Discussione:Darwinismo sociale di Giovanni Verga

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Deposito in Discussioni, questa parte dell'articolo che vedrò di recuperare in parte in Giovanni Verga (poetica). Con la prima parte dell'articolo penso di riuscire a creare un articolo che tratti esclusivamente del darwinismo sociale acquisito dal Verga.

PoeticaModifica

La poetica del Verga viene formulata dall’autore nell’introduzione della novella “Fantasticheria” e nella prefazione ai “Malavoglia”.

Nell’arte del Verga possiamo individuare i seguenti aspetti fondamentali:

  • l’impersonalità perché l’arte è lo studio disinteressato ed obiettivo del fatto umano, analizzato, fotografato, senza alcuna intrusione dell’autore e l’opera, scrive il Verga deve sembrare essersi fatta da sé;
  • lo studio dell’evoluzione naturale dal momento che alla base dello sviluppo della storia umana c’è il concetto della lotta per l’esistenza, lotta che và dalla ricerca del benessere materiale alle più elevate ambizioni;
  • la mancanza di intenti politici-sociali.
    Mancano infatti nell'arte del Verga intenti rivoluzionari e solo implicitamente si può cogliere il valore di una denuncia sociale;
  • l’uso di uno stile anti-letterario.
    Lo scrittore fa parlare i suoi personaggi e pertanto si serve dello stesso linguaggio che loro stessi avrebbero usato nei loro dialoghi e nei loro giudizi.

OpereModifica

Il periodo romanticoModifica

Appartengono al momento romantico del Verga i romanzi: “Amore e Patria”, “I carbonari della Montagna“ e “Sulla laguna”.

Questi romanzi testimoniano l’attività giornalistica del Verga, che soffermò nei primi anni il suo interesse su problemi attuali, patriottici e sociali. Poi seguono: “Una peccatrice” e “Storia di una capinera”, romanzi che segnano una svolta nell’itinerario narrativo dello scrittore: egli abbandonava il romanzo psicologico.

In questi due romanzi il Verga già cominciava a rivelare la sua disposizione a riconoscere e rappresentare il destino di un “vinto” cioè di una creatura sconfitta dalle circostante e da una dura implacabile realtà.

Il periodo preveristaModifica

Poi il Verga si trasferisce a Milano, e scrive: “Tigre reale”, “Eva” ed “Eros” Romanzi questi che rivelano tutti il proposito dello scrittore di presentare alla luce della lezione del Naturalismo (letteratura) francese “documenti umani” e l’affiorarsi del suo interesse per una narrativa che rispecchi: Il sentimento del focolare domestico, della casa e della raccolta intimità della casa, casa considerata come rifugio contro le avventure, seduzioni e le inevitabile sconfitte nel vivere.

I vinti di questi romanzi sono dei vinti predestinati alla sconfitta, predestinati non da un disegno superiore, bensì dalla condizione sociale, dal momento, dalle circostanze, dalle esperienze vissute nel passato.

Nedda e la tecnica veristaModifica

Nel 1874 scrive la novella "Nedda", con la quale inaugura il proprio verismo.

In Nedda per la prima volta la povertà è vista come implacabile destino che ha le sue leggi alle quali è inutile cercare di sfuggire. Nedda, accetta il proprio destino e l’indifferenza degli altri. E’ così povera,così sfortunata,così vinta e determinata da un implacabile condizionamento ambientale e sociale, che diventa l’esponente di tutta una categoria e la sua vicenda esemplare è comune a quella di tutto un popolo.

In questa novella il Verga attua i principi del Verismo:

  • l’impersonalità della narrazione;
  • linguaggio asciutto del popolo;
  • la descrizione di ambiente e personaggi che non hanno nulla di eroico;
  • lo stile rapido e concreto, sia nel discorso indiretto, sia nei dialoghi.

Le novelle anticipatrici dei MalavogliaModifica

Nel decennio che segue,Verga scrive le raccolte di novelle più importanti:”Vita dei campi” e “Novelle rusticane” a cui segue il ciclo dei “Vinti”.

Alla raccolta “Vita dei campi” appartengono: “Fantasticheria”, “Cavalleria rusticana”, “Jeli il pastore”, “Rosso Malpelo”, “La lupa” e ''L’amante di Gramigna”.

Alla raccolta “Novelle rusticane” appartengono: “La roba”, ”Malaria” e ”Libertà”.

Le novelle “Fantasticheria” e “La roba” anticipano in sintesi le tematiche dei due romanzi maggiori. La prima espone,a grandi linee, la vicenda dei Malavoglia, la seconda tratta il motivo della “roba” che è alla base di ''Mastro-don Gesualdo''. La raccolta di novelle “Vita dei campi” quindi propone già temi,creature, situazioni, ambienti che ritroveremo nei “Malavoglia”: soprattutto il mondo degli umili, sparsi nei paesi e nei borghi dell’isola natia, avvezzi a lottare contro la miseria e le difficoltà di ogni genere, con una rassegnazione coraggiosa.

Il tema della robaModifica

Nelle “Novelle rusticane” diventa dominate e centrale il tema della “roba”, cioè dell’attaccamento esclusivo, geloso alle cose accumulate con ostinata fatica. Estremamente significativa è la figura di Mazzarò, protagonista della novella “La roba”, in cui sono anticipati il tema fondamentale ed il protagonista del romanzo "Mastro-don Gesualdo"

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