa di continuare gli studi di danza, la piccola Odette tornò temporaneamente a Milano, dove veniva ospitata da una signora amica di famiglia. Terminata la frequentazione della scuola di danza, tornò a Campagnola, e qui conobbe Nikiphorus Melitsanos, un militare greco-cipriota in forze all'armata britannica, paracadutato nella zona di Reggio Emilia per unirsi alle formazioni partigiane, che la famiglia, nascondendolo, aiutò a sfuggire aile milizie nazifasciste. Nel 1946 i due si sposarono a Reggio Emila, trasferendosi a Viareggio, dove lui avviò un'attività nel campo dell'illuminotecnica, mentre lei cominciava a lavorare nel cinema. Dopo soli due anni si separarono (nel 1956 la Sacra Rota annullò il matrimonio), e l'attrice si trasferì a Roma. [4] Nel 1947, a soli 41 anni, il padre morì investito vicino a casa da un'automobile, e grazie all'intensa attività cinematografica Delia poté aiutare economicamente la famiglia.[22]

Si fidanzò con Eugenio Castellotti, pilota di Formula 1, di Lodi. Nonostante gli impegni di ciascuno li tenessero distanti, affrontavano innumerevoli rapide trasferte per vedersi. Il 14 marzo 1957, lui raggiunse l'autodromo di Modena dopo avere passato la giornata precedente con Delia impegnata a Firenze, per una serie di prove allo scopo di ristabilire il record della pista. Dopo pochi giri, perso il controllo della macchina, uscì di pista perdendo la vita.[15][23]

Alcuni anni dopo Delia tornò a frequentare sempre più assiduamente Piero Giannotti, concessionario d'automobili di Viareggio, col quale era stata brevemente fidanzata alla fine degli anni '40, dopo la separazione dal primo marito. Fra i due si era mantenuta sempre una sincera amicizia, che divenne presto qualcosa di più.[24] Si sposarono nel 1966, e lei tornò a vivere, in una bella villa vicino al mare, nella città dove già aveva abitato e dove da tempo trascorreva spesso le vacanze. Lasciò così definitivamente il teatro per dedicarsi interamente alla famiglia, pur recitando ancora per circa un anno adempiendo agli impegni precedentemente presi, .

Nel 1974 si trovò colpita da un tumore al seno, diagnosticato dal professor Pietro Bucalossi e dal suo aiuto Umberto Veronesi. All'inizio di luglio di quell'anno fu da loro operata e sottoposta poi a chemioterapia e telecobaltoterapia - terapie ancora ai primi passi allora - con ottimi risultati. Delia, che aveva allora 44 anni, affrontò tutto con straordinario coraggio, fortemente sostenuta dall'affetto del marito. Come raccontò successivamente ai giornali, una delle esperienze più pesanti fu subire la violazione della propria riservatezza. Mentre quasi a nessuno lei aveva rivelato i veri motivi del proprio ricovero (alla madre parlò di un intervento estetico), qualcuno fece uscire la notizia, e stuoli di fotoreporter d'assalto si infiltrarono ripetutamente nell'ospedale. Uscita nascostamente dalla clinica per evitare l'assedio dei flash, si trovò persino a leggere un titolo di giornale che la definiva "in fin di vita"; e nelle settimane successive, alcuni pubblicitari le comunicarono l'annullamento di campagne pubblicitarie a cui lei doveva prestare la propria figura perché chi è colpito dal cancro "non dà una bella immagine".[25][26]

Dopo qualche mese Delia fu una delle prime grandi personalità a raccontare senza alcuna omissione tutta l'esperienza della malattia e a rompere la gabbia di chiusure sociali che da sempre avevano gravato sulla persona che si trovava ad attraversarla (quasi solo la grande tennista Lea Pericoli, in quegli anni fece la stessa cosa). In più occasioni, soprattutto in una trasmissione di Bontà loro di Maurizio Costanzo, l'attrice si raccontò, invitando accoratamente al coraggio, alla dignità, al sostegno concreto alla ricerca, alla diffusione della prevenzione.[27] Per tutto il resto della vita promosse o sostenne, con l'intensa collaborazione del marito, innumerevoli iniziative a sostegno dell'AIRC. La principale di queste fu la serie di spettacoli Una rosa per la vita, che condusse assieme a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, anch'essi trovatisi come lei ad affrontare il cancro, con un pubblico di cinquemila persone, al Bussoladomani, dal 1980 al 1983, raccogliendo ingenti somme e la partecipazione di numerosi grandi artisti.[28]

 
Autografo di Delia Scala sul muretto di Alassio

Piero Giannotti morì nel luglio 1982 in un incidente stradale, ucciso da un'auto pirata. Dopo che si era avviato in scooter per recarsi al proprio ufficio la sua Vespa fu ritrovata in un prato semidistrutta e il suo corpo poco lontano, in fin di vita. Pur profondamente colpita, Delia volle ugualmente condurre, pochi giorni dopo, lo spettacolo per l'AIRC Una Rosa per la Vita, al quale Piero aveva lavorato con grande impegno fino a poche ore prima della sua scomparsa, dedicandogli l'intera serata.[29]

Si risposò nel 1984 con l'armatore ed editore Arturo Fremura, che da pochi anni aveva perduto la moglie. Con lui e i suoi figli Gino, Mariangela (divenuta poi attrice cinematografica), Silvio e Attilio, andò a vivere a Livorno. Fremura scomparve per un tumore nel giugno 2001, lasciando l'attrice sola negli ultimi tre anni di vita.

Delia Scala dichiarò, riguardo alla propria esistenza, di sentirsi molto felice per avere incontrato il successo artistico e l'amore, ma anche profondamente ferita da un destino che per tre volte le strappò via violentemente il compagno.

TeatrografiaModifica

Trasmissioni radiofonicheModifica

Varietà radiofoniciModifica

Prosa radiofonicaModifica

Altre trasmissioni radiofonicheModifica


Trasmissioni televisiveModifica

Varietà televisiviModifica

Prosa TelevisivaModifica

Serie televisiveModifica

Altre trasmissioni televisiveModifica


FilmografiaModifica

DoppiatriciModifica


DiscografiaModifica

33 giriModifica

45 giriModifica

CDModifica


RiconoscimentiModifica

PremiModifica

  • 1955 Premio Passerella
  • 1959 Antenna d'oro, dell'ANIE
  • 1959 Maschera d'argento per la rivista
  • 1960 Microfono d'argento per il varietà televisivo
  • 1962 Maschera d'oro per la commedia musicale
  • 1964 Anfora d'oro, del Comune di Chianciano
  • 1964 Maschera d'argento per la commedia musicale
  • 1965 Maschera d'argento per la commedia musicale
  • 1966 Maschera d'argento per la commedia musicale
  • 1968 Maschera d'argento per televisione e radio
  • 1968 Caravella d'oro (Città di Genova) per la commedia musicale
  • 1978 Premio "Sandro Giovannini"
  • 1986 Premio Taormina per la commedia musicale
  • 1987 Giara d'argento (regione Sicilia)

IntitolazioniModifica

All'attrice è stato intitolato:

  • la strada via Delia Scala a Roma;
  • il piazzale largo Delia Scala a Viareggio.

Altri riconoscimentiModifica

  • La Repubblica di S. Marino il 4 giugno 2005 ha emesso un francobollo commemorativo dedicato a Delia Scala, in una serie dedicata al teatro musicale.[30]
  • Il 3 ottobre 2013 ha debuttato al teatro Brancaccio di Roma la commedia musicale C'è qualche cosa in te scritta e intepretata da Enrico Montesano, un omaggio alla commedia musicale di mezzo secolo prima. Il titolo, lo stesso della canzone che Walter Chiari rivolge a Delia Scala in Buonanotte Bettina, già è un inequivocabile riferimento. Ma il richiamo si fa esplicito nel personaggio della coprotagonista Delia (Ylenia Oliviero) ragazzina esuberante che, come una Delia Scala rinata (quando dice di chiamarsi Delia lui grida “Ah, Delia! Come Delia Scala!”), scopre il fascino della commedia musicale attraverso l'incontro casuale con l'anziano custode di teatro Nando (Montesano), cil quale, animando i vecchi costumi di scena che accuratamente conserva, le racconta quell'affascinante mondo.[31][32]


BibliografiaModifica

  • Voce Scala, Delia su Dizionario dello spettacolo del '900, Baldini&Castoldi, 1998
  • Dizionario del cinema italiano - Le attrici, Gremese 2003
  • Aldo Grasso, Storia della televisione italiana. I 50 anni della televisione, Garzanti 2004
  • Morando Morandini, Sessappiglio. Gli anni d'oro del teatro di rivista, Il Formichiere 1978
  • M. Cambiaghi, Il teatro di Garinei e Giovannini, Bulzoni 1999
  • Vito Molinari, Le mie grandi soubrettes, Gremese 2017
  • Felice Liperi, I padri di Rugantino, Rai Libri 2001
  • Rita Cirio - Pietro Favari, Sentimental. ll teatro di rivista italiano, Bompiani, 1974

NoteModifica

  1. ^ Porro Maurizio, Addio a Delia Scala, primadonna del varietà, su archiviostorico.corriere.it. URL consultato il 20 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2014).
  2. ^ Delia, la soubrette della porta accanto - Il Piccolo, su Archivio - Il Piccolo. URL consultato il 22 luglio 2019.
  3. ^ Il gran fascino di un'artista tuttofare in palcoscenico - Il Piccolo, su Archivio - Il Piccolo. URL consultato il 22 luglio 2019.
  4. ^ Addio a Delia Scala, l'anti-Osiris - Gazzetta di Reggio, su Archivio - Gazzetta di Reggio. URL consultato il 22 luglio 2019.
  5. ^ Addio Delia, ultima soubrette - Il Tirreno, su Archivio - Il Tirreno. URL consultato il 22 luglio 2019.
  6. ^ My fair Delia, la prima della classe, Corriere della Sera 23/8/1993
  7. ^ Radiocorriere TV n. 18 1969 pag. 37
  8. ^ Curiosità dall'Archivio - Romolo Valli, su web.archive.org, 12 maggio 2014. URL consultato il 18 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  9. ^ In tutù rosso, sul palco del Ruggeri, Gazzetta di Reggio, 16/1/2004
  10. ^ Egisto Malfatti l'ultimo monello
  11. ^ Omaggio a Delia Scala, prima donna varietà - Photostory Spettacolo - ANSA.it, su www.ansa.it. URL consultato il 30 luglio 2019.
  12. ^ Giovannini raccontato da Delia Scala, Corriere d'Informazione 27/4/1977
  13. ^ Radiocorriere TV n. 6 - 1968
  14. ^ Corriere d'Informazione, 20-21 maggio 1953, su archivio.corriere.it. URL consultato il 2 agosto 2019.
  15. ^ a b Tragica morte di Eugenio Castellotti, Corriere della Sera 15/3/1957
  16. ^ "La Tempesta" di Shakespeare nel giardino di Villa Giusti a Verona, Corriere della Sera 5/7/1957
  17. ^ La città di Verona onora Renato Simoni, Corriere della Sera 29/6/1957
  18. ^ La forza di Delia, L'Unità, 16/1/2004
  19. ^ a b La Repubblica 19-7-1992 Delia Scala: '"W il varietà - la Repubblica.it
  20. ^ a b Archivio Radiocorriere TV Archivio Radiocorriere TV
  21. ^ Delia Scala - Sylvia Sodi, Il cibo dei grandi, Rusconi 1981.
  22. ^ Delia e Dalila: "Così abbiamo domato il destino", Corriere della Sera 2/2/1996
  23. ^ Un destino crudele, Corriere d'Informazione 15-16/3/1957
  24. ^ La forza di Delia, L'Unità 16/1/2004 [1]
  25. ^ Ho scoperto il male mentra facevo la doccia, Corriere d'informazione 6/8/1974
  26. ^ Delia Scala: "Una rosa per la vita, una Cecilia per la scena", Corriere della Sera 21/7/1984
  27. ^ Delia Scala è riuscita a essere utile, Corriere della Sera 12/4/1978
  28. ^ Pochi intimi per l'addio a Delia Scala, il Tirreno. URL consultato il 20 agosto 2014.
  29. ^ Marito di Delia Scala ucciso da un'auto pirata, La Stampa 26/7/1982 [2]
  30. ^ i.colnect.net, https://i.colnect.net/b/1008/408/Delia-Scala.jpg.
  31. ^ Oriana Russo, C'è qualche cosa in te... - Teatro Brancaccio (Roma) - SaltinAria.it - Teatro, Musica, Libri, Cultura, News, su www.saltinaria.it. URL consultato il 20 luglio 2019.
  32. ^ Enrico Montesano, “C'è qualche cosa...in te”: cavalcata nella commedia musicale, su www.ilmessaggero.it. URL consultato il 20 luglio 2019.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica


Controllo di autoritàVIAF (EN103770871 · ISNI (EN0000 0000 7592 3679 · SBN IT\ICCU\SBLV\158979 · LCCN (ENno2014123483 · GND (DE140231463 · WorldCat Identities (ENno2014-123483