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Dipendenza da cannabis

uso continuato di cannabis, nonostante una compromissione clinicamente significativa, che va dal lieve al grave
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Dipendenza da cannabis
Specialitàpsichiatria
Classificazione e risorse esterne (EN)

La dipendenza da cannabis o disturbo da uso di cannabis è definito nella quinta revisione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) come l'uso continuato di cannabis, nonostante una compromissione clinicamente significativa, che va dal lieve al grave.[1]

La cannabis è una delle sostanze stupefacenti più utilizzate al mondo. Solo negli Stati Uniti, si stima che circa il 49% dei cittadini ne abbia fatto uso in qualche momento della vita.

Secondo il NIDA (National Institute of Drug Abuse, l’ente statunitense per lo studio degli effetti degli stupefacenti), circa il 9% degli individui che utilizzano per la prima volta cannabis ne diventeranno dipendenti, la percentuale si alza al 17% per chi inizia da adolescente e ancora di più dal 25 al 50% per chi la consuma giornalmente. Secondo il rapporto della Commissione Europea, solo "nel 2006, su un totale di 390 000 domande di trattamento (per abuso e dipendenza da sostanze, ndr), la cannabis costituiva il gruppo più numeroso (28 %) dopo i consumatori di eroina (34%)" prosegue inoltre "[...] è segnalata come sostanza principale da più del 30% dei pazienti in terapia in Francia, Ungheria e Paesi Bassi". Secondo questo rapporto i soggetti maggiormente dipendenti sarebbero uomini con una età media di 24 anni.[2] Negli Stati Uniti, a partire dal 2013, la cannabis è segnalata come la sostanza illecita più comunemente utilizzata da persone che entrano in un percorso di riabilitazione.[3] Simili tendenze si stanno riscontrando anche nel resto del mondo.

La domanda di trattamento per il disturbo da uso di cannabis è aumentato a livello internazionale dal 1995 al 2002 e ha subito un'ulteriore impennata negli ultimi anni, anche in Europa.[4]

Segni e sintomiModifica

Secondo il National Cannabis Prevention and Information Centre in Australia, un comportamento osservabile e indicatore di una dipendenza da cannabis è un aumento del tempo che la persona spende nel ricercare, nel consumare, nel parlare di cannabis anche attuando comportamenti insoliti o diventando nervoso/ostile se non riesce a soddisfare il bisogno della sostanza. In alcuni casi, va a ledere profondamente la vita del soggetto andando ad impegnare la maggior parte del tempo, generando problemi interpersonali e professionali e andando a compromettere la normale capacità di giudizio e autocontrollo. I soggetti potrebbero non riconoscere il problema o se ne sono consapevoli potrebbero non riuscire comunque a smetterne l’uso, anche percependone rischi e conseguenze.[5]

Alla sospensione di un utilizzo cronico di cannabis possono comparire sindromi d'astinenza. Anche se non medicalmente gravi, i sintomi di astinenza da cannabis possono presentarsi in circa la metà dei soggetti che ne cessano l’assunzione. Questi sintomi includono disforia (ansia, irritabilità, depressione, irrequietezza), disturbi del sonno, sintomi gastrointestinali, e diminuzione dell'appetito. La maggior parte dei sintomi iniziano durante la prima settimana di astinenza e si risolvono nel giro di poche settimane.[6]

Problemi di salute mentaleModifica

Il consumo di cannabis è associato a problemi di salute mentale, come i disturbi dell'umore, manifestazioni psicotiche e d'ansia.[6] Comorbidità psichiatriche sono spesso presenti in consumatori di cannabis, tra cui una vasta gamma di disturbi della personalità.[7]

Cause e caratteristicheModifica

La dipendenza è dovuta ad alterazioni del funzionamento di sistemi biologici e regolativi in risposta all’utilizzo prolungato di una sostanza. Queste alterazioni si localizzano sia a livello del sistema nervoso centrale che nel resto dell’organismo.

Esistono due tipi di dipendenza: quella di tipo fisico, che è la responsabile dei sintomi fisici di astinenza e che è dovuta al progressivo adattamento dei sistemi metabolici dell’organismo alle sostanze introdotte; la dipendenza di tipo psicologico che è invece causata dall’iperstimolazione dei centri di ricompensa del cervello e che è responsabile del desiderio della sostanza/comportamento disfunzionale ed è dovuta sia a fattori comportamentali (cioè il piacere e l’abitudine ricavati dal rituale del fumare e del contesto in cui avviene) che biologici (cioè alterazione della funzionalità cerebrale).

La dipendenza di tipo fisico si risolve autonomamente in pochi giorni ed è generalmente più semplice da trattare, specie nel caso della cannabis. Quella di tipo psicologico è invece più significativa e può richiedere maggiore impegno da parte del soggetto e un trattamento specializzato più prolungato.

Drug Dipendenza totale Piacevolezza Dipendenza psicologica Dipendenza fisica
Eroina 3.00 3.0 2.6 3.0
Cocaina 2.39 3.0 3.0 1.3
Tabacco 2.21 2.3 2.8 1.8
Barbiturici 2.01 2.0 2.2 1.8
Alcool 1.93 2.3 1.9 1.6
Benzodiazepine 1.83 1.7 2.1 1.8
Amfetamine 1.67 2.0 1.9 1.1
Cannabis 1.51 1.9 1.7 0.8
MDMA 1.13 1.5 1.2 0.7

La dipendenza da cannabis è direttamente correlata alla frequenza di utilizzo, all'uso prolungato e crescente, alla potenza della cannabis e cresce con l'uso di metodi di assunzione più efficaci, fattori che possono aumentare progressivamente la dipendenza.[8] L’assunzione di cannabis nei giovani, soprattutto in adolescenza, può avere ripercussioni anche gravi sullo sviluppo cerebrale potendo ledere le capacità cognitive ed influire sullo sviluppo di depressione e ansia non solo in età giovanile, ma perdurando anche nell'età adulta.[9]

Fattori di rischio e meccanismoModifica

La dipendenza da cannabis è più comune tra le persone che ne fanno uso massiccio. L'uso della marijuana può portare a tolleranza [3][10] e, in alcuni consumatori, a sintomi di astinenza nel caso in cui si cerchi di interrompere l'assunzione.[11][6] L'uso prolungato della marijuana produce sia cambiamenti farmacocinetici (di assorbimento, distribuzione, metabolismo ed escrezione) sia cambiamenti farmacodinamici (dell'interazione con le cellule bersaglio). Questi cambiamenti fanno si che il consumatore necessiti di dosi sempre più alte di farmaco per ottenere l'effetto desiderabile (tolleranza superiore), rafforzando i sistemi metabolici che arrivano ad eliminare in modo più efficiente il farmaco[12] e riducendo il numero recettori cannabinoidi nel cervello.[13] Questi effetti vanno a sommarsi, perché il consumatore cronico deve assumere la sostanza più frequentemente per superare la clearance accelerata, e deve assumerla anche a dosi più elevate per attivare i recettori rimasti.

I consumatori di cannabis hanno mostrato una ridotta reattività alla dopamina, suggerendo un possibile collegamento con la diminuzione del sistema di ricompensa del cervello e un aumento delle emozioni negative e della tendenza alla dipendenza.[14]

I consumatori di cannabis possono sviluppare tolleranza agli effetti del THC, fatto che è stato dimostrato nei soggetti adolescenti e negli animali.[15][16] I meccanismi che creano la tolleranza al THC implicano dei cambiamenti nella funzione dei recettori cannabinoidi.[15]

Alcuni fattori aumentano il rischio di sviluppare la dipendenza dalla cannabis; alcuni studi longitudinali hanno permesso ai ricercatori di tracciare le caratteristiche dello sviluppo sociale e psicologico associato all'uso della cannabis. Viene mostrato un aumento dei problemi associati dalla frequenza e dall'età in cui viene utilizzata la cannabis, e che i giovani sono i consumatori esposti al massimo rischio.[17]

In Australia, i principali fattori correlati ad un elevato rischio di sviluppare problemi in seguito all'uso di cannabis includono: utilizzo frequente in giovane età; disadattamento; sofferenza emotiva; cattive condizioni economiche; abbandono scolastico; affiliazione con i coetanei che utilizzano droga; allontanamento da casa in età precoce; fumatori; e facilità di acquisto alla cannabis. I ricercatori concludono che esistono prove evidenti che l'uso precoce della cannabis rappresenta un fattore predittivo della successiva dipendenza e che la predisposizione genetica svolge un ruolo nella tendenza all'uso massiccio della droga.[18]

Gruppi ad alto rischioModifica

In uno studio australiano alcuni gruppi sono risultati ad alto rischio di sviluppo di dipendenza da cannabis: gli aborigeni e gli abitanti delle isola dello Stretto di Torres (in Australia) e le persone che hanno problemi di salute mentale.[19]

I giovani sono maggiormente a rischio di dipendenza da cannabis sia a causa del precoce avvicinamento alle sostanze, e ai problemi successivi come la dipendenza, che a causa dei rischi associati all'uso della cannabis in età di sviluppo. Infatti, vi sono prove che l'uso della cannabis durante l'adolescenza, mentre il cervello sta ancora sviluppando, può avere effetti deleteri per lo sviluppo neurale e il funzionamento cognitivo.[19]

DiagnosiModifica

I disturbi derivati dall'uso della cannabis sono riconosciuti nella quinta versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5).[20][21] Negli Stati Uniti, l'adulto medio che necessita di trattamenti ha consumato la cannabis per un tempo di circa 10 anni quasi quotidianamente e ha tentato attivamente di smettere sei o più volte.[22]

TerapiaModifica

Non è stato trovato nessun farmaco efficace per la dipendenza da cannabis al 2019,[23] ma i modelli psicoterapeutici sono promettenti.[6]

In Australia, i metodi più frequenti di trattamento sono programmi a 12 passi, programmi di riabilitazione e servizi di disintossicazione, sia ospedalieri sia ambulatoriali.[24] Nei paesi europei che hanno raccolto dati tra il 1999 e il 2005, il numero di persone in cerca di un trattamento per l'abuso di cannabis è aumentato.[25]

Le opzioni nel trattamento per la dipendenza da cannabis sono meno rispetto a quelle per la dipendenza da oppiacei o da alcool. La maggior parte dei trattamenti rientra in terapie psicologiche o psicoterapeutiche, interventi farmacologici e di supporto o approcci ambientali.[18] La maggior parte degli utenti di cannabis che cercano aiuto lo farà dal loro medico generico piuttosto che nei centri per il trattamento degli abusi di droga.[26]

I medici scindono i consumatori casuali da coloro che consumano la cannabis in modo giornaliero, e quelli che la utilizzano più volte al giorno.[27] Le proprietà sedative e ansiolitiche del THC in alcuni consumatori potrebbero sfociare nel tentativo di auto-medicare i disturbi psichiatrici o della personalità con questa droga.[27]

Le ricerche riguardanti gli ostacoli nella terapia della dipendenza da cannabis citano spesso la mancanza di interesse per il trattamento, la mancanza di motivazione, la mancanza di strutture, i costi associati al trattamento e le difficoltà a soddisfare i criteri di ammissibilità nel programma.[28][29]

Terapia psicologicaModifica

La terapia psicologica include la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), la terapia motivazionale, la gestione della contingenza (CM), la psicoterapia espressiva (SEP), gli interventi sulla famiglia e i programmi a dodici passi.[6]

Programmi come Marijuana Anonimi, creati sul modello di Alcolisti Anonimi e Narcotici Anonimi, hanno mostrato pochi effetti benefici sulla riduzione del consumo di droga. Nel 2006 l'iniziativa Wisconsin Initiative to Promote Healthy Lifestyles, che promuove uno stile di vita sano, ha ideato un programma che aiuta i medici a identificare e affrontare problemi realativi all'uso della marijuana nei pazienti.[30]

Terapia farmacologicaModifica

Al 2019 non esistono farmaci approvati specificatamente nel trattamento dell'abuso di cannabis; la ricerca è focalizzata su tre approcci: ricerca di agonisti e antagonisti dei recettori endocannabinoidi e modulazione di altri sistemi di neurotrasmettitori.[6]

Il dronabinolo è un esempio di agonista che in alcuni casi ha ridotto i sintomi della sospensione e riduzione dell'uso della cannabis, imitando gli effetti dei cannabinoidi sul cervello e rappresentando perciò l’equivalente del metadone nella dipendenza oppiacei.[6]

Altre sperimentazioni hanno riguardato la modulazione del sistema della ricompensa: un piccolo studio ha dimostrato che entacapone è in grado di diminuire il desiderio di canna bis senza significativi effetti collaterali.[6] Anche l'acetilcisteina (NAC), un derivato aminoacidico, in opportuni dosaggi, si è dimostrata in grado di mitigare il desiderio di cannabis, probabilmente attraverso un meccanismo epigenetico; [6] L'atomoxetina non ha mostrato cambiamenti significativi nell'uso di cannabis e la maggior parte dei pazienti ha presentato reazioni avverse.[6] Il buspirone è una delle promesse per il trattamento della dipendenza; negli esperimenti ha mostrato di ridurre il desiderio, l'irritabilità e i sintomi depressivi.[6] Il divalproex, un altro farmaco indirizzato al sistema endocannabinoide, in seguito a degli studi si è dimostrato scarsamente tollerato e non ha mostrato una significativa riduzione dell'uso di cannabis.[6]

I sintomi depressivi, di ansia per la ricerca ossessiva della sostanza, possono poi essere trattati con altri farmaci comunemente utilizzati allo scopo come gli SSRI.

EpidemiologiaModifica

La cannabis è la droga illegale più comunemente usata in tutto il mondo.[23] Il 34,8% degli australiani dai 14 anni in sù hanno usato la cannabis una o più volte nella loro vita.[31] Negli Stati Uniti la percentuale sale al 42%.[11]

Negli Stati Uniti, la cannabis è la sostanza illecita più comunemente usata dalle persone ammesse nelle strutture di trattamento.[6] Il 16% dei consumatori si è recato in queste strutture autonomamente o sotto il consiglio della famiglia e gli amici.[32]

C'è un'alta prevalenza di uso della cannabis negli Stati Uniti e specie negli ultimi anni anche in Europa.[6] La dipendenza da cannabis si sviluppa nel 9% degli utilizzatori, dato significativamente inferiore a quello dell'eroina, cocaina, dell'alcol e degli ansiolitici,[33] ma leggermente superiore a quello della psilocibina, la mescalina, l’ecstasy o l'LSD.[2] I consumatori giornalieri sviluppano dipendenza nel 20-50% dei casi.[3]

RicercaModifica

La Columbia University, in collaborazione con l'Istituto Nazionale per l'abuso di droga (NIDA), ha intrapreso uno studio clinico che analizza gli effetti della combinazione dei farmaci sulla dipendenza da cannabis, per vedere se l'effetto della lofexidina in combinazione con il dronabinolo è superiore al placebo nel ridurre l'uso della cannabis.[34] Uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 60 anni che soddisfavano i criteri per la dipendenza da marijuana sono stati iscritti ai test di 12 settimane che è iniziato nel gennaio 2010.

Georgotas & Zeidenberg (1979) hanno condotto un esperimento in cui hanno somministrato una dose media giornaliera di 210 mg di tetraidrocannabinolo (THC), principio attivo della cannabis responsabile dei suoi effetti psicologici,[35] ad un gruppo di volontari durante un periodo di 4 settimane. Dopo la prova conclusa, i soggetti sono stati ritenuti "irritabili, non cooperativi, resistenti e talvolta ostili", e molti dei pazienti hanno sofferto di insonnia. Questi effetti sono probabilmente dovuti all'interruzione dal farmaco e sono perdurati per circa 3 settimane dopo l'esperimento.[36]

NoteModifica

  1. ^ National Institute on Drug Abuse, The Science of Drug Abuse and Addiction: The Basics, 2014.
  2. ^ a b AJ Budney, R Roffman, RS Stephens e D Walker, Marijuana dependence and its treatment., in Addiction science & clinical practice, vol. 4, nº 1, Dec 2007, pp. 4–16, DOI:10.1151/ascp07414, PMC 2797098, PMID 18292704.
  3. ^ a b c Borgelt LM, Franson KL, Nussbaum AM, Wang GS, The pharmacologic and clinical effects of medical cannabis (Review), in Pharmacotherapy, vol. 33, nº 2, February 2013, pp. 195–209, DOI:10.1002/phar.1187, PMID 23386598.
  4. ^ Substance Abuse and Mental Health Services Administration, Office of Applied Studies. (2003). Emergency department trends from the drug abuse warning network, final estimates 1995–2002, DAWN Series: D-24, DHHS Publication No. (SMA) 03-3780.
  5. ^ Alcohol vs Cannabis 2015, National Cannabis Prevention and Information. URL consultato il 17 aprile 2015.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n Danovitch I, Gorelick DA, State of the art treatments for cannabis dependence (Review), in Psychiatr. Clin. North Am., vol. 35, nº 2, June 2012, pp. 309–26, DOI:10.1016/j.psc.2012.03.003, PMC 3371269, PMID 22640758.
  7. ^ Alain Dervaux, Cannabis: Use and dependence, in La Presse Médicale, 12/12.
  8. ^ (EN) Carolyn Coffey, John B. Carlin e Michael Lynskey, Adolescent precursors of cannabis dependence: findings from the Victorian Adolescent Health Cohort Study, in The British Journal of Psychiatry, vol. 182, nº 4, 1º aprile 2003, pp. 330–336, DOI:10.1192/bjp.182.4.330. URL consultato il 3 novembre 2017.
  9. ^ George C Patton, Carolyn Coffey e John B Carlin, Cannabis use and mental health in young people: cohort study, in BMJ : British Medical Journal, vol. 325, nº 7374, 23 novembre 2002, pp. 1195–1198. URL consultato il 3 novembre 2017.
  10. ^ R. Andrew Sewell, James Poling e Mehmet Sofuoglu, THE EFFECT OF CANNABIS COMPARED WITH ALCOHOL ON DRIVING, in The American journal on addictions / American Academy of Psychiatrists in Alcoholism and Addictions, vol. 18, nº 3, 2009, pp. 185–193, DOI:10.1080/10550490902786934. URL consultato il 3 novembre 2017.
  11. ^ a b (EN) Adam J. Gordon, James W. Conley e Joanne M. Gordon, Medical Consequences of Marijuana Use: A Review of Current Literature, in Current Psychiatry Reports, vol. 15, nº 12, 1º dicembre 2013, pp. 419, DOI:10.1007/s11920-013-0419-7. URL consultato il 3 novembre 2017.
  12. ^ S. J. Watson, J. A. Benson e J. E. Joy, Marijuana and medicine: assessing the science base: a summary of the 1999 Institute of Medicine report, in Archives of General Psychiatry, vol. 57, nº 6, June 2000, pp. 547–552. URL consultato il 3 novembre 2017.
  13. ^ J Hirvonen, RS Goodwin e C-T Li, Reversible and regionally selective downregulation of brain cannabinoid CB1 receptors in chronic daily cannabis smokers, in Molecular Psychiatry, vol. 17, nº 6, 2012-6, pp. 642–649, DOI:10.1038/mp.2011.82. URL consultato il 3 novembre 2017.
  14. ^ Bertha K. Madras, Dopamine challenge reveals neuroadaptive changes in marijuana abusers, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 111, nº 33, 19 agosto 2014, pp. 11915–11916, DOI:10.1073/pnas.1412314111. URL consultato il 3 novembre 2017.
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Voci correlateModifica