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Dilophosaurus wetherilli

specie di animale della famiglia Dilophosauridae
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Dilophosaurus
DilophosaurusROM1.JPG
Scheletro dell'olotipo, con teschio ricostruito sulla base del secondo esemplare, di Dilophosaurus, al Royal Ontario Museum
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Sauropsida
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine Theropoda
Famiglia † Dilophosauridae
Genere Dilophosaurus
Welles, 1970
Nomenclatura binomiale
† Dilophosaurus wetherilli
Welles, 1970
Sinonimi
  • Dilophosaurus breedorum
    (Welles & Pickering, 1999)

Dilophosaurus (il cui nome significa "lucertola dalle due creste"), chiamato comunemente in italiano dilofosauro, è un genere estinto di dinosauro teropode dilofosauride vissuto nel Giurassico inferiore, circa 193 milioni di anni fa (Sinemuriano), in quella che oggi è la Formazione Kayenta, in Arizona, Nord America. Dilophosaurus fu uno dei più grandi dinosauri predatori del suo tempo, con una lunghezza complessiva di 7 metri, e deve il suo nome ad un paio di creste parallele arrotondate sul cranio.

DescrizioneModifica

 
Dimensioni di D. wetherilli, in confronto ad un uomo. Ogni segmento della griglia rappresenta un metro quadro.

Dilophosaurus fu uno dei più grandi predatori del suo tempo. Un esemplare adulto poteva raggiungere anche i 7 metri (23 piedi) di lunghezza, per un peso di circa 400 chilogrammi (880 libbre).[1]

I denti di Dilophosaurus erano molto lunghi, ma relativamente sottili e non molto ampi alla base.[2] La dentizione dell'animale contava 12 mascellari e ben 18 denti mandibolari; i denti presenti sulla punta della mascella superiore erano più piccoli. Il secondo e il terzo dente anteriore presentavano delle dentellature, assenti nel quarto.[3] Un'altra caratteristica insolita del cranio era una profonda depressione tra la mascella e la premascella, rendendo il cranio di Dilophosaurus molto simile a quello degli spinosauridi. Questa "depressione" esiste in virtù di una debole connessione tra le ossa della premascella e della mascella.[4] La scatola cranica di Dilophosaurus è ben nota ai paleontologi, ed è significativo in quanto ha una caratteristica della parete laterale superiore che è assente nei ceratosauri.[3] Rispetto ai ceratosauri, l'espansione scapolare distale in D. wetherilli è unicamente rettangolare.[3] L'osso della coscia (femore) era più lungo della tibia.[3]

Uno studio condotto da Robert J. Gay (2005), confrontando vari esemplari, non si sono trovate tracce di dimorfismo sessuale tra i due sessi di Dilophosaurus, in quanto sia maschi sia femmine condividevano la stessa anatomia scheletrica.[5]

Secondo Rauhut (2000), Dilophosaurus può essere riconosciuto sulla base delle seguenti caratteristiche: l'osso lacrimale ha un ispessimento nella parte dorso-posteriore; le vertebre cervicali hanno lunghe spine neurali con un netto "cappuccio" al centro e processi anteriore e posteriore; la lama scapolare possiede un'espansione distale; la presenza di sottili creste nasolacrimali appaiate che si estendono verticalmente sul tetto del cranio, ognuna con una proiezione posteriore più sottile (Carrano, 2012).[3][6][7]

Creste cranicheModifica

 
Cranio di Dilophosaurus, all'American Museum of Natural History

La caratteristica più distintiva di Dilophosaurus è ovviamente la coppia di creste arrotondate parallele sul cranio, costituite da un'estensione delle ossa nasali e lacrimali. Queste strutture risultano essere fin troppo delicate per qualunque scopo, tranne che per la visualizzazione intraspecifica.[3][8] Dodson (1997) ha osservato che il Dilophosaurus fu il primo dinosauro a possedere delle creste craniche, che, in seguito, sarebbero state presenti in buona parte dei primi teropodi.[9]

La funzione delle creste del cranio di Dilophosaurus è stata oggetto di speculazione tra gli scienziati da quando sono state scoperte. Tradizionalmente, queste bizzarre strutture craniche (e le innumerevoli strutture ossee di altri numerosi generi) sono sempre state interpretate come strumenti per attirare i compagni e/o intimidire i rivali e potenziali predatori di altre specie. Padian, Horner e Dhaliwal (2004) sostengono, sulla base di un'analisi filogenetica istologica e prove funzionali, che queste bizzarre strutture erano probabilmente utilizzate per il riconoscimento di un singolo esemplare all'interno della specie.[10][11]

ClassificazioneModifica

 
Ricostruzione artistica[12]

La classificazione di Dilophosaurus è stata esaminata più volte nel corso degli anni ed il genere è stata assegnata a non meno di nove diversi gruppi di teropodi. Welles (1954) e la maggior parte delle successive analisi filogenetiche tra il 1980 e il 1990 hanno classificato questo genere come un grande coelophysoide all'interno del taxa dei Coelophysoidea.[8][13] Tuttavia, la maggior parte degli studi del XXI secolo fino ad oggi hanno provato che il Dilophosaurus e vari altri dilophosauridi sono più strettamente imparentati con i teropodi tetanuri che con i veri coelophysoidi.[14][15]

Il seguente cladogramma mostra l'analisi filogenetica dei teropodi e di Dilophosaurus, secondo gli studi di Hendrickx et al. (2015):[16]

Neotheropoda

Coelophysidae

Liliensternus

Zupaysaurus

Dilophosauridae

Dilophosaurus

Dracovenator

Averostra

Ceratosauria

Tetanurae

Cryolophosaurus

Sinosaurus

Monolophosaurus

Orionide

Storia della scopertaModifica

 
Dettaglio del campione olotipo, di Dilophosaurus

I primi esemplari di Dilophosaurus furono scoperti da Sam Welles nell'estate del 1942, nella Formazione Kayenta, in Arizona.[17] Il sito era stato trovato da un Navajo, Jesse Williams, nel 1940. I tre individui erano presenti, ma uno di questi fu esposto ad uno scavo utile. Due campioni sono stati ricondotti a Berkeley per la pulizia e il montaggio delle ossa, dal team di Wann Langston, formando l'olotipo UCMP 37302 (campione su cui si basa il nome), e un secondo scheletro, il paratipo UCMP 37303. L'animale fu chiamato Megalosaurus wetherilli da Welles, nel 1954.[18] Il nome specifico, wetherilli rende omaggio a John Wetherill, che avevano esplorato la zona del ritrovamento.[19]

Tornando alla stessa formazione, nel 1964, per determinare a quale periodo le ossa appartenessero, Welles trovò un nuovo campione, UCMP 77270, non lontano dal luogo del ritrovamento precedente. Sulla base delle doppie creste craniche conservati in questo nuovo esemplare per la prima volta nel nuovo scheletro, Welles comprese che la specie era significativamente diversa da Megalosaurus. Nel 1970, riclassificò in un nuovo genere l'animale, che chiamò Dilophosaurus,[2][18] dalle parole greche δι che significa "due", λόφος/lophos che significa "cresta" e σαυρος/sauros che significa "lucertola"; in tal modo il nome completo significa "lucertola dalle due creste".[19] L'evidenza disponibile suggerisce fortemente che il nuovo esemplare doveva essere l'olotipo di D. wetherilli e il secondo scheletro fossero degli esemplari più giovani.[3]

Nel 2001, Robert Gay ha riportato la scoperta di due, o forse tre, nuovi esemplari di Dilophosaurus wetherilli nelle collezioni del Museum of Northern Arizona. I campioni sono stati trovati nel 1978 nella Formazione Kayenta. Gay ha confrontato il campione con l'olotipo (UCMP 37302) provando che appartenevano allo stesso genere. Gay ha anche osservato che questo materiale è significativo in quanto comprende parti del bacino non conservate nell'olotipo o nell'esemplare di "D. breedorum" UCMP 77270.[2]

Gay ha riferito anche che alcuni elementi della collezione del Museum of Northern Arizona erano rappresentativi di un esemplare neonato (MNA P1.3181). L'esemplare in questione comprende un omero parziale, un perone parziale e un frammento di dente. L'esemplare neonato è significativo per diverse ragioni: in primo luogo, mostra i tassi di crescita dei primi dinosauri, e in secondo luogo, fornisce ai ricercatori l'opportunità di confrontare il tasso di crescita di Dilophosaurus con quelli di una specie correlate come Coelophysis che potrebbero fornire intuizioni sui tassi di crescita dei primi teropodi. Questo è anche il primo esemplare giovane del genere.[2]

Hu Shaojin (1993) assegnarono l'esemplare KMV 8701, a una seconda specie di Dilophosaurus, che chiamarono Dilophosaurus sinensis.[20] Questa specie è stata ritrovata nella Provincia di Yunnan, in Cina, nel 1987, con il prosauropode Yunnanosaurus huangi.[21] Rispetto al D. wetherilli, questa specie era più grande e più robusta. Lamanna et al. (1998b) hanno esaminato il materiale attribuito a D. sinensis provando che esso non è altro che un sinonimo di Sinosaurus triassicus.[22] Tale scoperta è stata confermata nel 2013.[23]

Nel 1999, fu coniata una terza presunta specie, D. breedorum, nome coniato da Samuel Welles per il campione UCMP 77270, raccolto nel 1964. Tykoski (2005) condussero un'analisi ontogenetica nella sua tesi e concluse che D. breedorum è solo un adulto di Dilophosaurus wetherilli.[24] Questo è stato il primo esemplare del genere che conservi una cresta cranica quasi completa.[25] Welles ha concluso che le differenze tra gli esemplari originali e UCMP 77270 giustificavano la denominazione in specie separate.[3][26] Questa specie non è stata ritenuta valida in altre recensioni del genere, che la vedono come un nomen nudum e/o come un sinonimo di D. wetherilli.[2][27]

PaleobiologiaModifica

 
Illustrazione del cranio D. wetherilli
 
Ricostruzione museale della testa di Dilophosaurus wetherilli

Il Dilophosaurus è considerato un bipede obbligato per la presenza di lunghi arti posteriori orientati verticalmente sotto il bacino, mentre gli arti anteriori erano brevi e non in grado di supportare una locomozione quadrupede. L'osso della coscia (femore) era più lungo di quello della gamba (tibia), il che suggerisce che l'animale fosse un corridore agile e veloce, come ci si aspetterebbe da un dinosauro predatore.[3]

Welles (1984) ha proposto che il Dilophosaurus fosse un animale gregario, che vivesse in piccoli gruppi, sulla base del fatto che la maggior parte degli scheletri sono stati ritrovati in aggregazione.[3] Tuttavia, Gay (2001) ha affermato che non vi sia alcuna prova di tale comportamento e ha osservato che le inondazioni, in quel periodo, erano piuttosto frequenti e che avrebbero potuto raccogliere materiale sparsi ed isolati da individui diversi e depositarli insieme nella stessa area.[2] Tuttavia, se la funzione delle creste fosse stata puramente di visualizzazione, avrebbe senso per questi animali vivere in piccoli gruppi sociali.[9]

AlimentazioneModifica

La presenza e la distribuzione dei punti di sutura non interdigitate nel cranio di alcuni gruppi di rettili, tra cui Dilophosaurus, è stata interpretata come indicazione alla presenza di un sistema di leve, guidata dai muscoli mascellari, come un aiuto alla predazione.[28] Welles (1984) ha respinto questa ipotesi ed ha interpretato la potenziale mobilità del cranio di Dilophosaurus come un segno di debolezza, e ha sostenuto che la libera connessione con la premascella, non avrebbe consentito la cattura e l'assoggettamento di una preda di grandi dimensioni.[3] Ciò ha condotto all'ipotesi iniziale che il Dilophosaurus fosse un saprofago, che si nutriva di carogne, poiché i suoi denti erano troppo deboli e sottili per abbattere prede di grandi dimensioni e le sue creste erano troppo fragili per essere coinvolte in uno scontro.[4] Di recente, alcuni ricercatori sostengono che il Dilophosaurus potrebbe essere stato un piscivoro. Le prove di tale comportamento sarebbero la scoperta di impronte di Eubrontes mentre nuotava, così come le somiglianze anatomiche del cranio con quello degli spinosauridi.[29]

CrescitaModifica

Tkach (1996) ha condotto uno studio sulla struttura ossea dell'esemplare tipo e ha concluso che Dilophosaurus wetherilli avrebbe avuto dei tassi di crescita di quasi 35 chilogrammi (77 libbre) nei primi anni di vita, il che riflette un tasso di crescita molto rapido.[30]

PaleopatologiaModifica

 
Patologie scheletriche del campione UCMP 37302

Uno dei campione di Dilophosaurus, mostra numerosi danni ossei causati da lesioni o da schiacciamento ad una vertebra, e un potenziale ascesso su un omero. Un altro esemplare possiede un omero sinistro insolitamente più piccolo del destro, un possibile esempio di "asimmetria fluttuante". L'asimmetria fluttuante deriva da disturbi dello sviluppo ed è più comune nelle popolazioni in condizioni di stress e può quindi dare informazioni circa la qualità delle condizioni in cui il dinosauro ha vissuto.[31]

Un altro esemplare di Dilophosaurus, dell'University of California Museum of Paleontology, etichettato come UCMP 37302, mostra i segni di ben otto diverse patologie alla cintura scapolare e agli arti anteriori, tra cui tre tumori ossei, alcune ossa rotte e altre guarite su entrambe le braccia, dita deformi e l'incapacità di utilizzare uno degli arti anteriori. Anche se non è certo, si ritiene che la maggior parte o tutte le lesioni di questo esemplare, siano state inflitte in uno scontro con un altro animale (forse un altro Dilophosaurus) o in un incidente. Tuttavia il teropode sembrerebbe essere sopravvissuto abbastanza a lungo da far guarire alcune delle sue ferite. Le patologie di questo incredibile esemplare sono state documentate sulla rivista PLoS One.[32]

In uno studio del 2001 condotto da Bruce Rothschild e altri paleontologi, sono state esaminate circa 60 ossa dei piede di cui alcune di Dilophosaurus in cerca di segni di fratture da stress, ma nelle ossa analizzate non se ne è trovata alcuna traccia.[33]

PaleoecologiaModifica

 
Replica del cranio e del collo di Dilophosaurus, al Royal Tyrrell Museum

I resti dell'esemplare tipo di Dilophosaurus wetherilli (UCMP 37302) e scheletro parziale UCMP 37303, sono stati recuperati nella Silty Facies, membro della Formazione Kayenta, nel nord-est dell'Arizona. I resti sono stati scoperti nel 1942 e nel 1964 dalle scisti blu e marroni depositatesi durante le fasi Sinemuriano-Pliensbachiano del Giurassico, circa 196-183 milioni di anni fa. Altri due esemplari assegnati a questo genere sono stati scoperti nella stessa formazione; uno nel 1982 (UCMP 130053) in un canale di arenaria e l'altro in un blocco di arenaria.[34]

La Formazione Kayenta fa parte del gruppo Glen Canyon, che comprende le formazioni non solo del nord dell'Arizona, ma anche le parti del sud-est dello Utah, il Colorado occidentale e il nord-ovest del Nuovo Messico. Si compone principalmente di due facies, una dominata da deposizioni limose e l'altra dominato da arenaria. La facies limacciosa si trova in gran parte in Arizona, mentre le facies di arenaria è presente nelle aree del nord dell'Arizona, nello Utah meridionale, nel Colorado occidentale e nel nord-ovest del Nuovo Messico. La prima formazione a depositarsi è stata la facies limacciosa in quanto parte di un sistema fluviale più lento più lento. La formazione pare essersi formata quando le dune, che sarebbero diventate il Navajo Sandstone, invasero la zona.[35] Una datazione radiometrica definitiva di questa formazione non è ancora stata fatta, e la correlazione stratigrafica disponibile si è basata su una combinazione di date radiometriche dei fossili dei vertebrati, sulla magnetostratigrafia e sulle prove del polline.[34] È stato ipotizzato che la Formazione Kayenta si sia depositata tra il Sinemuriano e il Pliensbachiano, del periodo Giurassico, circa 196 a 183 milioni di anni fa.[36]

 
Rappresentazione di ambiente Giurassico conservato presso la St. George Dinosaur Discovery Site, alla Johnson Farm, con un D. wetherilli in una posa di riposo simile ad un uccello[12]

La Formazione Kayenta conservava un piccolo ma crescente insieme di organismi. La maggior parte dei fossili provengono dalla facies limosa.[37] La maggior parte degli organismi noti finora sono vertebrati Gli organismi non-vertebrati includono la microbica o "alghe" calcari,[38] legno pietrificato,[39] impressioni di vegetali,[40] bivalvi d'acqua dolce e lumache,[35] ostracodi[41] e tracce fossili di invertebrati.[38]

I vertebrati sono conosciuti sia da fossili ossei sia da impronte fossili. I vertebrati noti da fossili ossei del corpo includono:[37] squali hybodonti, indeterminati pesci ossei, dipnoi[39], salamandre,[42] la rana Prosalirus, la caecilia Eocaecilia, la tartaruga Kayentachelys, un rettile sphenodonte, varie lucertole[43], diversi crocodylomorphi primitivi tra cui Calsoyasuchus, Eopneumatosuchus, Kayentasuchus e Protosuchus, lo pterosauro Rhamphinion e alcuni mammiferi tra cui Dinnetherium e un mammifero haramyide. Nella formazione erano presenti anche numerosi dinosauri: vi erano diversi teropodi tra cui Dilophosaurus, Kayentavenator[44], Coelophysis kayentakatae, e il teropode "shake N Bake "; tra gli erbivori vi erano il primitivo sauropodomorpho Sarahsaurus[45], un heterodontosauride e i dinosauri corazzati Scelidosaurus e Scutellosaurus. La formazione ospitava anche i sinapsidi tritylodontidi Dinnebiton, Kayentatherium e Oligokyphus.[43] La maggior parte di questi reperti provengono dalle vicinanze di Gold Spring, in Arizona.[37] Tracce fossili di vertebrati includono anche coproliti[38] e tracce fossili di terapsidi.[46]

Le esplorazioni del 1970 e del 1980 di James M. Clark, Farish Jenkins e David E. Fastovsky, la raccolta e l'analisi di William R. Downs hanno provato l'esistenza di diversi esemplari vertebrati. La Formazione Kayenta ha prodotto diversi luoghi di sepoltura di massa, tra le quali una che contiene i resti di tre taxa di coelophysoidi di diverse dimensioni del corpo, che rappresenta l'assembramento faunistico di ceratosauri meglio conosciuto.[47]

Altri resti assegnati a Dilophosaurus sono stati recuperati negli strati superiore della Formazione Dharmaram, in Andhra Pradesh, India. I resti sono stati scoperti nel fango indurito che è stato depositato durante il Sinemuriano del Giurassico, circa 196-189 milioni di anni fa. Gli stessi sedimenti contenevano anche i fossili di un coccodrillo, un sauropodomorpho e il sauropode Lamplughsaura.[48]

IcnologiaModifica

 
Impronta fossile assegnata a Dilophosaurus, a Red Fleet Dinosaur Tracks Park, Utah

Nella formazione Kayenta in Arizona, la stessa formazione che ha dato i campioni originali di questo genere, sono state ritrovate numerose tracce fossili classificate come Kayentapus hopii e Dilophosauripus williamsi, ma oggi normalmente attribuiti a Dilophosaurus, da Welles (1971). Questi ichnotaxa dispongono di una serie di impronte a tre dita che sono coerenti con le dimensioni e la forma dei piedi previsti per Dilophosaurus.[49] Nel 1991, lo specialista di impronte fossili Gerard Gierlinski ha riesaminate le tracce delle montagne di Santa Croce, in Polonia, e ha rinominato le tracce come Kayentapus soltykovensis, concludendo che la forma "dilophosaur" è stato il candidato più adatto per attribuire questi ichnotaxa.[50]

Altre impronte fossili, risalenti a 200 milioni di anni, nelle roccia sedimentaria, sono state assegnate a Dilophosaurus, sono state ritrovate nella Formazione Höganäs, a Vallåkra, Svezia, nel corso del 1970. Le impronte sembrano dimostrare che questi dinosauri vivevano in piccoli gruppi.[51] Impronte fossili assegnate a Dilophosaurus sono state scoperte anche a Sala, sempre in Svezia. Alcune impronte scoperte nella Formazione Höganäs, sono state assegnate all'ichnogenere Grallator (Eubrontes) cf. giganteus, scoperto negli strati risalente al Retico, e Grallator (Eubrontes) soltykovensis, che sono stati scoperti negli strati risalenti all'Hettangiano.[52] Alcune delle piste di impronte sono state portati nei musei, ma la maggior parte sono purtroppo scomparse a causa di inondazioni naturali.[53] Nel 1994, Gierlinski e Ahlberg assegnarono queste tracce, dalla formazione Hoganas, in Svezia, a Dilophosaurus.[54]

 
Tracce di impronte fossili assegnate a Dilophosaurus, a Glen Canyon National Recreation Area, USA

Gierlinski (1996) ha osservato alcune tracce piuttosto insolite associate ad una pista esemplare, della collezione presso il Museo Pratt, ad Amherst, Massachusetts. Il campione AC 1/7 rappresenta le tracce di un "dinosauro seduto", realizzato quando un dinosauro si ha appoggiato il suo corpo a terra, lasciando l'impressione della pancia tra una coppia di impronte di piedi. Alcune tracce associate ad AC 1/7 sono stati interpretati da Gierlinski come delle impronte di piume, suggerendo che il Dilophosaurus fosse un dinosauro piumato.[54] Tuttavia, un'ulteriore analisi ha dimostrato, che le linee che sembravano piume erano in realtà solo crepe di fango dove l'animale si adagiò. Anche se questo non esclude la possibilità che il Dilophosaurus fosse ricoperto anche solo in parte da piume, non vi è alcuna prova a sostegno di ciò, il che la rende solo una speculazione.[55]

Le tracce fossili di Eubrontes e Gigandipus, dal Connecticut River Valley, ritrovate sia in Connecticut sia nel Massachusetts, sono state spesso attribuite a Dilophosaurus,[56][57] sebbene non siano mai stati ritrovati resti ossei fossili di Dilophosaurus, associati con le impronte. Le dimensioni e la forma suggeriscono che sono state fatte da un teropode lunga circa 6 metri (20 piedi), simile alla taglia di Dilophosaurus, suggerendo le impronte appartengano a Dilophosaurus o un parente stretto. Due impronte simili, chiamate Anchisauripus e Grallator, sempre ritrovate nella Connecticut River Valley, sono state spesso attribuite a Dilophosaurus o ad un suo parente più piccolo, come Podokesaurus e Coelophysis.[56]

Nella cultura di massaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dinosauri nella cultura di massa § Dilophosaurus.

Il Dilophosaurus deve la sua fama grazie alla sua apparizione nel romanzo di Michael Crichton Jurassic Park (1990) e nel suo adattamento cinematografico (1993). Tuttavia il Dilophosaurus del film e del romanzo è notevolmente diverso: nel libro, infatti, ha la capacità di sputare veleno alle vittime, accecandole (se colpite agli occhi) o paralizzandole (molto simile a un cobra sputatore); nel film, oltre ad essere velenoso, possiede anche un collare di pelle retrattile intorno al collo (molto simile a quello del clamidosauro). È responsabile della morte di Dennis Nedry, attaccandolo mentre questi tentava di lasciare Isla Nublar. Nel film, Steven Spielberg ha inoltre ridotto notevolmente le dimensioni del Dilophosaurus a 3 piedi (0,91 metri) di altezza e 5 piedi (1,5 metri) di lunghezza, al fine di evitare confusioni con il Velociraptor del film.[58] Nonostante il grande successo che ebbe questa ricostruzione, non ci sono prove che sostengano la presenza di un collare di pelle o di uno sputo velenoso,[59] che sono state riconosciute da Crichton come licenza creativa.[60] Lo stesso Crichton, nel romanzo, spiega che nemmeno i biologi del Parco hanno mai sospettato che il Dilophosaurus fosse velenoso fino a quando non sono stati osservati degli esemplari dare la caccia a dei ratti mordendoli e aspettando che il veleno facesse effetto.

La sua apparizione cinematografica più recente è stata in Jurassic World, quarto capitolo della saga; appare per pochi secondi nel centro turistico ed è riprodotto come un ologramma al fine per distrarre un raptor che braccava i protagonisti.

Il successo derivato dalla ricostruzione di Spielberg, ha fatto si che il Dilophosaurus apparisse con questo aspetto in quasi tutte le sue apparizioni in film, serie tv e videogiochi, tra cui possiamo annoverare: Jurassic World, Jurassic Park: The Game, Ark: Survival Evolved, Primal Carnage e ne L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri (videogioco).

Le uniche apparizioni accurate di Dilophosaurus, si hanno nei documentari L'impero dei Dinosauri e nella serie Prehistoric.

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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