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Dipignano
comune
Dipignano – Stemma Dipignano – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
SindacoGiuseppe Nicoletti (Lista civica "Dipignano prima di tutto") dal 10-06-2018
Territorio
Coordinate39°14′N 16°15′E / 39.233333°N 16.25°E39.233333; 16.25 (Dipignano)Coordinate: 39°14′N 16°15′E / 39.233333°N 16.25°E39.233333; 16.25 (Dipignano)
Altitudine720 m s.l.m.
Superficie23,37 km²
Abitanti4 351[1] (31-7-2017)
Densità186,18 ab./km²
FrazioniBasso, Capocasale, Cappuccini, Croce, Doviziosi, Laurignano, Brunetta, Molino Irto, Petrone, Pozzillo, Puzzillo, Santa Maria, Tessano
Comuni confinantiCarolei, Cosenza, Domanico, Mendicino, Paterno Calabro
Altre informazioni
Cod. postale87045
Prefisso0984
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT078049
Cod. catastaleD304
TargaCS
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantidipignanesi
Patronosan Nicola di Bari
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dipignano
Dipignano
Dipignano – Mappa
Posizione del comune di Dipignano all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Dipignano è un comune di 4.351 abitanti della provincia di Cosenza situato su un declivio alla destra del torrente Iassa, nell'alta Valle del Crati, a 12 km da Cosenza. È composto da 6 frazioni principali: Dipignano Centro, Dipignano Doviziosi, Dipignano Basso, Tessano, Laurignano e Molino Irto.

Presente ed attiva è la comunità valdese di Dipignano, concentrata in un antico nucleo abitativo chiamato Doviziosi, dove da pochi anni ha anche acquistato dalla Curia la chiesa intitolata a sant'Ippolito, restaurandola e adibendola a proprio luogo di culto.

Indice

Origini del nomeModifica

Secondo alcuni studiosi il nome del paese deriva dall'ebraico Di-biniam che ha il significato di "ricco di case" o "ricco di pigne". Secondo altri è in collegamento ad un nome prediale latino e significa "Terra di Depinius".

StoriaModifica

Tradizioni e folcloreModifica

La sagra del polentoneModifica

La sagra del polentone è una delle feste più importanti del paese e viene celebrata ogni due anni in settembre. La tradizione risale ad un evento storico del XVI secolo quando un gruppo di calderai di Dipignano, nell'anno 1571, giunse a Ponti. Al cospetto del Marchese Cristoforo del Carretto, noto per la sua cortesia e carità, i calderai dipignanesi chiesero asilo e dei viveri offrendo in cambio la loro maestria ed abilità nella preparazione di vettovaglie. Fu così che il Marchese diede loro un enorme paiolo promettendo loro di riempirlo di farina qualora fossero riusciti a ripararlo. Riusciti nell'impresa il nobile Cristoforo del Carretto mantenne la parola consegnando loro una ingente quantità di farina da polenta. I polentari pontesi di oggi fanno parte dei Maestri Polentari d'Italia. La tradizione della polenta è il motivo del gemellaggio dipignanese con Ponti.

La leggenda della Campana Santa

Attorno a quella che gli storici hanno giustamente definito "patria dei calderai", sonnecchia una campagna bellissima e piena di leggende, popolata di chiese colme di antico fascino, di luoghi incantati che parlano di artigiani del rame e di fonditori di campane, dove è possibile trovare i gioielli nascosti degli antichi borghi fatti con tre case ed un campanile. Ed è proprio dal campanile del Santuario del Santissimo Ecce Homo, che ha inizio la leggenda della campana santa, una delle tante storie di tradizioni popolari nascoste fra le pieghe della terra dipignanese. Nella penultima campata del campanile ci sono cinque campane montate su traliccio di ferro. La più grande di essa, dal peso di circa sette quintali, è stata rifusa nelle fonderie del quartiere Capocasale,nel 1920, dai fratelli Valentini di Dipignano e nel 1956 dai fonditori della celebre ditta Mannelli di Agnone (Campobasso).Il suo tocco è però dissimile da quello della campana madre originaria (dedicata Santa Maria degli Angeli), fusa nel 1633 da un tal "Marciano" e la tradizione orale dipignanese,fiorita sulla bocca del popolo, vuole che la stessa fosse stata posta al riparo sotto terra durante l'invasione della Calabria da parte dei Francesi di Gioacchino Murat. Passati i Francesi e tornati i Borboni, i dipignanesi cercarono in lungo e in largo la segreta dimora della campana. Nessun segno, nessuna traccia che potesse condurre al misterioso nascondiglio. Pregarono. Un Angelo comparve in sogno ad un tal Fra Ciccio e gli indicò il luogo dove giaceva la campana: "Sul monte, al centro di tre castagni secolari". Si snodò la processione con fiaccole e cilici. Fra Ciccio esausto chiamò la campana col nome di Maria: "Maria. Maria dove sei? Rispondici!". La campana rintoccò flebili lamenti. Il bronzo fu tirato fuori ma risultava danneggiato. Venne rifuso ma i suoi rintocchi non sono più quelli che un tempo invitavano i dipignanesi alle lunghe meditazioni e al tradizionale novenario che preparava alla Festa del 3 maggio in onore del Santissimo Ecce Homo. Si narra ancora che durante la serena morte di Fra Ciccio un angelo suonò alla "campana santa" i lenti tocchi dell'agonia.[1]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[2]

 

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2017.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.

Altri progettiModifica

www.dipignano.net

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN239629836 · LCCN (ENn95092992 · GND (DE4441179-0
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