Discussione:Campo magnetico

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Siamo sicuri che in meccanica Quantistica si possa parlare di rotazione di una particella??????

--Danilo 16:02, Set 4, 2004 (UTC)

Lo spin indica di quanto ruota una particella, anche se, in effetti, non siamo in grado di dire se questa sia puntiforme o meno. Per cui parlare di rotazione di una particella non è sbagliato. Forse si potrebbe scrivere lo spin di una particella, ma, ripeto, lo spin è stato introdotto proprio per valutare la rotazione di una particella e i suoi effetti. Sulle dimensioni delle particelle, interessante potrebbe essere dare un'occhiata al raggio classico dell'elettrone, indicato nella scheda della particella. Saluti, Gianluigi 16:22, Set 4, 2004 (UTC)

Non ci siamo capiti: io chiedo se è possibile in MQ, non legalmente. ciao --Danilo 11:23, Set 6, 2004 (UTC)

Mi sembra che L sia definito coefficiente di autoinduzione, e non autoinduttanza


Non c'è nessuna formula sul calcolo del campo magnetico, le formule di Laplace, la divergenza e il rotore di B, nessun esempio notevole, non si introducono i teoremi della circuitazione di Ampére, né si rimanda al potenziale scalare e vettore e ai cicuiti magnetici e alle leggi di Hopkinson. E non si parla di campo magnetico nel vuoto e nella materia, né la magnetizzazione dei materiali, al diamagnetismo al paramagnetismo e al ferromagnetismo, né la relazione tra H e B, né si rimanda al ciclo di isteresi nei magneti permanenti. Mi sembra che sia un articolo da completare. --Vince 17:46, 6 mar 2006 (CET)Vince

origine del campo magneticoModifica

L'articolo comincia con:

In fisica, un campo magnetico è un'entità prodotta muovendo
cariche elettriche (correnti elettriche) che esercitano una
forza su altre cariche in movimento.

Credo sia ambiguo nel senso che si potrebbe capire che una carica in movimento genera un campo magnetico solo se interagisce con un'altra carica elettrica. Invece una carica elettrica genera un campo magnetico anche se non interagisce con altre cariche. Andre 00:37, 7 mar 2006 (CET)

RiscrittoModifica

Ho riscritto buona parte dell'articolo convinto che mancassero troppe nozioni sul campo magnetico, così come ho fatto evidenziare tra gli Articoli da completare. Ho tolto l'avviso perchè ritengo l'articolo abbastanza 'completo'.Vince 20:59, 7 mar 2006 (CET)Vince

campo scalareModifica

Direi di controllare questa frase

Un campo magnetico è un campo scalare: associa, cioè, ad ogni punto nello spazio un vettore che può variare nel tempo.

Non è un campo vettoriale?! --Joke 18:20, 29 nov 2006 (CET)

Sì, è un campo vettoriale.--Pokipsy76 21:29, 29 nov 2006 (CET)
E' indubbiamente un campo vettoriale! Vince 11:11, 4 dic 2006 (CET)Vince
Non è nemmeno un campo vettoriale, difatti non si trasforma come tale. --83.77.25.27 (msg) 19:52, 26 lug 2010 (CEST)
Puoi scrivere in maniera più estesa perché seconde te il campo magnetico non sarebbe un campo vettoriale?Armando Edera (msg) 09:55, 10 ott 2010 (CEST)
Semplicemente perché non è la struttura matematica più naturale per descriverlo. Basta pensare come si comporta una spira su riflessione. Per semplificare supponiamo la spira nel piano xy, e lo specchio di riflessione sulla verticale. Per di più, facciamo circolare la corrente elettrica. Da una parte avremo il campo magnetico che prenderà una direzione (definita dal senso di circolazione della corrente). Nella spira immagine, invece, il campo magnetico avrà la direzione opposta. Questo i campi vettoriali non possono farlo perché conserverebbero l'orientamento. Se ben ricordo, la vera struttura per descrivere il campo magnetico sono le 2-forme differenziali. Bye Simo --81.62.227.237 (msg) 00:13, 11 dic 2010 (CET)
Il campo magnetico, se non sbaglio, è un vettore assiale. Però non so se l'espressione "campo vettoriale" vale anche per questo tipo di vettori.--Omino di carta (msg) 13:03, 11 dic 2010 (CET)

ATTENZIONEModifica

2 link inglesi campo magnetico e campo magnetico ausiliario puntano entrambi qui ma sono diversi e infatti hanno 2 pagine separate

ATTENZIONE unità di misura mancante nella paginaModifica

si proprio cosi non vi è l'indicazione dell'unità di misura

Prodotto vettorialeModifica

Trovo scritto:

     
   e sappiamo che   deve essere perpendicolare al piano individuato da   e  

Non sarebbe corretto il contrario?

     deve essere perpendicolare al piano individuato da   e  


L'essere perpendicolare non è una proprietà transitiva? (magari non ho capito la domanda...) --J B 17:08, 11 lug 2007 (CEST)
In generale, no, la perpendicolarità non gode della proprietà transitiva. Basta costruire un semplice esempio. Nel piano (x,y), prendi i vettori: A=(0,1), B=(1,0), C=(0,-1); in pratica, A è parallelo all'asse y, B è parallelo all'asse x, mentre C è antiparallelo all'asse y. Ora, chiaramente A e B sono perpendicolari, così come B e C, ma A e C non sono perpendicolari.

B ed HModifica

Nel primo paragrafo c'è un errore sostanziale sulla definizione di B e H: B è il Campo di induzione magnetica; H è il campo magnetico. Non è assolutamente vero che con B si indica il campo nel vuoto e con H quello nei materiali: entrambi esistono sia nel vuoto che nei materiali, legati da determinate leggi. La differenza sta che le sorgenti che generano H sono correnti macroscopiche con densità di corrente J; B risente anche della magnetizzazione del mezzo in cui si calcola, e quindi risente delle correnti amperiane di volume. Confermatemi che ho ben compreso l'argomento prima di modificare Ciao --Lulo88 (msg) 20:04, 17 giu 2009 (CEST)

Credo che ci sia anche una difficoltà di comprensione del paragrafo, non si capisce se voglia sottolineare una differenza storica che non c'è più e se per terminologia si riferisca ai nomi per esteso delle grandezze o alle lettere usate per rappresentarle. Nel caso di una differenza di usi che è stata cambiata in una certa data secondo me si dovrebbero usare due periodi, nel primo scrivere chiaramente quale notazione si usava in precedenza, nel secondo quale notazione si usa ora possibilmente insieme alla data di introduzione e ad un riferimento.
Il paragrafo a cui mi riferisco è
Il campo magnetico, solitamente indicato con il vettore B, storicamente era la densità di flusso magnetico o induzione magnetica, e H =(B/μ) era il campo magnetico: questa terminologia è oggi utilizzata per distinguere tra il campo magnetico nel vuoto (B) e quello in un materiale (H, con μ diversa dall'unità).
Concordo con le definizioni di Lulo88, quantomeno se siano cambiate mi piacerebbe avere un riferimento. Notare che l'articolo in lingua inglese riporta sia la traduzione di campo magnetico che di induzione magnetica come riferite ad B in diversi campi di applicazione e questo sembra essere in contrasto proprio con quanto stiamo dicendo.
In italiano esiste una autorità per la nomenclatura scientifica o è solo una questione di consuetudine? Armando Edera (msg) 10:10, 10 ott 2010 (CEST)

Con piacere leggo gli interventi a correzione delle definizioni di campo magnetico: B è il vettore induzione magnetica, anche detto magnetizzazione, in quanto esprime la "risposta" del mezzo all'azione del campo magnetico nel quale è immerso, si misura in Tesla (T) e quindi NON può essere il vettore campo magnetico, né nel vuoto, né da qualsiasi altra parte, perché H, vettore campo magnetico, si misura in A/m, unità di misura ricavata dal noto teorema di Ampere o della circuitazione. Cristina Frezzato

Concordo con i commenti precedenti: la questione "B ed H" va corretta. Come già sottolineato, il campo magnetico si indica con H e si misura in A/m, mentre B è il vettore induzione magnetica (tra i tanti nomi che ha) e si misura in T oppure in Wb/m^2 (vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Weber_%28unit%29). Questa è la notazione standard internazionale. I riferimenti abbondano, cito solo: Lezioni di Campi Elettromagnetici (Gerosa, Lampariello) e le linee guida ICNIRP, scaricabili gratuitamente e facilmente reperibili, provate al seguente link: http://www.icnirp.de/documents/emfgdlita.pdf. Tali linee guida (che riguardo gli effetti dei campi elettromagnetici sugli essere umani) sono state utilizzate per normative europee e, in Italia, sono state prese come riferimento per il Comitato Elettrotecnico Italiano. Non so se l'ICNIRP si possa definire rigorosamente come una "autorità per la nomenclatura scientifica", ma, in questo caso specifico, direi proprio che costituisce una fonte autorevole, in aggiunta al libro che ho citato. Ciò detto, non è solo una questione semantica e/o notazionale (anche se le notazioni standard andrebbero rispettate quanto più possibile e ciò basterebbe a chiudere la questione): il paragrafo è proprio sbagliato concettualmente, come chiarito dai commenti precedenti, soprattutto quello di Cristina Frezzato.

Nota: Piccolo chiarimento linguistico. Attenzione, nella lettura delle linee guida ICNIRP, a non lasciarsi fuorviare dalla dicitura (corretta) intensità di campo magnetico, indicata con H, cioè attenti a non prenderla come una giustificazione che H non sia il "campo magnetico" (attribuendo tale ruolo a B), perché anche per il campo elettrico la dicitura è: intensità di campo elettrico, indicata con E. In altre parole, "campo elettrico E" e "campo magnetico H" sono delle (lecite, approvate e usate ovunque) contrazioni della dicitura originale "intensità di campo...", oramai in disuso. Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 95.75.106.27 (discussioni · contributi) 19:04, 5 set 2013.

Vi posso assicurare che sia il Jackson che il Mencuccini che il landau dicono che H è il campo nella materia e B quello nel vuoto. Fonti più autorevoli non riesco ad immaginarle. --^musaz 21:46, 5 set 2013 (CEST)
PS: e comunque, nella voce sono definiti sia H che B: H tiene conto del vettore di magnetizzazione (quello associato alle spire/correnti microscopiche), mentre B no. La definizione di H è infatti:  . Il Jackson dice anche (pagina 780) che nella trattazione non relativistica E e B sopno da considerarsi in qualche modo "fondamentali" e D e H come campi di supporto per descrivere la reazione del materiale all'applicazione del campo. --^musaz 21:55, 5 set 2013 (CEST)
Non ho attualmente accesso a Mencuccini e Landau, ma ho controllato il Jackson. Va fatta una precisazione: il Jackson (terza edizione) chiama B "magnetic induction" verso l'inizio (1.4 Maxwell equations in macroscopic media), mentre chiama H il (macroscopic) "magnetic field". Poi, nel corso delle pagine, B è chiamato "magnetic field" senza altre specifiche. Nella prima edizione del Jackson, invece, B era sempre "magnetic induction" o "magnetic flux density", mentre H era il "magnetic field". Giusto anche quando dici che Jackson considera E e B come "fondamentali", D e H come supporto. Chiarito ciò, c'è un evidente conflitto di notazione tra autori diversi (tutti alquanto autorevoli, sia chiaro) e di ciò bisogna prendere atto. Ora, la notazione in elettromagnetismo è abbastanza rigida, sarebbe interessante investigare sulla causa di tale conflitto, tuttavia alcune affermazioni mi lasciano perplesso al di là della terminologia, e.g. "B = campo magnetico nel vuoto; H = campo magnetico nella materia", le trovo fuorvianti, come se lasciassero intendere che, nella "materia" "esiste" solo H, mentre nel vuoto "esiste" solo B (vedi, invece, commenti precedenti). A prescindere da ciò, c'è un fatto fondamentale da considerare ed è la dualità. Campo elettrico e campo magnetico sono entità duali; ora, il duale di V/m è A/m (in quanto tensione e corrente sono entità duali), quindi secondo queste considerazioni la coppia (E,H) dovrebbe essere la scelta naturale, rispetto a (E,B). Inoltre, come ha scritto C. Frezzato, B viene considerato la "risposta" del mezzo all'azione del campo magnetico H (il ché è in diretto conflitto con l'affermazione di prima: B = "campo magnetico nel vuoto"). La questione non è banale. Forse potrebbe essere un qualcosa legato, ad esempio, a differenze ingegneria/fisica, o a "notazioni standard" diverse all'interno della stessa disciplina (anche se resterebbe sempre da spiegare il motivo di tale divergenza in un settore altrimenti molto standardizzato). Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 95.75.106.27 (discussioni · contributi) 00:37, 6 set 2013.

Credo che come stia scritto ora, a parte questioni stilistiche e/o estetiche, sia un compromesso accettabile per tutti. In questo modo, una differenza sia di notazione che concettuale, come scritto nei commenti precedenti, è chiarita e spiegata, evitando i problemi sopra esposti di "B = campo magnetico nel vuoto". Questo commento senza la firma utente è stato inserito da 217.201.15.236 (discussioni · contributi) 23:02, 7 set 2013.

ChiarezzaModifica

Direi che è una voce completamente inutile visto chiunque la leggesse non capirebbe comunque nulla, a meno che non sia già a conoscenza degli argomenti trattati. Ma se è già a conoscenza di questi ultimi è inutile che legga la pagina. Dunque si tratta di una trattazione inutile.

Per avare una trattazione chiara oltre al modello matematico bisognerebbe anche parlare del fenomeno tenendo distinte le due cose.

concetto da aggiungereModifica

Sono d'accordo sul taglio fatto alla descrizione che avevo inserito che effettivamente era prolissa però, è stato rimosso un concetto chiave che non permette la comprensione delle grandezze trattate. Se B è il campo magnetico percepito nel materiale e M è la magnetizzazione definire H come il secondo contributo a B non è assolutamente sufficiente in quanto bisogna far capire che H è la causa dell'instaurarsi di M in quanto ha un contributo H0 che è il campo magnetico applicato esternamente responsabile della corrente di conduzione e della magnetizzazione M e allo stesso tempo contiene un contributo Hd demagnetizzante causato dalla corrente di superficie provocata da M H=H0+Hd B è il campo magnetico percepito dal materiale ed è dunque la somma di tutti questi contributi B/u0=H0+Hd+M per favore rendete effettivamente la voce comprensibile nel modo corretto.

In realtà sarebbe da spiegare più sotto, comunque ho cercato di sistemare la prosa e incorporato nell'incipit, rimane comunque molto migliorabile secondo me.. --^musaz 20:47, 23 dic 2014 (CET)
Ho ri-sistemato togliendo ogni riferimento al campo "demagnetizzante" H_d: nelle equazioni di maxwell quando si scrive J come il rotore di H, quel J è relativo solo alle correnti libere. Del resto nei testi citati non si vede la necessità di introdurre questo H_d, essendo che M comprende già tutta la magnetizzazione. --^musaz 22:00, 27 dic 2014 (CET)
Sono d'accordo con te comunque presumo dipenda dal contesto, se i fenomeni magnetici nel materiale sono causati da un campo esterno H0 e si vuole studiare la relazione tra H e la magnetizzazione di spin Mspin per classificare i vari materiali allora ha senso porre H=H0+Hd e M=Mspin perciò il rot(H) non sarà dovuto alle sole correnti libere ma anche a una parte di quelle di superficie, se invece i fenomeni sono causati da una corrente nel materiale allora ha più senso porre H=H0 e M=Mspin+Hd in modo che rot(H) dipenda dalle sole correnti libere.

Mancanza di chiarezzaModifica

Purtroppo l'articolo come è scritto risulta poco chiaro. Ci si è molto concentrati sul modello matematico ma poco sull'aspetto fenomenologico. Andrebbe completamente ripensato, semmai alla luce della voce della Treccani sul magnetismo, che pur non rinunciando a un certo rigore matematico spiega anche i fenomeni e la storia.--Frank50_s [] 12:49, 3 giu 2016 (CEST)

Descrizione correzione errori concettualiModifica

Ho compiuto alcune modifiche alla sezione iniziale di descrizione: Dire che M è legata alla presenza di H è un errore perché ad esempio nei ferromagneti dopo il primo ciclo di isteresi è non nulla anche se H=0 quindi ho tolto la parte in cui si diceva che si allineava con il campo esterno anche perché pure in presenza di campo esterno non è detto che questo accada in tutti i tipi di materiali. La parte sul campo demagnetizzante invece era completamente errata, lo so perché ero stato io a scriverla inizialmente a suo tempo e l'ho realizzato solo di recente. Mi scuso per l'inconveniente. Ho cercato di mettere chiarezza sul fatto che la magnetizzazione è legata alle sole correnti dalle cariche legate che si manifestano in superficie. Per quanto riguarda il campo H ho visto che è stata tolta la parte in cui si diceva che nel vuoto era esattamente B anche se in un'unità di misura diversa quindi non l'ho riaggiunta per non essere troppo prolisso, ho però aggiunto i quattro contributi che originano H nel materiale ovvero un campo applicato dall'esterno, la densità di corrente libera e la derivata nel tempo del campo elettrico secondo l'equazione di Maxwell rot(H)=J_f+dD/dt e il campo demagnetizzante. Il campo demagnetizzante è quindi una correzione che viene fatta solo perché la magnetizzazione non è solenoidale tipicamente a cavallo del bordo del mezzo e se in quel caso H fosse nullo si avrebbe B=mu0*M a divergenza non nulla che contraddice div(B)=0 per cui necessariamente div(M)=-div(H), quindi l'effettiva presenza delle correnti superficiali non centra con la generazione del campo demagnetizzante. Chiedo scusa ancora per quanto scritto in precedenza. Trovate una spiegazione più dettagliata nell'appendice D e volendo anche nell'appendice B di "Magnetism in condensed matter" di Stephen Blundell.

Vogliamo mettere che è uno pseudo-vettore?Modifica

Ben prima della discussione quantistica, questo affare mi sembra più importate. Pseudo-vettore significa che il campo magnetico non cambia per inversione spazio-temporale (correggetemi se sbaglio!) differenza fondamentale rispetto al campo elettrico che invece è un vettore a tutti gli effetti

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