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Destinatario sconosciuto

romanzo scritto da Katherine Kressmann Taylor
Destinatario sconosciuto
Titolo originaleAddress unknown
AutoreKatherine Kressmann Taylor
1ª ed. originale1938
1ª ed. italiana2000
Genereromanzo
Sottogenereepistolare
Lingua originaleinglese
AmbientazioneSan Francisco (California) e Monaco (Germania) - 1932-1934
ProtagonistiMax Eisenstein, Martin Schulse
Altri personaggiGriselle Eisenstein, Elsa Schulse

Destinatario sconosciuto è un romanzo epistolare di Katherine Kressmann Taylor pubblicato nel 1938 dalla rivista Story di New York. Pubblicato nel 1939 come libro vero e proprio, vende in America cinquantamila copie[senza fonte]. Il libro fu ignorato per sessant'anni fino al 1999 quando, tre anni dopo la morte dell'autrice, venne tradotto in lingua francese diventando un best seller.

Nel 1944 dal libro fu tratto l'omonimo film, diretto da William Cameron Menzies.

TramaModifica

Martin Schulse, un uomo d'affari, cristiano, ritorna con la sua famiglia in Germania. Il suo socio in affari, Max Eisenstein, un ebreo, rimane negli Stati Uniti per proseguire con l'attività lavorativa: a San Francisco i due hanno una galleria d'arte in comune e Max, da lì, tutela anche gli interessi di Martin.

Lontani, i due amici sentono uno la mancanza dell'altro e per questo si scrivono. La storia è interamente raccontata attraverso 19 lettere, scambiate tra gli amici nel periodo che va dal 12 novembre 1932 al 3 marzo 1934.

Dalle prime lettere emerge che Martin è tornato in una Germania poverissima, distrutta dalla prima guerra mondiale, che cerca disperatamente di riprendersi. La vita per Martin in Germania è più agiata di quanto già non fosse in America; ha acquistato una casa con trenta stanze e quasi dieci acri di parco, ed i tedeschi lo considerano un miliardario americano.

Max continua a lavorare nella galleria e riferisce all'amico che in America l'inverno non è stato dei migliori.

Martin inizialmente esprime i suoi dubbi su un certo Hitler, un uomo divenuto da poco capo effettivo del governo e del Terzo Reich; (partito nazista) un uomo che è come una «scossa elettrica», energico come lo può essere solo un grande oratore e fanatico. Tuttavia, in seguito sembra invaghirsene e riferisce che in tutta la Germania la gente ha ricominciato a sperare, e prevede una rapida ripresa economica.

In un primo momento Max è invidioso: «Come ti invidio ... Ti sei trasferito in una Germania democratica, una terra con una profonda cultura, l'inizio di una libertà politica!». Tuttavia, ben presto Max ha dubbi sui nuovi entusiasmi dell'amico, dopo aver saputo da testimoni oculari fuggiti da Berlino che gli ebrei in Germania erano stati picchiati, forzati a bere a denti stretti olio di ricino e che le loro imprese venivano boicottate.

Martin risponde a Max che, mentre loro potevano continuare ad essere buoni amici, tutti sapevano che gli ebrei erano il capro espiatorio universale, che se era così una qualche ragione doveva pur esserci e che «alcuni dovevano soffrire perché milioni vengano salvati».

«Questa faccenda degli Ebrei è solo un incidente», scrive Martin. «Qualcosa di più importante sta accadendo». Tuttavia, egli chiede a Max di smettere di scrivergli. Se una sua lettera fosse stata intercettata, Martin avrebbe perso i benefici derivanti dalla sua posizione sociale e lui e la sua famiglia sarebbero stati in pericolo.

Max continua a scrivere all'amico poiché apprende che una sua sorella, Griselle, attrice a Berlino, è scomparsa. Max sconvolto cerca di scoprire il destino della sorella.

Martin gli risponde su carta intestata della banca (per correre meno rischi di essere intercettato) e lo informa della morte di Griselle. Egli ammette di averla allontanata quando la donna, con la quale aveva avuto una relazione anni prima, si era rivolta a lui, il più caro amico di suo fratello, per ottenere protezione.

Dopo un intervallo di circa un mese, Max torna a scrivere a Martin, in apparenza riferendosi solo a questioni d'affari e facendo banali osservazioni sul tempo, ma scrivendo come se fra di loro esistesse un codice segreto, facendo strani riferimenti alle dimensioni esatte dei quadri e così via. Le lettere di Max fanno riferimento alla "nostra nonna" ed implicitamente indicano che anche Martin è ebreo.

Le lettere da Monaco a San Francisco diventano sempre più brevi e permeate dal panico. Martin chiede a Max di fermarsi: «Mio Dio, Max, lo sai quello che stai facendo? ... Queste lettere che hai mandato ... E quel cablogramma folle ... non ti sfiora nemmeno l'idea che mi stai rovinando? Ti scongiuro, Max, basta, basta! Fermati fintanto che io posso ancora essere salvato».

Max però continua: «Prepara per i tuoi studenti le seguenti riproduzioni: Van Gogh 15 per 103, rosso; Poussin 20 per 90, blu e giallo; Rubens 11 per 33, rosso e blu; seguiremo speranzosi le tue fatiche».

Martin scrive allora a Max esplicitandogli l'effetto ottenuto dalle sue lettere: «Sono così disperato che non puoi nemmeno immaginarlo ... E tutte quelle lettere che mi hai consegnato, adesso ne devo rispondere ... mi hanno portato dentro, me le hanno mostrate; mi hanno chiesto di rivelargli il codice, un codice! Come hai potuto tu, amico di lunga data, farmi una cosa del genere!».

E Max in un'altra lettera: «Prima di partire procurami le seguenti riproduzioni per la lega dei giovani pittori tedeschi in previsione della mostra generale di maggio, se non prima: Picasso 17 per 81, rosso; Van Gogh 5 per 42, bianco; Rubens 15 per 204, blu e giallo; le nostre preghiere sono con te».

La lettera ritorna a Max recando il timbro: "Adressat unbekannt", destinatario sconosciuto.

CuriositàModifica

La postfazione del libro, amorevolmente scritta dal figlio di Taylor, rivela che l'idea della storia è venuta grazie ad un piccolo trafiletto di giornale: gli studenti americani in Germania in quegli anni rivelarono ai familiari la verità sulle atrocità naziste, ma questa verità non fu accettata dalla maggior parte degli americani, tra cui Charles Lindbergh. I familiari spesso ritennero che sarebbe stato divertente inviar loro lettere che si prendessero gioco di Hitler, e gli studenti dalla Germania risposero: "Piantatela. Siamo in pericolo. Queste persone non scherzano. Potreste uccidere qualcuno semplicemente scrivendogli.

Da qui l'idea della "lettera come arma" o di "omicidio per posta."

Rappresentazioni teatraliModifica

Destinatario sconosciuto è stato eseguito come uno spettacolo teatrale in Francia, 2001, in Israele dal 2002 (dove è ancora in scena) e al Teatro Promenade a New York nel 2004. Inoltre è stato rappresentato in numerosi paesi europei, compresa l'Italia. In Italia con l'adattamento e la regia di Rosario Tedesco è ancora in scena.

EdizioniModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN294789539 · BNF (FRcb14425747m (data) · WorldCat Identities (EN294789539
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