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Demetrio Livaditi

letterato docente patriota italiano

BiografiaModifica

Era figlio di Alessandro, un commerciante di origine greca. La sua famiglia, che aveva mutato il cognome originario Libaditis in Livaditi, apparteneva a una colonia di emigrati settecenteschi, provenienti dal Peloponneso e in fuga dall'Impero ottomano.

Frequentò dapprima il ginnasio liceale della Comunità Greco-Orientale di Trieste e poi l'Accademia di Commercio e Nautica nella stessa città. Suo padre voleva che diventasse un commerciante, ma Demetrio era attratto dalle lettere classiche, amava Giacomo Leopardi e passava volentieri il tempo a tradurre Platone. Dopo un viaggio in Germania, diede lezioni private di italiano e di greco. Collaborava intanto al periodico triestino "La Favilla", poi alla "Rivista Veneta" e a "L'Età Presente": due riviste quest'ultime che si pubblicavano a Venezia, sotto la direzione di Paulo Fambri.

A Trieste usciva il settimanale letterario e culturale in lingua italiana "La Bora". Demetrio, sull'esempio de "Il Crepuscolo" di Milano, nel 1857 ne fondò un altro, "La Ciarla", che dopo pochi numeri si fuse con "La Bora". Livaditi chiamò a dirigere "La Ciarla" il suo conterraneo Leone Fortis, che simili esperienze aveva già vissuto, con suoi periodici, a Venezia e a Milano, ("Quel che si vede e quel che non si vede", "Il Pungolo", "Panorama"). Fortis, che viveva a Trieste al confino, per volere dell'arciduca Massimiliano d'Asburgo, trasformò "La Ciarla" in un foglio artistico-letterario, con ricca e ironica testata e con caricature, chiedendo la collaborazione di suoi vecchi amici, come Arnaldo Fusinato e Carlo Baravalle. Nella nuova veste editoriale, "La Ciarla" visse per soli sette numeri - dei quali il quinto e il sesto furono sequestrati prima della distribuzione - poi fu chiusa ad aprile 1859, per "volontà superiore".

Demetrio Livaditi si trasferì prima a Milano, liberata dagli austriaci, quindi in Emilia-Romagna. Nel 1860 collaborò con il Comitato d’emigrazione di Trieste, che accoglieva e proteggeva volontari che volevano unirsi all'esercito del Regno di Sardegna. Partecipò alla presa della fortezza pontificia di San Leo, il 24 settembre del 1860, come ricorda lo storico triestino Attilio Tamaro. Dopo la guerra diresse il periodico "Adriatico", che si pubblicava a Ravenna. Insegnò storia e lettere in licei classici e tecnici, prima a Sassari e poi a Reggio Emilia, dove nel 1863 diresse il periodico "Italia Centrale".

Nel 1866 prese parte al Comitato Triestino-Istriano che alla vigilia della terza guerra d'indipendenza italiana si proponeva di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità dell'annessione all'Italia di Trieste e dell'Istria. Livaditi si arruolò tra i volontari garibaldini e ha combattuto in Trentino.

ScrittiModifica

Critica letterariaModifica

  • Demetrio Livaditi, Della letteratura italiana contemporanea. Cenno critico, Reggio nell'Emilia, 1874, SBN IT\ICCU\UBO\1593832. (estr. da: «L'Italia centrale»)
  • Demetrio Livaditi, Il galateo letterario del XIX secolo, Milano, N. Battezzati, 1877, SBN IT\ICCU\BA1\0023549.
  • Demetrio Livaditi, Crestomazia italiana: per uso degli Istituti tecnici, Modena, C. Vincenzi, SBN IT\ICCU\UBO\3977224.

FilosofiaModifica

  • Demetrio Livaditi, Saggio di sermoni, Trieste, tip. del Lloyd austr., 1855, SBN IT\ICCU\VEA\0767830.
  • Demetrio Livaditi, Dello amore della patria: operetta, Milano, Libreria Brigola, 1861, SBN IT\ICCU\CFI\0891152.
  • Demetrio Livaditi, Introduzione alla filosofia della storia, Reggio nell'Emilia, presso Giuseppe Barbieri, 1866, SBN IT\ICCU\NAP\0181005.
  • Demetrio Livaditi, Opere morali edite ed inedite, Reggio, tip. di S. Calderini, 1870, SBN IT\ICCU\MOD\0287630.
  • Demetrio Livaditi, Giordano Bruno: discorso, Reggio nell'Emilia, Tipografia di S. Calderini e figlio, 1889, SBN IT\ICCU\UBO\1541742.
  • Demetrio Livaditi, Operette umoristiche, satiriche e filosofiche, Nuova edizione con emendazioni ed aggiunte, Bologna, N. Zanichelli, 1895, SBN IT\ICCU\CUB\0374098.

Altri scrittiModifica

  • Demetrio Livaditi, La gara, Nuova edizione notevolmente ampliata, Parma, L. Battei, 1888, SBN IT\ICCU\TO0\0971504.

Traduzioni dal grecoModifica

  • Eschine Socratico [ma Pseudo-Platone], Lo Assioco, recato di greco in italiano dal prof. Demetrio Livaditi, Reggio, S. Calderini, 1872, SBN IT\ICCU\NAP\0297199. (dialogo pseudoplatonico attribuito dal traduttore ad Eschine Socratico)
  • Cebete Tebano, La tavola, recata di greco in italiano da Demetrio Livaditi, Reggio, S. Calderini, 1874, SBN IT\ICCU\UBO\1851281.
  • Eschine Socratico, I dialoghi, per la prima volta recati in italiano da Demetrio Livaditi, Milano, N. Battezzati, 1879, SBN IT\ICCU\PUV\0898193.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1869

BibliografiaModifica

  • Giovanni Pistolato, "A Trieste, mia città natale": storia dello scrittore Demetrio Livaditi e del giornale triestino "La Ciarla", Treviso, Editrice Storica, 2018, ISBN 978-88-96674-59-8
  • A. Balletti (a cura di), Al professore cavaliere Demetrio Livaditi nel giorno delle nozze del figlio suo Alessandro colla signorina Nina Arnaboldi. Italo Calderini beneaugurando offre, 5 febbraio 1891, Reggio-Emilia, Tipografia di S. Calderini e figlio, 1891, SBN IT\ICCU\UBO\2562850.
  • Cesare Pagnini, Dei giornali triestini del decennio di preparazione ed in particolare della Ciarla, Roma, Libreria dello Stato, 1952, SBN IT\ICCU\IEI\0217983.
  • Cesare Pagnini, I giornali di Trieste dalle origini al 1959, Milano, Centro studi, 1959, SBN IT\ICCU\LO1\0368690.
  • Attilio Tamaro, Storia di Trieste, Roma, Alberto Stock, SBN IT\ICCU\CSA\0045277.

Collegamenti esterniModifica

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