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La foto mostra come vede un paziente affetto da diplopia

La diplopìa è un termine medico oftalmologico usato per descrivere la percezione doppia di un'immagine, in senso orizzontale e/o verticale. Le cause sono svariate e il medico oculista o l'ortottista può dire se riguarda un solo occhio (in tal caso di interesse neurologico) oppure entrambi (interesse ortottico-oculistico) e se la diplopia può essere transitoria o permanente.[1] Può essere studiata con il test di Hess-Lancaster.

Indice

CaratteristicheModifica

Le immagini provenienti dall'esterno cadono normalmente su punti retinici definiti corrispondenti dei due occhi. Si chiamano così perché ricevono i raggi luminosi dallo stesso punto dello spazio. Le immagini che si formano sulla retina non sono proprio uguali, dal momento che vengono percepite dai due occhi da posizioni leggermente differenti, ma se non sono troppo diverse la corteccia visiva riesce ad integrarle, e la sensazione è di ricevere una immagine stereoscopica, immagine che garantisce il senso della profondità.

Il meccanismo di fusione permette di far convergere gli occhi sui punti esterni di interesse e quindi tramite complicati processi neurologici la corteccia visiva integra le due immagini dei due occhi in una. Se il meccanismo di fusione viene a mancare, per difetti neurologici o muscolari, la corteccia visiva percepirà due immagini. In alcuni casi, come nei bambini strabici, una delle due immagini viene ignorata, con il meccanismo definito soppressione, che consente al cervello di evitare la confusione indotta dalla diplopia. Questo meccanismo, apparentemente positivo, comporta però l'insorgere di una ambliopia strabica, in cui l'occhio soppresso perde progressivamente acuità visiva.

EziologiaModifica

Tra le cause si possono rintracciare:[1]

  • traumatiche;
  • secondarie a edema della papilla, presente ad esempio nel coma cerebrale;
  • secondarie a neuropatie come ad esempio nella sclerosi multipla;
  • Strabismo.

NoteModifica

  1. ^ a b "Dizionario dei sintomi", di Giancarlo De Mattia, Editori Riuniti, Roma, 1997, pag.47

Voci correlateModifica

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