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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il poliziesco di Raidue, vedi Diritto di difesa (serie televisiva).

Il diritto di difesa, negli ordinamenti giuridici moderni, è uno dei principali diritti riconosciuti all'imputato all'indagato nel diritto processuale, soprattutto penale.

DescrizioneModifica

Il diritto di difesa è tecnico e sostanziale: nella prima accezione si verifica con il diritto e dovere di avere un difensore che guida la parte nel processo tramite consigli tecnici, la seconda con la titolarità dell'imputato stesso che sceglie la tesi sulla quale dibattere la propria posizione di ammissione o di sostegno dell'innocenza. Molti ordinamenti giuridici, al fine di garantire l'esercizio del diritto alla difesa prevedono la nomina di un avvocato in un processo di un difensore d'ufficio a favore di coloro che non abbiano i mezzi necessari.

Nel mondoModifica

Unione EuropeaModifica

Dopo che alla "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea" (detta anche Carta di Nizza perché promulgata a Nizza il 7 dicembre 2000) è stato attribuito il medesimo valore giuridico dei Trattati dell'Unione Europea (ovvero dopo che le è stato conferito valore di diritto primario comunitario che prevale sul diritto interno dei paesi membri senza legge di ratifica) in tutta l'Unione Europea a norma dell'articolo 47 comma 2 ultimo periodo ogni individuo ha la facoltá (potere di fare e non fare) di farsi consigliare, assistere o rappresentare in giudizio o di rappresentarsi in proprio in ogni ordine e grado di giudizio nel rispetto delle keggi vigenti.

ItaliaModifica

A norma dell'articolo citato in precedenza è un diritto fondamentale rappresentarsi in proprio in ogni ordine e grado di giudizio; se tale diritto è negato si ha la palese consumazione del reato previsto dall'art. 605 del Codice Penale applicato a norma dell'art. 12 comma 1 delle Disposizioni sulla legge in generale.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Patrocinio a spese dello stato.

Il diritto è previsto dall'art. 24 della Costituzione della Repubblica Italiana:

«Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.»

Esso si realizza in cari aspetti, ad esempio:

  • il principio secondo cui nessuno può essere obbligato a rendere dichiarazioni autoincriminanti. Fondamentale in tal senso è la forma d'interrogatorio dell'imputato disciplinata dall'art. 64 del codice di procedura penale;
  • diritto di tacere, connesso anche al diritto di essere informato al riguardo;
  • diritto alla contestazione del fatto;
  • diritto di nominare uno o due difensori o di essere assistito in mancanza da un difensore d'ufficio, e di conferire in ogni stato e grado del procedimento;
  • rispetto del principio del contraddittorio nella formazione della prova;
  • diritto alla prova;
  • diritto per i non abbienti di vedere garantiti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti a ogni giurisdizione (cosiddetto gratuito patrocinio)[1].

Nei giudizi penali, il cittadino non può difendersi da sé nel giudizio penale (cosiddetta autodifesa), nemmeno quando egli stesso sia un avvocato regolarmente iscritto all'albo professionale: ciò a tutela di «un interesse pubblico, in cui, tra l'altro, è coinvolto un diritto fondamentale, quale quello della libertà personale; la difesa dell'imputato non può dunque assolutamente mancare: è una figura, oltre che una attività e un diritto, garantita e protetta dalla Costituzione. Infatti, in quest'ottica, la professione forense assolve ad una funzione sociale ed occasionalmente partecipa di pubblici poteri, come si evince dalla previsione costituzionale di cui agli artt. 24 e 13 della Carta fondamentale, circostanza che, a parere della Corte, legittima la decisione assunta nel quadro normativo così come ricostruito, in base al quale la facoltà di autodifesa dell'avvocato non può essere ammessa al di fuori del processo civile”» (v. Cass. Pen. 1890/2013).

Nei giudizi civili, invece, l'autodifesa è espressamente consentita alla parte che abbia la qualità necessaria per esercitare la difesa (art. 86 cod. prod. civ.), mentre solo eccezionalmente, nelle sole cause civili avanti il Giudice di Pace, il cittadino che non sia avvocato può stare in giudizio senza l'assistenza di un Avvocato: ciò però a condizione che la causa abbia un valore inferiore ad euro 1.100,00, oppure che il Giudice di Pace - in considerazione della natura e entità della causa - non autorizzi espressamente la parte a stare in giudizio di persona; l'autodifesa è pure consentita nelle cause di lavoro (limitatamente al primo grado di giudizio) il cui valore non ecceda euro 129,11 (art. 417 cod. proc. civ.).

Benché - nell'immaginario collettivo - il motivo della obbligatorietà della difesa tecnica venga individuato in una sorta di "privilegio" per gli avvocati (che così si assicurerebbero maggiori introiti professionali), le ragioni di una simile scelta legislativa - quanto al processo civile - vanno individuate nella tutela del cittadino e della funzione giudiziaria.

Infatti, come detto sopra, il diritto inviolabile del Cittadino ad agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi è garantito dall'art. 24 della Costituzione.

Affinché tale diritto sia effettivo, il giudizio deve necessariamente:

  • essere accessibile a tutti, senza però trasformarsi in un dibattito caotico e violento (come accadrebbe se ciascuno potesse reclamare in proprio, con l'eccessiva foga dovuta al personale coinvolgimento, le sue pretese);
  • consentire alle parti di far valere tutte le proprie ragioni, senza però protrarsi all'infinito (come accadrebbe se ciascuna parte potesse sempre introdurre nuovi temi di discussione, aggiustare le proprie domande, ed addurre continuamente nuovi documenti e nuove testimonianze a proprio favore).

Si rende quindi necessario da un canto, per l'ordinato svolgimento del processo, che la parte sia rappresentata in giudizio da un soggetto terzo e non direttamente interessato, al quale (a pena di sanzioni disciplinari) viene imposto l'obbligo di comportarsi con lealtà e probità; e dall'altro, per consentire alle parti contrapposte di argomentare le proprie ragioni in posizione di assoluta parità, che le varie fasi di svolgimento del processo vengano regolate: ad esempio, fissando termini perentori per la specificazione delle domande o per la indicazione delle prove.

Il rovescio della medaglia, di tale minuziosa regolamentazione del processo, sta nel fatto che l'ignoranza (o la mancata osservanza) delle sue regole può pregiudicare le ragioni più sacrosante e più fondate: sicché il diritto di agire in giudizio, che abbia i caratteri della effettività, presuppone la necessità di un'assistenza tecnica e professionale, obbligatoria per tutti ma garantita a tutti (per i non abbienti, a spese dello Stato).[2]

Stati Uniti d'AmericaModifica

Nel diritto degli Stati Uniti d'America è oggetto di particolare tutela il diritto dell'imputato a partecipare alla raccolta delle prove insieme con i propri avvocati dietro il versamento di una cauzione, che può essere negato per gravi motivi.

NoteModifica

  1. ^ Guida Breve per l'Accesso al Gratuito Patrocinio in Creative Commons, su avvocatogratis.com. URL consultato il 13-05-2013.
  2. ^ [1]

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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