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Pergamo
Sede vescovile titolare
Dioecesis Pergamena
Patriarcato di Costantinopoli
Sede titolare di Pergamo
Mappa della diocesi civile di Asia (V secolo)
Vescovo titolare sede vacante
Istituita XVIII secolo
Stato Turchia
Diocesi soppressa di Pergamo
Suffraganea di Efeso
Eretta circa I secolo
Soppressa circa XV secolo
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
La cosiddetta Basilica rossa di Pergamo, antico edificio pagano convertito in basilica cristiana.
Tempio di Traiano a Pergamo.
Il martirio di sant'Antipa.

La diocesi di Pergamo (in latino: Dioecesis Pergamena) è una sede soppressa del patriarcato di Costantinopoli e una sede titolare della Chiesa cattolica.

StoriaModifica

Pergamo, nell'odierna Turchia, è un'antica sede episcopale della provincia romana di Asia nella diocesi civile omonima. Faceva parte del patriarcato di Costantinopoli ed era suffraganea dell'arcidiocesi di Efeso.

Pergamo fu sede di un'antica comunità cristiana, che risale agli albori del cristianesimo. Secondo la tradizione cristiana il primo vescovo fu san Caio, eletto dall'apostolo Giovanni come si evince dalla sua terza lettera (1-8), e che si vuole identificare con il Gaio citato nella lettera ai Romani (16,23) o con Gaio di Derbe menzionato negli Atti degli Apostoli (20,4).

Nel libro dell'Apocalisse la chiesa di Pergamo è una delle Sette Chiese dell'Asia a cui si rivolge l'apostolo Giovanni, per mettere in guardia contro le false dottrine che vi sono diffuse. Segno questo della vitalità ecclesiale e teologica della comunità di Pergamo alla fine del I secolo. Lo stesso testo dell'Apocalisse menziona Antipa, ricordato da Giovanni come il mio fedele testimone, messo a morte nella vostra città, dimora di satana (2,13).

Il Menologio greco, alla data del 13 ottobre, ricorda il martire Carpo, morto all'epoca delle persecuzioni sotto l'imperatore Decio.[1] Diversi sono i vescovi di Pergamo noti grazie alle fonti letterarie e sigillografiche; molti di questi presero parte ai concili ecumenici e alle altre grandi assisi di vescovi del patriarcato, mentre altri sono conosciuti grazie alla scoperta dei loro sigilli episcopali.

La diocesi è documentata nelle Notitiae Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli fino al XIV secolo.[2] A partire dal XIII secolo la diocesi passò al rango di arcidiocesi autocefala, documentata nel 1250, e poi a quello di sede metropolitana, attestata per la prima volta nel 1304.[3] Dopo che il territorio venne occupato prima dai Turchi selgiuchidi (1310) e poi dagli Ottomani (1341), la metropolia fu retrocessa al rango di semplice diocesi (1387).[4] Quando Tamerlano distrusse la città nel 1402, la diocesi fu di fatto soppressa e il suo territorio annesso a quello dell'arcidiocesi di Efeso.[5]

Il 19 febbraio 1922 il patriarca di Costantinopoli ristabilì le sedi di Pergamo e di Adramittio, unite con il nome di «metropolia di Pergamo e Adramittio». Primo e unico titolare di questa sede fu Alexandros Dilanas (1922-1924). Infatti a causa della guerra greco-turca (1919-1922) e dello scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia imposto dal trattato di Losanna del 1923, nel territorio della sede metropolitana non ci sono più cristiani ortodossi e di fatto la sede non è più attiva.[5]

Dal XVIII secolo Pergamo è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica; il titolo non è più assegnato dall'8 settembre 1994.

CronotassiModifica

Vescovi greciModifica

Vescovi titolariModifica

  • Johann Leopold von Gudenus † (19 ottobre 1711 - 17 marzo 1713 deceduto)
  • Łukasz Jacek Czermiński † (18 marzo 1715 - 1717 deceduto)
  • Johann Jakob von Mayr † (5 dicembre 1718 - 7 dicembre 1749 deceduto)
  • Karl Michael von Attems † (20 luglio 1750 - 18 aprile 1752 nominato arcivescovo di Gorizia)
  • Jakob Johann Joseph Wosky von Bärenstamm † (19 maggio 1753 - 3 dicembre 1771 deceduto)
  • Felice Antonio Bianchi † (15 aprile 1776 - 9 agosto 1778 deceduto)
  • Josephus Green de Saint-Marsault † (12 luglio 1779 - 2 settembre 1818 deceduto)
  • Fabiano Giuseppe Giacomo Luigi Galliani, O.F.M.Cap. † (2 ottobre 1818 - 2 gennaio 1830 deceduto)
  • Thomas Patrick Roger Foley † (19 novembre 1869 - 19 febbraio 1879 deceduto)
  • Giovanni Battista Nogall † (27 febbraio 1880 - 19 luglio 1899 deceduto)
  • Heinrich Vollmar † (9 novembre 1903 - 8 luglio 1915 deceduto)
  • Honoré-Paul-Emile Halle † (5 giugno 1916 - 23 giugno 1922 nominato arcivescovo titolare di Cabasa)
  • Edward Aleksander Władysław O'Rourke † (21 dicembre 1922 - 2 gennaio 1926 nominato vescovo di Danzica)
  • Fabio Berdini † (24 giugno 1926 - 2 marzo 1928 nominato arcivescovo titolare di Traianopoli di Rodope)
  • Gioacchino Bonardi † (25 maggio 1928 - 17 gennaio 1941 deceduto)
  • Giuseppe De Nicola † (3 ottobre 1941 - 6 settembre 1955 nominato arcivescovo titolare di Roina)
  • Pietro Severi † (31 luglio 1957 - 29 novembre 1966 nominato vescovo di Palestrina)
  • John Stock † (11 gennaio 1971 - 29 giugno 1972 deceduto)
  • John Michael Bilock † (1º marzo 1973 - 8 settembre 1994 deceduto)

NoteModifica

  1. ^ Lo stesso martire è ricordato nel Martirologio romano (13 aprile) come vescovo di Tiatira, non di Pergamo.
  2. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, indice p. 508, voce Pergamos.
  3. ^ Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, pp. 164-165 e 168.
  4. ^ a b c Voce Pergamus in Catholic Encyclopedia.
  5. ^ a b Kiminas, The ecumenical patriarchate…, p. 81.
  6. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, pp. 349-350.
  7. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, p. 237.
  8. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, p. 188.
  9. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, p. 797.
  10. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, p. 394.
  11. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, p. 519.
  12. ^ Destephen, Prosopographie du diocèse d'Asie, p. 103.
  13. ^ a b c d e Vitalien Laurent, Le Corpus des sceaux de l'empire byzantin, 5. L'Eglise, 3 volumi, Paris 1965-1972.
  14. ^ Jean Darrouzès, Listes épiscopales du concile de Nicée (787), in Revue des études byzantines, 33 (1975), p. 28.
  15. ^ Vizantijskij Vremennik 11 (1904), p. 478.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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