Diocesi di Falerone

Falerone
Sede vescovile titolare
Dioecesis Faleronensis
Chiesa latina
Arcivescovo titolareLuigi Bianco
Istituita1969
StatoItalia
RegioneMarche
Diocesi soppressa di Falerone
Eretta?
Soppressa?
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche

La diocesi di Falerone (in latino: Dioecesis Faleronensis) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

StoriaModifica

La città romana di Falerio Picenus, l'odierna Falerone, fu un'antica sede vescovile, attestata sul finire del V secolo nell'epistolario di papa Gelasio I (492-496).[1]

Durante il suo pontificato, papa Gelasio indirizzò una lettera a Respetto e Leonino, vescovi la cui sede episcopale non è menzionata, ma che probabilmente appartenevano al Piceno. Affidò loro l'incarico di indagare e di fare rapporto sul vescovo di Falerone, accusato dal suo arcidiacono Giovanni di essersi appropriato dei beni della Chiesa Falerionensis, donati con generosità dal suo predecessore, e di aver escluso i chierici che gli opponevano resistenza.[2] Questa lettera, pur non chiamandoli per nome, accenna a due vescovi di Falerio Picenus.

La lettera di papa Gelasio è l'unica testimonianza storica sull'esistenza della diocesi di Falerone. A questa sede sono attribuiti altri vescovi, che tuttavia appartengono alla sede di Faleri nel Lazio settentrionale. Secondo Duchesne questa sede scomparve in seguito all'invasione longobarda e il suo territorio dal VII secolo finì sotto l'amministrazione dei vescovi di Fermo.[3]

Dal 1969 Falerone è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Luigi Bianco, nunzio apostolico in Uganda.

CronotassiModifica

Vescovi residentiModifica

  • Anonimo † (prima del 492/496)
  • Anonimo † (menzionato nel 492/496)

Vescovi titolariModifica

NoteModifica

  1. ^ Kehr, Italia pontificia, IV, p. 146.
  2. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, pp. 1293 e 1893.
  3. ^ Les évêchés d'Italie et l'invasion lombarde, in «Mélanges d'archéologie et d'histoire», tomo 23, 1903, pp. 96-97.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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