Dialetto palermitano

Palermitano
Paljaimmitanu
Parlato inItalia Italia
RegioniCittà metropolitana di Palermo
Locutori
Totale~706 mila[senza fonte]
Tassonomia
FilogenesiIndoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Romanze occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lingua siciliana
         Dialetto siciliano occidentale
          Dialetto palermitano
Codici di classificazione
ISO 639-2pal (Lingue romanze)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 1
Tutti l'òmini nàscinu líbbiri e nnâ stissa manìera 'i l'àvutri pi ddignità e ddiritti. Iḍḍi ànnu ogn'unu u so cirivìeḍḍu pi raggiunari e ànn'a campàri unu cull’àvutru comu si ffussiru fràti râ stissa matri.

Il palermitano (paljaimmitanu) è un dialetto occidentale della lingua siciliana parlato nella città di Palermo, nelle sue frazioni ed in alcune aree della sua città metropolitana.

Influenze da altre lingueModifica

Dal punto di vista linguistico il palermitano differisce più o meno marcatamente dagli altri dialetti siciliani, soprattutto per quanto riguarda il tono e la glottologia. Il palermitano presenta una vasta gamma di parole di origine straniera.[senza fonte]

Parole di origine spagnola:[senza fonte]
  • palico = stuzzicadenti (da palillo)
Parole di origine araba:[senza fonte]
  • "burnia" = "barattolo" o "giarra", da "burnya"
  • "taliàri"= "guardare" da "tala'a´"
Parole di origine greca:
  • "babbaluci" = "chiocciola" (da "babaloukion")

Parole di origine inglese:

  • "tastari" = "assaggiare" (da "taste")

Espressioni e modi di dire[1]Modifica

Il palermitano è ricchissimo di espressioni e modi di dire talvolta molto complessi e coloriti, i quali fanno spesso parte integrante della conversazione, al punto di riuscire a comunicare un intero e complesso concetto o sensazione attraverso poche o addirittura singole parole. Difatti si sostiene che utilizzando le espressioni tipiche, il concetto venga espresso con maggior effetto all'interlocutore.

  • Cu va cu 'u zuoppu all'annu zuppichìa: "chi va con lo zoppo all'anno zoppica!" (indica di una persona che si fa corrompere da qualcun altro)
  • Sulità, santità, pani schìttu e libbeittà: "solitudine, santità, pane semplice e libertà" (frase che indica uno stato di modestia o semplicità ma di libertà)
  • Ccà ci vuoli un cutieddu e un cannavazzu: "qui servono un coltello ed uno straccio" (frase utilizzata in segno di minaccia)
  • Siemu muru muru cu' spitali: "siamo muro a muro con l'ospedale" (indica uno stato di fragilità delle cose; oppure il fatto di abitare in una casa vicino ad un ospedale. Lamenti, ambulanze, tristezza, confusione: una casa non ambita, che costa poco come affitto))
  • Cani ca 'un canusci patruni: "cane che non riconosce nessun padrone" (indica qualcuno che non dà retta a nessuno)
  • 'U miegghiu cavaddu azzuppò: "il migliore dei cavalli si è azzoppato" (per descrivere situazioni divenute sfavorevoli)
  • Sta quagghia 'un puotti vulari: "questa quaglia non è potuta volare" (per indicare un affare che non è andato in porto)
  • Già ca 'u petrusinu era bieddu, arrivù a atta e ci pisciò: "Non solo il prezzemolo era già appassito, è arrivato il gatto e ci ha anche urinato sopra" (ironicamente indica una cosa che di persè va male e si aggiunge ad essa un peggioramento)
  • Mi misi l'acqua rintra e u rubiniettu fuora : "Ho messo l'acqua dentro casa ed il rubinetto fuori" (indica che si è fatto un errore dannoso)
  • Cu vieni appriessu cunta i pirate: "Chi viene dietro conta i passi" (indica risolutezza, determinazione)
  • Unni cari 'u scieccu si susi: "Dove cade l'asino si rialza" (rappresenta la voglia di ricominciare a seguito di una battuta d'arresto)
  • 'U stiessu muoittu 'nsigna a chianciri: "Lo stesso morto insegna a piangere" (indica la capacità di reagire di fronte ad eventi inaspettati ed apparentemente insormontabili)
  • Murìu 'u cani: o la più arcaica forma "u lobbiru murìu", "È morto il cane" (descrive una situazione irrecuperabile, per la quale non c'è niente da fare)
  • Agnieddu e sucu e finìu 'u vattiu: "Agnello e sugo ed è finito il battesimo" (indica la fine di un evento, di una festa o uno spettacolo)
  • Quannu s'asciucanu 'i balati ra Vucciria: "Quando si asciuga il marmo (i banchi da lavoro) della Vucciria" (indica il fatto che un avvenimento non si realizzerà mai)
  • Chi bbuoi, a vutti china e a mugghieri 'mmriaca?: "Cosa vuoi, la botte piena e la moglie ubriaca?" (indica una situazione in cui qualcuno non si accontenta)
  • Cu si cùicca chi picciriddi si susi pisciato: "Chi dorme con i bambini si sveglia bagnato" (indica simbolicamente il rischio che comporta di avere a che fare con persone irresponsabili)
  • Ammuttari 'u fumu câ stanga: "Spingere il fumo con l'asta" (rappresenta lo svolgimento di un'azione inutile, irrilevante)
  • Falla cuomu vuoi siempri cucuzza è: "Preparala come preferisci ma sempre zucchina è" (indica che alcune situazioni non migliorano anche se le si osserva da un altro punto di vista)
  • Cumanna e vacci ma vacci ca to facci: "Comanda e vai ma vai con la tua faccia" (chi fa da se fa per tre)
  • Fimmini a vasari e babbaluci a sucari un ponnu mai saziari: "Femmine da baciare e lumache da risucchiare non possono mai saziare" (elogio della femminilità e dell'usanza di mangiare lumache in occasione della festività della patrona S.Rosalia)

NoteModifica

  1. ^ Modi di dire digilander.libero.it

Voci correlateModifica