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Nepi
Sede vescovile titolare
Dioecesis Nepesina
Chiesa latina
Sede titolare di Nepi
Vescovo titolare René Leigue Cesari
Istituita 16 febbraio 1991
Stato Italia
Regione Lazio
Diocesi soppressa di Nepi
Suffraganea di immediatamente soggetta alla Santa Sede
Eretta I secolo
Soppressa 11 febbraio 1986
aggregata alla diocesi di Civita Castellana
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
L'ex palazzo vescovile di Nepi.
Statua di san Tolomeo, ritenuto dalla tradizione primo vescovo della diocesi.
L'entrata della "grotta santa" del santuario di Santa Maria ad rupes, oggi patrona della diocesi di Civita Castellana.

La diocesi di Nepi (in latino: Dioecesis Nepesina) è una sede soppressa della Chiesa cattolica, oggi sede vescovile titolare.

Indice

TerritorioModifica

Alla vigilia della sua soppressione, il territorio della diocesi comprendeva tredici comuni a cavallo di due province laziali:

Sede vescovile era la città di Nepi, dove fungeva da cattedrale la chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Anastasia, oggi concattedrale della diocesi di Civita Castellana.

Nel 1980 le sedi unite di Nepi e Sutri comprendevano 38 parrocchie per poco più di 80.000 abitanti.

StoriaModifica

Secondo una passio, di poco anteriore all'XI secolo, a Nepi subirono il martirio Tolomeo, vescovo Pentapolis et Tusciae, e Romano, vescovo di Nepi, suo discepolo,[2] che furono sepolti in una catacomba di proprietà della matrona Savinilla. Questi due santi sono riconosciuti dalla tradizione come i protovescovi e patroni della diocesi di Nepi, benché i loro nomi siano «ignoti a tutte le antiche fonti martirologiche».[3]

La prima menzione della diocesi di Nepi si trova nel Liber pontificalis, nella biografia di papa Bonifacio I (418-422), in cui si accenna, secondo una delle redazioni del Liber, al trasferimento dell'antipapa Eulalio alla sede nepesina. Invece, la prima testimonianza storica dell'esistenza della diocesi è la partecipazione del vescovo Proiettizio al concilio romano indetto nel 465 da papa Ilario dove furono stabilite norme sulle ordinazioni episcopali e sulle nomine dei vescovi. All'epoca di Gregorio Magno, il vescovo Paolo fu nominato dal pontefice visitatore apostolico della sede di Napoli dopo la deposizione di Demetrio (591).

Probabilmente, verso la fine del V secolo, le sedi di Nepi e di Faleri furono per un certo momento unite; infatti, nel concilio romano indetto nel 499 da papa Simmaco Felice firma gli atti come episcopus ecclesiae Faliscae et Nepesinae.

La cattedrale diocesana era dedicata a Santa Maria Assunta e Sant'Anastasia e la diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede. «La sede episcopale ebbe una certa importanza nel Medioevo. In questo periodo sono stati vescovi di Nepi personaggi come Sergio (945), figlio di Marozia, detentrice dell'egemonia a Roma nei primi decenni del X secolo, e fratello di Giovanni XI; Alberto (1098), cardinale dell'antipapa Clemente III; Lituardo (1285-1297), rettore del Patrimonio[4]

La perdita d'importanza della città e la scarsità delle rendite della mensa vescovile, portarono alla decisione di papa Eugenio IV di unire le diocesi di Nepi e di Sutri con la bolla Sacrosancta Romana ecclesia del 12 dicembre 1435. Da questo momento e fino al 1986 inizia il percorso comune delle due diocesi, che mantennero tuttavia distinte giurisdizioni, curie e residenze vescovili.

Nel 1523 la sede di Nepi fu conferita in amministrazione apostolica al vescovo di Viterbo Egidio Canisio, ma alla sua morte nel 1532 le sedi di Nepi e Sutri tornarono all'unione con il vescovo Jacopo Bongalli. All'epoca del vescovo Pomponio Cesi, venne riscoperto il cimitero di Santa Savinilla, di origini antichissime, i cui scavi furono possibili proprio grazie ai finanziamenti del Cesi, che nel frattempo era divenuto cardinale. Tra il 1556 e il 1560 le sedi furono governate da Antonio Michele Ghislieri, futuro papa Pio V, uno dei massimi protagonisti della riforma cattolica post-tridentina; furono vescovi anche due nipoti del cardinale Giovanni Gerolamo Morone, e cioè Girolamo Gallarati (1560-1564) e Orazio Morone (1580-1603).

Il primo sinodo indetto per l'attuazione delle decisioni del concilio di Trento è quello celebrato nel 1565 dall'amministratore Tiberio Crispo; per l'occasione fu istituita una commissione di laici e di preti per la raccolta di fondi che permettessero il mantenimento di tutti i preti della diocesi di Nepi che giungevano in sede per il sinodo. I primi sinodi di cui si conservano gli atti sono quelli indetti da Orazio Morone nel 1583 per la diocesi di Nepi e nel 1602 per la diocesi di Sutri.[5] Si deve al vescovo Giulio Spinola (1670-1677) la fondazione del Monte di pietà di Nepi. All'epoca di Francesco Viviani, vescovo dal 1740 al 1746, fu istituito il seminario diocesano,[6] rifondato da Francesco Spalletti a metà del XIX secolo.

All'inizio del Settecento, per porre fine ai dissidi fra i capitoli delle due cattedrali di Nepi e di Sutri, la Congregazione del Concilio decretò che nelle diocesi ci fossero due vicari generali e che nelle bolle di nomina i vescovi avessero alternativamente il titolo di Nepi e Sutri e di Sutri e Nepi.

Alla fine del Settecento ripresero vigore la devozione e i pellegrinaggi al santuario di Santa Maria ad rupes a Castel Sant'Elia, fondato dai benedettini nel VI secolo, elevato da Pio X al rango di santuario pontificio e di basilica minore nel 1912.[7]

Durante il periodo napoleonico, il vescovo di Nepi e Sutri Camillo de Simeoni rifiutò di sottoscrivere il giuramento; fu di conseguenza imprigionato e deportato, mentre le sue diocesi vennero soppresse e aggregate alle diocesi di Civita Castellana e Orte. A Nepi un'insurrezione antifrancese fu repressa nel 1798 dall'incendio della città e dal saccheggio della cattedrale e del palazzo vescovile.

All'inizio del Novecento le due diocesi furono affidate al vescovo, francescano tedesco, Bernhard Joseph Doebbing, il quale, con lo scoppio della prima guerra mondiale, fu accusato da Il Messaggero di fare campagna antipatriottica per la vittoria della Germania. Il vescovo querelò il giornale, ma nel processo che ne seguì da accusatore finì per diventare un accusato; perse il processo e si ritirò nel convento di San Francesco a Ripa, dove morì il 14 marzo 1916.[8] Gli succedette Luigi Maria Olivares, salesiano ed ex parroco al Testaccio a Roma, proclamato venerabile da papa Giovanni Paolo II nel 2004.

Il 10 aprile 1976 Marcello Rosina, vescovo di Nepi e Sutri, fu nominato anche vescovo delle sedi unite di Civita Castellana, Orte e Gallese, unendo così in persona episcopi le cinque sedi della provincia viterbese.

In seguito alla soppressione dell'abbazia territoriale dei Santi Vincenzo e Anastasio ad Aquas Salvias, nel 1981 la parrocchia del comune di Monterosi entrò a fare parte della diocesi di Nepi.[9]

Il 21 marzo 1983 per effetto del decreto De animarum della Congregazione per i vescovi estese la sua giurisdizione alle parrocchie di San Michele Arcangelo a Capena, San Giacomo Maggiore Apostolo a Civitella San Paolo, Santa Maria della Consolazione o del Soccorso a Nazzano, che prima erano appartenute all'abbazia territoriale di San Paolo fuori le mura.

L'11 febbraio 1986[10] le diocesi di Nepi e di Sutri sono state soppresse e il loro territorio incorporato in quello della diocesi di Civita Castellana; contestualmente l'ex cattedrale di Nepi ha assunto il titolo di concattedrale della diocesi civitonica.[11]

Dal 16 febbraio 1991 Nepi è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica; l'attuale vescovo titolare è René Leigue Cesari, vescovo ausiliare di Santa Cruz de la Sierra.

Cronotassi dei vescoviModifica

Vescovi di NepiModifica

  • San Tolomeo ? †
  • San Romano ? †
  • San Milione ? †[12]
  • Romano II ? † (III secolo)[13]
  • Eulalio ? † (419 - 421 dimesso)[14]
  • Proiettizio † (menzionato nel 465)[15]
  • San Felice † (prima del 495 ? - dopo il 502)[15]
  • Paolo † (prima del 591 - dopo il 595)[15]
  • Grazioso I † (menzionato nel 649)
  • Teodato (o Teodoro) † (prima del 679 - dopo il 680)
  • Giorgio o Gregorio † (menzionato nel 721)
  • Giovanni I † (prima del 743 - dopo il 764)[16]
  • Poto (Fotone ?) † (menzionato ad aprile 769)
  • Celso † (IX secolo)[17]
  • Innocenzo † (menzionato nell'821)
  • Grazioso II † (menzionato nell'826)
  • Benedetto I † (menzionato nell'853)
  • Andrea † (menzionato nell'861)
  • Stefano † (prima dell'868 - dopo l'896)
  • Sergio † (prima del 945 - dopo il 955)[18]
  • Giovanni II † (prima del 963 - dopo il 993)[18]
  • Crescenzo I † (menzionato nel 1015)[18]
  • Raniero † (prima del 1024 - dopo il 1027)[18]
  • Crescenzo II † (menzionato nel 1042 ?)[18]
    • Alberto † (menzionato ad agosto 1098) (antivescovo)
  • Ottone † (prima di agosto 1099 - dopo il 1106)[19]
  • Benedetto II † (menzionato nel 1126)[18]
  • Rinaldo † (menzionato nel 1141)
  • Umberto, O.Cist. † (circa 1150 - ?)
  • Martino † (prima del 1178[20] - dopo il 1183)
  • Bernardo, O.Cist. † (menzionato a marzo 1186)
  • Gerardo † (prima del 1206 - dopo il 1210)
  • Pietro † (1212 - 1º giugno 1218 deceduto)
  • Anonimo † (1218 - ?)
  • Tommaso I † (menzionato nel 1253)[21]
  • Amato † (1º luglio 1256 - ?)
  • Guglielmo † (1259 - prima del 1262 deceduto)
  • Lorenzo † (prima del 1266 - 1276 deceduto)
  • Tommaso II, O.F.M. † (9 agosto 1278 - dopo il 1283 deceduto)
  • Lituardo Cervati † (29 luglio 1285 - 22 aprile 1298 nominato vescovo di Cagli)
  • Angelo, O.F.M. † (1º giugno 1298 - 8 giugno 1302 nominato vescovo di Rieti)
  • Paolo, O.F.M. † (31 agosto 1302 - 1317 deceduto)
  • Giovanni, O.F.M. † (28 febbraio 1317 - 1321 deceduto)
  • Gentile Bentivenga, O.P. † (2 ottobre 1321 - 1337 deceduto)
  • Giacomo Cancellieri † (20 aprile 1338 - 1357 deceduto)
  • Bonifacio Cetti, O.F.M. † (8 aprile 1358 - 1391 deceduto)
    • Luca Contraguerra, O.P. † (15 gennaio 1379 - ?) (antivescovo)
    • Pietro Scaglia, O.P. † (7 settembre 1391 - 1393 deceduto) (amministratore apostolico)
  • Sante † (29 ottobre 1393 - 1396 deceduto)
  • Pietro † (12 aprile 1396 - 1400 deceduto)
  • Jacopo Onomali-Palvisi † (5 luglio 1400 - ottobre 1400 deceduto)
  • Francesco † (20 ottobre 1400 - ?)
  • Pietro Dell'Orto † (20 aprile 1433 - 12 dicembre 1435 nominato vescovo di Montefiascone e Corneto)

Vescovi di Nepi e SutriModifica

Cronotassi dei vescovi titolariModifica

StatisticheModifica

Statistiche delle diocesi unite di Nepi e Sutri:

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 63.854 63.854 100,0 107 61 46 596 72 260 35
1970 69.232 69.279 99,9 86 48 38 805 66 313 37
1980 84.223 84.667 99,5 92 52 40 915 88 292 38

NoteModifica

  1. ^ Corrado Cavallo, Enrico Maria Doebbing: un francescano tedesco alla guida della diocesi di Nepi e Sutri alla vigilia della prima guerra mondiale, Centro di Ricerche per la Storia dell'Alto Lazio, 1, Manziana 2007, p. 17, nota 1. Integrato con il decreto De animarum della Congregazione per i Vescovi, AAS 75 I (1983), p. 523
  2. ^ Così i due santi sono ricordati nell'antico martirologio romano alla data del 24 agosto: Nepete sancti Romani, ejusdem civitatis Episcopi, qui, cum esset sancti Ptolomaei discipulus, fuit etiam in passione socius.
  3. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, pp. 531-532.
  4. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  5. ^ Luciano Osbat, La Diocesi e l'Archivio diocesano, Dispense ad uso degli studenti del Corso di laurea in scienze dei beni culturali (2014-2015), p. 16.
  6. ^ Osbat, La Diocesi e l'Archivio diocesano, p. 25.
  7. ^ AAS 4 (1912), pp. 553-555.
  8. ^ Corrado Cavallo, Enrico Maria Doebbing: un francescano tedesco alla guida della diocesi di Nepi e Sutri alla vigilia della prima guerra mondiale, Centro di Ricerche per la Storia dell'Alto Lazio, 1, Manziana 2007.
  9. ^ Bolla Abbatia SS. Vincentii et Anastasii, AAS 73 (1981), pp. 474-476.
  10. ^ Questa data è riportata dall'Annuario Pontificio, benché altre fonti abbiano la data del 15 febbraio.
  11. ^ Per espressa disposizione di papa Giovanni Paolo II, nell'Annuario Pontificio è fatta esplicita menzione dell'unione della sede nepesina con quella di Civita Castellana.
  12. ^ Santo completamente ignoto alle fonti del primo millennio; le sue reliquie sarebbero state trovate nel 1116 (Lanzoni).
  13. ^ La passione di Tolomeo e Romano indica il martirio dei due santi all'epoca dell'imperatore Claudio. Col tempo il loro martirio fu posto o sotto Claudio nel I secolo o sotto Claudio il Gotico nel III secolo, o sotto entrambi, con il conseguente sdoppiamento di Romano (Lanzoni).
  14. ^ Secondo una recensione del Liber pontificalis, l'antipapa Eulalio, dopo essere stato deposto dalla sede di Roma, fu fatto vescovo di Nepi; un'altra redazione dello stesso Liber pontificalis dice invece che fu relegato in Campania, dove morì. Le due redazioni sono inconciliabili e non è dato sapere con certezza la sorte di Eulalio. Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 532. Liber pontificalis, ed. Louis Duchesne, vol. I, Parigi 1886, p. 227 e nota 3 a p. 228.
  15. ^ a b c Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, 2 volumi, Roma 1999-2000.
  16. ^ Morì il 31 ottobre di un anno compreso tra il 764 e il 768 (Cappelletti).
  17. ^ Luigi Cimarra, L'epitaffio del v(ir) m(agnificus) Gregorius e di sua moglie Piperusa a Orte, in Biblioteca e Società, 2006, p. 16.
  18. ^ a b c d e f Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens…, pp. 258-259.
  19. ^ Secondo Schwartz il vescovo Offo, che prese parte alla consacrazione di papa Pasquale II nel 1099 è da distinguere da Otto, cardinale di Santa Pudenziana, che nel 1106 sottoscrisse un diploma del medesimo papa.
  20. ^ Kehr, Italia pontificia, II, p. 177, nº 4.
  21. ^ Eubel, Hierarchia catholica, II, p. XXXII.
  22. ^ Per breve tempo la diocesi di Nepi fu separata dalla diocesi di Sutri e conferita in amministrazione al vescovo di Viterbo. Egidio Canisio non fu vescovo di Sutri.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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