Dietro lo specchio (film 1956)

film del 1956 diretto da Nicholas Ray
Dietro lo specchio
Dietro lo specchio 1956.png
James Mason, Barbara Rush e Christopher Olsen in una scena del film
Titolo originaleBigger Than Life
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1956
Durata95 min
Generedrammatico
RegiaNicholas Ray
SoggettoBerton Roueché, Cyril Hume, Richard Maibaum
SceneggiaturaCyril Hume, Richard Maibaum
ProduttoreJames Mason
Casa di produzione20th Century Fox
Distribuzione in italiano20th Century Fox
FotografiaJoseph MacDonald
MontaggioLouis R. Loeffler
MusicheDavid Raksin
ScenografiaLyle R. Wheeler, Jack M. Scott
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Dietro lo specchio (Bigger Than Life) è un film del 1956 diretto da Nicholas Ray, ispirato a un fatto di cronaca riportato nel 1955 in un articolo del The New Yorker scritto da Berton Roueché e intitolato Ten Feet Tall.[1][2]

È stato presentato alla 21ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia il 1º settembre 1956.[3]

TramaModifica

Un rispettato insegnante di scuola e padre di famiglia viene ricoverato per una grave forma di arterite. I medici, per salvarlo, gli impongono una terapia farmacologica a base di cortisone.

Egli può così tornare a condurre una vita normale, ma i farmaci che assume (custoditi dietro lo specchio) gli procurano, come effetto collaterale, lo sviluppo di ossessioni e disturbi mentali, a spese della moglie e del figlio, che ne subiscono le bizzarrie.

CriticaModifica

«[Il film] è tutto incongruenze e sforzature tenute insieme e ricoperte da un disinvolto mestiere. Quando sta per scivolare nel grottesco (il sacrificio di Isacco) una mano lo ritira al decoro. Ma resta l'artificio, e come un gelo farmaceutico che impedisce anche nei momenti più drammatici una genuina commozione. James Mason, il protagonista, con cui sono Barbara Rush e Chris Olsen, s'adopera con intelligenza a dar vita a un personaggio costruito dal di fuori per ammonire sull'abuso dei medicinali ormonici, e in molti tratti ne fa davvero un autentico uomo, smarrito e sofferto. Gli applausi del pubblico sono meritatamente andati tutti a lui.»

(Leo Pestelli[3])

«È un tipico melodramma degli anni cinquanta, ma condito da un'ironia e da soprassalti irrealistici che hanno la firma del regista, acuto nel fare del suo eroe piccoloborghese con manie di grandezza un Napoleone in sella a un cavallo a dondolo»

(Il Morandini[2])

«Il film è un allucinante spaccato della piccola borghesia americana e delle sue velleità di rivalsa, anche se non raggiunge - per le notevoli pressioni censorie da parte delle organizzazioni mediche - uno degli obiettivi che si era preposto, quello di stigmatizzare la follia della "droga miracolosa" che stava contagiando l'America di quei tempi»

(Il Mereghetti - Dizionario dei film 2011)

NoteModifica

  1. ^ Roueché, Berton (1955), "Ten Feet Tall", The New Yorker; 10 settembre 1955, pp. 47-77.
  2. ^ a b Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini: dizionario dei film 2001, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5.
  3. ^ a b I guai del cortisone in un film americano, Leo Pestelli, La Stampa del 2 settembre 1956

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