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Diritti LGBT in Italia

diritti della comunità LGBT italiana
L'Italia avvolta dai colori della bandiera arcobaleno.

1leftarrow blue.svgVoce principale: Diritti LGBT in Europa.

I diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender in Italia sono cambiati in maniera significativa nel corso degli ultimi anni, anche se le persone LGBT possono ancora affrontare ostacoli dal punto di vista legale non incontrati da cittadini non-LGBT. Nonostante ciò, l'Italia è considerata una nazione gay-friendly e l'opinione pubblica sull'omosessualità è generalmente considerata sempre più liberale, anche se le persone LGBT possono ancora essere vittime di casi di omofobia. Le unioni civili e le convivenze di fatto sono legalmente riconosciute dal giugno 2016.

In Italia, i rapporti omosessuali sia maschili che femminili sono legali sin dal 1890, quando è stato promulgato il nuovo codice penale. Una legge sulle unioni civili, approvata a maggio 2016, garantisce la maggior parte dei diritti garantiti dal matrimonio. Il diritto di poter adottare, però, è stato all'ultimo rimosso dalla legge e, pertanto, la questione si è spostata sul piano giudiziario.[1] La stessa legge fornisce sia alle coppie omosessuali che a quelle eterosessuali che si trovano in una situazione di convivenza alcuni diritti minimi.[2][3]

Le persone transgender possono legalmente cambiare sesso sin dal 1982. Sebbene le discriminazioni in campo lavorativo basate sull'orientamento sessuale siano vietate, in attuazione di una direttiva dell'Unione Europea, sin dal 2003, nessun'altra legge nazionale contro le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale o l'identità di genere è stata al momento introdotta; peraltro, alcune regioni italiane si sono mosse in tal senso con alcune leggi ad efficacia limitata. Nel febbraio 2016, dopo l'approvazione da parte del Senato della legge sulle unioni civili, un sondaggio ha mostrato che una larga maggioranza degli italiani è a favore delle unioni civili (69%), la maggioranza è a favore del matrimonio (56%), mentre solo il 37% è a favore del diritto all'adozione per le coppie LGBT.[4]

Il diritto penale italianoModifica

Codice napoleonicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Jean-Jacques Régis de Cambacérès.

Nel 1860 il Regno di Sardegna raccolse nel neonato Regno d'Italia una serie di Stati che avevano tutti (meno due) abolito, per effetto del Codice napoleonico, la punizione degli atti di libidine fra maschi, purché commessi fra adulti consenzienti e in privato.

Uno dei due Stati che conservavano questo tipo di leggi era proprio il Regno di Sardegna. Il codice penale promulgato il 20 novembre 1859 da Vittorio Emanuele II, dedicava il Titolo VII, del Libro II, ai reati contro il buon costume (articoli da 420 a 425)[2]. La previsione normativa puniva tutti gli atti sessuali che non portano alla procreazione, e quindi gli atti di libidine fra due maschi (il lesbismo non era invece contemplato)[senza fonte] nel codice penale.

Tali leggi furono estese, assieme al resto del codice penale del Regno di Sardegna, alle altre regioni d'Italia, con una sorprendente eccezione: per via di un presunto "carattere particolare delle popolazioni meridionali" questi articoli di legge (oltre a quelli relativi all'incesto) non vennero estesi all'ex Regno delle Due Sicilie. La pratica omosessuale fra adulti consenzienti poteva costituire un reato a Torino, Milano, Cagliari, ma non a Napoli, Bari o Palermo. Una situazione decisamente anomala.

Codice ZanardelliModifica

Questa bizzarra situazione, per cui era illegale in una parte del regno ciò che era legale nell'altra, fu sanata solo nel 1887, con la promulgazione del Codice Zanardelli, che aboliva ogni differenza di trattamento fra atti omo ed eterosessuali in tutto il territorio del Regno d'Italia.

Codice RoccoModifica

La situazione non venne modificata neanche dal fascismo con la promulgazione del Codice Rocco nel 1930, sebbene la bozza di legge contasse, in origine, un articolo (il 528), rubricato come "relazioni omosessuali", che prevedeva pene fino a 3 anni per chiunque compisse «atti di libidine su persona dello stesso sesso», ma solo in caso di «pubblico scandalo», e con aumenti fino a 5 anni di pena qualora fossero coinvolti soggetti minorenni (allora fino ai 21 anni d'età). Lo stralcio della norma, tuttavia, non fu dovuto a una sorta di benevolenza nei confronti di tali pratiche, quanto al fatto - spiega la relazione parlamentare stesa dallo stesso Alfredo Rocco, che il «turpe vizio […] non è così diffuso in Italia da richiedere l'intervento della legge penale[:] il legislatore[, infatti, deve intervenire] in cospetto di forme di immoralità [solo qualora] si presentino nella convivenza sociale in forma allarmante». Ciò non impedì al fascismo di colpire i comportamenti omosessuali maschili con punizioni amministrative, come l'ammonizione e il confino.

La situazione del Codice Rocco, che resta il codice penale tuttora in vigore, non è stata modificata dai decenni successivi. I legislatori hanno continuato a rifiutare l'emanazione di leggi che toccassero il tema dell'omosessualità, sia in senso protettivo che repressivo, trattandola così come questione estranea allo Stato, e riconducibile semmai al campo della morale e della religione.

Paradossalmente, questo atteggiamento ha impedito che nel dopoguerra venissero approvate anche in Italia, come invece avvenne in altre nazioni occidentali, leggi che criminalizzassero l'omosessualità, nonostante ci siano stati almeno tre tentativi d'introdurle. Particolare di estremo interesse: a bloccare questi tentativi fu soprattutto la contrarietà della Democrazia Cristiana.

Questo atteggiamento tradizionale della classe politica italiana non è venuto meno neppure con il governo italiano di centrosinistra durante la XIII legislatura, 1996-2001, che non a caso ha rifiutato per cinque anni di discutere del tema delle cosiddette "unioni civili" nonché, su richiesta esplicita di alcune componenti cattoliche dell'alleanza politica al governo, di comprendere l'omosessualità nella legge contro i crimini motivati dall'odio.

Recepimento della direttiva 2000/78/CEModifica

Una rottura rispetto a tale tradizione avveniva solo nella successiva XIV legislatura (2001-2006), sia pure con l'emanazione (per la prima volta dal 1859) di leggi espressamente mirate a discriminare in base all'orientamento sessuale. La direttiva 2000/78/CE contro le discriminazioni sul lavoro in base all'orientamento sessuale è stata recepita dalla legislazione italiana col decreto legislativo n. 216 del 9 luglio 2003[5], che, nel testo originario (modificato nel 2008), ribaltava in parte il senso della direttiva. In particolare all'articolo 3, comma 3, del Decreto legislativo nella sua versione originale recitava:

«Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima. Parimenti, non costituisce atto di discriminazione la valutazione delle caratteristiche suddette ove esse assumano rilevanza ai fini dell'idoneità allo svolgimento delle funzioni che le forze armate e i servizi di polizia, penitenziari o di soccorso possono essere chiamati ad esercitare

Per quanto tale cambiamento non andasse certamente nel senso auspicato dal movimento di liberazione omosessuale, è comunque innegabile che l'omosessualità sia stata in questo modo, per la prima volta, nominata nelle leggi italiane.

La formulazione della norma era distante dal corrispondente testo dell'art. 4, 1° co., della direttiva 78/2000 che dice:

«Fatto salvo l'articolo 2, paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono stabilire che una differenza di trattamento basata su una caratteristica correlata a uno qualunque dei motivi di cui all'articolo 1 non costituisca discriminazione laddove, per la natura di un'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, tale caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa, purché la finalità sia legittima e il requisito proporzionato

Le clausole introdotte nel nostro Paese sancivano, per la prima volta, che l'orientamento sessuale potesse assumere rilevanza nel valutare se un cittadino era idoneo o meno ad entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Il Ministero della Difesa ha quindi varato un regolamento con il quale ha dichiarato di poter lecitamente trattare, per fini istituzionali, anche i dati sensibili riguardanti la vita sessuale dei dipendenti (Decreto Ministeriale 13 aprile 2006, n. 303 Archiviato il 24 settembre 2015 in Internet Archive.). Analoghi regolamenti varati da parte di altri ministeri (Interno, Giustizia, Economia e Finanze), dichiarano invece di poter trattare tale tipo di dato nei dipendenti, solo per quanto attiene l'eventuale riattribuzione di genere (cosiddetto "cambiamento di sesso").

Solo nel 2008, con l'art. 8-septies del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee, convertito nella legge 6 giugno 2008, n. 101, è stata abrogata la disposizione che attribuiva rilevanza all'orientamento sessuale nel valutare l'idoneità o meno ad entrare o permanere nelle Forze armate, in quelle di Polizia e nei Vigili del Fuoco. Dunque, è stato abrogato il secondo periodo del terzo comma dell'art. 3 d.lgs. 216/2003. Inoltre, nel terzo comma dello stesso art. 3 cit. si richiede che la finalità sia legittima.

Attualmente, in seguito alle modifiche apportate dalla legge n. 101 del 2008, il terzo comma dell'art. 3 del d.lgs. 216/2003 risulta così formulato:

«Nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza e purché la finalità sia legittima, nell'ambito del rapporto di lavoro o dell'esercizio dell'attività di impresa, non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima.»

Va ricordato come la presenza di omosessuali nell'ambito militare e, soprattutto, in quello delle Forze di polizia, sia considerato sovente all'estero del tutto lecito, tanto da avere un'organizzazione sindacale a livello europeo[6].

Le unioni civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Unione civile § Italia.
 
Panoramica del Roma Pride 2019 su via dei Fori Imperiali

Il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la legge sulle unioni civili nota anche come legge Cirinnà, dal nome della sua proponente (la senatrice del Partito Democratico, Monica Cirinnà). Le unioni civili sono la forma di regolamentazione prevista per le coppie omosessuali e, pur non essendo un matrimonio, nascono con una cerimonia davanti al sindaco del proprio Comune e prevede quasi tutti gli stessi diritti e doveri del matrimonio (con l'eccezione della possibilità di adottare e dell'obbligo di fedeltà che restano esclusivi del matrimonio eterosessuale).

La legge, depositata in Parlamento nel 2013, è rimasta ferma in commissione Giustizia del Senato per quasi due anni, quando la stessa Commissione ha approvato un testo base nel marzo 2015 con il sostegno del PD e del M5S. A febbraio 2016 è iniziata la votazione in Senato: per superare l'ostruzionismo dei partiti conservatori, il Pd ha proposto il cosiddetto canguro per accelerare le votazioni che però è stato rifiutato dal M5S. Saltata l'alleanza Pd-M5S, è intervenuto il governo che dopo aver trovato un accordo con l'alleato di governo del Nuovo Centrodestra, ha posto la fiducia su un nuovo testo stralciando l'adozione coparentale (adozione del configlio). Il nuovo ddl è stato così approvato dall'aula del Senato e poi definitivamente l'11 maggio 2016 dall'aula della Camera, anche qui ricorrendo al voto di fiducia. La legge Cirinnà prevede anche forme di tutela per le semplici coppie conviventi senza distinzioni fra gay ed etero.

L'Italia era l'ultimo paese dell'Europa occidentale a non avere ancora una legge per le coppie omosessuali e la notizia del voto del Parlamento è stata diffusa dai principali media internazionali.

Tra le proposte di regolamentazione delle coppie di fatto più famose ci sono state in passato l'istituzione del PACS (Patto Civile di Solidarietà), che avrebbe attribuito ad una coppia che sottoscrive il patto, eterosessuale o omosessuale, una serie di diritti economici di solidarietà e alcuni diritti civili minori, per esempio il diritto all'eredità in caso di morte del partner, il diritto alla reversibilità della pensione, il diritto al subentro nel contratto d'affitto, il diritto di estensione della cittadinanza o di concessione del permesso di soggiorno in caso un membro della coppia sia straniero, agevolazioni fiscali varie, ma non col diritto all'adozione di figli; e dei DiCo (Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi) con permesso di soggiorno, alloggi nell'edilizia pubblica, successione, obbligo di alimenti, assistenza morale e materiale, contratto di locazione e trattamenti previdenziali e pensionistici ecc. Nessuno di questi disegni di legge sul riconoscimento delle coppie gay è mai giunto ad essere discusso in Parlamento.

Nel corso della XVII legislatura, iniziata nel 2013, è stato in discussione presso il Parlamento un disegno di legge noto mediaticamente come ddl Cirinnà, dal nome della proponente la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, giunto in Parlamento per la prima volta nel marzo 2015. Tale ddl sulle unioni civili e convivenze registrate è stato approvato definitivamente dalla Camera l'11 maggio 2016 e firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 20 maggio 2016.

Al 2019 l'Italia risulta essere l'unico grande paese occidentale in cui è tuttora in vigore il divieto di sposarsi per le coppie dello stesso sesso.

Adozione coparentale o del figliastro (adozione del configlio)Modifica

L'adozione coparentale o del figliastro è regolata dalla Legge 184/1983. Essa è stata confermata dalla Corte di Cassazione in una sentenza pubblicata il 22 giugno 2016.

La Cassazione, con una sentenza che "fa giurisprudenza", ha applicato la legge sulle adozioni 184/1983 (di cui l'interpretazione era stata già data nella legge sulle unioni civili).

Cronologia delle proposte di legge sulle unioni civiliModifica

  • 1986 - L'"Interparlamentare donne comuniste" presenta una proposta di legge sia al Senato (prima firmataria on. Ersilia Salvato) che alla Camera dei deputati (prime firmatarie erano le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari).
  • 1987 - Arcigay presenta ad un convegno in Parlamento una Legge per il riconoscimento legale delle convivenze di fatto (vedi: Arci gay nazionale (a cura di),Omosessuali e Stato, Cassero, Bologna 1988, p. 70).
  • 12 febbraio 1988 - Alma Agata Cappiello presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina della famiglia di fatto (2340).
  • 2 dicembre 1993 - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge In materia di unioni civili (3426).
  • 1994
    • 7 giugno - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
    • 27 ottobre - Graziano Cioni presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili.
  • 1996
    • 17 maggio - Nichi Vendola presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle Unioni civili (1020)
    • 11 luglio - Luigi Manconi presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unioni civili (935).
    • 22 ottobre - Ersilia Salvato presenta la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (1518).
    • 11 dicembre - Gloria Buffo presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (2870).
  • 1997
    • 30 luglio - Graziano Cioni presenta la proposta di legge Disposizioni in materia di unioni civili (2725).
  • 1998
    • 12 marzo - Antonio Soda presenta la proposta di legge Disciplina dell'unione affettiva (4657).
  • 2000
    • 15 settembre - Maurizio Paissan presenta la proposta di legge Norme sulle unioni civili (7292).
    • Nel corso del 2000 sono presentate proposte di legge sulle unioni civili da Luciana Sbarbati, Antonio Lisi e Anna Maria De Luca.
  • 2001
    • 31 maggio - Fiorello Cortiana presenta al Senato la proposta di legge Normativa sulle unioni civili (47).
    • 12 giugno - Titti de Simone presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (716).
    • 13 giugno - Katia Bellillo presenta la proposta di legge 795 sulle unioni civili.
    • 25 giugno - Luigi Malabarba presenta al Senato la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (305).
    • 5 luglio - Alfonso Pecoraro Scanio presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Norme sulle unioni civili (1232).
    • 20 settembre - Antonio Soda presenta la proposta 1610 sulle unioni civili.
  • 2002
    • 8 luglio - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Istituzione del registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio (2982).
    • 21 ottobre - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina del patto civile di solidarietà e delle unioni di fatto (3296).
  • 2003
    • 14 aprile - Franco Grillini presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina dell'unione affettiva (3893)
    • 2 ottobre - Dario Rivolta presenta la proposta 4334 sulle unioni civili.
    • 21 ottobre - Alessandra Mussolini presenta la proposta 4405 sulle unioni civili.
    • 29 ottobre - Enrico Buemi presenta la proposta 4442 sulle unioni civili.
    • 12 novembre - Katia Bellillo presenta la proposta 44782 sulle unioni civili.
    • 22 dicembre - Chiara Moroni presenta la proposta 4585 sulle unioni civili.
    • 29 dicembre - Il Consiglio regionale toscana presenta la proposta 4588 sulle unioni civili.
  • 1º ottobre 2004 - Titti De Simone presenta alla Camera dei deputati la proposta di legge Disciplina delle unioni civili (5321).
  • 8 febbraio 2007 - È presentato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge che formalizza i riconoscimenti delle convivenze in Italia, sotto il nome di DICO.
  • 2016
    • gennaio-febbraio - Viene discusso e approvato al Senato il disegno di legge Cirinnà il 25 febbraio, nella sua quarta stesura.
    • 11 maggio - Il disegno di legge Cirinnà viene approvato dalla Camera dei Deputati nella medesima stesura del Senato e viene firmato dal Presidente della Repubblica come legge 20 maggio 2016, n. 76.

I richiami degli organi giudiziariModifica

Il 15 marzo 2012, con una sentenza storica[7][8][9][10][11][12][13], la Corte di Cassazione, esprimendosi sulla richiesta di una coppia omosessuale sposata all'estero di vedere riconosciuto il matrimonio in Italia, pur negando tale riconoscimento in mancanza di leggi specifiche nello Stato italiano, dichiara:

«La coppia omosessuale è “titolare del diritto alla vita familiare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie [...]. I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia [...] possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata»

(Sentenza 4184/2012 della Corte di Cassazione)

Nell'aprile 2013 la Corte Costituzionale, in occasione di una conferenza straordinaria sulle sue attività e attraverso il Presidente Franco Gallo, richiama alla necessità di legiferare in merito ai diritti delle coppie omosessuali, sostenendo:

«Bisogna regolamentare i diritti delle coppie omosessuali nei modi e nei limiti più opportuni[14]»

Servizio militareModifica

Lesbiche, gay e bisessuali non sono esclusi dal servizio militare. Le forze armate italiane non possono negare a un uomo o a una donna il diritto di servire con il loro grado in ragione del loro orientamento sessuale, dato che questo costituirebbe una violazione dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana.

Donazione del sangueModifica

Uomini gay e bisessuali possono donare il sangue dal 2001.[15]

Gruppi a sostegno dei diritti LGBT e campagne pubblicheModifica

 
Carro dell'Arcigay al Gay pride di Roma 2007
 
Partecipanti al gay pride di Napoli 2017
 
Bologna pride 2012

La principale organizzazione operante a livello nazionale in tema di diritti LGBT in Italia è L'Arcigay, fondato nel 1985.

Alcuni politici apertamente LGBT sono:

Nel 2007 una pubblicità raffigurante un bambino con un braccialetto con su scritto "omosessuale" ha causato controversie. La pubblicità era parte di una campagna governativa regionale finalizzata a combattere le discriminazioni verso gli omosessuali.[19]

L'8 giugno 2019 si è tenuta la 25ª edizione del Roma pride, con la partecipazione di circa 700.000 persone.[20][21]

Opinione pubblicaModifica

Nel maggio 2015 PlanetRomeo, un social network LGBT, ha pubblicato il suo primo Gay Happiness Index (GHI). Ai gay di oltre 120 paesi è stato chiesto come si sentono riguardo alla visione della società sull'omosessualità, come vivono il modo in cui sono trattati dalle altre persone e quanto sono soddisfatti della loro vita. L'Italia si è classificata al 40º posto con un punteggio GHI di 51, appena sopra alle Filippine e sotto al Brasile. In un sondaggio pubblicato nel 2007 veniva rilevato come il 65% degli italiani pensava che l'omosessualità dovesse essere accettata dalla società.[22]

Supporto per le tutele alle coppie omosessuali 2009 2010 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2019
SI SI SI SI SI SI SI SI SI
Unione civile 58.9% 61.4% 62.8% 79% 69%[23] 66%[24]
Matrimonio egualitario 40.4% 41% 43.9% 48% 55% 53%[25] 56%[26] 59%[27] 58%[28]

Un sondaggio d'opinione pubblicato nel 2013 ha rivelato che il 74% della popolazione italiana riteneva che l'omosessualità dovesse essere accettata dalla società, mentre il 18% si diceva contrario.[22] L'86% delle persone tra i 18 e i 29 dicevano di voler accettare le persone omosessuali contro l'80% delle persone tra i 30 e i 49 anni e il 67% delle persone sopra i 50 anni. In riferimento al livello di supporto circa l'estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso, un sondaggio dell'agenzia Pew Research Center[29] effettuato in 18 paesi tra Europa e Nord America nell'Aprile 2017 riporta una larga maggioranza di italiani favorevole (59%) ad una riforma in questo senso; tuttavia dall'inchiesta, l'Italia risulta anche essere il paese con la più larga proporzione di popolazione contraria (38%) tra quelli analizzati. Secondo uno studio del 2016 il 78% degli italiani supportava la possibilità di consentire ai transgender di cambiare il loro sesso nei documenti legali (dopo l'operazione), mentre il 29% sosteneva l'idea di poterlo fare anche senza intervento chirurgico o medico. Oltre a questo il 78,5% degli italiani crede che i cittadini transgender dovrebbero essere protetti dal governo dalle discriminazioni, il 57,7% crede che le persone transgender dovrebbero essere autorizzate a utilizzare i servizi corrispondenti alla loro identità di genere piuttosto che al loro sesso di nascita e solo il 14,9% degli intervistati crede che le persone transgender siano affette da una malattia mentale.[30]

Tabella riassuntivaModifica

Attività e relazioni sessuali legali   (dal 1890)
Parità dell'età di consenso   (dal 1890)
Leggi anti-discriminazione sul lavoro   (dal 2003)
Leggi anti-discriminazione nella fornitura di beni e servizi   /   (Sono applicate solo a livello regionale in Toscana, Piemonte, Umbria, Emilia Romagna e Sicilia)[31][32][33][34]
Leggi anti-discriminazione in tutti gli altri settori (inclusa discriminazione diretta ed espressioni d'odio)   /   (Sono applicate solo a livello regionale in Toscana, Piemonte, Umbria, Emilia Romagna e Sicilia)[35][33][36]
Leggi anti-discriminazione relative all'identità di genere  
Matrimonio egualitario  
Unione civile   (dal 2016)
Convivenza non registrata   (dal 2016)
Single LGBT possono adottare   (solo in casi particolari)
Stepchild adoption per coppie omosessuali  /  (Ammessa dalla Corte di Cassazione dal 2016 in casi particolari, ma non disciplinata dalla legge)
Adozione per le coppie omosessuali  
Maternità surrogata per le coppie omosessuali   (alcune sentenze hanno riconosciuto alcuni bambini nati all'estero con la maternità surrogata)
Autorizzazione a prestare servizio nelle forze armate  
Diritto di cambiare anagraficamente sesso   (dal 1982, dal 2015 per sentenza della Corte Costituzionale non è necessario effettuare la modificazione dei caratteri sessuali esterni)[37]
Terapie di conversione di minori vietate  
Permessa la donazione di sangue da parte di uomini omosessuali   (dal 2001)[38]

NoteModifica

  1. ^ Italian senate passes watered-down bill recognising same-sex civil unions, in The Guardian, 25 febbraio 2016. URL consultato l'11 maggio 2016.
  2. ^ Unioni civili, matrimoni e convivenze. Ecco cosa cambia in un grafico
  3. ^ Monica Cirinnà: con le unioni civili è appena iniziato il cammino verso l’uguaglianza
  4. ^ Atlante Politico 54 - febbraio 2016 - Atlante politico - Demos & Pi, su demos.it.
  5. ^ s:Decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216
  6. ^ EGPN European Gay Police Network, su eurogaycops.com. URL consultato il 9 settembre 2010 (archiviato dall'url originale l'11 luglio 2010).
  7. ^ Cassazione interviene su coppie gay: 'Hanno diritto alla vita familiare' - Cronaca - ANSA.it
  8. ^ Le coppie gay hanno diritto a essere ritenuti una famiglia - LASTAMPA.it[collegamento interrotto]
  9. ^ Il Messaggero, su ilmessaggero.it. URL consultato il 13 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2012).
  10. ^ Coppie omosessuali, la differenza di sesso non è più indispensabile per avere diritto alle tutele di legge - Il Sole 24 ORE
  11. ^ Gay, Cassazione: sì alla famiglia, "sentenza storica e rivoluzionaria" - L'Impronta L'Aquila
  12. ^ Cassazione, le coppie gay hanno pari diritti - Corriere.it
  13. ^ Cassazione: “I gay hanno diritto a trattamento familiare come le coppie sposate” | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  14. ^ La Consulta: più diritti per le unioni gay - Corriere.it
  15. ^ http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2015/04/29/gay-corte-ue-ok-a-esclusione-da-donatori-sangue_6e079fda-ff5d-4e5b-9635-46ea5ef5d43f.html
  16. ^ http://www.repubblica.it/online/politica/gaypride1/gaypride1/gaypride1.html
  17. ^ Joe Morgan, Italy has just elected its first transgender mayor, in Gay Star News, 28 maggio 2019.
  18. ^ Stefano Pappalardo, Italy elects its first ever transgender mayor, in gcn.ie, 28 maggio 2019.
  19. ^ Gay newborn poster sparks row in Italy (Reuters), 25 ottobre 2007.
  20. ^ Fabiano Minacci, Gay Pride di Roma gli organizzatori: "Siamo in 700 mila!" - le foto più belle dell'onda arcobaleno, in bitchyf.it, 8 giugno 2019.
  21. ^ Francesco Lepore, Roma Pride, 700.000 persone in strada nello spirito di Stonewall (Gallery), in Gay News, 8 giugno 2019.
  22. ^ a b (EN) The Global Divide on Homosexuality, in Pew Research Center's Global Attitudes Project, 4 giugno 2013. URL consultato il 19 ottobre 2017.
  23. ^ http://www.demos.it/a01231.php?ref=HREA-1ATLANTE
  24. ^ Omofobia, Spadafora: "Trovare alleanza trasversale tra i partiti per garantire diritti civili e rispetto a persone Lgbt", su Il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2019. URL consultato il 26 maggio 2019.
  25. ^ Atlante Politico - Gli Italiani E Il Matrimonio Gay
  26. ^ POLITICO 54 - FEBBRAIO 2016
  27. ^ [1]
  28. ^ http://www.gaynews.it/primo-piano/item/2153-17-maggio-presentati-dati-indagine-ipsos-in-italia-il-58-a-favore-del-matrimonio-egualitario-lgbt.html
  29. ^ pewforum.org, http://www.pewforum.org/2018/05/29/religion-and-society/.
  30. ^ Public Support for Transgender Rights: A Twenty - three Country S urvey (PDF), su williamsinstitute.law.ucla.edu.
  31. ^ http://www.gay.it/attualita/news/legge-antidiscriminazioni-della-toscana-ridimensionata
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  34. ^ http://www.newsicilia.it/politica/arcigay-palermo-legge-contro-lomofobia-risultato-storico/56006
  35. ^ Copia archiviata, su portalenazionalelgbt.it. URL consultato il 13 febbraio 2017 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2017).
  36. ^ http://cefaluweb.com/2015/03/06/approvata-legge-contro-lomofobia-risultato-storico-per-la-sicilia/
  37. ^ http://www.laleggepertutti.it/149680_trans-per-cambiare-sesso-anagrafico-non-serve-lintervento-chirurgico
  38. ^ Gay: vietato donare sangue, ma solo con prove rischi - Altre news - ANSA Europa, su ANSA.it. URL consultato il 27 febbraio 2016.

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