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EtimologiaModifica

Il primo studioso ad introdurre il nome del genere (Digitalis) fu il botanico e fisico germanico Leonhart Fuchs (17 gennaio 1501 – 10 maggio 1566); il termine significa “ditale” e indubbiamente il fiore ricorda questo utile oggetto. In seguito fu il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (Aix-en-Provence, 5 giugno 1656 – Parigi, 28 dicembre 1708) ad elevare questo termine a valore di genere ed infine fu Carl von Linné a completare questo genere con una dozzina di specie.[2] Il termine specifico (lutea) significa giallo e deriva dal latino "lutum".[3][4]

Il nome scientifico della specie è stato definito da Linneo (1707 – 1778), conosciuto anche come Carl von Linné, biologo e scrittore svedese considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum - 1: 622"[5] del 1753.[6]

DescrizioneModifica

 
Il portamento
 
Le foglie
 
Infiorescenza
 
I fiori

Queste piante arrivano ad una altezza massima di 5 - 10 dm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia in generale sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e sono dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie.[2][7][8][9][10]

RadiciModifica

Le radici sono ramose, eventualmente con una parte ingrossata al centro (un rizoma orizzontale legnoso colorato di bruno scuro).

FustoModifica

Il fusto è eretto, verde, foglioso sotto l'infiorescenza e affusolato. È inoltre semplice (non ramificato) e ingrossato alla base.

FoglieModifica

Le foglie si dividono in:

  • foglie basali: sono semplici, picciolate, addensate in rosette, con una forme lineari-spatolate, acute all'apice e grossolanamente dentate sui bordi; dimensione delle foglie basali: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 9 – 14 cm;
  • foglie cauline: stessa forma delle basali ma progressivamente minori e sessili. La disposizione lungo il caule è alterno.

InfiorescenzaModifica

L'infiorescenza è formata da un folto racemo terminale bratteale (alla base di ogni pedicello è presente una brattea). La maggior parte dei fiori sono disposti in un senso (per torsione del pedicello), pochi altri in quello contrario. I singoli fiori sono inoltre penduli, questo per proteggere il polline e il nettare dalla pioggia, e distanziati (almeno quelli inferiori).

FioreModifica

I fiori sono ermafroditi, leggermente attinomorfi quasi zigomorfi, tetraciclici (composti da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo), pentameri (calice e corolla divisi in cinque parti).

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
X o * K (4-5), [C (4) o (2+3), A 2+2 o 2], G (2), capsula.[8]
  • Calice: il calice (gamosepalo) è diviso profondamente in cinque lacinie ovali-lanceolate; le divisioni arrivano fin quasi alla base del calice stesso. Dei cinque lobi quello posteriore è più stretto degli altri. Sul calice sono presenti dei peli ghiandolari. Dimensione delle lacinie: larghezza 2,8 mm; lunghezza 9 mm.
  • Corolla: la corolla, più sottile della specie simile (Digitalis grandiflora), è simpetala a forma sub-campanulata con fauci oblique ed ha il colore giallo chiaro con lievi nervature brune nella parte interna; nella zona dell'ovario è lievemente contratta e prende una forma più tubolare (è la parte che contiene il nettare). La corolla termina in cinque lobi non molto incisi e più o meno della stessa lunghezza; quello superiore è ricurvo, dentellato e più corto; mentre quello inferiore è più lungo degli altri (per questo può essere considerata debolmente bilabiata). La corolla nel suo interno è ricoperta di macchie (simili a quelle del leopardo) che nella fase finale dell'antesi s'inscuriscono; sempre nella parte interna della corolla sono presenti delle setole pelose. Dimensioni della corolla: larghezza 5 – 7 mm; lunghezza 16 – 19 mm.
  • Androceo: gli stami sono quattro (cinque in alcuni casi) didinami (due lunghi e due corti). Sono inclusi nella campana corollina e sono posizionati contro il lato posteriore o superiore della corolla. Le antere maturano prima dello stigma (Proterandrìa).
  • Fioritura: da giugno a luglio.

FruttiModifica

Il frutto è del tipo a capsula prolungata in un becco acuto e dall'aspetto peloso-ghiandoloso. All'interno sono disposte due logge a deiscenza “septicida” (ossia è un frutto che si apre per fenditure longitudinali) : vengono così dispersi al vento un gran numero di piccolissimi semi. La forma dei semi è angolosa con testa reticolata. Nella fruttificazione inoltre il calice è persistente.

RiproduzioneModifica

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama). Le antere maturano prima degli stigmi (potenzialmente è possibile quindi una autoimpollinazione), ma indubbiamente è anche chiaro che tutta la struttura del fiore è predisposta per favorire l'impollinazione entomofila soprattutto da parte dei calabroni.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitatModifica

 
Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[11] – Distribuzione alpina[12])

FitosociologiaModifica

Areale alpinoModifica

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[12]

  • Formazione: delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri;
  • Classe: Epilobietea angustifolii
  • Ordine: Atropetalia bella-donae
  • Alleanza: Atropion

Areale italianoModifica

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[13]

  • Macrotipologia: vegetazione forestale e preforestale
  • Classe: Querco roboris-Fagetea sylvaticae Br.-Bl. & Vlieger in Vlieger, 1937
  • Ordine: Quercetalia pubescenti-Petraeae Klika, 1933
  • Alleanza: Carpinion orientalis Horvat, 1958
  • Suballeanza: Laburno anagyroidis-Ostryenion carpinifoliae (Ubaldi, 1995) Blasi, Di Pietro & Filesi, 2004

Descrizione: la suballeanza Laburno anagyroidis-Ostryenion carpinifoliae è relativa a boschi sia mesofili che semimesofili misti di carpino nero, orniello, rovella e cerro su suoli poco profondi derivati dalle marne calcareo-arenacee della formazione dello Schlier e simili. La suballeanza si sviluppa nelle aree collinari e submontane dell’Appennino settentrionale e nelle aree a termotipo mesotemperato lungo tutta la catena appenninica (dall’Emilia Romagna alla Calabria).[13]

Specie presenti nell'associazione: Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Quercus cerris, Quercus pubescens, Acer opalus subsp. obtusatum, Acer campestre, Sorbus torminalis, Rosa canina, Sorbus aria, Laburnum anagyroides, Lilium bulbiferum subsp. croceum, Cornus sanguinea, Cornus mas, Crataegus monogyna, Lonicera xylosteum, Epipactis helleborine, Brachypodium rupestre, Sesleria autumnalis, Melittis melissophyllum, Campanula trachelium, Fragaria vesca, Helleborus bocconei subsp. bocconei, Sanicula europaea, Melampyrum italicum, Polypodium (gr. vulgare), Carex digitata, Bromus ramosus, Calamintha sylvatica, Bunium bulbocastanum, Euonymus latifolius, Epipactis helleborine, Hepatica nobilis, Lilium martagon, Tilia plathyphyllos, Sesleria italica, Lonicera xylosteum, Doronicum columnae.[13]

TassonomiaModifica

La famiglia di appartenenza (Plantaginaceae) è relativamente numerosa con un centinaio di generi, mentre il genere Digitalis comprende una ventina di specie di cui mezza dozzina sono presenti nella flora spontanea italiana.

La classificazione tassonomica della specie di questa voce è in via di definizione in quanto fino a poco tempo fa il suo genere apparteneva alla famiglia delle Scophulariaceae (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist); ora con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (classificazione APG) è stata assegnata alla famiglia delle Plantaginaceae; anche i livelli superiori sono cambiati (vedi il box tassonomico iniziale).

Questa pianta appartiene alla tribù delle Digitalideae (Dumort.) Dumort., 1829 (sottofamiglia Digitalidoideae (Dumort.) Luerss., 1882).

Il numero cromosomico di D. lutea è: 2n = 56.[14]

SottospecieModifica

Per questa specie sono riconosciute le seguenti sottospecie:[1][10][15]

Subsp. australisModifica

  • Nome scientifico: Digitalis lutea subsp. australis (Ten.) Arcang., 1882.
  • Nome volgare: digitale appenninica.
  • Descrizione:
- altezza della pianta: 5 - 9 dm;
- la forma della lama varia da lineare-spatolata (le foglie basali) a lineare-lanceolata e progressivamente ridotta (quelle cauline); i contorni sono appena dentellati; dimensione delle foglie basali: larghezza 1 - 2 cm; lunghezza 12 - 20 cm (dei quali 4 - 5 cm del picciolo); dimensione delle foglie cauline: quelle inferiori 1 - 8 cm, quelle superiori 0,3 - 2 cm;
- l'infiorescenza è unilaterale e compatta con i fiori contigui; lunghezza del pedicello: 2 mm;
- dimensione delle lacinie del calice: 1,5 x 5 mm;
- dimensione della corolla: 2 - 3 x 9 - 11 mm.
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Endemico).
  • Distribuzione: in Italia è una specie comune al Centro e al Sud (isole escluse).
  • Habitat: l'habitat tipico sono le radure boschive e i cedui.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino da 300 fino a 1.800 m s.l.m..

Altre sottospecieModifica

  • Digitalis lutea subsp. atlantica - Distribuzione: Marocco.
  • Digitalis lutea subsp. cedretorum Emb. - Distribuzione: Marocco.
  • Digitalis lutea subsp. transiens (Maire) Emb. & Maire, 1941 - Distribuzione: Marocco.

SinonimiModifica

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[1]

  • Digitalis acuta Moench
  • Digitalis aurea Desf.
  • Digitalis fontanesii Steud.
  • Digitalis guellii Sennen
  • Digitalis intermedia Pers.
  • Digitalis lutea var. media Wender.
  • Digitalis lutea var. minor Wender.
  • Digitalis lutea var. pubescens Bréb.
  • Digitalis media Roth
  • Digitalis nutans Gaterau
  • Digitalis obtusa Moench
  • Digitalis ornata Porta ex Huter
  • Digitalis parviflora Lam.

Sinonimi per la subsp. australis

  • Digitalis australis Ten.
  • Digitalis lutea var. micrantha (Roth ex Schweigg.) Lindl.
  • Digitalis micrantha Roth ex Schweigg.

Questioni scientificheModifica

I vari botanici si sono chiesti l'utilità delle macchie e delle setole pelose all'interno della corolla. Probabilmente le macchie hanno una funzione di guida alla ricerca del nettare da parte degli insetti pronubi; mentre la presenza delle setole pelose non trova tutti concordi in una univoca spiegazione (c'è chi dice che servano a tenere lontani certi insetti troppo piccoli, o chi al contrario che le setole servano come punto di appoggio).[2]

Altre notizieModifica

La digitale gialla minore in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Gelbert Fingerhut
  • (FR) Digitale jaune
  • (EN) Straw Foxglove

UsiModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Le foglie contengono glucosidi come la digitonina, la digitossina, la digitofillina e la digitalina, usate anche come principi attivi in farmacologia per la loro azione sul battito cardiaco e sulla pressione sanguigna.

NoteModifica

  1. ^ a b c The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-2768038. URL consultato l'11 agosto 2018.
  2. ^ a b c Motta 1960, Vol. 2 - pag. 15.
  3. ^ David Gledhill 2008, pag. 244.
  4. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato l'11 agosto 2018.
  5. ^ BHL - Biodiversity Heritage Library, su biodiversitylibrary.org. URL consultato l'11 agosto 2018.
  6. ^ The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato l'11 agosto 2018.
  7. ^ Kadereit 2004, pag. 394.
  8. ^ a b Judd et al 2007, pag. 493.
  9. ^ Strasburger 2007, pag. 852.
  10. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 2 - pag. 551.
  11. ^ Conti et al. 2005, pag. 87.
  12. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 212.
  13. ^ a b c Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org, p. Digitalis lutea. URL consultato l'11 agosto 2018.
  14. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato l'11 agosto 2018.
  15. ^ EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato l'11 agosto 2018.

BibliografiaModifica

  • Le specie botaniche del Piemonte a protezione assoluta - 2009, Regione Piemonte.
  • Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole, 1996.
  • Richard Olmstead, A Synoptical Classification of the Lamiales, 2012.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004.
  • Kadereit J.W, The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VII. Lamiales., Berlin, Heidelberg, 2004.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, p. 496, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • D. C. Albach, H. M. Meudt and B. Oxelman, Piecing together the “new” Plantaginaceae, in American Journal of Botany, vol. 92, nº 2, 2005, pp. 297-315 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2016).
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, ISBN 88-7621-458-5.

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