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Emiliano
Emigliân, Emilian
Parlato inItalia Italia
RegioniEmilia-Romagna-Bandiera.png Emilia-Romagna (Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e parte centro-occidentale della Provincia di Bologna)
Lombardia Lombardia (Provincia di Mantova, parte della Provincia di Pavia e il Casalasco nella Provincia di Cremona)
Piemonte Piemonte (Provincia di Alessandria, zona del Tortonese)
Toscana Toscana (Carrara e Lunigiana. Aree d'influenza in Appennino Pistoiese e Garfagnana)
Veneto Veneto (Transpadana Ferrarese)
Locutori
Totale~2 milioni
Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Emiliano-romagnolo
         Emiliano
Codici di classificazione
ISO 639-2roa
ISO 639-3egl (EN)
Glottologemil1241 (EN)
Dialetto emiliano romagnolo.jpg
In questa cartina dell'area cispadana, la zona di diffusione dell'emiliano è colorata in rosa chiaro.

L'emiliano è una lingua[1][2][3][4][5] romanza comprendente un gruppo di varietà linguistiche locali, dette anche dialetti, parlati nell'Italia Settentrionale. Nell'ambito accademico e nella letteratura scientifica italiani è sovente indicato come dialetto emiliano, in quanto è trattato come «dialetto romanzo primario»[6], cioè sistema linguistico preesistente all'affermarsi della lingua nazionale e subordinato all'italiano solo da un punto di vista sociolinguistico a fronte di una comune derivazione latina. Tali varietà sono diffuse prevalentemente nella regione storica dell'Emilia, ma si estendono anche in territori circostanti di Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto[7]. Insieme al romagnolo, l'emiliano costituisce il continuum emiliano-romagnolo, appartenente al gruppo gallo-italico delle lingue romanze occidentali. Pertanto, come il francese, l'occitano ed il catalano presenta fenomeni fonetici e sintattici innovativi che lo distinguono dall'italiano.

Una koinè emiliana non esiste[8][9], tuttavia studi più recenti e mirati hanno individuato alcune koiné locali intorno a singole città o piccole aree[10].

Indice

DiffusioneModifica

I confini tra le varietà emiliane e le altre lingue gallo-italiche sono abbastanza labili per quanto riguarda la fonetica e il lessico. Il continuum dialettale emiliano, infatti, va oltre i confini amministrativi dell'Emilia-Romagna e contamina i dialetti delle regioni vicine, creando così zone di transizione all'interno delle quali le caratteristiche degli uni e degli altri finiscono per mescolarsi reciprocamente[11].

Oltre che in Emilia (coincidente pressappoco con le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e parte della provincia di Bologna fino al fiume Sillaro, al di là del quale ha inizio la Romagna), le varietà del gruppo emiliano si spingono più volte a nord del Po. Sulla sponda sinistra del fiume raggiungono una fetta della Provincia di Rovigo anticamente chiamata Transpadana Ferrarese (territorio che appartenne all'Emilia fino al Congresso di Vienna), buona parte della provincia di Mantova, la zona sudorientale della provincia di Cremona intorno a Casalmaggiore (dialetto casalasco) e la città di Pavia con il suo circondario, per poi spingersi di nuovo sulla sponda destra del fiume nell'Oltrepò Pavese[12]. Risulta comunque controversa la posizione del pavese cittadino (talvolta identificato unitamente all'oltrepadano come pavese-vogherese), parlato nella città di Pavia, nelle immediate vicinanze e nella sua provincia sulla sponda sinistra del Po (ad esclusione del settore settentrionale della provincia, già linguisticamente lombardo fin da Bereguardo e Landriano[13]). Sebbene qualcuno oggi aggreghi il pavese cittadino al gruppo occidentale della lingua lombarda a causa della sempre più intensa influenza del dialetto milanese[14], a partire da Bernardino Biondelli[15] è ritenuto un dialetto di tipo emiliano[16][17] almeno dal Medioevo[18]. Come varietà emiliana di transizione il pavese-vogherese è indicato nella Carta dei dialetti d'Italia elaborata da Giovan Battista Pellegrini nel 1977[19]. Ma seppur gradualmente, il continuum emiliano si spinge ancora più ad occidente dell'Oltrepò Pavese, fino ad insinuarsi nella provincia di Alessandria[20][21][22][23]. Si noterebbe infatti solo sulla sponda sinistra della Scrivia l'inizio dell'area interessata dalla lingua piemontese[24].

A sud l'emiliano scavalca gli Appennini, dove raggiunge la Lunigiana fino alla città di Carrara e alcuni comuni della montagna pistoiese e lucchese. Secondo alcuni studiosi pure il massese appartiene già ai dialetti di tipo Emiliano, nonostante una sua forte toscanizzazione. I dialetti della prov. di Massa-Carrara, sebbene indubbiamente di tipo settentrionale, sono dialetti sui generis , essendovi al suo interno elementi emiliani, liguri e toscani, nonché propriamente apuani[senza fonte].

Varietà dialettaliModifica

Motivazioni storiche e geografiche non hanno permesso la nascita di una koinè emiliana. Il territorio interessato dalle varietà emiliane è infatti privo di una vera unità linguistica basata sul modello di un centro dominante. Essa non si riscontra neppure entro i confini dell'Emilia, dove l'asse della via Emilia non ha mai svolto il ruolo di collegamento culturale e politico. L'area si caratterizza dunque per una forte frammentazione lessicale che emerge persino ad una suddivisione in due sezioni dialettali, occidentale ed orientale, della superficie in oggetto. Causa di questo frazionamento dialettale sono lo storico policentrismo e i relativi particolarismi cittadini, che hanno dato vita alle conflittuali esperienze dei liberi comuni e delle signorie[25][26]. Infine, la ripartizione in differenti stati dell'area linguisticamente emiliana e di transizione, oltre ai passaggi di alcuni territori da un dominio all'altro, hanno creato ulteriori segmentazioni. Di conseguenza, tra i parlanti è storicamente assente la percezione di un'unità linguistica sulla quale fondare un'identità comune[27].

Il gruppo emiliano si suddivide in dieci sotto-dialetti[senza fonte], ognuno dei quali presenta diverse sfumature fonetiche e lessicali.

Secondo alcuni studiosi[chi?], l'emiliano si divide sostanzialmente in cinque varianti[senza fonte]:

Secondo altri studiosi[28][29] per i dialetti emiliani, anziché una classificazione per province, conviene una divisione in tre linee parallele al fiume Po, alla via Emilia e agli Appennini: cosicché si ha un dialetto emiliano "valligiano", "mediano" e "montano". I dialetti appartenenti a tali fasce est-ovest hanno maggiori affinità rispetto alle suddivisioni provinciali nord-sud. In base a questa teoria, ad esempio il dialetto mirandolese è più simile al ferrarese, piuttosto che col modenese; il modenese centrale assomiglia più al reggiano centrale, rispetto al frignanese[30].

Peculiarità linguisticheModifica

I dialetti del gruppo emiliano presentano tratti comuni alle altre parlate dell'area gallo-italica, tra i quali i più caratteristici sono:

  • la caduta delle vocali finali diverse da a, probabilmente attraverso una fase di transizione che prevedeva lo schwa canonico in posizione finale[31], e il conseguente allungamento fonetico della vocale precedente, che può diventare complessa: bolognese mèder (madre), dutåur (dottore), âlber (albero);
  • l'esistenza di un sistema di particelle proclitiche soggettive, o clitici soggetto, ad accompagnare il verbo, come nel piacentino lü al canta, lur i cantan (egli canta, essi cantano); modenese: me a sun andèe (sono andato);
  • il ricorso a forme pronominali atone a destra del verbo, secondo il fenomeno dell'inversione, per la formazione della forma interrogativa comune anche al francese: bolognese a sån (io sono) e såggna? (sono io?); piacentino a buùm (beviamo) e buùmia? (beviamo?); mirandolese at magn (mangi) e magn-at? (mangi?);
  • la presenza di vocali arrotondate tipiche delle parlate della zona romanza occidentale. In carrarese e in emiliano occidentale ve ne sono quattro: ä, ü, ö, å (in piacentino anche ë, vocale semimuta paragonabile alla cosiddetta "terza vocale piemontese"), in bolognese soltanto due (ä e å), in modenese una sola. Si confronti ad esempio il piacentino lümäga con il bolognese lumèga;
  • la presenza di suoni nasali alveolari (trascritti in bolognese con il segno grafico ń) come nel bolognese cuséń (cugino) o nasali velari come nel mirandolese mujàm (mollica), bòn (buono) o finàl (finale);
  • la formazione del plurale tramite un'alternanza vocalica: źnòć (ginocchio) e źnûć (ginocchia);
  • la presenza di gallicismi comuni anche al francese e allo spagnolo: piacentino me/mi sum (a) dré a parlä (sto parlando).
  • elisione delle vocali atone interne a sillabe finali in corrispondenza di parole inizianti per vocale: mirandolese I vènan da cla banda chè (vengono da questa parte) → I vèn'n a cà (vengono a casa); A gh'ò sédas pui (ho sedici polli) → A gh'ò séd'ś an (ho sedici anni) ma → A gh'ò daśdòt an (ho diciott'anni).

Più forte rispetto agli altri dialetti galloitalici è

  • l'indebolimento delle sillabe atone, che spesso tendono ad un grado di apofonia di tipo zero, seppur con nette variazioni da un dialetto all'altro: bolognese śbdèl (ospedale), bdòć (pidocchio), e dscårrer (discorrere, usato nell'accezione di parlare), ma piacentino uspedäl, piöcc' e discurr.

EsempiModifica

ItalianoModifica

Il corvo aveva rubato da una finestra un pezzo di formaggio; appollaiato sulla cima di un albero, era pronto a mangiarselo, quando la volpe lo vide; era davvero affamata. (Fedro)

BologneseModifica

Al côrv l'avêva rubè da una fnèstra un pzulén ed furmâi; apugè in vàtta a un âlber, l'êra drî par magnèrel, quand la våulp al le vésst; l'avêva pròpi una gran sghéssa.

Centese (variante del dialetto bolognese parlato nella città di Cento)Modifica

Al côrv l avîva rubè un pcŏn d furmâi da na fnèstra; pugè in vĕtta a 'n âlbar, l îra prónti par magnèrel, quand la vŏulp al la vdé; l'avîva na fâta sghéssa.

Casumarese (al confine tra Cento, Bondeno e Finale)

'Na curnàcia l'éva rubà 'n pzulìn 'd furmàj d'in vét'a 'na fnèstra; pugiàda ssóra 'n'àlbar, l'éra lì lì par tacàr a magnàrssal, quant la vólp la l'à vista; la gh'éva 'na sghìssa! ('na fàm da òrb!)

Persicetano (variante del dialetto bolognese rustico occidentale parlato nel territorio di San Giovanni in Persiceto)

Al côruv l avîva rubè da una fnèstra un pzuléin ed furmâi; pugè in vatta a un âlbar, l îra drî par magnêral, quând la vòulp a li vdé; l'avîva pròpi una gran sghéssa.

FerrareseModifica

Al còrav l'eva rubà da na fnèstra uń còn ad furmaj; pugià sóra n'àrbur, l'era pront par magnàrsal, quànd la vòlp al l'ha vist; la l'gh'eva paréća fam.

ArgentanoModifica

Al còrv l'avéva ciavè da 'na fnèstra un còn ad furmài; pugè in vèta a 'n èrbul, l'ira dria magnèral, quènd la volp al la véd; l'ira purasè afamèda.

ComacchieseModifica

Al corv l'eva rubà da 'na fnastra un toch at furmaj; apugià at sauvra un erbal, l'ira praunt a magnersel, quand la vaulp là là vëst, l'ira propri (daveira) affamà.

MantovanoModifica

La curnàcia l'eva rubà da 'na fnèstra 'n tòch ad formàj; pustà insìma a 'na pianta, l'éra prunt par magnàrsal, quand la vulp la l'à vist; la gh'eva propria fàm.

Guastallese e zone limitrofe (nord della provincia di Reggio E. al confine con il Mantovano)Modifica

Al curnàc l'ava ciavà da 'na fnèstra un tòch ad furmài; pustà insìma a 'n arbul (a 'na pianta), l'éra prunt par magnàral, quand la vulp a 'l a vist, la gh'ava fam dimóndi (propia fam).

Casalasco e Viadanese (zone al confine tra Cremonese, Mantovano e Parmigiano)Modifica

Al curnàc l'áva rubá da 'na fnëstra ‘n tòch ad furmàj; pugiá insìma a ‘na piánta, l'éra bèla lé prùnt par mangiál, quánt la (v)ulp al la vët; la gh'áva pròpia fàm.

ParmigianoModifica

Al cornaciò l'äva robè da 'na fnéstra un tòch äd formàj; pozè insimma a 'na pianta, l'éra lì lì par magnärsol/magnärsel, quand la volpa l'al vèdda; la gh'äva fama dabón.

(Valtaro / Valceno) El crôvu l'ava rôoba da na fenèstra 'n toccu de furmaju; l'era a pulà insümma a na pianta e l'era a dré a manjalu quande na vurpe u l'ha vüstu; a g'ava famme daboun

PiacentinoModifica

Al cròv l'äva rubä da 'na finestra (anche: fnestra) un toch ad furmäi; pugiä insima (anche: insüma) a una pianta (anche: un ärbul), l'era lé (anche: lì) par mangiäl, quand la vulp al l'ha vist; la gh'äva dabon fam a bota (anche: a bota fam).

BobbieseModifica

U cróv l'èva rôbè da ona fnèstra on tòch ad furmài; pugiè en sìma a ona piànta, l'éra prònt par mangièsõl, quànd ra vùlp a l'ha vìst; a gh'èva propi ona fàm da lù.

PaveseModifica

Al crov l'aviva rubà da una finestra un toch ad furmàg'; pugià in s'la sima d'un'àlbra (d'una pianta) l'era lì par mangiàsal, quand la vulp al l'hà vist; la gh'aviva propi fàm (la gh'aviva dabón fàm).

ReggianoModifica

Al crōv l'îva rubée da 'na fnèstra un pcòun ed furmâj; pularê in sém'a un êlber, l'éra lé lé per magnêrel, quànd la vòulpa al vèd; la gh'îva prôpria fàm.

ModeneseModifica

Na curnàçia négra l'ìva purtèe via da óna fnèstra un pcòun ed furmàj; pugèda inséma a óna piànta, l'éra pròunta per magnèrsel, quànd la vólpa la-l'ha vésta; la gh'ìva 'na fàm òrba.

CarpigianoModifica

Al corev l'iva ciavè da 'na fnèstra un p'caun 'd furmai; pugè insìma a n'élber l'éra prount per magnèrel quand 'na volpa l' al véd; la gh'iva dimòndi fam.

Finalese e zone limitrofe (al confine tra Modena e Ferrara)Modifica

Al còrav l'iva rubà da na fnestra un pcon ad furmaj; pugià in vetta a n'albar, l'era pront a magnarsal, quand la volp all'ha vist; la gh'iva propria fàm.

Bondenese (variante del ferrarese)Modifica

Na curnacia l'eva rubá da na fnestra un pcòn ad furmai, pugiada ad sora a n'arbul l'era pronta par magnarsal quand la volp la l'ha vista, la gh'eva dimondi fam.

MirandoleseModifica

La curnàccia 'l iva rubâ da na fnèstra un pcón ad furmài; pugiâ inzimma a 'n àrbul, 'l éra prónt a magnàr-s-al, quànd la vólpa la 'l à vdû; la gh'iva pròpia fam.

Villafranca, Massa e CarraraModifica

Al crou i'eu rubà da 'na fnestra 'n toc ad formadj; asdà an cima a 'na pianta, i'er pront à mandjarsal, quand 'na gorpa la l'ha vist; l'agheu propri fama.

TortoneseModifica

Ar cròv l'aviva rubà da 'na fnèstra un tòc ad furmagg; pugiá in s'ra sima d'una pianta, l'era li per mangiàl, quand la vulp u' l'ha vist; la gh'aviva propi fam.

Produzione audiovisivaModifica

MusicaModifica

Alcuni brani folk rock e pop di diversi autori hanno raggiunto in Italia una popolarità nazionale seppur cantati in emiliano. Il dialetto modenese è stato utilizzato per la prima volta da Pierangelo Bertoli, successivamente da Francesco Guccini e infine dai Modena City Ramblers. In bolognese Andrea Mingardi ha inciso l'album Ciao Ràgaz. Qualche canzone in reggiano è stata pubblicata dagli Üstmamò. Daniele Ronda ha invece fatto ricorso al piacentino.

CinemaModifica

L'unico film interamente girato in una varietà emiliana è L'uomo che verrà di Giorgio Diritti, che fa ricorso al dialetto bolognese nella sua versione originale.

Quadro legislativoModifica

L'emiliano si deve ritenere una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali o minoritarie che all'Art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue [...] che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato". La Carta europea per le lingue regionali o minoritarie, approvata il 25 giugno 1992 ed entrata in vigore il 1º marzo 1998, è stata firmata dall'Italia il 27 giugno 2000 ma non è ancora ratificata. Lo Stato italiano dunque non riconosce i locutori dell'emiliano come minoranza linguistica.

La regione Emilia-Romagna predispose una legge per la "Tutela e Valorizzazione dei dialetti dell'Emilia-Romagna", la "Legge Regionale 7 novembre 1994, n. 45"[32] che però fu abrogata nel dicembre del 2013[33]. A luglio 2014 il consiglio regionale ha votato all'unanimità una nuova legge per la conservazione e la trasmissione del patrimonio dialettale[34].

Al di fuori dell'Emilia-Romagna, invece, le varietà emiliane non sono riconosciute come tali e vengono annoverate tra quelle lombarde o piemontesi nel quadro della legge della Regione Lombardia per le politiche culturali [35] e dalla quella della Regione Piemonte per la valorizzazione e tutela degli idiomi parlati nel proprio territorio di competenza[36].

NoteModifica

  1. ^ (EN) Documentation for ISO 639 identifier: EGL, SIL. URL consultato l'8 novembre 2018.
    «Identifier: EGL - Name: Emilian - Status: Active - Code set: 639-3 - Scope: Individual - Type: Living».
  2. ^ (EN) Emilian, Multitree. URL consultato il 21 gennaio 2019.
  3. ^ (EN) Emilian, Ethnologue. URL consultato l'8 novembre 2018.
  4. ^ (EN) Emiliano, Glottolog. URL consultato l'8 novembre 2018.
  5. ^ (EN) Index to languages and speech communities (PDF), Linguasphere. URL consultato l'8 novembre 2018.
  6. ^ cfr. Loporcaro, 2013, 5
  7. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  8. ^ A. A. Sobrero, A. Miglietta, Introduzione alla linguistica italiana, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006
  9. ^ C. Grassi, A. A. Sobreto, T. Telmon, Inroduzione alla dialettologia italiana, Editori Laterza, Roma-Bari, 2003
  10. ^ Fabio Foresti, Aree linguistiche. Emilia e Romagna in Holtus, Metzeltin e Schmitt, 1998, pag 569-93
  11. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 30 luglio 2014.
  12. ^ Giuseppe Bellosi, Gianni Quondamatteo, Le parlate dell'Emilia e della Romagna, Edizioni del Riccio, Firenze, 1979, pag. 9
  13. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo italici, su archive.org. URL consultato il 7 gennaio 2015.
  14. ^ Daniele Vitali, Dialetti delle Quattro province, Dove comincia l'Appennino. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  15. ^ "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  16. ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
  17. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia,Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
  18. ^ Loporcaro Michele, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
  19. ^ Carta del Pellegrini Archiviato il 7 maggio 2016 in Internet Archive.
  20. ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell'Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
  21. ^ Introduzione alla dialettologia italiana, Grassi C. - Sobrero A. A. - Telmon T., Editori Laterza, Roma-Bari, 2003, pag. 57
  22. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 12 febbraio 2014.
  23. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti Gallo-italici, su archive.org. URL consultato l'11 maggio 2014.
  24. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 1
  25. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 2 giugno 2016.
  26. ^ Giuseppe Bellosi, Gianni Quondamatteo, Le parlate dell'Emilia e della Romagna, Edizioni del Riccio, Firenze, 1979, pagg. 9-10
  27. ^ Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2006, pag. 96
  28. ^ Francesco Lorenzo Pullè, Profilo antopologico dell'Italia, Firenze, 1898
  29. ^ Eusebio Meschieri, Nuovo volabolario mirandolese-italiano, Imola, 1932, pag. XIII
  30. ^ G. Bertoni, Il dialetto di Modena, Torino, 1905
  31. ^ Schwa finali sull'appennino emiliano: il vocalismo del dialetto di Piandelagotti Archiviato il 17 giugno 2015 in Internet Archive.
  32. ^ Legge Regionale 7 novembre 1994, n. 45[collegamento interrotto], Bollettino Ufficiale Regionale n. 120 dell' 11 novembre 1994.
  33. ^ Regione, Mezzetti: Abrogata una legge, ma continuiamo a valorizzare i dialetti, Reggio24ore
  34. ^ I dialetti tutelati per legge, Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 30 luglio 2014.
  35. ^ Legge regionale 7 ottobre 2016 - n. 25 Politiche regionali in materia culturale - Riordino normativo, Regione Lombardia. URL consultato il 27 aprile 2018.
  36. ^ Minoranze linguistiche e storiche, Regione Piemonte. URL consultato il 27 aprile 2018.

BibliografiaModifica

  • Pietro Mainoldi, Manuale dell'odierno dialetto bolognese, Suoni e segni, Grammatica - Vocabolario, Bologna, Società tipografica Mareggiani 1950 (Rist. anast.: Sala Bolognese, A. Forni 2000)
  • Fabio Foresti, Bibliografia dialettale dell'Emilia-Romagna e della Repubblica di San Marino (BDER), Bologna, IBACN Emilia-Romagna / Compositori 1997
  • E. F. Tuttle, Nasalization in Northern Italy: Syllabic Constraints and Strength Scales as Developmental Parameters, Rivista di Linguistica, III: 23-92 (1991)
  • Luigi Lepri e Daniele Vitali, Dizionario Bolognese-Italiano Italiano-Bolognese, ed. Pendragon 2007
  • Giorgio Rinaldi, Leggere e scrivere in dialetto modenese, ed. Il Fiorino, 2017

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