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Destra storica

partito politico italiano
Destra storica
LeaderMassimo d'Azeglio
Camillo Benso di Cavour
Marco Minghetti
Quintino Sella
Giovanni Lanza
Bettino Ricasoli
Luigi Federico Menabrea
Luigi Carlo Farini
StatoItalia Italia
Fondazione1849
Dissoluzione1882 (confluisce nel PLC)
1912 (confluisce nell'Unione Liberale)
IdeologiaConservatorismo[1][2]
Conservatorismo liberale
Liberalismo classico
Monarchismo
Collocazione1849-1882:
Destra
1882-1912:
Centro-destra
CoalizioneConnubio (1852-1861)
Seggi massimi
342 / 443
(1861)

La Destra, detta in seguito storica per distinguerla dai partiti e movimenti di massa qualificati come di destra che si sarebbero affermati nel corso del XX secolo, fu uno dei principali schieramenti politici italiani nel periodo compreso tra l'Unità d'Italia e i primi anni del ventesimo secolo.

Trasformatasi nel 1882 nel Partito Liberale Costituzionale (PLC),[3] è stata uno schieramento politico italiano sorto, formalmente, nel 1849 con i governi di Massimo d'Azeglio e nel 1852, con Camillo Benso conte di Cavour e proseguito dopo la sua morte sino al 1876. I ministeri della Destra storica dal primo governo Cavour al governo di Marco Minghetti del 1876 conseguirono importanti risultati, primo fra tutti l'unità d'Italia, compiuta nel 1861 e portata a termine nel 1870 con la breccia di Porta Pia e la presa di Roma.

Politica internaModifica

Nel gennaio 1861 si tennero le elezioni per il primo parlamento unitario. Su quasi 22 milioni di abitanti (non erano stati ancora annessi Lazio e Veneto), il diritto a votare fu concesso solo a 419.939 persone (circa l'1,8% della popolazione italiana). L'affluenza alle urne fu del 57%.[4]

La Destra storica, erede di Cavour ed espressione della borghesia liberale, vinse queste elezioni. I suoi esponenti erano soprattutto grandi proprietari terrieri e industriali, e personalità legate all'ambito militare (Ricasoli, Sella, Minghetti, Spaventa, Lanza, La Marmora, Visconti Venosta).

La Destra storica diede alla neonata Italia un'economia basata sul libero scambio. Un altro grave problema che affliggeva il paese, la difformità legislativa lungo la penisola, fu risolto mediante l'accentramento dei poteri (accantonando i progetti di autonomie locali proposti da  Marco Minghetti), estendendo la legislazione piemontese a tutta la penisola e dislocandovi in modo capillare le prefetture come strumento di governo. Anche il sistema scolastico nel 1861 fu riformato e uniformato in tutta Italia a quello piemontese (previsto dalla legge Casati). Fu poi istituita la coscrizione obbligatoria.

Risanamento del bilancioModifica

 
Quintino Sella, artefice del pareggio di bilancio.

La Destra impose anche un pesante fiscalismo, al fine di finanziare le opere pubbliche di cui il Paese aveva bisogno per competere con le altre potenze europee. Il 16 marzo 1876, il Presidente del Consiglio, Marco Minghetti, annunciò il pareggio di bilancio.[5] Il risultato storico del pareggio di bilancio fu ottenuto grazie alle politiche adottate dal Ministro delle Finanze Quintino Sella. La ricchezza nazionale aumentò in due scaglioni tra il 1860 e il 1880. Nella prima fase aumentò tramite le imposte dirette, che riguardavano i redditi di origine agraria, nella seconda fase invece con le imposte indirette, colpendo maggiormente i ceti meno abbienti. Nel 1868 venne introdotta la tassa sul macinato (per la precisione, sulla macinazione dei cereali) scatenando così proteste popolari con assalti ai mulini, distruzione dei contatori, invasioni di municipi. Al termine di questa rivolta contadina si contarono molti arrestati, feriti e morti.

I rapporti con la popolazioneModifica

Tutti questi provvedimenti resero più complicato l'inserimento dei nuovi territori nel Regno. A causa principalmente di provvedimenti visti come insensati ed odiosi da parte della popolazione, vale a dire l'imposta sul macinato e il servizio militare obbligatorio, la Destra stimolò, in un certo senso, lo sviluppo del Brigantaggio, che era storicamente endemico di vaste regioni del Regno delle Due Sicilie e dello Stato della Chiesa, cui rispose con particolare durezza attraverso la legge Pica e il dispiegamento nell'Italia centro-meridionale di oltre 120.000 soldati, imponendo, in pratica, uno stato di guerra a Sud. Stando alle informazioni ufficiali[senza fonte] del nuovo Regno d'Italia, dal settembre del 1860 all'agosto del 1861 ci furono nell'ex Regno delle Due Sicilie 8.964 fucilati, 10.604 feriti, 6.112 prigionieri, 13.529 arrestati, e più di 3.000 famiglie perquisite.

Politica esteraModifica

In politica estera, la Destra storica fu assorbita dai problemi del completamento dell'Unità d'Italia; il Veneto venne annesso al Regno d'Italia in seguito alla terza guerra d'indipendenza (1866). Per quanto riguarda Roma, la Destra cercò di risolvere la questione con la diplomazia, ma si scontrò con l'opposizione di Papa Pio IX, di Napoleone III e della Sinistra. Alla caduta di Napoleone III dopo la guerra franco-prussiana, l'Italia attaccò lo Stato Pontificio e conquistò Roma, che diventò Capitale nel 1871. Il Papa si proclamò prigioniero e lanciò violenti attacchi allo Stato italiano, istigando una forte campagna anticlericale da parte della Sinistra. Il governo regolò i rapporti con la Santa Sede con la legge delle guarentigie, non riconosciute dal Papa. Il Pontefice non riconobbe la legge e vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana, secondo la formula "né eletti, né elettori" (non expedit).

Un consigliere di legazione prussiano in Italia, Theodor von Bernardi, colse, nel corso della Terza Guerra d'Indipendenza, una frattura sui temi di politica estera fra una frazione "francofila" (formata da membri della Permanente, la corrente piemontese della Destra) e una frazione definita "nazionale". La prima corrente si sarebbe rifatta al generale La Marmora (Presidente del Consiglio prima della guerra e Comandante di fatto del Regio Esercito nel corso della guerra) e sarebbe dipesa eccessivamente dalle linee direttive di Napoleone III. La seconda invece, guidata dal barone Ricasoli, avrebbe avuto una visione più ampia del ruolo internazionale dell'Italia e sarebbe stata molto meno filo-francese e più filo-prussiana.

Fine della Destra StoricaModifica

L'era della Destra finì nel 1876: il governo Minghetti fu messo in minoranza dallo stesso Parlamento, che rifiutava la nazionalizzazione delle neonate ferrovie, cosicché il primo ministro dovette dare le dimissioni. Era stata attuata la rivoluzione parlamentare: per la prima volta un capo del governo veniva esautorato non per autorità regia, bensì dal Parlamento. Il re Vittorio Emanuele II, preso atto delle dimissioni, diede l'incarico di formare un nuovo governo al principale esponente dell'opposizione, Agostino Depretis. Iniziava l'era della Sinistra storica. Gli esponenti della Destra storica che continuarono in un ruolo di opposizione parlamentare, e che in prevalenza provenivano dalla Toscana, furono chiamati dai loro avversari "consorteria", propriamente chiamata Partito Liberale Costituzionale, poi confluito nel 1912 nel nascente Partito Liberale Italiano.

Divisioni e dissidi interniModifica

Subito dopo le prime elezioni nel neonato Regno d'Italia, la Destra storica si divise in due "correnti" differenziate in base alla zona d'elezione:

  • i piemontesi, eredi della Destra storica che aveva caratterizzato il Regno di Sardegna, formarono una "Associazione Liberale Permanente";
  • i tosco-emiliani, sostenuti da lombardi e dai politici meridionali, formarono un gruppo, chiamato dispregiativamente "Consorteria" dai piemontesi.

Con il tempo questa divisione lasciò il posto ad una divisione di tipo personale: i due principali leader delle varie anime della Destra, Sella e Minghetti, infatti, erano impegnati in una battaglia personale. Le Destre concordavano solo sulla necessità di raggiungere il pareggio di bilancio e sulla sconvenienza delle riforme democratiche volute dalla Sinistra, soprattutto l'estensione del suffragio elettorale.

Non va inoltre dimenticato che al gruppo "originale" della Destra storica, formato da settentrionali di tendenze liberali, si erano aggiunti dei "nuovi arrivati" cioè i borghesi meridionali, di tendenze conservatrici. Le divergenze fra queste due anime saranno di non poco conto[6].

Benché, come per la Sinistra, già alla fine del secolo la coalizione si fosse sfaldata, si continuerà a parlare di questa denominazione anche successivamente, fino alle elezioni del 1913 che sancirono ufficialmente la fine della Destra storica.

Governi della Destra StoricaModifica

  • Governo Cavour IV (marzo-giugno 1861), caduto per la morte del Conte di Cavour
  • Governo Ricasoli I (giugno 1861 - marzo 1862), caduto per le dimissioni di Ricasoli in seguito a contrasti con il Re
  • Governo Farini (dicembre 1862 - marzo 1863), caduto per le dimissioni di Farini, che dava segni di squilibrio mentale
  • Governo Minghetti I (marzo 1863 - settembre 1864), caduto a causa della repressione a Torino di una manifestazione contraria al trasferimento della capitale a Firenze
  • Governo La Marmora I (settembre 1864 - dicembre 1865), caduto per le dimissioni di La Marmora in seguito al respingimento alla Camera di un decreto del Governo
  • Governo La Marmora II (dicembre 1865 - giugno 1866), caduto per le dimissioni di La Marmora che assume la guida dell'Esercito nella Terza Guerra d'Indipendenza
  • Governo Ricasoli II (giugno 1866 - aprile 1867), caduto per le dimissioni di Ricasoli dopo le elezioni del 1867
  • Governo Menabrea I (ottobre 1867 - gennaio 1868)
  • Governo Menabrea II (gennaio 1868 - maggio 1869)
  • Governo Menabrea III (maggio-dicembre 1869), caduto per le dimissioni di Menabrea in seguito alla proteste popolari contro la tassa sul macinato
  • Governo Lanza (dicembre 1869 - luglio 1873) Sotto questo governo avviene la breccia di Porta Pia, la presa di Roma e la sua annessione al Regno d'Italia, di cui diviene capitale.
  • Governo Minghetti II (luglio 1873 - marzo 1876), caduto per le dimissioni Minghetti in seguito alla "rivoluzione parlamentare" che portò al potere la Sinistra storica

NoteModifica

  1. ^ Voce in Dizionario Storico Treccani
  2. ^ https://www.issrgo.it/i-partiti-di-destra-nella-storia/
  3. ^ Archivi storici de La Stampa.
  4. ^ Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Ufficio Centrale di Statistica Statistica elettorale politica. Elezioni generali degli anni 1861, ecc... Roma, Tipografia Cenniniana, 1876.
  5. ^ Camera dei Deputati, portale storico - XII Legislatura del Regno d'Italia
  6. ^ Indro Montanelli, "Storia d'Italia", volume 32

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica