Diegesi

narrazione indiretta; contrapposto a "mimesi"

La diegesi (dal greco διήγησις, 'narrazione', 'racconto', composto di διά, 'attraverso', e ἡγέομαι, 'condurre', 'guidare'[1], connesso al verbo διηγέομαι, '(io) descrivo (in dettaglio)'[2]) è, in narratologia, la rappresentazione narrativa, indiretta, di una vicenda. Il termine diegesi va inteso in opposizione alla mimesi, che è la rappresentazione recitata, diretta e incarnata di quello stesso contenuto di storia.[3]

Origine del termineModifica

Il termine è stato introdotto in narratologia da Gérard Genette, con riferimento all'uso che ne fanno Platone ed Aristotele.[3][4]

Platone, nel libro III della Repubblica (393d), parla della λέξις (lexis, 'parola', da intendere come opposta a λόγος, logos, 'ciò che viene detto') e sostiene che essa può essere mimesi (μίμησις, mimesis, 'imitazione') o diegesi, cioè mero racconto.[3][5]

In Aristotele (Poetica, 1448a), la mimesi è la rappresentazione diretta del contenuto narrativo (la fabula), che avviene tipicamente con il mimo, il teatro, la danza, dove i personaggi vengono presentati "in atto". La diegesi è invece messa da Aristotele in relazione al poema epico, forma narrativa in cui il contenuto narrativo viene rappresentato indirettamente, attraverso un narratore.[6]

«Aristotele ha parlato, per il teatro, di mimesi; e per l'epopea, forma narrativa fondamentale da lui presa in considerazione, di diegesi. In Aristotele la parola mimesi, 'imitazione', sottolinea l'illusione di realtà che ci danno gli attori in carne ed ossa rappresentando gli individui della finzione, prestando loro la propria voce e i propri gesti. Nel caso delle forme diegetiche, invece, le storie ci giungono per il tramite di un narratore, personalizzato o no.»

(Cesare Segre[7])

La concezione aristotelica della mimesi ha avuto grande influenza sulla storia della cultura occidentale e rinvia ad una arte che è sostanzialmente riproduzione artificiale (quindi, rappresentazione) di un modello da imitare, quello della realtà. Il piacere dello spettatore consisterebbe proprio nel riconoscimento di ciò che egli già conosce del mondo reale nel prodotto artistico. L'opposizione tra mimesi e diegesi (che risultano entrambe forme di riproduzione della realtà) va vista all'interno di questa concezione generale di mimesi come rappresentazione.[8]

Mimesi e diegesi, spettacolo e letteraturaModifica

Questa distinzione aristotelica viene fatta tradizionalmente coincidere con la coppia teatro o spettacolo in genere (mimesi) versus letteratura (diegesi)[6]. Così, ad esempio, un dialogo tra amici può essere messo in scena come a teatro, con due attori che simulano una situazione reale e incarnano un personaggio: gli avvenimenti vengono rappresentati come gesti, azioni e parole che il pubblico percepisce direttamente; in un testo di forma diegetica, invece, il dialogo viene riportato (narrato) da un terzo (un "io narratore" o un suo portavoce all'interno del testo).

(EN)

«Shakespeare does not stand reasoning on what his characters would do or say, but at once becomes them and speaks and acts for them.»

(IT)

«Shakespeare non si sofferma a ragionare su ciò che i suoi personaggi potrebbero fare o dire, ma d'immediato si muta in loro, e parla e agisce per loro.»

(William Hazlitt, Characters of Shakespeare's Plays New York, 1845, (Antony and Cleopatra, p. 64).[9])

Discorso diretto e indirettoModifica

La diegesi è associabile al discorso indiretto, come la mimesi al discorso diretto.[10]

Così, ad esempio, consideriamo una battuta dai Sei personaggi in cerca di autore di Luigi Pirandello:

«Il direttore di scena: Manca la Prima Attrice.»

L'autore del testo teatrale, il soggetto fondamentale dell'enunciazione, a parte alcune incursioni, risulta cancellato nella rappresentazione e può anche essere sconosciuto: "l'esposizione diegetica presa in carico dall'autore è assente" (Cesare Segre[7]).

Consideriamo la battuta pirandelliana riportata diegeticamente:

Il direttore di scena disse che la Prima Attrice mancava.

Questo è un frammento di discorso indiretto che narra la scena e implica un narratore. Il testo diegetico "rappresenta il racconto dei luoghi, delle vicende, dei fatti, dei personaggi e di tutto ciò il lettore deve sapere"[10].

Extradiegetico e intradiegeticoModifica

In letteratura il termine "extradiegetico" è riferito alla voce del narratore che si pone al di fuori e al di là dell'universo narrativo (la maggior parte dei testi narrativi è così, come nei Promessi Sposi); "intradiegetico" si riferisce alla voce del narratore che è dentro al testo (voce di secondo grado, racconto nel racconto, come l'allegra brigata di Boccaccio)[11].

CinemaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Diegesi (cinema).

Il concetto narratologico di diegesi è stato utilizzato ampiamente anche nel mondo del cinema, sia per indicare analoghi costrutti narrativi, sia per caratterizzare il commento musicale, che può essere "diegetico" (cioè far parte del mondo narrato e quindi udito dai personaggi) o "extradiegetico" (la colonna sonora vera e propria, di norma udita solo dal pubblico e non dai personaggi).

NoteModifica

  1. ^ Diegesi, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 3 febbraio 2021.
  2. ^ Henry George Liddell, Robert Scott, A Greek-English Lexicon, ad vocem.
  3. ^ a b c Beccaria, p. 237.
  4. ^ André Gaudreault, From Plato to Lumière: Narration and Monstration in Literature and Cinema, Toronto, Toronto University Press, 2009, Capitolo 4: "Early Narratology: Mimesis and Diegesis", pp. 38-51.
  5. ^ André Gaudreault, Mimésis et Diègèsis chez Platon, in Revue de Métaphysique et de Morale, 1989, pp. 79-92.
  6. ^ a b Roland Bourneuf e Réal Ouellet, L'universo del romanzo, Torino, Einaudi, 2000 [1972], pp. 20-21, ISBN 88-06-15440-0.
  7. ^ a b «Semiotica e teatro», in Versants : revue suisse des littératures romanes, 14, 1988.
  8. ^ Ferroni, p. XXVIII.
  9. ^ Citato in Platone, Repubblica, III.393d, perseus.tufts.edu, nota 1 al testo inglese.
  10. ^ a b Giuseppe Palazzo, «Mimesi e Diegesi. Narrazione e azione nel testo», in Il Sileno / Filosofi(e) Semiotiche, 1, 2014, ISSN 2279-7157.
  11. ^ Ugo Volli, Manuale di semiotica, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 77-78.

BibliografiaModifica

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