Discussioni progetto:Buddhismo/Archivio01

Aggiungi discussione
Discussioni attive

VesakModifica

Volevo avvisarvi che qualcuno ha modificato la pagina riguardante il Vesak aggiungendovi il Wesak con tanto di riferimenti bibliografici. Visto che il Wesak non c'entra nulla con il Vesak, e non è nemmeno confondibile, visto che sono scritti in modo diverso e riguardano argomenti diversi, proporrei di togliere ogni riferimento a questo dalla pagina del Vesak. Penso che si tratti di una specie di spam.

Nome!Modifica

Come prima cosa sarebbe da trovare un nome per questa pagina di discussione, come hanno fatto gli altri Progetti... Uhmmm... a me di primo acchito non viene in mente nulla di troppo valido. Sarebbe bello La Terra Pura, però rischia di sembrare un po' "di parte"... Se ci sono altre proposte, sono più che benvenute!

--Yupa 20:47, 8 mar 2006 (CET)

Era venuto in mente anche a me... ^_^;; Ma mi sembrava troppo "musicale"... ^_^;;; --Yupa 09:39, 9 mar 2006 (CET)
No dai per favore, non Buddhabar... ;-))) Cosa ne dite di "Visione pura" o "L'angolo del Bodhisattva?" vabbè sono un pò a corto di idee... --Kkwikipedia 13:35, 9 mar 2006 (CET)
  • Nirvana Café?? Carino "l'angolo del Bodhisattva"... ma poi perchè "angolo"? :-]P /\/\π ~ ...Che c'è? 15:41, 9 mar 2006 (CET)

Nuove idee generate da una notte insonne:

  • Sotto l'albero della bodhi (troppo lungo?)
  • All'ombra dello stupa (troppo funereo?)
  • Dharmadhatu

--Yupa 10:23, 10 mar 2006 (CET)

beh, che dire. in un vesak chandapalo, l'abate del santacittarama, nel suo discorso disse saggiamente "il buddhismo è una religione senza senso di identità e senza senso di appartenenza". dal momento che nel buddhismo tutto è trasceso, trascendiamo anche sul nome di questo spazio.anche perchè trovare un nome è così difficile che incorrere in una terminologia troppo "modaiola" e di effetto è molto facile. però, fate vobis. poi sarebbe meglio scegliere un nome che unifichi il più possibile. poi non saprei, si potrebbe usare la terminologia originale, dal momento che il suffisso -ismo nella parola buddhismo, confonde molto. dalle parti "loro" si usa Buddhadhamma o Buddha-sāsana (insegnamenti del Buddha). --Upekkha 15:57, 12 lug 2006 (CEST)

Penso a nomi come:

  • Il Tempio del Bodhi
  • Il Tempio del Karma
  • Il Tempio del Nirvana

O magari semplicemente Il Tempio del Buddha. --Hux 13:41, 11 set 2006 (CEST)

L'io c'è, ma non si vedeModifica

Ho creato uno stub per la voce anatman. --Yupa 10:02, 11 mar 2006 (CET)

CelibatoModifica

nella voce inglese celibacy nell'intestazione c'è una frase che tradotta (se non erro) dice:

In alcune religioni il celibato è comunemente praticato come una fase temporanea, come per gli uomini nel buddhismo.

è vero? --Riccardo(?) 10:30, 28 apr 2006 (CEST)

A dire il vero non ho trovato la frase in questione nella pagina inglese... In ogni caso, che io sappia, dipende dalle diverse scuole buddhiste... ma non ne sono per nulla sicuro. Ci vorrebbe qualcuno di più esperto. --Yupa 20:24, 28 apr 2006 (CEST)

Nel Buddhismo Zen esiste anche il monaco sposato, senza alcun problema. Ciao. --Claudio Pipitone 12:58, 6 feb 2007 (CET)

  • nel buddhismo di tradizione tibetana, almeno per quel che attiene la mia scuola ( Kagyu ), si distinguono i monaci, i laici e gli yogi. Solo i monaci hanno il vincolo del celibato, mentre le altre 2 categorie possono tranquillamente svolgere una vita sessuale normale. Da sottolineare che non vi sono gerarchie tra monaci, laici e yogi, a differenza di quello che si riscontra in altre tradizioni buddhiste (ad esempio Theravada), nelle quali i monaci hanno un ruolo dominante. Ciao. --Kkwikipedia 13:58, 6 feb 2007 (CET)

TemplateModifica

Ciao a tutti, mi scuso per l'intrusione, ma ho una piccola richiesta per voi. Il Template Buddhismo è attualmente un po' invasivo, soprattutto se lo affianchiamo ad altri template di navigazione. Con il vostro permesso lo "cassetterei" (cioè lo inserirei in un cassetto in modo che inizialmente resti chiuso e chi vuole consultarlo lo espande in seguito). Propongo di escludere da questa procedura le due voci che penso più rilevanti (cioè quella relativa a Buddha e quella sul buddhismo). Se non avete nulla in contrario tra un paio di giorni faccio effettuare questa piccola modifica. Ciao e grazie :-) --Elitre   (discussioni) 20:31, 16 mag 2006 (CEST)

Per me puoi "cassettare" pure. --Yupa 20:49, 16 mag 2006 (CEST)

Jina o Mahavira, questo è il problema!Modifica

premetto che non me ne intendo, ma mi è capitata tra le mani questa voce Jina, guardando sulle altre wiki ho trovato Mahavira come voce principale. Voi che ne dite? cambiare il titolo? Vabbè che la voce è proprio uno stubbino minimo, minimo...Però la voce manca e insieme al Giainismo ci vuole. Seconda domanda: perchè Gianinismo quando il tipo si chiama Jina?--Dia^ 02:09, 7 lug 2006 (CEST)

Anche secondo me è meglio spostare sotto Mahavira: io l'ho sentito quasi sempre denominare così. Da Jina viene Jainismo, con la "a" per un fenomeno di mutazione vocalica tipico del sanscrito, nel passaggio da sostantivo ad aggettivo. Ad esempio da "Buddha" deriva "bauddha" (che significa "buddhista"); da "Vishnu" deriva "vaishnava" (che significa "Vishnuita"), ecc. --Yupa 09:59, 7 lug 2006 (CEST)
ok, ho spostato la voce e sistemato lo stub copiando da wiki en. C'è qualche anima pia che possa contribuire? io più che leggere qua e le nelle wiki non so proprio fare, nessuna conoscenza personale.--Dia^ 15:52, 7 lug 2006 (CEST)

sulla meditazioneModifica

ho dato una letta a quel che c'è sulla vipassana e mi sembra non siano da escludere ulteriori approfondimenti. detto questo pensavo alla possibilità di esporre maggiormente le pratiche meditative buddhiste. visto che la meditazione è il cuore dell'insegnamento e che questa si è modificata con la diffusione del buddhismo in altri paesi (vedi le tecniche del buddhismo tibetano, la meditazione zen seduta e camminata, o la shikantaza, ecc..). anche perchè il buddhismo si distingue per l'ortoprassi e non per l'ortodossia. purtroppo in italia a livello accademico c'è ancora questo forte scetticismo per la prartica, ma il prediligere le nozioni (nomi e date) non permette una buona messa a fuoco sulla materia buddhista. ho letto che ci sono persone vicine al buddhismo giapponese e alla scuola karma kagyu e al vajrayana... personalmente io conosco meglio il theravada e quindi le meditazioni samadhi e vipassana. noto, dunque, un buon assortimento di conoscenze. che ne dite? --Upekkha 18:24, 12 lug 2006 (CEST)

Sull'attribuzione di testi e insegnamenti al Buddha stessoModifica

ci sono non poche complicazioni nell'attribuire testi e insegnamenti al Buddha stesso. ritengo che per onestà intellettuale sia sempre meglio dire che è la specifica tradizione che afferma una data cosa. per esempio: la tradizione X afferma che il Buddha scrisse il testo Y, o che la tradizione Z dice che gli insegnamenti di base della tradizione stessa derivano direttamente dal Buddha/dai primi discepoli e cosi via. anche perchè, se sembra ormai certa la figura storica del Buddha, non abbiamo certezze riguardo al suo insegnamento. Buddha non scrisse nulla. le scritture buddhiste furono fissate 500 anni dopo la morte di Buddha e per avvicinarci il più possibile all'insegnamento diretto del buddha, dobbiamo comparare il canone in pali dei thera, quello in sanscrito dei sarvastivada e quei pochi che ci sono pervenuti dei mahasangika. e praticamente solo quando troviamo concordanza con queste tre fonti, abbiamo una vaga possibilità di rintracciare qualche insegnamento vicino a quello originario. perchè ci troviamo in presenza di scritti e insegnamenti che risalgono a prima della separazione delle scuole: all'incirca intorno al 340 a.C.. oltre un secolo dalla morte del Buddha! e in questo periodo la trasmissione era probabilmente tutta orale e la possibilità di dimenticare o ricordare male alcuni enunciati è fortissima. praticamente il buddhsimo è un opensource ante litteram, proprio come la qui presente wikipedia. --Upekkha 19:50, 12 lug 2006 (CEST)

Domanda probilmente stupidaModifica

Sinceramente ne dubito ma chiedo lo stesso perchè non si mai: esistono delle figure che si possano definire "santi" nel buddismo? Grazie in ogni caso. Draco "Hoka Hey!" Roboter 10:09, 9 nov 2006 (CET)

Provo a riformulare sperando di attrarre di più l'attenzione. E' stato da pochi giorni creato il progetto:santi, mi è stato detto che alcune figure del buddismo possono essere considerate tali. Se così fosse invito tutti a partecipare al progetto stesso e ad aggiungere informazioni in merito nella pagina di descrizione del progetto. Grazie --Draco "Hoka Hey!" Roboter 09:22, 14 nov 2006 (CET)



Riguardo all'articolo "Domanda probabilmente stupida" che l'aspetto della Devozione nel Buddhismo è importante e la Devozione era una cosa di cui già il Buddha Śakyamuni era oggetto Prima, durante e dopo gli Insegnamenti che dava; la Devozione per i Buddha e Bodhisattva è uno dei Sette "Rami" della "Preghiera" in "Sette Rami" e questo permette di completare la prima Acumulazione, quella di Karma Virtuoso, necessario, insieme all'accumulazione di Saggezza (che percepisce la Vacuità) per realizzare i Due Kaya (Tib.: Ku, It.: Corpi) eclusivi di un Buddha che sono il Dharmakaya, Kaya di Saggezza e il Rupakaya, Kaya della Forma che è costituito dal Sambhogakaya e dal Nirmanakaya. Solamente accumulando Karma Virtuoso si rinasce nei Reami più fortunati del Samsara ma non ci si libera dalla Sofferenza ad esso inerente anche se si parli dei reami dei Deva mentre con la sola accumulazione di Saggezza si ottiene il Nirvana Hinayana ma non lo Stato di Buddha. Con la Pratica delle Paramita si riuniscono entrambe le accumulazioni di Karma Virtuoso e Saggezza e si Progredisce attraverso i Cinque Sentieri (dell'Accumilazione, della Preparazione, della Visione, della Meditazione e del non-più-apprendimento) e i Dieci Bhumi (Terreni) di un Bodhisattva e si realizza, immediatamente successivamente, lo stato di Buddha. 82.63.186.161


Su Wikipedia abbiamo una lista di "Bodhisattva" che sono oggetto di venerazione da parte di alcune popolazioni buddhiste, ma resta il fatto che questi aspetti devozionali del Buddhismo non costituiscono e non rappresentano la vocazione nè la natura del Buddhismo, dal momento che l'insegnamento del Buddha si è espresso in modo contrario a tali pratiche

«[…]Non fatevi guidare dall'autorità dei testi religiosi,
[...]
né dall'idea “questo è il nostro maestro”.»

("dal discorso del Buddha ai Kalama, abitanti di Kesaputra. - Anguttara Nikaya, Tika Nipata, Mahavagga, Sutta No. 65")

La figura del "Santo" nel culto devozionale cristiano viene invece assunta proprio come esempio di vita da seguire e quindi come maestro di vita: pertanto ciò rientra nel monito del Buddha di non farsi guidare dall'idea "questo è il nostro maestro".
Inoltre, specie in occidente, parlare di "santi" in campo buddhista è particolarmente fuorviante, in quanto le nozioni di "risveglio spirituale" e di "realizzazione spirituale" sono estranee alla cultura occidentale che facilmente travisa questi concetti accostando il risveglio all' estasi che i santi sperimentano quando arrivano, ancora in vita, a congiungersi con Dio ed accostando la "realizzazione spirituale buddhista" al "paradiso" che il santo ottiene al momento della sua morte, mentre nel Buddhismo questi accostamenti sono errati e fuorvianti.
In ogni caso la lista dei "Bodhisattva" che abbiamo in Wikipedia è la seguente:

  • Akasagarbha, conosciuto in Cina come Xukonzang e in Giappone come Kokuzo; divinità della felicità che deriva dall'aiutare il prossimo.
  • Avalokitesvara, particolarmente venerato in Cina e Giappone come donna e con il nome rispettivamente di Guanyin e Kannon; divinità della compassione, ha fatto voto di non raggiungere il Nirvāṇa fintanto che ci siano anime in pena.
  • Ksitigarbha, venerato in Cina e Giappone con il nome Dizang o Jizo; divinità degli Inferi, ha fatto voto di non raggiungere il nirvana fintanto che ci siano anime negli Inferi.
  • Mahasthamaprapta, conosciuto in Cina come Dashizhi e in Giappone come Seishi; divinità della saggezza, talvolta rappresentato come donna.
  • Maitreya, conosciuto come Mile in Cina e Miroku in Giappone; è il Buddha della prossima era, il Salvatore (talvolta considerato il Messia) del Buddhismo.
  • Manjusri, conosciuto in Cina come Wenshu e in Giappone come Monju; divinità della coscienza di sé stessi.
  • Padmasambhava, noto in Cina come Lianhuasheng Shang Shi.
  • Samantabhadra, conosciuto in Cina come Puxian e in Giappone come Fugen; divinità della meditazione.
  • Sangharama, conosciuto in Cina come Qíelán; divinità guerriera che protegge la fede buddhista e i suoi adepti.
  • Skanda, conosciuto in Cina come Wei Tuo; divinità guerriera che protegge il Dharma.
  • Tara, conosciuta in Cina come Duoluo o Dumu; divinità femminile del successo.
  • Vajrapani, conosciuto in Cina come Jingang; divinità del potere che sconfigge il male.

Personalmente però, per le ragioni sopradette, non sono favorevole ad accostamenti del tipo "Bodhisattva"="Santo" e neppure la figura di Arhat si dovrebbe associare a quella del "Santo cristiano". Ciao. --Claudio Pipitone 13:20, 12 feb 2007 (CET)


sì sì, ci sono. milarepa è un santo buddhista, per esempio. un po' tipo s. paolo che ne ha combinate nella sua vita prima della conversione. guarda, il termine santo viene da sacro: colui il quale è dedicato ad usi sacri. la parola sacro, probabilmente, è una derivazione indoeuropea. dovrebbe avere le radici sanscrite sam o sa e hr. sam è un prefisso che ha valore di unire convogliare "con", sa significa conoscenza o ha valore simile a sam, e hr significa cuore. tecnicamente il santo è semplicemente colui che conosce il vero valore del cuore: la potenzialità dell'amore e dell'azione empatica. colui che riesce ad unire pensiero, parola ed azione alle motivazioni del cuore. gandhi è stato, quindi, un santo. tecnicamente un laico e non credente può essere un santo. poi nella tradizione buddhista si parla apertamente di santi... soprattutto nel buddhismo tibetano e nel tantrismo. Tzongkhapa e Padmasambhava sono considerati santi buddhisti. nel buddhismo primitivo o theravada l'arhat ha lo steso valore del santo nel cristianesimo. --upekkha 23:06, 3 gen 2007 (CET)... ... PER NIENTE! Da quanto ho letto da varie fonti l'arahat puo essere identificato come il prototipo di santo in quasi tutte le religioni mondiali, nel buddhismo come nelle altre religioni orientali si identifica come tipo ideale dellla personalità sana.

RichiestaModifica

Servirebbe qualche anima pia che scrivesse il punto di vista del Buddhismo su Dio, in un paragrafo ==Visione buddhista== da integrare nella voce Dio (subito dopo l'induismo, dal momento che si cerca di seguire un ordine cronologico). Grazie! --mπ [–√–] 09:18, 14 nov 2006 (CET)

  • Ma questo progetto è effettivamente attivo (lo chiedo perchè a me sembra morto)? --Nyo annota 15:16, 14 nov 2006 (CET)
  • Ci provo un po' io, cercando di sintetizzare en:God in Buddhism; comunque sono d'accordo a porlo dopo l'induismo per una connessione logica, ma non cronologica, visto che l'ebraismo dovrebbe essere precedente al buddhismo. Per rispondere a Nyo, la mia personale impressione è che da quando Yupa ha ridotto la sua attività in it.wiki il progetto langue (non che io ne abbia mai fatto parte); nondimeno le pagine sul tema continuano ad aumentare. -- ~Εξαίρετος~ (msg) 12:31, 24 dic 2006 (CET)
Ho aggiunto Dio#Visione_buddhista, ma prego chi appartiene alla diverse scuole di correggere eventuali errori o aggiungere qualcosa. -- ~Εξαίρετος~ (msg) 19:48, 24 dic 2006 (CET)
  • Ciao; io rimuoverei la nota riguardante le scuole più antiche, visto che l'assenza del concetto di un Dio creatore è valido in tutte le scuole Buddhiste anche contemporanee. In effetti poi lo stato degli Dei è uno dei sei reami di esistenza del ciclo delle rinascite (Samsara), condizionato come gli altri dalla legge di causa ed effetto: quando il Karma che ha portato un essere a rinascere come un dio si esaurisce, questo essere rinascerà in uno degli altri reami di esistenza in base alle tendenze preponderanti accumulate nella sua coscienza deposito. --Kkwikipedia 11:51, 3 gen 2007 (CET)
    • In effetti dovrebbe essere formulato meglio; il fatto è che l'articolo da cui sono partito tendeva a trattare la presenza nel Buddhismo del concetto di divino in senso classico, cioè di un'entità trascendente (quindi su un piano diverso dell'esistenza) ma col potere di intervenire nel mondo fenomenico. Per fare un esempio, l'Indra vedico era un dio in questo senso, mentre l'Indra che compare nelle scritture buddhiste è un essere intrappolato nel samsara come tutti; al tempo stesso, però, nel Mahayana tutti i Buddha e i Bodhisattva sono al tempo stesso immanenti e trascendenti, e sono oggetto di culto popolare allo stesso modo degli dei classici. Quanto al "Creatore" nel Vajrayana in pratica l'Adi-Buddha lo è (per i tibetani è Kun-byed Rgyal-po'i Rgyud, cioè Re Creatore del Tutto) anche se ha sfumature più panteistiche che teistiche. Se qualcuno se la sente di mettere mano al testo comunque ne sarei più che felice, visto che non mi considero affatto un esperto. -- ~Εξαίρετος~ (msg) 13:37, 3 gen 2007 (CET)
  • ti ho aggiunto un pezzettino. ci ho messo mano quinidi. giusto una precisazione dal punto di vista tecnico. comunque, state attenti ad usare il termine hinayana. è meglio parlare di buddhismo primitvo o delle origini o semplicemente theravada. hinayana è offensivo, lo coniarono quelli del mahayana per sottolineare l'inadeguadezza - secondo loro - del veicolo loro precedente. oggi è rimasta solo la scuola theravada. e poi mahayana e theravada nel corso dei secoli si sono molto influenzati ed anche all'epoca della "scissione" non ci fu una netta differenziazione. considerate che in uno stesso monastero vivevano hina e maha, e ad uno sguardo esterno nessuno avrebbe riconosciuto le differenze. --Upekkha 18:22, 3 gen 2007 (CET)

p.s. ma chi ha tolto il mio nome dalla lista dei collaboratori?

Ti riferisci mica a questo tuo vecchio edit? Upekkha dalla cronologia non sembrerebbe esserci mai stato. Grazie per le precisazioni comunque. Ciao -- ~Εξαίρετος~ (msg) 18:37, 3 gen 2007 (CET)
  • ma... non saprei. solo che qualcuno ha tolto il mio nome da "utenti interessati". tutto qua. non pensate anche voi che ci sia ancora poca gente che partecipa a questo progetto? proviamo col passaparola? --upekkha 23:00, 3 gen 2007 (CET)
  • Ciao ; ho rimosso un paragrafo (quello che parlava dell'animo); credo che fosse molto soggettivo, non ho mai sentito parlare di "animo" in tutti gli insegnamenti che ho ricevuto; mi sono permesso di rimuavere la preciszione sull'Hinayana, un pò fuori contesto per questa voce; mi riservo di contestare il concetto di Abi-Buddha come "creatore"; anche questo è un concetto al di fuori di tutto quello che ho sentito finora negli insegnamenti Vajrayana e forse derivante da un'interpretazione errata di quello che si intende per "natura della mente", verso il riconoscimento della quale noi buddhisti tendiamo: l'illuminazione è il riconoscimento della natura della mente, che ha tra le altre le caratteristiche dell'onniscienza ed immanenza.--Kkwikipedia 16:33, 7 gen 2007 (CET)

ma oltre alla precisazione sull'hinayana, hai tolto pure la parte quando specificavo che un credente di altra religione può praticare il buddhismo? --Upekkha 16:46, 8 gen 2007 (CET)

  • ciao Upekkha; scusa se sono andato giù con la scure, ma la favola che chi è cattolico o altro può essere anche buddhista è e rimane una favola; i fini delle varie religioni sono differenti, ad esempio per il cattolicesimo si vuole arrivare al paradiso ed incontrare dio, per il buddhismo non è il fine (il paradiso è solo uno dei reami di esistenza), il fine è raggiungere l'illuminazione, scoprire la vera natura della mente eccetera. Queste considerazioni valgono per tutte le religioni dualiste, quelle cioè che mantengono una distinzione tra "anima" e "dio", nel buddhismo invece si vuole andare al dilà del dualismo e riconoscere che si è parte di un tutto che non ha divisioni ne confini, la vera natura della mente. --Kkwikipedia 18:10, 8 gen 2007 (CET)
  • Ciao; ho modificato la parte relativa al Vajrayana; quella di prima non mi lasciava dormire di notte, era contro tutto quello che ho sentito in questi 5 anni di pratica Vajrayana, e francamente credo che la versione precedente avrebbe potuto creare confusione nella gente a digiuno di buddhismo. Spero di non urtare nessuno, ma credo che ora la visione Vajrayana sia più chiara (non credo che Wikipedia abbia anche l'ambizione di essere esaustiva, almeno non per quanto concerne il Buddhismo ) --Kkwikipedia 22:40, 8 gen 2007 (CET)

no,Kkwikipedia. non è affatto vero. un cattolico e un musulmano possono benissimo praticare il buddhismo. (e nel cattolicesimo non ci sono più paradiso ed inferno). ad esempio, nel monastero santacittarama ci pratica la vipassana e la samadhi un monaco dell'abbazia di farfa. non so bene quale sia il tuo approccio, mi sembra che tu sia un praticante con buone conoscenze del buddhismo tibetano e vajrayana. io sono proprio un buddhologo e sono 13 anni che studio il buddhismo e il rapporto con le altre religioni e la psicologia. ad esempio, il buddhismo si è sempre legato alle religioni del posto. il buddhismo tibetano ha questa natura perché nel periodo di diffusione in tibet, si amalgamò completamente alle forme religiose preesistenti in tibet. in cina si sintetizzò con il tao. il tantrismo fu un fenomeno pan-indiano e pan-religioso sviluppatosi in india tra il III e il VII secolo d.C. le forme tantriche induiste e quelle buddhiste si sono così influenzate che quasi si potrebbe parlare di tantrismo e basta. le tecniche tantriche si fondano molto spesso sull'evocazione e l'adorazione di divinità, e queste divinità non tutte appartenevano al buddhismo. se pensi che vajra è la folgore di indra, il signore degli dei vedici, che con tutta probabilità arriverà in grecia col nome zeus. il buddhismo nasce in india, ed è vero che non necessita della figura divina, ma hai visto lo sterminato numero di divinità induiste che popolano il canone pali? e le innumerevoli divinità tibetane preesistenti al buddhismo tibetano che entreranno a far parte della corte delle divinità del buddhismo? il tantrismo era un fenomeno culturale interreligioso (pensa che nel tantrismo buddhista del periodo indiano, i buddhisti officiavano riti alle divinità non buddhiste Temberu & sorelle). nei primi secoli dopo Cristo il buddhismo, per non perdere terreno e adepti, iniziò ad assimilare tutta una serie di pratiche appartenenti al tantrismo incentrato su shiva, visnu e devi. e ad un certo punto, il buddhismo cominciò ad asserire che le forme devozionali verso figure come shiva, in realtà erano forme di buddhismo. tant'è che nel mahavairocana sutra si dice apertamente che shiva era un camuffamento del buddha per insegnare il buddhismo. un po' come gli abili mezzi e l'ekayana del buddha nel sutra del loto. se pensi che maestro eckhart e i sufi sono molto più buddhisti di molti maestri buddhisti quando asseriscono che loro non sono nulla, ma sono dio in quanto parte di dio e quindi realizzano esattamente quello che nel mahayana venne codificato come l'insegnamento del vuoto o vacuità: sunyata. proprio come asserisce il dalai lama quando dice che le divinità sono evocate e poi trascese. e poi il buddhismo è un'ortoprassi e non un'ortodossia: non c'è un unico testo valido per essere buddhista, ma per esserlo devi praticare gli insegnamenti della scuola scelta (e si possono modificare e pennellare su misura, ma è rischioso). chi non pratica non è buddhista. quindi se un cattolico o un musulmano praticano il buddhismo, sono buddhisti... se lo vogliono, altrimenti accettano solo una parte degli insegnamenti restando cattolici o musulmani. non esiste una sola forma di buddhismo che non si è legata alle religioni preesistenti. quindi questo non esclude che possa accadere ancora. e la prossima volta che vuoi togliere il lavoro degli altri, almeno, prima, apri un confronto qui . discutiamo insieme e poi decidiamo cosa fare. tecnicamente quello che hai fatto tu, togliendo il mio intervento, si chiama - nel buddhismo - reificazione del Sé, ovvero, sviluppo del Sè, dell'ego o dell'atman. hai fatto esattamente il contrario di quello che dice il buddhismo. ma non è grave, sai quante "cazzate" anti-buddhsite io faccio ogni giorno? certo che se questo è il modo di utilizzare wikipedia, mi sa che scrivo libri. almeno, nessuno mi cancella. e vengo contestato con altri libri di altri autori. e stai attento che tu stai praticando una favola basata sulla commistione di induismo, yoga, buddhismo (anche theravada, che un tempo vi fu un ramo tantrico) e religioni tibetane sciamaniche e non. ed è una bella favola perché tutte le scuole buddhiste sono forme elevate e nobili di liberazione dal dolore attraverso la comprensione (o illuminazione). concordo con la tua modifica sul vajrayana. --Utente:upekkha 12:05, 9 gen 2007 (CET)

  • ciao Upekkha; prima di tutto mi inchino alla tua conoscenza storica; quello che dici è vero e tutti i maestri dai quali ho ricevuto insegnamenti affermano che il buddhismo si è installato(passami il termine) sul sostrato religioso presente nella civiltà e cultura del luogo e del tempo nel quale si è diffuso. Nulla da eccepire, il buddhismo è paragonato ad un cristallo che, se poggiato su una superficie, risplende del colore della superficie sottostante; da qui l'adozione di tutte le forme tantriche pre-esistenti nell'induismo ecc.; da qui però a considerare il buddhismo una religione teista ce ne passa, e credo tutte le forme di buddhismo che adottano tali figure ereditate dalle religioni e culture pre-esistenti, ne abbiano svuotato il carattere di divinità per renderle simboli delle qualità della mente stessa; da praticante buddhista, sono più che certo che lo scopo degli insegnamenti del buddha non sia finalizzato all'adorazione di una divinità, bensì al riconoscimento della natura della mente, il raggiungimento dell'illuminazione; tutti i metodi buddhisti, le meditazioni formali ed informali, hanno questo unico scopo ultimo; è vero che un cattolico può praticare la meditazione vipassana, che dà degli ottimi risultati in termini di sviluppo della consapevolezza e della concentrazione, ma se il suo scopo rimane quello di raggiungere un certo dio che sta al di fuori di lui, allora non può definirsi buddhista. Sul fatto che da qui a tot anni il buddhismo adotterà figure provenienti dalla tradizione cattolica, non lo escludo certamente; tuttavia credo che tale processo sarà compiuto da maestri che hanno realizzato parte se non tutte le qualità della mente, che hanno raggiunto un ottimo grado di sviluppo per intenderci, che sanno come funziona la mente e di cosa ha bisogno un essere non illuminato per diventarlo. Credo che questo compito necessiti di persone che sanno quello che fanno insomma. Sono sicuro che questo è quello che avvenuto in passato, mi riferisco ovviamente al frutto del lavoro di maestri qualificati che hanno prodotto meditazioni e metodi in grado di portare veramente all'illuminazione ( e solo a loro). Lavorare con la mente è una cosa molto delicata e necessita di competenze e di esperienza, e di molta sincerità. In quanto alle tue accuse di censura motivata dall'ego, ovviamente non sono illuminato, per cui il mio ego (ed il tuo) qui giocano ancora un grosso ruolo. L'importante è mantenere una giusta motivazione nelle cose che si fanno, la mia è quella di essere di maggior beneficio possibile (compatibilmente con le mie capacità/conoscenze) a chi legge le pagine di wikipedia (che, lo ripeto, non può essere esaustiva circa un argomento come il buddhismo). Voglio solo fare un pò di chiarezza, chi poi vuole avvicinarsi alla pratica buddhista non può farlo attingendo esclusivamente alle informazioni di wikipedia. Ciao! --Kkwikipedia 12:44, 9 gen 2007 (CET)

sì, ma guarda che io non ho solamente conoscenza storica. prima ti ho citato maestro eckhart: hai letto cosa ho detto su di lui? e maestro eckhart apparteneva all'ordine domenicano e nel 1302 ebbe l'incarico di "magister sacrae theologiae" dopo Tommaso d'Aquino. e se ti dico che già nel 1300 lui trascendeva il divino... e poi non mettere "(ed il tuo)" tra parentesi, mica mi offendo se mi dai dell'egocentrato. e poi non è vero che sono gli illuminati che porteranno questo cambiamento. ogni volta che il buddhismo ha mutato forma, cioè si è mischiato ad altre credenze, era perchè stava perdendo consenso. quindi la motivazione era che il popolo non colto non seguiva più la difficile disciplina buddhista, mentre questi illuminati hanno trovato il modo di trascendere e risolvere questo problema. ma se tu già in partenza castri questa possibilità tra religioni monoteiste e buddhsimo, non dai molto credito al dialogo interreligioso. ho capito che col tuo ultimo intervento hai precisato, ma contano anche i fatti, e tu hai tagliato il mio intervento su wiki. ma anche le parole sono un fatto, e non mi hai capito bene. io non ho detto che il buddhismo è una religione teistica. ho detto che non è una religione, e quindi qualsiasi religione la può far propria a patto che la propria divinità di riferimento non diventi un ostacolo. da qui uno sceglie quale delle due "religioni" abbandonare. ma, vorrei ricordare, se ho detto che maestro eckhart trascese dio, come anche i sufi, vuol dire che egli già gettò il ponte tra le due religioni. infatti, non è un caso che la chiesa non sponsorizzi molto il pensiero di eckhart e che alcune sfere ecclesiastiche lo considerino un mezzo eretico. il buddhismo è una religione senza senso di identità e senso di appartenenza, mi sembra che tu voglia troppo legarti al buddhismo e che tu sia troppo focalizzato sulla tua scuola. posso anche sbagliare, e se mi dici che sbaglio, ti credo perchè sono certo che tu conosca te stesso meglio - ovviamente - di me. tu che conosci il buddhismo tibetano, ti ricordi cosa stavano facendo i rime in tibet prima che la cina, occupando il tibet, li fece sparire? e il dalai lama quando ha detto che qualora la scienza invalidasse alcuni concetti e dottrine, si dovrebbero modificare questi concetti? bene, la scienza non ha ancora smentito o confermato l'esistenza di un dio o una cosa simile. questo significa che se il dalai lama fa affermazioni del genere, l'esistenza di un dio non è un intralcio al buddhismo. il buddhismo si modificherà come ha sempre fatto, pur mantenendo lo studio dei processi mentali. --Upekkha 13:26, 9 gen 2007 (CET)

  • Ascolta, mi ero già scusato per la modalità del mio intervento, se vuoi lo rifaccio, non c'è problema. Sono ignorante su Maestro Eckhart, quindi mi fido di quello che dici. Lo scopo del buddhismo è il riconoscimento della vera natura della mente, e se eckhart ci è arrivato (da dimostrare ovviamente,ma come ci è risucito? ha trasmesso metodi che altri potessero seguire?), ben per lui, tale scopo non è una prerogativa dei buddhisti col marchio di fabbrica, è una potenzialità che hanno tutti gli esseri. Il dialogo interreligioso è un discorso molto corposo; io punterei molto sulla chiarezza (almeno qui su wikipedia), sul distinguere gli obbiettivi delle varie religioni e sul dare la possibilità alle persone di avere delle informazioni il più possibile coerenti, evitando posizioni sincretiste che comunque sono sempre molto soggettive. Non si tratta di dire chi è meglio o chi è peggio (almeno finchè si parla di religioni che rispettano l'uomo, la donna, e che sono fondate sull'amore anzichè sull'odio). Riguardo l'esistenza di un dio creatore, dubito fortemente che ciò verrà dimostrato (e lo dico basandomi su tutti gli insegnamenti che ho ricevuto e sulle valutazioni che ne ho fatto), ma queste sono solo speculazioni al di fuori di questo contesto, quindi non voglio dilungarmici. Riguardo al fatto del consenso e dell'adozione delle forme di divinità, queste considerazioni se mi permetti sono abbastanza soggettive ed effettivamente tali fatti andrebbero contestualizzati: uno potrebbe vederla come la vedi tu (tentativo di mantenimento del "potere"), altri la potrebbero vedere come una forma di compassione attiva atta al dare la possibilità al maggior numero possibile di esseri di accedere a livelli di comprensione più profondi della propria mente. Questo è un aspetto assolutamente da non sottovalutare nel buddhismo, almeno quando si parla di maestri ai quali sta veramente a cuore lo sviluppo delle persone. Con amicizia e rispetto, --Kkwikipedia 14:41, 9 gen 2007 (CET)

e mi sa che a questo punto sono io a non essere chiaro. 1 hai ragione tu a dire che è la compassione e non la brama di potere ad aver avvicinato i maestri buddhisti ad altre religioni. 2 non ti dovevi scusare prima, figurati adesso. 3 il mio non è un approccio sincretistico, tutt'altro! se si apre una sezione su dio e buddhismo, non si può tacere il fatto che il buddhismo non è una religione ma è una pratica. e il buddhista è colui che pratica il dhamma. chi crede nel dhamma e non lo pratica, non è un buddhista. dal momento che il buddhismo è una pratica, chi lo pratica è buddhista. se un cattolico lo pratica è buddhista. se uno psicologo pratica il dhamma è buddhista e psicologo, ma se la sua professione e le sue teorie psicologiche cozzano con quelle buddhiste, o sceglie una tra la due o cerca una soluzione che "integri". non c'è uno studioso del buddhismo che non sconsigli la definizione "buddhista, essere buddhista". in india, in thai, e in srilanka, infatti non la usano quella definizione. si professano seguaci del dhamma. proprio per evitare il senso di appartenenza insito nel suffisso -ismo. se io ti chiedo se sei buddhista, poi dovrò chiederti: quale scuola? e poi: aderisci completamente agli insegnamenti o li integri con tue riflessioni personali che sono differenti ma compatibili? e se mi rispondi pure alle 3° domanda affermando, il che è possibilissimo, anche perchè è quello che invitò il buddha a fare, mi troverei in presenza di un'ennesima scuola buddhista formata da un solo discepolo: te stesso. il che è più che plausibile. 4 l'avvicinamento del buddhismo ad altre religioni non è affatto "in soggettiva", ti ho citato un sutra dove è scritto che shiva è buddha, o lo vogliono far passare per tale. poi sull'adattamento del buddhismo ad altre culture e religioni ti posso citare tutti i testi che si fanno studiare all'università.(tutte le univeristà, non solo quelle italiane). ricordi la metafora della zattera? quando arrivi dall'altra parte del fiume, l'illuminazione, abbandoni la zattera che ti ha permesso di arrivare sull'altra sponda, cioè gli insegnamenti. chi si illumina non appartiene più a nessuna religione o filosofia o credo: è patrimonio dell'umanità. non è più buddhista. è buddhista quanto cattolico o altre divisioni del genere. non è un approccio sincretico il mio. sta scritto nei testi thera e mahayana. è quello che i mahayana intendevano per risoluzione della visone duale. 5 non ti scusare più perchè in una discussione, a meno che non offendi - e non l'hai minimamente fatto, non ci si deve scusare di difendere fortemente le proprie idee. io non ti chiedo mica scusa perchè sono stronzo. io dico la mia finchè tu non mi convinci della tua. l'amicizia non lo so, non ti conosco, ma il rispetto quello sì, sempre. quindi: un rispettoso saluto. ciao --85.20.239.10 16:49, 9 gen 2007 (CET)

  • L'amicizia era per dire che mi sei simpatico, nel senso che apprezzo i tuoi contributi, tutto qui. Ascolta, non so a cosa stia portando questa discussione, comunque mi metto nei panni di un cattolico (lo sono stato fino a 21 anni, molto praticante) e dico: ok c'è il buddhismo, ha alcuni metodi che servono ad esempio a calmare la mente, li pratico. Fino a qui tutto ok, non ci sono problemi. Ma qual'è il fine del mio essere cattolico? Raggiungere l'illuminazione? No, almeno non credo, correggimi se sbaglio. Voglio solo utilizzare alcuni metodi che mi facciano sentire meglio e che mi facciano funzionare meglio nella società. Potrei usare la ginnastica, lo yoga, la psicologia ecc. ma rimango sempre un cattolico. Da quel che ho capito, e per quel che mi riguarda, essere buddhista significa avere come meta costante l'illuminazione, riconoscere la vera natura della mente e della realtà, e portare all'illuminazione anche tutti gli altri esseri. --Kkwikipedia 18:08, 9 gen 2007 (CET)

ottima riflessione kkwikipedia. anche il cattolico punta al risveglio dall'illusione egoistica, ma lo fa per mezzo di una illuminazione ricercata nella luce divina. ma se trascendi il divino, risolvi la frattura duale tra ego e dio. quando eckhart dice "io, in quanto creatura di dio, partecipo della natura divina", elimina il senso di dio (l'atman) e del divino. la maggior parte dei cattolici ha una visione antropomorfa di dio, ma nelle scritture non esiste proprio questa descrizione precisa della natura divina, non si sa cos'è dio. il termine dio ha la sua radice proprio in luminoso, splendente. l'etimologia a volte aiuta a scardinare le metastrutture imposte sui concetti. buddha = illuminato, dio = splendente. secondo me, che non sono mai stato un credente, potresti esserti portato appresso alcuni concetti latenti nel periodo di transizione tra cattolicesimo e pratica buddhista. perchè questa visione a compartimenti stagni, e cioè che chi è buddhista è solo buddhista e chi è cattolico è solo cattolico, è tipica dei credenti di religioni monoteistiche. infatti ho il sospetto che hai cominciato a praticare una scuola specifica e non hai mai approfondito - sempre con uno sguardo generale -le altre scuole buddhiste. e questo è pericoloso e tipico degli occidentali ex monoteisti. poi non so se sai che nessuna scuola insegna esattamente la dottrina di siddharta gautama. (leggi il mio intervento sopra: Sull'attribuzione di testi e insegnamenti al Buddha stesso)adesso sappiamo, da poco, che è esistito, ma non abbiamo, e mai avremo, idea di quello che disse veramente. ogni scuola è un adattamento tra il ricordo del dhamma di siddhatta e le personali esperienze dei primi fedeli di questa scuola. e in ogni scuola non c'è uniformità di pensiero, perchè ognuno modella il dhamma in base alla propria esperienza personale. la metafora della zattera ha anche un altro significato. il buddha ti spiega che per salvarti non puoi rimanere su questa sponda, ti dice che probabilmente ti devi costruire una un mezzo per passare dall'altra parte, ti dice più o meno come si fa una zattera. poi la legna te la scegli tu, e le problematiche che incontrerai nel costruire la zattera si baseranno sulle tue specifiche abilità e quelle dei materiali che hai scelto. poi è possibile pure che, anche se hai seguito i consigli del buddha, ti sei costruito male la zattera e magari affogherai pure. ma la cosa importante è che quando raggiungi la sponda dell'illuminazione, dovrai abbandonare gli insegnamenti perchè ti saranno di ingombro... non sei più buddhista, perchè l'illuminato non è buddhista: è illuminato. se buddha non è una divinità ed ha elaborato un pratica di purificazione mentale dall'auto-dolore che se c'è o non c'è un dio, non cambia assolutamente nulla, uno si sceglie la divinità che vuole. buddha non rispondeva su questioni metafische, perchè non servivano alla pratica: erano inutili. ma se nel canone pali il buddha sta sempre a parlare con divinità indiane, e dice che le divinità per illuminarsi devono rinascere essere umani perchè l'illuminazione è cosa dell'essere umano, vuol dire che quando disse che il divino non ha nulla a che fare con il dhamma, non lo nega. non dice che non esiste il divino, dice che, se c'è o non c'è, al praticante non gli cambia nulla. un saluto all'amico kkwikipedia. --85.20.239.10 10:19, 10 gen 2007 (CET)

  • Ciao Upekkha. Ti ringrazio per queste informazioni. Adesso però non vorrei che il grande fratello wikipedia si arrabbiasse perchè forse stiamo abusando di questo angolo di discussione (mah, speriamo di no..). Come dici tu, le altre scuole non le ho approfondite (e lo si legge anche nella mia presentazione): sai, il tempo a disposizione in questa vita è breve e preferisco dedicarmi con il maggior impegno possibile ai metodi di una scuola (è una scelta, non dico che sia la migliore). Le tue sono opinioni più che rispettabili ma comunque abbastanza soggettive; "il cattolico punta al risveglio dall'illusione egoistica": questo non lo sapevo affatto, non l'ho mai sentito, forse era lo scopo di maestro eckhart ma non credo sia lo scopo della maggioranza dei cattolici; se poi si sono sviluppate varie tendenze di pensiero, correnti o che dir si voglia, è meglio specificare che il loro punto di vista è limitato a quella specifica corrente ecc. almeno questo è quello che farei io qui su wikipedia. Cosa ne pensi? --Kkwikipedia 12:37, 10 gen 2007 (CET)

ok, penso vada bene. ma anche se la vita è breve, 4 o 5 libri da leggere non sono molti. la tua scuola, come tutte quelle buddhiste, è un'eccellente scuola. ama il tuo prossimo come te stesso è in linea con la compassione del bodhisatta e dell'insegnamento dell'anatman e della metta. comunque hai ragione tu a rimanere più sull'accademico qui su wiki.--85.20.239.10 14:45, 10 gen 2007 (CET)

RICHIESTA IMPORTANTEModifica

Potreste inserire uno spazio dedicato a chi si vorrebbe convertire al Buddhismo magari con le modalità di conversione etc.? grazie in anticipo

No! Wikipedia non è un blog:
Wikipedia non è un blog!
L'unico modo per contribuire a questa enciclopedia è aiutarla a crescere di qualità e di oggettiva neutralità, non inserendo informazioni di dubbia rilevanza, esprimendo opinioni personali o veicolando messaggi privati.
--Leoman3000 16:40, 8 gen 2007 (CET)

dear leoman3000, chiedere di rimanere nei vincoli della soggettività in uno spazio di dibattitto non ha senso. poi, se consideriamo che questa è un'area di dibattito dedicata al buddhismo, è una richiesta fuori luogo. inoltre, le modalità di converisone di una religione fanno parte delle competenze di uno spazio enciclopedico dedicato ad una religione. e la prossima volta, il tuo "No!" forte e categorico, te lo tieni per te.se questo non è un blog, è anche vero che l'estrema sintesi è propria della chat... quindi argomenta. --Upekkha 09:38, 13 feb 2007 (CET)

non ti devi convertire proprio in nulla. se appartieni ad un'altra confessione, prima guarda cosa non va nel rapporto con la tua fede. comunque puoi sempre vedere cos'è il buddhismo. il buddha si è deconvertito, non si è affatto convertito in nulla e non ha rifiutato nessuna divinità. si è posto al di fuori del contesto religioso in senso stretto. il consiglio che ti dò è di frequentare corsi o classi di meditazione. direi vipassana, samadhi o zen, perché sono forme abbastanza "neutre". molte tradizioni che hanno pratiche assai più complesse, praticano anche forme simili a queste tecniche meditative. ed è importante che ti prendi un po' di libri di diverse scuole e ti fai una idea generale delle diverse forme di buddhismo. non cadere nell'errore di votarti subito ad una scuola, ma prima osservale tutte e poi fatti un'idea. se vuoi ti posso consigliare qualche libro. --Utente:upekkha 12:19, 9 gen 2007 (CET)

Upekkha ha ragione: nel Buddhismo non esiste il senso dell'appartenenza, nè tantomeno quello dell'integralismo, ivi incluso il tipico integralismo ed esclusivismo religioso che pretende l'abiura da parte di colui che proviene da delle esperienze di fede religiosa.
Non esiste dunque la possibilità di "conversione" al Buddhismo in quanto il Buddhismo non solo non ti chiede di abiurare ad alcun tipo di fede, ma addirittura il Buddha invitava coloro che entravano a far parte del suo Sangha a non smettere di dare il loro solito obolo alla comunità religiosa da cui provenivano.
Anche nel caso di chi abbia fede nell'ateismo, il Buddhismo non gli chiede di abiurare alla sua fede atea di negazione aprioristica del teismo.
Il Buddhismo poggia infatti sia i propri fondamenti sia l'adesione alla propria pratica buddhista da parte del praticante, esclusivamente sulla corretta esperienza personale della verità dell'insegnamento buddhista e questo aspetto non è derogabile in quanto costituisce uno dei sette fattori del "risveglio buddhista" (vedi anche dhamma-vicaya) esplicitamente indicato dal Buddha stesso fra i 37 fattori che conducono alla realizzazione spirituale buddhista.
C'è chi sostiene che non si possa praticare il Buddhismo contemporaneamente ad un'altra religione, ma questo non è un probema del Buddhismo bensì è il problema tipico di tutte le religioni, dal momento che sono esse a pretendere l'abiura e non il Buddhismo
Sono dunque le religioni che, di fatto, impediscono a chi appartiene ad esse di praticare altre forme di spiritualità nel timore di perdere l'esclusiva della proclamazione dell'unicità del proprio Dio.
Ma dal momento che il Buddhismo prescinde totalmente da ogni questione esistenziale che si riferisca all'aprioristica affermazione di un Dio e/o Dei e/o Divinità e/o la loro aprioristica negazione, dal punto di vista del Buddhismo chiunque desideri abbracciare la pratica buddhista non è in alcun modo obbligato a rinunciare alla propria fede di provenienza qualora ritenga di non doversene separare, e nel contempo il Buddhismo indica il corretto atteggiamento da seguire per arrivare ad un proprio convincimento personale che non sia basato esclusivamente sul seguire certe tradizioni teiste, deiste od atee per mera abitudine, o per mera educazione ricevuta od altra mera indicazione altrui. Ciao. --Claudio Pipitone 16:19, 6 feb 2007 (CET)

Aggiungo ancora una considerazione, ultima per successione ma prima per importanza: proprio per quanto sopra detto il Buddhismo si colloca fra le discipline spirituali di anagogia individuale e quindi non dovrebbe essere inserito fra le "religioni" non essendo questa la sua naturale collocazione tassonomica (e questo lo dico anche in relazione alla collocazione in wikipedia fra i progetti di religione...).
Le religioni si occupano infatti di affermare prioritariamente l'esistenza di un Dio, Dei, Divinità con il quale porre in relazione l'Uomo. Questa posizione pregiudiziale è invece irrilevante per il Buddhismo ed ai fini perseguiti dal Buddhismo. Infatti ci si può curare benissimo della spiritualità dell'Uomo ed occuparsi efficacemente dell'emancipazione dalla "sofferenza esistenziale" che affligge l'Uomo a causa dell'ineluttabile constatazione dell'impermanenza di tutte le cose, così come il Buddhismo ottimamente fa, senza dover necessariamente postulare o negare a priori l'esistenza o meno di un Dio o di Dei e/o Divinità.
Si dovrebbe meditare su questa questione tassonomica anche in wikipedia, secondo me, e stralciare il Buddhismo dalla attuale impropria collocazione fra le religioni. Ciao. --Claudio Pipitone 16:34, 6 feb 2007 (CET)

  • Esiste la religione buddhista ed esiste la filosofia buddhista, distinte ma in certe circostanze coincidenti. --Nyo annota 20:26, 8 feb 2007 (CET)


  • Posso sapere su cosa basi queste tue affermazioni? Le ragioni per le quali è inappropriato usare il termine religione per definire il Buddhismo, sono sintetizzate poco sopra queste righe e mi pare curioso affermare qui sotto il contrario senza dire perchè non si è d'accordo con quanto è stato scritto solo poche riga sopra...
    Le ragioni per le quali è inappropriato usare il termine filosofia per definire il Buddhismo, sono sintetizzate nel fatto che la filosofia si rivolge alla sfera intellettiva e razionale dell'Uomo ed usa esclusivamente il pensiero come proprio strumento cognitivo e d'indagine mentre il Buddhismo, attraverso il satori e quindi il risveglio spirituale, implica una comprensione esaustiva del problema esistenziale dell'Uomo che va al di là sia sia dell'uso del puro e semplice intelletto abbinato alla ragione e sia dell'uso esclusivo del puro e semplice strumento del pensiero. Infatti la filosofia esprime unicamente un "pensiero filosofico", il quale elabora delle mere "concettualizzazioni" inerenti alla realtà e confinate nell'ambito di una mera conoscenza razionale di tipo intellettuale e non esprime invece, a differenza del Buddhismo, la conquista di una "realizzazione spirituale" raggiunta anche attraverso la concretezza del corpo fisico e basata sulla emancipazione dalla condizione umana della propria sofferenza esistenziale.
    C'è un abisso incolmabile fra le rispettive identità: la filosofia, pur esplorando la realtà esistenziale dell'Uomo, si limita però all'unica attività del solo intelletto e della sola facoltà razionale, attraverso l'esercizio unico ed esclusivo dello strumento cognitivo del pensiero, mentre il Buddhismo esplora la realtà esistenziale dell'Uomo in modo esaustivo, utilizzando in modo globale e totale tutti gli strumenti cognitivi che l'Uomo ha a disposizione, incluso il suo corpo fisico, e quindi la comprensione buddhista della realtà non è limitata alla sola comprensione intellettuale e razionale che il buddhista avrebbe di essa se il Buddhismo consistesse in una pura e semplice filosofia.
    Il Buddhismo, dunque, supera e trascende la semplice capacità filosofica del pensiero, del mero intelletto e della ragione e per questo non deve essere definito semplicemente come una filosofia; supera anche la capacità stessa dell'intuizione puramente razionale, essendo la comprensione buddhista una comprensione esaustiva e totale, che avviene attraverso una previa perfetta e totale armonia ed unificazione della presenza mentale e dello spirito costituito dalle nostre energie interiori, attraverso il corpo fisico.
    Non c'è dubbio che il Buddhismo sia una disciplina "sui generis" unica nella categoria delle discipline dello spirito, indefinibile ed inesprimibile attraverso una delle categorie esistenti, ivi incluse le religioni, e pertanto il Buddhismo costituisce lui stesso una sua propria distinta categoria alla quale nessun'altra disciplina spirituale si è mai fino ad oggi aggiunta. Ciao.--Claudio Pipitone 18:29, 9 feb 2007 (CET)

ciao... volevo chiedere com'è possibile convertirsi, visto che il buddhismo non è una religione? o per lo meno, cosa bisogna fare per avvicinarsi sempre di più al buddhismo? Il precedente commento non firmato è stato inserito da 83.225.69.85 (discussioni · contributi), in data 11 mar 2007, 12:22.

Quando si sceglie di voler abbracciare gli insegnamenti fondamentali comuni del buddhismo perché li si ha compresi e verificati(v. dhamma-vicaya) si può parlare di fede buddhista. La conversione è un atto di fede del tutto intimo e personale, anche quando ritualizzato dalla comunità. Per esempio se si appartiene già a una confessione, l'atto di abiura come professione di fede è già un atto di fede. Ma può essere qualsiasi atto, mi viene in mente adesso l'atto di cambiare il nome.--151.28.126.32 14:31, 16 mar 2007 (CET)
Tutto questo può avvenire quando si riconosce che noi non si sarebbe mai giunti da soli a tali insegnamenti in questa vita e ci si consegna alle parole di un uomo che riconosciamo superiore a noi che è buddha. Come a dire -è proprio quello che cercavo da tutta la vita, ma non ci sarei mai arrivato da solo- oppure -è proprio quel velo leggerissimo sopra le cose che ho sempre percepito, ma non riuscivo ad afferrare perchè si allontanava appena avvicinavo una mano troppo veloce o troppo lenta-. Per cui il venir meno della superbia potrebbe essere una causa.--195.210.65.30 01:26, 18 mar 2007 (CET)

martiriModifica

stiamo promuovendoi una nuova categoria, ... io credo che qui ce ne siano parecchi..--fabio 17:05, 8 feb 2007 (CET)

Come non detto. Categoria rinominata. --HAL9000 18:04, 8 feb 2007 (CET)

PubblicazioniModifica

Ciao. In settimana dovremmo trovare il Canone Pali in edicola allegato ad un periodico. Spero di non essere stato off-topic, ma è una possibile fonte di studio di prima mano. Se qualcuno già conosce l'edizione e pensa di sconsigliarlo potrebbe dirlo motivando, così ci possiamo pensare prima di aprire il portafogli.---—/AryadevAsteR|—|| 02:18, 13 mar 2007 (CET)

TerminologieModifica

Ricopio qui due questioni poste da 82.63.186.161 sulla pagina Discussione:Maitreya, per i quali vorrei l'opinione di qualche buddhista, perché non so quali sono le terminologie in uso. -- ~Εξαίρετος~ (msg) 14:33, 14 mar 2007 (CET)

Coproduzione condizionataModifica

La questione è se spostare l'articolo a produzione dipendente e le ragioni le seguenti. -- ~Εξαίρετος~ (msg) 14:33, 14 mar 2007 (CET)

Il problema del termine coproduzione condizionata è:

1. Che non si adegua alla traduzione corrente usata in ambienti dove il Dharma Buddhista viene insegnato, tradotto e praticato;

2. Dà un senso parziale rispetto a "Produzione Dipendente" o "Originazione Dipendente" o "Sorgere Dipendente". La dipendenza la si ha su 3 livelli:

                                    a. Cause e condizioni
                                    b. Parti
                                    c. Imputazione nominale

Dire che la produzione sia "condizionata" (magari aggiungendoci anche quel "co-" del quale non comprendo l'utilità) dà un senso che potrebbe essere parziale poichè tira in ballo solo l'aspetto "condizioni" e cioè un aspetto solo del primo dei tre livelli su cui si basa l'esistenza convenzionale dei fenomeni che in pratica è una esistenza fondata sulla realtà di causa-effetto cosa che rende il Buddhismo una religione da mettere tra "" in quanto la consequenzialità stretta fondata sull'osservare la realtà della "legge" di causa-effetto elimina naturalmente ogni possibile concezione teistica e creazionistica ...

Parlare di Produzione "Dipendente" implica che ciò da cui dipendono i fenomeni per essere prodotti o per sorgere non è solo l'aspetto del condizionamento ma quello ben più ampio di dipendenza da tutti e tre i suddetti tre livelli di dipendenza.

Inoltre, per essere meno complicati, si può dire che oltre a essere più esatto esprimersi in termini di Produzione Dipendente (espressione usata proprio in ambienti la cui specificità e quella di essere luoghi in cui si insegna e si pratica il Dharma ... ) è anche un fattore di convenzionalità in quanto non si può eludere la convenzione specifica corrente: come ha detto, tra gli altri, Chandrakirti: " ... quali che siano le convenzioni del mondo quelle seguirò ... " (per poter insegnare il Dharma, praticarlo e realizzarlo non si può non partire dalla realtà convenzionale). Il precedente commento non firmato è stato inserito da 82.63.186.161 (discussioni · contributi), in data 13 mar 2007, 20:03.82.63.186.161

quando hai tempo mi spieghi qui i livelli b e c, e perchè produzione condizionata si lega solo al livello a, mentre "Produzione Dipendente" o "Originazione Dipendente" o "Sorgere Dipendente" riescono a comprendere tutti e 3 i livelli? così dopo vedo se posso aiutarti e vedere se si può usare "coproduzione condizionata"--85.20.239.10 10:42, 3 apr 2007 (CEST)


Non avevo visto questo intervento, scusa il ritardino:

2 - Le parti: sorto il fenomeno esso è composto da parti o meglio esso sorge in quanto collezione o insieme di parti; le parti sono il presupposto per potere parlare di fenomeno ma anche fenomeni che non sono materialmente composti da parti vanno considerati composti in quanto, per esempio un pensiero di qualcosa, pur essendo inconcreto è prodotto da cause e condizioni e, nondimeno, da "parti": le cause e condizioni sono la coscienza mentale e le cause che provocano il sorgere di quel determinato pensiero mentre le parti possono essere dette tali quelle che noi percepiamo in ciò che sperimentiamo come pensiero.

Le parti sono definite "base di imputazione" o "base di designazione" in quanto su quella base si può imputare un nome/designare un fenomeno a livello concettuale/nominale; la differenza tra un fenomeno convenzionalmente esistente e un fenomeno completamente non-esistente si basa sulla base di imputazione poichè imputare un nome in mancanza delle parti quali basi di imputazione produce la credenza (erronea) in un fenomeno che è completamente-non-esistente. La differenza fra un fenomeno convenzionalmente esistente e uno completamente-non-esistente è la differenza che corre tra un fenomeno che esiste e uno che non esiste: un fenomeno assoluto è una concezione erronea che dà l'illusione che esista qualcosa che non esiste neanche convenzionalmente.

Qua è meglio andare per gradi altrimenti diventa difficile scrivere, o provarci, un Trattato, è meglio andare per interventi.

3 - Nome/imputazione nominale: nel momento in cui percepiamo un fenomeno/insieme di parti imputiamo su esso un nome e conseguentemente all'imputazione di tale o tale altro nome lo crediamo esistere in nessun altro modo che come essere una cosa sola con quel nome o come essere quel nome o quel nome essere esattamente quella precisa cosa e non siamo capaci di fare una discriminazione tra le parti e il nome nè tra un fenomeno che dovrebbe (per noi) esistere come indifferenziato dal nome (che noi gli abbiamo attribuito) e un fenomeno che esiste come imputazione di un nome su una mera aggregazione di parti.

Es.: una tazza la percepiamo esistere NATURALMENTE come tazza mentre essa esiste come tazza solamente nel momento in cui noi designamo/imputiamo concettualmente il nome "tazza" sulle parti adatte a essere concepite come tazza; questo "adatte" si riferisce a una "convenzione" collettiva per la quale quella è una tazza tuttavia la tazza manca di realtà propria in quanto essa è naturalmente libera dall'essere tazza e qua entra in gioco il "Nirvana-naturale" che è la naturale Vacuità in cui dimorano tutti i fenomeni compresi coloro che imputano e i loro concetti/imputazioni allo stesso modo delle parti e delle cause e condizioni. Quindi un Dio/entità creatrice NON ESISTE.

A proposito, dovrebbe essere spostato sotto il nome "Produzione dipendente" non "Condizionata". Appena ho tempo riprendo a scrivere al riguardo se sarà necessario.82.63.186.161



ok, ci sono 1 non è vero che "produzione" o "co-produzione" non si usa n ambienti dove il Dharma Buddhista viene insegnato, tradotto e praticato. io ho studiato buddhismo presso la sapienza di roma col prof. corrado pensa, e in diversi libri si usa questa traduzione. 2 coproduzione o produzione condizionata non dà un senso parziale e non è vero che non si accorda a b. Parti e c. Imputazione nominale. addirittura "produzione" e "originazione" e "condizionata" e "dipendete" sono perfetti sinonimi. "produrre" significa portare fuori nel senso di nascere, "originare" viene porprio dal termine greco per nascere. "condizionato" viene da cum e dicere, dire con. quindi le parti e l'imputazione nominale, per vicinanza etimologica, meglio si confanno a "condizionato" che a "dipendente", che è formato da de e pendere = essere attaccato... e questo secondo termine, secondo il tuo ragionamento, si sposa solo con a. cause e condizioni.

per eleganza stilistica e formale, anch'io pendo più per "originazione dipendente", ma questa terminologia ha lo stesso valore di "coproduzione condizionata". anzi! quest'ultima, seguendo le motivaioni da te riportate, si adatterebbe meglio al paticcasamuppada.--85.20.239.10 12:38, 3 mag 2007 (CEST)

Terre PureModifica

Io ho sempre sentito usare il termine Terra Pura per descrivere il mondo di Amitabha e quello di Akṣobhya, mentre il Tuśita, dimora del bodhisattva destinato a diventare il prossimo Buddha (quindi attualmente Maitreya) l'ho sempre visto indicato con altri nomi. Com'è la terminologia nelle vostre scuole? Anche il Tuśita è una Terra Pura? -- ~Εξαίρετος~ (msg) 14:33, 14 mar 2007 (CET)

Basandomi su Testi in traduzione Tibetana il termine "Shing Kham" sta per "Terra Pura" mentre "Lha Yul" sta per "terra/reame degli Dei".

"Lha": Dio/Dei "Yul": Luogo, terra, ...

"Lha" è la traduzione di "Deva", divinità e "Lhamo", "Devi", significa divinità al femminile.

Tuśita (Tib.: Ganden) è una Terra come Sukavati ad "Ovest" (in Tib.: Dewachen) dimora del Buddha Amitabha (Sangye Öpagme) e quella chiamata Abirathi (Ngön par Gà) del Buddha Akśobya (Sangye Dön Drub).

Oltre ai reami del Samsara e alle Terre pure non vi sono altri luoghi, in queste due categorie è compreso ogni possibile stato di esistenza; il Nirvana Hinayana o il Nirvana-non-dimorante non sono luoghi ma Realizzazioni Speciali, caratteristiche dei Praticanti del Dharma del Buddha e qui si può aprire un dibattito serio. Il precedente commento non firmato è stato inserito da 82.63.186.161 (discussioni · contributi), in data 13 mar 2007, 20:03.

Tuśita, Terre PureModifica

Tuśita è una Terra Pura.

Il termine "paradiso" è comunque sbagliato, fuori luogo in ambito Buddhista poichè, in ogni caso, anche se prima si chiamava eden sta a significare un luogo creato da un "Dio" onnipotente etc. e obiettivo "ultimo" di chi si sforza di andarci o di esserci assegnato; nelle Terre Pure ci si vuole andare soprattutto perchè in tali Luoghi si ha la possibilità di praticare il Dharma senza ostacoli e in uno stato di grande Felicità e di Realizzare lo Stato di Buddha molto velocemente alla presenza di Buddha e Bodhisattva nella Loro forma Suprema: i Buddha Nirmanakaya sono di Tre Tipi: Il Nirmanakaya Supremo, es. il Buddha Śakyamuni o il Buddha Maitreya o il Buddha Amitabha, ..., il Nirmanakaya della Nascita, un Buddha che si Manifesta come un essere senziente "comune" come un Guru o un Lama che, anche avendo la Realizzazione Ultima della Buddhità, non si manifesta come avente un Corpo Fisico con i 32 Marchi Maggiori e gli 80 Minori di un Supremo Nirmanakaya. Infine il Nirmanakaya "che si manifesta in un mestiere" e riguardo a questo punto si può affermare che le stesse Immagini di un Buddha come le Statue (in Tibetano "Ku" termine onorifico per poter dire "Corpo"), se riempite e "Autenticate" nel modo corretto da un Lama, dovrebbero essere considerate dai Praticanti Buddhisti come dei Nirmananakaya anch'esse e con Esse anche i "Dipinti" Tradizionali che in Tibetano si Chiamano "Thang Ka".

Le Terre Pure, "Shing Kham", sono caratteristiche dei Buddha e dei Bodhisattva e vi sono Terre Pure del "Nirmanakaya", del "Sambhogakaya" e del "Dharmakaya".82.63.186.161

Intervento a "Domanda probabilmente stupida"Modifica

Riguardo all'articolo "Domanda probabilmente stupida" direi che l'aspetto della Devozione nel Buddhismo è importante e la Devozione era una cosa di cui già il Buddha Śakyamuni era oggetto Prima, durante e dopo gli Insegnamenti che dava; la Devozione per i Buddha e Bodhisattva è uno dei Sette "Rami" della "Preghiera" in "Sette Rami" e questo permette di completare la prima Accumulazione, quella di Karma Virtuoso, necessario, insieme all'accumulazione di Saggezza (che percepisce la Vacuità) per realizzare i Due Kaya (Tib.: Ku, It.: Corpi, Nyi: Due) eclusivi di un Buddha che sono il Dharmakaya, Kaya di Saggezza e il Rupakaya, Kaya della Forma che è costituito dal Sambhogakaya e dal Nirmanakaya. Solamente accumulando Karma Virtuoso si rinasce nei Reami più fortunati del Samsara ma non ci si libera dalla Sofferenza ad esso inerente anche se si parli dei reami dei Deva mentre con la sola accumulazione di Saggezza si ottiene il Nirvana Hinayana ma non lo Stato di Buddha. Con la Pratica delle Paramita si riuniscono entrambe le accumulazioni di Karma Virtuoso e Saggezza e si Progredisce attraverso i Cinque Sentieri (dell'Accumulazione, della Preparazione, della Visione, della Meditazione e del non-più-apprendimento) e i Dieci Bhumi (Terreni) di un Bodhisattva e si realizza, immediatamente successivamente, lo stato di Buddha.82.63.186.161

C...oModifica

Avevo scritto argomentazioni relative a delucidare correttamente l'assenza di un Dio, di come una singola Causa non possa produrre molti risultati, e mi stavo per accingere a chiarificare il concetto di Adi-Buddha etc., quando è saltato il computer; più avanti riscriverò tutto ma vorrei chiarire in breve che l'Adi-Buddha come per esempio Vajrasattva (Tib.: Dorje Sempa), Samantabhadra (Tib.: Küntu Sangpo), Vajradhara (Tib.: Dorje Chang), ... significano, in differenti contesti, Lignaggi e Specifici Insegnamenti, tutti inerenti al Buddhismo, il Dharmakaya dell'individuo (tanti individui tanti Dharmakaya), non stanno assolutamente per "Dio", termine ripudiato da ogni Buddhista che si rispetti.82.63.186.161

Una causa unica non c'èModifica

Interessante evidenziare il fatto che nel Dharma è negato un "Dio" proprio come è negata una causa unica creatrice di molti risultati: tante cause e condizioni producono un singolo risultato come nel caso classico del germoglio: il germoglio è il risultato della causa seme e delle condizioni quali il terreno adatto, la sufficiente quantità d'acqua, il materiale fertilizzante, il sole, la luna, la temperatura adatta, ... e il risultato è il germoglio. Qualcuno potrebbe dire: ma insieme si ha anche il quadagno del contadino! Risposta: il guadagno del contadino dipende avendo quale causa il germoglio e quali condizioni le precedenti quindi il risultato rimane in effetti uno solo mentre le cause e condizioni rimangono innumerevoli.

Un "Dio" non crea niente, anzi, non c'è proprio neanche un "Dio": la causa non è permanente, una causa permanente non produrrebbe niente in quanto la causa non esiste al tempo del risultato come nel caso del seme e del germoglio. Il seme, supposta causa del germoglio, non ne è la causa al tempo della sua propria esistenza poichè il gemoglio non è ancora da essa prodotto; al tempo del germoglio il seme non esiste più quindi, non esistendo, non è causa di niente e non causa il germoglio nel momento in qui si realizza la produzione del germoglio cioè la causa e il risultato non sono coincidenti in uno stesso istante il che significa che non possono essere simultanei perchè se lo fossero avrebbero esistenze separate come il cibo e il piatto su cui esso è posato: uno non sarebbe causa dell'esistanza dell'altro e cos' essendo il seme non sarebbe causa del germoglio perchè il germoglio avrebbe una sua esistenza separatamente dal seme e indipendentemente da esso.

Poichè il seme non è veramente la causa del germoglio è logico pensare che il germoglio non sia il risultato del seme tuttavia, a livello della realtà convenzionale del prodursi dei fenomeni in accordo alla "legge" di causa-effetto, il germoglio non nasce senza causa, per puro caso, nè nasce ciò che è altro dal germoglio e qua si dovrebbe parlare con precisione dei quattro estremi o delle quattro visioni estreme che nel Buddhismo Madhyamaka Prasangika sono negate: che qualcosa possa nascere da sè, da altro, da sè e altro insieme e in assenza di sè e altro quindi senza causa; nessuna di questre visioni estreme è corretta, ognuna per specifici motivi e la consequenzialità è spiegata in accordo alla Visione della Produzione Dipendente quale modo effettivo tramite il quale si producono i fenomeni. Da

  1. Cause e condizioni
  2. Parti
  3. Imputazione nominale.

In base a questi Tre "Fattori" si ha la produzione dei fenomeni e in questo modo si esclude la produzione da sè/Sè e da altro/Altro con le loro combinazioni.

Un "Dio" non esiste in quanto i fenomeni dipendono da innumerevoli cause e condizioni etc., non esistono da soli, non vengono "creati" da chiccessia e messi la per poi essere "goduti" dalle persone: senza la "Imputazione nominale/designazione concettuale" nessun fenomeno è tale; senza una mente che imputi un nome su una base di imputazione costituita da un insieme di cause-condizioni e parti nessun fenomeno è tale come una tazza non esiste naturalmente come "tazza" di per se stessa in assenza di una mente che imputi il nome "tazza": con tale argomentazione, la quale dimostra incontrovertibilmente la realtà della realtà della Produzione Dipendente nel modo in cui è stata esposta, la concezione, falsa, di un "Dio" che crea le cose è eliminata. Se qualcuno non è convinto che tale esposizione esponga la realtà della Produzione Dipendente e che questa sia ultimamente efficace a eliminare la concezione dell'esistenza di un "Dio creatore" è invitato a esporre logicamente il proprio dissenso sostenendolo con argomentazioni inconfutabili (ammesso che ci riesca effettivamente).

Ok, se c'è accordo metterei in "Voce" "Prasangika" questa delucidazione.82.63.186.161

KarmaModifica

Effettuati approfondimenti nella voce.--151.28.92.118 13:43, 24 mar 2007 (CET)

per quel che riguarda il karma, consiglio la lettura dei testi di Buddhadãsa (io e mio, il cuore dell'albero della bodhi), giacchè karma nel buddhismo ha molto più un valore di causa-effetto in questa stessa vita ed è da intendere più sotto l'aspetto della sofferenza psicologica e del "reincarnato dolore" che nella trasmigrazione di una entità sottile (o anima). karma è proprio il fare: se fai questo ti capita questo, se fai quest'altro, ti capita quest'altro. una volta che il buddhismo elimina un dio o una causa prima,delega ogni responsabilità delle proprie azioni all'essere umano... e questo è il karma. --85.20.239.10 16:52, 2 apr 2007 (CEST)


Si, direi che è LEGGERMENTE più complesso ...

Ma l'intenzione era costruttiva.


Affermare che "il buddhismo elimina un dio o una causa prima", è sostanzialmente errato, poichè il Buddhismo "prescinde" dalla diatriba dell'esistenza o della non esistenza di una causa prima, dell'assoluto, di un dio, di più dei o divinità. Il "prescindere" da una questione non può mai essere inteso nè come negazione (nè tanto meno "eliminazione"...) nè come affermazione della questione stessa e ciò rende quindi in ogni caso sostanzialmente errata l'affermazioni di cui sopra.--Claudio Pipitone 11:13, 11 apr 2007 (CEST)

sì sì, hai perfettamente ragione claudio. il buddhismo si pone fuori questa diatriba. avevo usato quella frase un po' per riallacciarmi agli interventi precedenti e un po' per sottolineare la responsabilità che l'essere umano ha verso se stesso.--85.20.239.10 16:25, 12 apr 2007 (CEST)

Qualcuno qui vuol far passare il Buddha per una incarnazione di Vishnu, i suoi insegnamenti lo Yoga e il buddhismo stesso un espediente induista. Ci dovrà pur essere una ragione se Atisha veniva soprannominato lo studioso ateo dal popolo e dai brahmini: torniamo con la mente a quel periodo e immaginiamo quanto insensate risulterebbero le affermazioni di Claudio Pipitone se venissero pronunciate allora. A proposito, come mai non c'è scritto nella voce Atisha che veniva soprannominato lo studioso ateo ?--fast-d-o≈—| 01:28, 22 apr 2007 (CEST)
Puoi scriverlo tu: inserisci la notizia e poi indica una fonte in cui questa possa essere verificata (vedi Wikipedia:Cita le fonti e Aiuto:Cita le fonti, anche se sono due pagine un po' vetuste, oggi si usano i tag <ref>...</ref> e <references />) -- ~Εξαίρετος~ (msg) 08:03, 22 apr 2007 (CEST)

MI DISPIACE (PER MODO DI DIRE) MA IL BUDDHISMO ELIMINA UNA CAUSA PRIMA; quando il Buddha è rimasto in silenzio, quella precisa volta, non lo ha fatto per porsi fuori da tali discussioni ma, semplicemente, perchè in quel momento chi ascoltava non era in grado di comprendere la risposta corretta. In altri Sutra e Tantra il Buddha ha espresso CHIARAMENTE e ESPLICITAMENTE che NON ESISTE UNA causa prima/Dio e per dimostrarlo espose la Prajnaparamita e il "Sorgere-dipendente"; se non sei convinto facciamo una discussione sulle tue motivazioni per le quali un Dio esiste e le "mie" per le quali un Dio non esiste.

La prima frase è tremendamente POV (in molti sono anzi convinti che Gautama evitasse volontariamente di occuparsi di certi temi); sulla seconda, ti assicuro che i sutra mahayana e i tantra sono stati composti ben dopo la morte del Buddha, e il particolare l'Astasahasrika Prajnaparamita, che è uno dei più antichi sutra mahayana, è collocato da storici e filologi intorno al I secolo a.C. Se poi credi alla storiella per cui i sutra sarebbero stati nascosti dai naga per riapparire misteriosamente al concilio del Kashmir... -- ~Εξαίρετος~ (msg) 20:21, 13 apr 2007 (CEST)


Si dovrebbe fare una differenza tra l'analisi storica degli studiosi occidentali e non (moderni) e quella logica Buddhista dei Pandita e Mahasiddha; spesso la "ragione" dietro cui si trincera la moderna scienza occidentale è un mero dogma non diverso, o non nettamente, da quello religioso mentre un Buddhista si dovrebbe allenare a mettere in discussione, anzi, sotto dibattito, l'Insegnamento stesso che pratica. Bè, questo si dovrebbe fare dopo averlo capito bene e non appena si comincia a imparare qualcosa. Vedo che a una richiesta di onesto dibattito si para davanti quello che dicono gli storici o gli storiografi o i filologi, ... e il ragionamento in sgabuzzino. La storiella dei Naga, ... : si? una ragionevolezza a priori la tua, non ti va di mettere in discussione proprio niente? Neanche che una cosa possa essere una storiella o no? E più sopra che ci potrebbero essere errori o invenzioni nei Sutra e Tantra perchè messi per iscritto 100 o 500 anni dopo che il Buddha li aveva diffusi? Bè, come ragionamento lo vedo un pò strettino; niente di meglio? Accipicchia, forte la razionalità occidentale, niente che le possa resistere (risata)! Scusate se sono POV.

Guarda che l'autenticità dei testi mahayana non è messa in discussione solo da me e dagli storici (citare fonti accreditate è uno dei pilastri di WP, perciò si "para davanti quello che dicono gli storici o gli storiografi o i filologi", perché sono fonti accreditate); i thera ad esempio (quindi buddhisti) non credono in quei testi perché quando nacque la loro scuola non esistevano (e non intendo "non erano stati messi per iscritto"); anzi, la storiella dei naga (qui sono POV io) fu probabilmente inventata ai tempi dei monasteri-università, in cui le due scuole convivevano e avevano dibattiti pubblici, in cui i thera accusavano spesso le altre scuole di eresia (ne sono prova diversi resoconti del terzo concilio, anche se i thera all'epoca non avevano questo nome, che era usato per i monaci anziani). Inoltre ti faccio notare che ancora oggi nello Zen la risposta mu ("nullo", "indefinito") è considerata l'unica risposta logica a domande irragionevoli come, appunto, quella dell'esistenza di un dio. -- ~Εξαίρετος~ (msg) 18:39, 16 apr 2007 (CEST)


Va bè, se in WP si fà così cosa posso dire riguardo a questo? Tuttavia quello che penso della "razionalità" occidentale continuo a pensarlo, altro che ragionamenti "irresistibili" ma questo non è per insultare te, lo penso riguardo al principio di analisi che in fondo non sembra tanto diverso da quello religioso occidentale antico e moderno. Intanto, però, nessuno che osa mettere in discussione neanche le "storielle". Per quello che riguarda i Thera puoi essere sicuro che i Praticanti del Mahayana lo sanno mettere in discussione molto bene specialmente riguardo il fatto che guardacaso i Sutra Mahayana sono in perfetta compatibilità con il Vinaya e l'Abhidharma (accettati in pieno anche dai Theravadin): come sarebbe possibile se essi fossero una invenzione priva di basi valide? Per finire (almeno per adesso), nei Sutra Mahayana viene spiegato come fu la reazione degli Arhat quando il Buddha cominciò a spiegare che non avevano capito abbastanza: davanti all'esposizione dei Sutra Mahayana si alzarono molto compostamente e, in disaccordo, se ne andarono. Il Buddha cominciò a spiegare i Sutra Mahayana che, quindi, furono diffusi dal Buddha stesso. Furono messi per iscritto dopo ma questo è un'altro capitolo. Inoltre, se dovessi parlare con dei Buddhisti, direi che siccome il Buddha è considerato Sarvavidya, Onniscente, Künkhyen o Thamce Khyenpa in Tibetano, esponeva i Sutra più "avanzati" per coloro capaci di comprenderli e non per tutti; il Sutra di Vacchagotta, per citarne uno in Pali, "illustra" come a una serie di domande poste dall'asceta Vacchagotta sul Sè o non-Sè etc. il Buddha rimase in silenzio: quando il confuso Vacchagotta se ne fu andato gli si avvicinò uno degli Arhat, mi sembra Śariputra, chiedendogli come mai il Buddha non avesse risposto al povero Vacchagotta e il Buddha rispose più o meno: "cosa pensi, se gli avessi detto che esiste cosa avrebbe pensato Vacchagotta? Che esiste, e sarebbe caduto in un errore; se gli avessi detto che non esiste si sarebbe schierato dalla parte dei nichilisti. Non sarebbe stato di nessuna utilità dargli una qualsiasi risposta ...". Il Buddha ha spiegato precisamente che non esiste alcuna Emtità creatrice e spiegò il non-Sè in vari Sutra riguardanti l'"Anatta", "Anatman" in Skr., Dak Mè in Tib. e Non Sè in italiano: espose anche per i praticanti dell'Hinayana la Produzione Dipendente anche se in forma meno sottile che nei Sutra Mahayana e riguardante principalmente la mancanza del Sè della Persona (Pudgalanairatmya, Tib.: Gang Sak Gyi Dak Mè) piuttosto del Non Sè dei Fenomeni (Dharmanairatmya, Tib.: Chö Kyi Dak mè) insegnato dettagliatamente nei Sutra del Mahayana. Il Buddha, in Specifici Sutra in Pali, spiegò (novità?) come non esistesse un Dio creatore e come nè Brahma nè Shiva nè etc. fossero creatori di alcunchè e spiegò come mai ci fossero dei saggi non-Buddhisti (Charvaka in Skr. mi sembra) che spiegassero che questo o quello fosse un "Creatore": tali non-Buddhisti decisero di vedere con la chiaroveggenza che possedevano quale fosse l'origine e "videro" fino a molte vite passate, fino al momento passato a cui avevano la capacità arrivare, al punto di "vedere" tale o tale altra divinità e arrivarono a presumere che quella fosse la causa creatrice e non altre e conclusero che quella divinità fosse la supposta causa unica creatrice. Questo dipendeva dalla loro mancanza di Saggezza-non-comune (ai non-Buddhisti) e dal tipo di chiaroveggenza imperfetta (mondana) che possedevano; il Buddha non trova limiti alla sua Chiaroveggenza che è Sarvavidya, Onniscenza, e spiegò gli errori di tali saggi mondani. E' spiegato chiaramente dal Buddha nei Sutra in Pali come in quelli conosciuti dal Mahayana che il Buddha alla tale precisa ora del tale preciso giorno (mattina presto) del dato anno superò la Realizzazione del 10° Bhumi, Dharmamegha in skr, Chökyitrin in tib., Nuvola del Dharma manifestando chiaramente la Realizzazione della Bodhi (Buddhità) e "Disse": "allora vidi prima di questa vita che là nacqui, là vissi, là morii, là rinacqui, e prima là mi trovavo, tale cosa facevo e prima, ...,; Attraverso varie formazioni e trasformazioni di mondi e molte formazioni e trasformazioni di mondi e (infinite, ...), con l'Occhio della Saggezza Aperto, ... etc., etc., ...". E Spiegò successivamente le Quattro Nobili Verità e i Dodici Anelli ad Origine Dipendente in particolare per gli Ṡravaka e per i Pratyekabuddha (rientranti nel Lignaggio Hinayana in quanto abbracciano le Scuole Vaibhaśika e Sautrantika e non praticano le 6 Paramita) e le Sei/Dieci Paramita per coloro Dotati delle Qualificazioni o Doti o Capacità per le quali erano capaci di diventare Buddha. Sempre per parlare a dei Buddhisti direi che, siccome è comunemente accettato che il Buddha era Onniscente (Thamce Khyenpa), i Sutra che contengono il minore numero di contraddizioni rispetto ad altri dovrebbero essere naturalmente accettati come Parole del Buddha (intendo i Sutra Mahayana). Ci si potrebbe chiedere come mai allora ci sono dei Sutra che contengono delle contraddizioni se il Buddha era Onniscente e si risponde che il Buddha Spiega il Dharma in accordo alle diverse capacità degli individui a cui Insegna per cui i "difetti" o "mancanze" o "contraddizioni" riflettono le diverse capacità di comprensione dei praticanti a cui Spiega: se spiegasse la Mahamudra o la Tathagatagarbha a chi non è ancora capace di afferrarne il Senso Correttamente produrrebbe delle comprensioni errate per cui insegnò tutto il Sentiero in Stadi diversi tra loro in accordo a gruppi di Discepoli diversi tra loro per Capacità di Comprensione; poi ci sono i non-Buddhisti e un esempio di come parlerebbe un Buddha a essi può essere esemplificato, per esempio, dal Dalai Lama, da come parla, spiega e si comporta di fronte a un pubblico non-Buddhista: si tiene sul "vago" e si limita a spiegare cose molto semplici e di comune comprensione come della responsabilità che dovrebbe avere ogni essere umano nei confronti dell'ambiente, delle relazioni con gli altri, di un senso di simpatia verso tutti, ... e evita accuratamente di entrare in discorsi "tecnici" che non sarebbero minimamente capiti e lascerebbero solo, come minimo, "interdetta" la folla di ascoltatori.



Nessuno ha niente da replicare?


sì, io 1 firmati, almeno ci conosciamo meglio.

2 si è accertato non da molto che il Buddha, siddhatta gotama, è esistito storicamente.

3 di siddhatta gotama non conosciamo nemmeno un insegnamento. neanche 1 solo. neanche le sezioni più antiche del canone pali sono attribuibili al Buddha stesso. probabilmente i concetti cardine rientrano negli insegnamenti esposti dal Buddha, ma non c'è sicurezza. ci sono non poche complicazioni nell'attribuire testi e insegnamenti al Buddha stesso. ritengo che per onestà intellettuale sia sempre meglio dire che è la specifica tradizione che afferma una data cosa. per esempio: la tradizione X afferma che il Buddha scrisse il testo Y, o che la tradizione Z dice che gli insegnamenti di base della tradizione stessa derivano direttamente dal Buddha/dai primi discepoli e cosi via. anche perchè, se sembra ormai certa la figura storica del Buddha, non abbiamo certezze riguardo al suo insegnamento. Buddha non scrisse nulla. le scritture buddhiste furono fissate 500 anni dopo la morte di Buddha e per avvicinarci il più possibile all'insegnamento diretto del buddha, dobbiamo comparare il canone in pali dei thera, quello in sanscrito dei sarvastivada e quei pochi che ci sono pervenuti dei mahasangika. e praticamente solo quando troviamo concordanza con queste tre fonti, abbiamo una vaga possibilità di rintracciare qualche insegnamento vicino a quello originario. perchè ci troviamo in presenza di scritti e insegnamenti che risalgono a prima della separazione delle scuole: all'incirca intorno al 340 a.C.. oltre un secolo dalla morte del Buddha! e in questo periodo la trasmissione era probabilmente tutta orale e la possibilità di dimenticare o ricordare male alcuni enunciati è fortissima. praticamente il buddhsimo è un opensource ante litteram, proprio come la qui presente wikipedia

4 allo stato attuale non c'è più questa grossa frattura tra thera e mahayana. e non c'era neanche all'epoca della divisione. le cose dette erano quelle, le scuole evidenziavano aspetti differenti ma comuni ad entrambe le tradizioni.

5 nel canone pali è scritto a chiare lettere che buddha prendeva le distanze da scuole nichiliste ed eternaliste. quindi a buddha di un dio o causa prima non interessa nulla, non modifica il suo percorso spirituale.

6 i primi documenti scritti che riportano il Dhamma non presentano, per quel che riguarda il paticcasamuppada, gli anelli di nascita o rinascita. il karma inteso come reincarnazione non interessava al Buddha.

7 nel buddhismo non puoi, fino in fondo, portare a testimonianza quello che è scritto in alcuni sutra, perché nel buddhismo non c'è dogma o principio di autorità. se dici... è così perchè è scritto nel sutra mahayana, oppure che buddha è onniscente perchè così è scritto... allora devi credere che mosé ha separato le acque del mar rosso, perché così è scritto. che il faraone era un dio perché così era scritto. che lao tsu è nato da una vergine dopo qualche anno di gravidanza perché così è scritto. che gli antichi padri secondo la bibbia campavano fino a 300 anni. non è che gli scritti nei testi buddhisti debbano essere più veri di quelli di altre religioni, specialmente quando riportano di eventi soprannaturali. se accetti il soprannaturale nel mahayana, lo accetti e basta. anche perché di prove di questi atti soprannaturali tu non ne hai. ti faccio un esempio: per tua esperienza diretta, provami che il buddha fu onniscente. e sai che nel buddhismo vale l'esperienza diretta e personale e non quello che la tradizione dice o o quello che le scritture riportano. provami l'esistenza di infiniti buddha. il buddha le 4 nobili verità, il paticasamuppada, la teoria dell'anatta e di anicca le ha provate, e ti permette di farlo anche a te praticando. lo sai che cosa ha detto il dalai lama nel suo ultimo libro? ha detto che quando la scienza negherà alcuni elementi della dottrina buddhista, la comunità buddhista dovrà abbandonare questi elementi, oppure aggiornarli alla luce delle scoperte scientifiche. sono 2500 che la comunità buddhista modifica e aggiorna gli insegnamenti. di quel che ha insegnato il buddha ne sappiamo poco, pochissimo.

8 quale scuola buddhista segui? --85.20.239.10 12:53, 2 mag 2007 (CEST)

Tu prajna, l'altro kusala, io upaya, loro karuna, tutti habitat.--195.210.65.21 15:07, 3 mag 2007 (CEST)

e che vuol dire?--85.20.239.10 10:06, 4 mag 2007 (CEST)

Forse che in questo ambito dovremmo, in teoria, essere tutti Buddhisti.


Adesso non ho tutto il tempo di rispondere a quello che hai scritto ma cercherò di farlo il prima possibile; però ho specificato le due interpretazioni e cioè quella storica degli studiosi occidentali e quella logica dei Mahapandita e Mahasiddha. Se non si trovano contraddizioni e dubbi nello spiegare l'Insegnamento del Buddha nel modo esposto dai Mahasiddha e Mahapandita e li si trovano con le spiegazioni degli studiosi etc., ... io mi fido dei primi e del Buddha.


Alle otto questioni poste:

La 2 non richiede risposte rilevanti (in questo contesto).

3 - Se non conosciamo neanche un Insegnamento del Buddha allora non c'è alcun senso sul discutere quale è più o meno vero; considerando che gli Insegnamenti del Buddha siano arrivati in un Lignaggio Ininterrotto fino al giorno d'oggi si può partire da una base comune su cui discutere. In ogni caso gli Insegnamenti del Buddha si sono Trasmessi dalla Sua Bocca alle Orecchie dei Suoi Discepoli più Realizzati i quali avevano sviluppato delle capacità mentali eccezionali non riscontrabili nealche in altre persone per quanto dotate: erano in grado di ripetere Parola per Parola Tutti gli Insegnamenti del Buddha senza sbagliare una virgola e li recitavano tutti ogni giorno mettendoli, infine, per iscritto. Al giorno d'oggi succede, diciamo, lo stesso: nella scuola Theravada mi sembra nella Sri Lanka o in Thailandia o comunque nel Sud-est Asiatico esiste la figura del "Tipitakadhara" in Pali, "Tripitakadhara" in Skr.: il Tripitaka è la raccolta Completa degli Insegnamenti del Buddha e in questo caso quelli riconosciuti dal Lignaggio Hinayana (attuale) comprendenti il Vinaya, l'Abhidharma e i Sutra; Tripitakadhara significa "Detentore del (tutto quanto) il Tripitaka, MIGLIAIA e MIGLIAIA di Insegnamenti e quello che, tra coloro che concorrono al Conseguimento del Titolo di "Tipitakadhara", supera gli Altri, deve Recitare tutto "d'un Fiato" la Intera Raccolta senza sbagliare una singola Virgola o un Accento e senza una singola minima esitazione su una singola Parola (ho usato tutte quelle maiuscole solo per Sottolineare quale peso abbiano, per esempio, la singola virgola o etc.). Tra tutti quelli che fanno ciò correttamente solo quello che Esegue una Recitazione perfetta sotto tutti i punti di vista è degno del Titolo di "Tipitakadhara" anche se gli altri Candidati allo stesso modo ricordano perfettamente tutto il Tripitaka senza sbagliare una sola Parola; questa è la prova che è molto più che possibile che gli Insegnamenti del Buddha ci siano arrivati Intatti e Completi a discapito delle tesi ottuse degli storici e studiosi occidentali che non sanno andare oltre le possibilità che "stabiliscono" possibili (meramente sulla base della loro propria penosa capacità).

O basti pensare ai Monaci Vietnamiti (ma non mi si chiedano spiegazioni sulle vere Intenzioni delle loro Azioni): per protesta riguardo la guerra nel Loro Paese uscivano in strada, si cospargevano di benzina si sedevano per terra e si davano fuoco e rimanevano in Assorbimento Meditativo, cosa sconosciuta a studiosi (parolai) vari i quali quindi non hanno la possibilità di metterci bocca neanche di striscio, senza dare alcun segno di dolore o neanche di semplice fastidio e restavano immobili fino a quando morivano. Avete mai provato a spegnervi una sigaretta accesa su una mano? Urlereste anche con il tizzoncino sd un bastoncino di incenso acceso: restereste quindi fermi mentre la benzina accesa divampa in fiamme e brucia il vostro corpo? E ci sono i filmati di quei fatti, qualcuno di voi forse li avrà visti da qualche parte, si potranno forse vedere anche su internet, non lo so ... come lo si spiega dal punto di vista medico o biologico o storiografico? Preferisco non commentare possibili spiegazioni ipotetiche/patetiche di medici o "scienziati" vari; e vi spiegate come è possibile che ci siano Individui che tengono a memoria molte Migliaia di Insegnamenti tutti Insieme e li recitano senza la minima interruzione o titubanza in una tirata sola (non so per quante o per quanti giorni)? Per gente comune come noi che a fatica memorizza una paginetta di quadernetto sarebbe impossibile e si stenta forse a crederci ma effettivemente c'è chi ci riesce e non si possono tirare in ballo frasi del tipo "... la leggenda dice ..." in quanto al giorno d'oggi questo succede ancora e apertamente con tanto di pubblico (se non fosse più così si parlerebbe di "leggende): com'è spiegabile questa cosa per gli scettici ad oltranza? Ma se perfino i non-Buddhisti possono sviluppare dei poteri che all'altra gente appaiono miracolosi (mentre i Buddhisti sanno che si tratta delle cosiddette "siddhi mondane", poteri o chiaroveggenze ottenute seguendo un sentiero filosofico o religioso che non riconosce la realtà del Karma, delle vite passate e future, dell'Interdipendenza e della Vacuità, ... e che non si avvicina minimamente allo Stato di Buddha?

Anni fà si vedevano i famosi "fachiri", termine di cui non conosco l'origine ma non sembra molto genuino, Sadhu Hindù, che si facevano intombare in una cassa di legno sotto 2 metri di terra per 2 settimane e ne uscivano vivi e vegeti, magari solo un pò intorpiditi, ... Queste non sono cazz...te, perfino il presidente degli U.S.A. Bill Clinton interpellava Rose Mary Altea una veggente (mondanissima) che gli desse consigli e non solo ma anche Churchill (lo ho scritto giusto?) faceva lo stesso: perchè stupirsi dei poteri Inconcepibili degli Yoghi Buddhisti che hanno l'Incomparabile Supporto dell'avere Preso Rifugio nei Tre Gioielli, Buddha Dharma e Sangha? Che dubbi inutili ... Adesso devo andare ma il resto ve lo scrivo appena posso.

Spero di essere stato utile a qualcuno.

-

ti scegli un nome con cui firmarti, e poi mi fai sapere quale scuola buddhista segui (o quale pratiche o tecniche coltivi)? --85.20.239.10 13:16, 7 mag 2007 (CEST)

Bè chiesto così sembrava più un ordine che una richiesta ma se vuoi sapere come mi chiamo allora il mio nome è Chödrak e se vuoi sapere qual'è Lignaggio il mio Lignaggio è il Lignaggio Vajrayana Ka-Nying. Ti è forse necessario saperlo per potermi criticare dicendo che allora ti spieghi perchè dico certe cose invece di altre o la tua era semplice curiosità? Vorrei farti sapere che ne so un pò anche di Hinayana etc. comunque ho soddisfatto la tua richiesta circa il mio nome e il mio Lignaggio. E tu come ti chiami e quale religione o filosofia segui e da quanto? La contro-domanda mi sembra più che ragionevole ...

-

4 - Una differenza Fondamentale tra Hinayana e Mahayana è la Comprensione di cosa siano i Tre Kaya: il Mahayana ne conosce le caratteristiche e i metodi come le particolarità della Conoscenza (Prajna in Skr., Sherab in Tib.), unita ai Mezzi Abili Specifici(Upaya skr., Tib.: Thab) e queste cose sono sconosciute o comunque non comprese dagli appartenenti all'Hinayana e per questo motivo l'unico Traguardo che possono raggiungere (ma certo non è poco) è la Liberazione Individuale dal Samsara ma rimangono nella loro mente il Sottile Velo Delle Impronte Sottili Abituali (Skr.:Vaśana, Tib.: Bhak Chak) e l'Ignoranza Fondamentale (Avidya in Skr., Marigpa in Tib.) ma su questo ultimo punto potrei avere qualche tipo di dubbio, dovrò informarmi meglio da Fonti Perfettamente Qualificate (e Realizzate). Inoltre in generale i Praticanti Hinayana si concentrano sul non-Sè della persona ma non tanto su quello dei fenomeni e questa è una importante differenza anche se a molti qua ne sfugge il motivo. Inoltre la Duplice Bodhicitta è sconosciuta ai Praticanti propri del Lignaggio Hinayana e senza Realizzare le Due Bodhicitta non si può sperare di attraversare i 5 Sentieri propri del Mahayana insieme ai 10 Bhumi dei Bodhisattva e senza superare il 10° Bhumi non si diventa Buddha. Come la mettiamo? Direi che le differenze ci sono e sono notevoli, vero?

5 - Non so, va bè che non sapete molto di me ma ho già citato Sutra in Pali dove viene negato un Dio/Entità creatrice comunque su questo punto la cosa è facile: andate a chiedere a un Vero Insegnante originario di Luoghi quali lo Sri Lanka per esempio che sia monaco e che rispetti per bene la Tradizione senza fare l'accomodatore per fare "contenti" gli occidentali e ascoltate bene cosa vi dice riguardo al fatto se una Entità creatrice esiste o no: vi dirà che non esiste!!! E lo stesso ve lo dirà un Buon Lama Tibetano che si attenga alla Tradizione! Provare per credere. In ogni caso Mantenersi nella "Via di Mezzo" senza cadere nell'estremo dell'eternalismo nè in quello del Nichilismo non significa essere semplicemente indifferenti a tali temi in quanto l'indifferenza non è altro che una forma di ignoranza, è considerata esattamente una forma di ignoranza o più esattamente "chiusura mentale, ottusità, stupidità, ..."; non essere eternalisti significa non sovraimporre mentalmente alla totalità dei fenomeni una "realtà" che non hanno mai avuto e che non esiste in alcun modo come per es.: un Sè, anima, spirito, entità creatrice, esistenza autonoma indipendente dalle parti e dai costituenti vari, esistenza auto-sufficiente, "Sè Puro", e il resto delle infinite visioni errate (mondane) che non portano a realizzare la Liberazione dal Samsara ma che tengono incatenati invariabilmente alla sofferenza del Samsara stesso rafforzando l'ignoranza/visioni errate e aumentando le afflizioni mentali e il karma, principalmente negativo.

Non essere nichilisti significa evitare di considerare come completamente non-esistenti le apparenze negando loro anche la realtà convenzionale che non può comunque essere ignorata: mettete la mano su una fiamma e vediamo se è completamente non esistente così che evitate di mollare un urlo disumano ...

Ancora una volta: una Entità creatrice NON ESISTE E CON ESSA NON ESISTE NEANCHE UN SE' INERENTEMENTE ESISTENTE MENTRE ESISTE SOLO COME UNA IMPUTAZIONE MENTALE SU UN INSIEME DI PARTI CONVENZIONALMENTE CONSIDERATE "ADATTE" A ESSERE IMPUTATE/DESIGNATE COME QUESTO O QUELLO. Come potrebbero essere create le cose alla luce del fatto che senza la attività concettuale della mente che designa i fenomeni i fenomeni non esistono "là fuori" per loro proprio carattere/dal loro proprio lato? Stando così le cose cosa può essere creato da chi?

5/6 - A questi punti ho già risposto più o meno esplicitamente spiegando il vero significato dei termini "eternalismo" e "nichilismo": ripeto che essi non si evitano con il semplice essere indifferenti cercando di non pensarci; il Buddha ha esposto chiaramente in numerosissimi Sutra che non esiste un Dio/causa unica: se esistesse e fosse l'origine di tutto e decidesse tutto lui etc., non si potrebbe parlare correttamente di Karma, dei Tre Kaya, della Vacuità soprattutto, e non risulterebbe possibile diventare un Buddha per nessuno e il Buddha non sarebbe stato quindi tale e di conseguenza non avrebbe neanche Insegnato il Metodo e la Conoscenza Necessari per diventarlo (un Buddha). Riguardo il punto 6 avevo già risposto penso anche piuttosto efficacemente su quanto poco possano "dimostrare" "scienziati" vari riguardo alla possibilità di tramandare dapprima oralmente e poi per iscritto i Sutra e avevo citato il "Tipitakadhara" figura attualmente esistente o la concentrazione sviluppata da certi (numerosi) Monaci Buddhisti Vietnamiti capaci in modo tale e con una talmente Potente Concentrazione da potere Ignorare il fuoco che Brucia il Loro Corpo, tutte cose attualmente riscontrabili di persona o tramite filmati o tramite giornalisti americani al tempo della guerra in Vietnam che testimoniarono ciò che essi stessi videro (cioè quei Monaci che facevano quello che nessun medico occidentale si saprebbe spiegare). Occorre continuare a ribadire cose già dette? Se ti "ripari" dietro a quello che dicono gli storici moderni su quello che avrebbe Insegnato il Buddha PARANDOLO DAVANTI COME UN MERO DOGMA a cui credere perchè lo dicono gli "scienziati" sei tu quelo che crede a mosè e alle acque rotte ... NON IO. Il Karma è uno dei Fondamenti del Buddhadharma: se ti spieghi il Karma allora ti spieghi dei funzionamenti della mente e alcune sue caratteristiche da conoscere per avere un pò chiara la Vera Natura della Mente e per potere così sapere mettere in Pratica le Istruzioni del tuo eventuale Guru o Lama; se non hai chiara la "Visione" di cosa sia la mente non potrai mai conoscere nè Praticare la Meditazione sui Mezzi Abili e Saggezza perchè non ne comprenderai le Basi e non diventerai mai non dico un Buddha ma neanche una persona con delle semplici qualità non-comuni. Non ti spiegherai mai le impronte mentali nè grossolane nè sottili e, di conseguenza, non riuscirai mai a eliminarle nè, quindi, a rendere manifesta la Natura Ultima della tua mente nel suo Stato Naturale Tale Quale é e rimarrai quello che sei adesso: un essere completamente ordinario e sommerso da dubbi (ma non prenderla assolutamente come una offesa, anch'io sono un normalissimo essere ordinario).

Aggiunta: il Paticcasamuppada comprendeva e comprende la rinascita etc.; come il Buddha lo Espose così ci è giunto. L'Anello "Nascita-e-morte" (vanno insieme) è, in un certo senso, uno che presenta la maggiore importanza, direi, quasi, l'"origine" degli altri in quanto questo dà la premessa alla esposizione e alla spiegazione degli altri e ne fà comprendere l'Importanza. In realtà sarebbe scorretto dire che uno qualsiasi dei 12 Anelli ad Origine-Dipendente sia più importante di un'altro qualsiasi degli altri ma ho pensato che dirlo in tale contesto a chi mi ha scritto sia stato almeno un pò appropriato. In Base a quale dato dici che il Karma non era di interesse del Buddha? Leggiti Sutra di ogni tipo e di ogni "presunta" epoca, tarda o originale che possa essere considerata e vedrai che il Buddha dava la massima Importanza alle Spiegazioni del Karma; leggiti l'"Iti Vuttaka" o il "Dhammanipata" o il "Dhammapada", ...


7 - Allora: io non parlo mai di "soprannaturale"; i cosiddetti "santi" cristiani erano e sono e dovrebbero essere infatti considerati degli esseri mondani: nel Buddhismo si sa perfettamente che in tantissime altre religioni si conoscono dei metodi per sviluppare dei poteri di vario genere e questa, nel cristianesimo viene considerata una "prova" che tale o tale altro è "santo" è un essere "Superiore": ti faccio notare una cosa che forse non hai mai notato prima e cioè che nel Buddhismo non basta sapere fare i miracoli per essere considerato un Arhat o un Bodhisattva o un Buddha ma, tra le altre cose, bisogna sapere Mostrare una Saggezza e una Conoscenza senza pari che abbracci tutti gli aspetti di qualsiasi fenomeno senza neanche una eccezione: questo i non-Buddhisti non sono in grado di farlo ma è chiaro che non posso qua spiegarti punto per punto tutte le infinite sottigliezze del Dharma Buddhista, non ne sono in grado e non ne è in grado nessuno fino in fondo a meno che non si tratti di Qualcuno che effettivamente è diventato un Buddha o comunque un Grande Lama. Sottolineo inoltre che parlando di un Buddha come Onniscente avevo dato come premessa che in quel particolare caso mi riferivo a chi era già Buddhista, non a tutti.

Agg.: Ci sono, NEL BUDDHISMO, 3 sorgenti che permettono di stabilire una cosa come vera o falsa e sono

1. L'Autorità delle Scritture 2. La Percezione Diretta 3. L'Inferenza

Se io non dispongo della Percezione Diretta dell'Onniscenza del Buddha questo non è biasimevole; l'Inferenza mi permette di Accertarlo come Vero sulla base della mia conoscenza delle Scritture, Sutra, Tantra e Shastra (Commentari), della mia pratica e dei conseguenti ragionamenti che possono essere fatti in base alla mia capacità e comprensione. Che le Scritture dicano che questo o quello è così in parte può essere vero ma, se io ci credessi solo perchè è Scritto così sarei niente altro che uno stupido; si ricorre alle Scritture in diversi casi o comunque quando si ritiene che sia il caso di farlo, questo è vero ma, prima, si deve avere chiaro che Tali Scritture siano Valide Sorgenti di Informazioni Corrette sulla Base di Ragionamenti "deduttivi" Corretti e qui entra in Campo l'Inferenza! Diciamo che le Scritture, quando Utilizzate per Provare qualcosa, vengano per Ultime; prima, per quello che posso sapere io, si Utilizzano l'Inferenza e la Percezione-diretta e solo quando queste Due non riescono a dimostrare pienamente qualcosa si ricorre alle Scritture ma questo solo in apparenza poichè era già stata dimostrata tramite l'Inferenza la Validità delle Scritture . In questo modo viene spiegato, anche se imperfettamente da parte mia, ciò che sostiene il Ruolo di dimostrare, per esempio, l'Onniscenza del Buddha.

A proposito del Dalai Lama: non ha detto quello che hai detto te, si è Espresso in un Altro Modo e cioè ha detto "... se la Scienza dimostrasse che certe cose spiegate dal Buddha sono errate allora, anche se Buddhisti, dovremmo considerarle errate; ... per negare le vite passate e future non basta non trovarle, bisognerebbe invece DIMOSTRARE che non esistono. Non basta non trovare una cosa per dire che non esiste ma bisogna dimostrarne incontrovertibilmente la sua non esistenza (sono due cose differenti)". Sarà il caso di ricordare che il Dalai Lama tuttora Insegna in Modo Tradizionale gli Insegnamenti Tradizionali del Buddha anche quelli con cui gli scienziati non sono d'accordo e questo dopo che ha fatto studi universitari e ricevuto varie Lauree il molte Università del pianeta, dopo che ha fatto decine e decine di incontri e discussioni e simposi con scienziati di ogni branca della scienza: dai fisici ai neurologi e psicologi, pedagogisti, biologi, storiografi e non mi ricordo con quanti altri ... Come mai è sempre convinto che alla fine le Conoscenze sposte dal Buddha siano le Migliori? Semplice: sono come minimo meno contraddittorie di quelle sostenute dagli scienziati! E questo non significa che il mondo non sia a forma di sfera e che quindi ci siano discrepanze tra il Dharma e il dato di fatto che risulta dalla percezione diretta; si parla non a caso di Karma e utilizzando l'Inferenza in Modo Corretto si capisce come non ci sia vera contraddizione perchè quello che appare può non apparire in modo veritiero e cioè l'apparenza può essere percepita e vissuta come in modo differente dal suo modo di esistenza ultimo e da qua le Due Verità, quella Convenzionale e quella Ultima.



Spero che le mie "spiegazioni" ti siano risultate utili a eliminare un pò di dubbi per lo meno sulla base di ragionamenti corretti dal momento che la percezione diretta di tali realtà è Peculiare degli Arhat, Bodhisattva o Buddha Perfetti.82.63.186.161

mi chiamo massimo, mi interesso di buddhismo, pratico la vipassana ma non sono buddhista. forse non sono stato chiaro per quel che riguarda la firma: se tutti fanno come te non ci si può rispondere, perché non si saprebbe a chi rispondere. e quando chiedo la firma, non chiedo il tuo nome, quado lasci il tuo intervento, se vedi su in alto - dove ci sono i tasti-strumenti- ce n'è uno che lascia la firma o un numero fisso: è il terzultimo. --85.20.239.10 11:45, 8 mag 2007 (CEST)

Buddhismo e dieta vegetarianaModifica

Ci sarebbe bisogno di aiuto per aggiungere una sezione ==Buddhismo== nella voce Vegetarismo e religione. Grazie mille! --mπ [–√–] 08:47, 28 mar 2007 (CEST)

  • premetto che non sono titolato a dare il contributo da te richiesto, inviterei però chi mai se ne incaricasse a sottolineare che il fatto che i Buddhisti non sono vegetariani, almeno non la maggioranza di essi... ciao --Kkwikipedia 17:49, 5 mag 2007 (CEST)
Certo, infatti è risaputo che la maggioranza dei buddhisti a seguito di un incontro preparano un barbecue, ovviamente kosher.---—/AryadevA\—|| 02:11, 7 giu 2007 (CEST)

PrasangikaModifica

Qualcuno di voi potrebbe dare un'occhiata e rendere più comprensibile questa pagina inserita da anonimo? Vorrei risistemarla io ma non essendo per nulla competente in materia ho paura di scrivere inesattezze. --Paul Gascoigne 08:54, 29 mar 2007 (CEST)


AlieniModifica

Ho sentito in giro, che i buddhisti credono che nel 2012/12/12 l'uomo parlerà con gli alieni, o cosa simile.Ma è vero?--Dis-pater 13:43, 10 apr 2007 (CEST)

Non è vero

Anonimo sei buddista?--Dis-pater 07:34, 11 apr 2007 (CEST)

SI.82.63.186.161

dis-pater, dicci la fonte... non si sa mai. per quel che ne so, non mi pare che in quella data l'uomo parlerà con gli alieni --85.20.239.10 16:20, 12 apr 2007 (CEST)

Dunque, la questione è complessissima. La teoria del 2012 non è propriamente buddhista, ma di recente un monaco lamaista avrebbe predetto un contatto con esseri extraterrestri nel 2012.
In realtà il 2012 è una data che ricorre in moltissime profezie, da Nostradamus a Edgar Cayce, ma in particolare alle profezie Maya. Il calendario maya è calcolato con perfezione in modo da terminare proprio nel 2012, anno in cui si concluderebbe, stando ai calcoli scientifici, un anno galattico, ovvero il periodo di tempo che il Sistema Solare impiega per fare un giro completo della nostra galassia, evento che si verifica ogni 250 milioni di anni.
A parlare del 2012 sarebbe stata anche la "manifestazione" apparsa a Fatima, rivelatasi poi anche ad Eugenio Siragusa chiedendogli di rivelare la parte del Terzo Segreto ancora occultata dalla Chiesa. Pare che il segreto riveli l'identità di questa entità che non sarebbe la Madonna ma la "Dea Madre" o lo "spirito della Terra". La "Dea" avrebbe annunciato che nel 2012 "altri suoi figli sarebbero scesi dal cielo" e che "i fratelli astrali si sarebbero riuniti", o roba simile.
Ma le presunte profezie e speculazioni sono moltissime. La profezia sui papi fissa nel 2012 il collasso definitivo della Chiesa, con la caduta dell'ultimo Papa, il successore di Ratzinger, ovvero "Petrus Romanus". Sempre i popoli precolombiani fissavano per quella data il ritorno di Quetzalcoatl; Ram Bahadur Bomjon, la "reincarnazione di Buddha", ha detto che farà ritorno nel 2012. Ecc, ecc... Altro qui.
Qui trovi qualcosa sul 2012. E anche qui.

--Nyo annota 18:09, 12 apr 2007 (CEST)

Monitoraggio vociModifica

Sono felice di annunciarvi che la tabella di monitoraggio relativa a questo progetto è finalmente attiva e funzionante! Per dubbi e perplessità, sono a disposizione. (Y) - parliamone 21:52, 11 apr 2007 (CEST)

PagineModifica

Non so spezzettarle in pezzi più piccoli, qualcun altro che lo sa fare quindi dovrebbe farlo al posto mio. Se è necessario.82.63.186.161

Produzione DipendenteModifica

1 - Non mi risulta che il Prof. Corrado Pensa sia esattamente un Buddhista ma semplicemente un professore universitario che coltiva una Tradizione di Vipassana che non so quali origini abbia cioè non so bene se sia la Vipassana praticata dai Monaci Hinayana, Theravada o Mulasarvastivada, Staviravada, ... o se sia una forma di Vipassana che con il Buddha abbia poco a che fare; intendo dire che il Prof. Pensa, dico magari, abbia tirato delle sue "somme" personali su quanto il Buddha avrebbe "probabilmente" Insegnato al riguardo e, con la storia del "probabilmente", abbia formulato tra sè e sè il pensiero che tu stesso esponi: che dell'Insegnamento del Buddha non si possa sapere niente di certo nè di preciso e che si sa da poco che è probabilmente esistito storicamente. Lo ho sentito anch'io il Prof. Pensa una volta in una conferenza in un'università e alla domanda da me posta (... quale dovrebbe essere per lei l'origine dell'Ignoranza che dovrebbe essere la causa prima del Samsara? Cosa risponderebbe a questa domanda tenendo presente che la famosa causa prima è negata esplicitamente nel Dharma del Buddha?) e il Professore ha risposto che non sapeva dare una risposta esatta a questa domanda e poi si è dilungato nello spiegare il Buddhismo in accordo alla sua visione che a mio parere non era esattamente quella esposta dal Buddha; anzi, adesso mi spiego meglio i tuoi dubbi: ti sei proprio informato esclusivamente con i (soliti) professori intellettuali occidentali che preferiscono accomodare i punti difficili del Dharma con la tecnica "faidatè" invece di studiare chi le cose le conosce veramente bene. Niente contro il Prof. Pensa, erano mie riflessioni personali che ho esternato in questa sede. Potrei sapere da dove ha origine esattamente la tradizione di Vipassana praticata e insegnata dal Prof. Pensa?

2 - "Co-" di "Co-produzione" non vedo cosa possa essere se non una particella superflua e priva di utilità; perchè quella "Co-"? Non capisco ... spiegami tu per favore. Condizionata e Dipendente sono due termini ognuno con una sua particolarità specifica; la condizione non è la causa come lo è il seme, la causa non è nè il terreno dove è piantato il seme nè l'acqua che dovrebbe fare germogliare tale seme: il terreno come anche l'acqua sono le condizioni che permettono alla causa seme di produrre un germoglio (naturalmente sto parlando in maniera molto semplicistica senza quindi addentrarmi nei dettagli); le parti del germoglio non sono nè il seme nè l'acqua nè il terreno, si parla infatti di parti indicando le foglioline, la parte del germoglio a est come altra rispetto a quella a ovest e quindi si parla di parti e di direzioni. Nel caso delle condizioni non si dice che l'acqua è la condizione a est mentre la terra è quella a ovest ...: vero?

Il "Co-" non ci sta proprio, è solo un inutile fronzolo liguistico privo di vera utilità a livello di significato; non è per niente rilevante.

Il termine condizionata come il termine, per es., "relativa", non dà il senso che dà il termine "Dipendente". "Dipendente" dà, appunto, l'idea della "Dipendenza" e il suo campo di azione è totale in questo specifico ambito cioè comprende tutti e Tre i livelli di Dipendenza Esposti nella Visione della Vacuità Prasangika-Madhyamaka che Mostra la Visione Ultima della Vacuità del Veicolo dei Sutra mentre condizionato dà o potrebbe dare molto facilmente l'idea di un rapporto paritario tra fenomeni di per loro, in un certo senso, indipendenti e alla pari; per es. il lavoro condiziona l'individuo allo stesso modo in cui l'individuo ha un potere di condizionare il suo lavoro ma "individuo" e "lavoro" potrebbero in questo modo essere anche considerati due cose in relazione tra loro tramite un condizionamento reciproco ma sostanzialmente indipendenti l'uno dall'altra: sbaglio forse? La parola "Dipendente" invece conferisce al discorso un carattere molto più ampio, a 360° direi.

L'etimologia a cui ti rifai non mi risulta molto convincente specialmente considerando che all'atto pratico la gente non sta a guardare l'analisi etimologica ma il senso che la frase utilizzata esprime e dire "Produzione Dipendente" è un'espressione corretta e completa a differenza di "Co-produzione Condizionata".

3 - L'Università la Sapienza, ti faccio notare, non è un luogo esattamente Buddhista, è semplicemente un'Università dove si mette in azione solo l'intelletto sotto la guida di persone che non definirei proprio dei Buddhisti nel vero senso del termine ma delle persone che sono diventate dotte sulla base di studi di altre persone considerate dotte nel "Buddhismo" magari ai primi del 1900 quando ancora nessuno era in grado, in occidente, di comprendere il Dharma correttamente. Ho riletto qualcosa scritto da Tucci e dalla David Neel recentemente: bè, improponibile.

Ok, scusate se sono apparso prolisso.



ok, ci sono 1 non è vero che "produzione" o "co-produzione" non si usa n ambienti dove il Dharma Buddhista viene insegnato, tradotto e praticato. io ho studiato buddhismo presso la sapienza di roma col prof. corrado pensa, e in diversi libri si usa questa traduzione. 2 coproduzione o produzione condizionata non dà un senso parziale e non è vero che non si accorda a b. Parti e c. Imputazione nominale. addirittura "produzione" e "originazione" e "condizionata" e "dipendete" sono perfetti sinonimi. "produrre" significa portare fuori nel senso di nascere, "originare" viene porprio dal termine greco per nascere. "condizionato" viene da cum e dicere, dire con. quindi le parti e l'imputazione nominale, per vicinanza etimologica, meglio si confanno a "condizionato" che a "dipendente", che è formato da de e pendere = essere attaccato... e questo secondo termine, secondo il tuo ragionamento, si sposa solo con a. cause e condizioni.

per eleganza stilistica e formale, anch'io pendo più per "originazione dipendente", ma questa terminologia ha lo stesso valore di "coproduzione condizionata". anzi! quest'ultima, seguendo le motivaioni da te riportate, si adatterebbe meglio al paticcasamuppada.--85.20.239.10 12:38, 3 mag 2007 (CEST)


no, il problema non è che sei troppo prolisso, è che non riesci ad essere fluido nelle spiegazioni e spesso non ti si capisce del tutto. ti avevo chiesto la scuola di appartenenza perché le diverse scuole hanno sviluppato diversi linguaggi. allora mi serviva sapere la tua appartenenza per orientarmi meglio nelle tue argomentazioni. la tua spiegazione su co.produzione e produzione dipendente non mi ha convinto, ma anche per me sta bene produzione dipendente. non mi sono spiegato bene neanche quando ho detto dell'università e dei diversi libri: i diversi libri dove ho trovato il composto coproduzione condizionata, non sono libri scritti da Pensa.

io nelle tue parole trovo troppo astio, soprattutto nei confronti degli intellettuali e degli studiosi di buddhismo. e non ne vedo il motivo, se trovi delle inesattezze... correggile, o spiega perché sono inesatte.

ho frequentato corsi di vipassana del prof. Pensa ed è la stessa vipassana che insegnano al monastero theravada santacittarama, ne deduco che il prof. Pensa insegni la vipassana. quando dico che non sappiamo cosa insegnasse esattamente il Buddha, non nego che gli insegnamenti a noi pervenuti non siano proprio quelli di siddhatta. e non l'ho studiato da Pensa. vedi williams tribe, il buddhismo dell'india, astrolabio ubaldini.

devi cercare di dimostrare meglio le tesi che avanzi. se dici che Pensa ha una sua concezione tutta particolare del buddhismo,non puoi riportare la tua domanda senza la sua risposta e poi dire che ha divagato sul buddhismo. devi riportare anche le sue parole.

anche le risposte che hai dato agli altri qui su wiki, sono rancorose. con me hai messo pure le mani avanti dicendo "Ti è forse necessario saperlo per potermi criticare?"

sinceramente penso che tu non ci abbia capito nulla del buddhismo, perché mi pare tu abbia un approccio non privo di astio e molto fanatico. ma se io penso così, a te che ti frega? in questo spazio tu di' la tua sapendo che sicuramente da qualcuno sarai criticato. è uno spazio di confronto e di critica questo. tutti ci critichiamo a vicenda. l'importante è che si critichino le fonti con altre fonti, non l'intero mondo razionale, l'università gli scienziati, o altre scuole senza portare prove e dimostrare le tue tesi.

io sono assolutamente convinto della tua buona fede e della tua seria volontà di intraprendere il sentiero buddhista, ma i tuoi interventi sono troppo arroganti. io sono di roma e sono cresciuto per strada, e dalle nostre parti, nelle nostre strade, quello che fai tu si chiama "gettare merda su". quindi attenua i toni che quello che hai da dire lo sentiamo e lo vogliamo sentire, ma dimostralo con fonti e notizie non con tue impressioni o certezze. wikipedia è comunque una enciclopedia e fa parte di quei posti non buddhisti citati da te prima che funzionano per verifca delle fonti e dei dati.--85.20.239.10 12:45, 8 mag 2007 (CEST)82.63.186.161

Si è veroModifica

Ho un certo astio nei confronti degli intellettuali e lo ho ammesso io per primo; se appaio arrogante è perchè so di dire cose corrispondenti agli Insegnamenti autentici e so di andare sul sicuro, non è perchè voglia "mettere i piedi in testa" a qualcuno nè per sentimenti di disprezzo verso alcuno con cui ho avuto scambi di opinioni in WP. Non scrivo per butttare merda su qualcuno, quello che scrivo lo scrivo per orientare almeno il modo di pensare (in questi singolo specifico contesto: Buddhismo) in un modo un pò più corretto e intendo come mi è stato esposto da Praticanti Super-Qualificati e non, ripeto, da Professori per quanto vasta possa essere la loro cultura perchè il problema che io riscontro in queste persone è proprio l'attaccamento imprescindibile alla loro cultura la quale non è assolutamente una buona base su cui poggiare il Dharma nella sua integrità e completezza. Mi infervoro quando vedo date per scontate cose assolutamente scorrette e questo lo si può riscontrare nei vari Sutra Hinayana e Mahayana oggi disponibili in italiano; non ho la capacità nè la competenza per fare link a livello informatico così da rendere disponibili a tutti qua le informazioni di cui dispongo; quello che dico qua lo dico sapendo bene cosa racconto e per questo forse dò l'impressione di essere arrogante ma non penso si tratti esattamente di arroganza: so di dire le cose corrette in modo corretto, tutto qua. Pensi che non abbia capito niente di Buddhismo? Come hai detto te non mi sento ferito da questo e hai ragione se dici che comunque lo trovi sempre quello ti critica; non è un problema questo te lo assicuro anzi, potrebbe essere una occasione per piegare quello che mi rimane di orgoglio e mi potrebbe spingere a conoscere ancora meglio quello che so già e a conoscere di più di ciò che conosco adesso. Forse sono riuscito a conoscere e a mettere in pratica qualcosa di tutti gli Insegnamenti di Dharma che ho Imparato finora ma se il mio modo di comunicare appare aggressivo devo dire che questo è il mio proprio Karma Individuale non sono esente da difetti nè dalle afflizioni mentali degli esseri ordinari ma mi sforzo di praticare anche ai limiti delle mie forse un pò scarse capacità ma su questo sono sincero: sono consapevole di non raccontare balle o di raccontare semplicemente quello che fà comodo a me tacendo su quello che anche essendo Dharma non mi piace. Sono diretto; si, anche troppo forse ma ci tengo a dire e a fare conoscere le cose come stanno realmente e non mi và di scrivere scendendo troppo a compromessi facendo l'ipocrita. Ci sono tante voci da ampliare e tante da cominciare ma, se è stato notato, quelle su cui sono intervenuto sono molto poche e questo perchè mi permetto di parlare solo su quello riguardo a cui so di andare sul sicuro in base alla conoscenza certa e sottolineo certa: qua si continua a dire e a mettere dubbi sul fatto che forse il Dharma non è Ateo, che probabilmente il Buddha non era Ateo ma su questo non ci possono necessariamente essere dubbi! Allora si tira in ballo che si sa a malapena che il Buddha sembra sia esistito storicamente, etc.: a questo punto e puntando su tali argomentazioni che senso c'è nello scrivere sul Buddhismo se qua pochi o molto pochi ritengono che i Sutra e Tantra arrivati a noi siano Insegnamenti del Buddha? Allora non ha senso continuare a discutere se poi si è convinti a priori che il Buddha non abbia Insegnato quasi niente di quello che ci è arrivato e che quello che potremmo considerare come giunto dal Buddha sia stato cambiato e distorto nel tempo. Exateiros mi è sembrato molto intelligente come persona e discuteva e ridiscuteva sul Buddhismo e poi ha ammesso che non considera e non crede in nessun Sutra che io conosco come perfino quelli che lui conosce; che senso ha tutto questo allora? Se vi appaio aggressivo o arrogante non centra la cattiveria ma sono uno che Pratica il Dharma con tutta la serietà di cui è capace ma che ha ancora, ripeto, le afflizioni mentali samsariche come qualsiasi altro essere ordinario. Ma una cosa sinceramente non accetto di sentirmela dire: che sono un fanatico; potete mettere in dubbio tutto quello che dico se avete degli argomenti veramente validi per farlo e infatti non mi sono mai scandalizzato per quello che ho letto, altro che fanatico. Ho risposto a tutti cli 8 punti che erano stati messi in questione anche se avevo dei dubbi che servisse a qualcosa ma lo fatto lo stesso e ci sono riuscito bene mi sembra: dove sarei stato fanatico? Solo perchè scrivo con una certa forza o con una sfumatura di aggressività per esempio quando leggo cose che si contraddicono da sole come nel caso della discussione con Exateiros? Scusate ma anche io ho i miei limiti. Comunque grazie per le interessanti discussioni che sono venute fuori e, riguardo a te, non so ancora il tuo nome.

penso che a questo punto queste cose siano più interessanti per noi che per i wikipediani. ti lascio la mia mail. la lascio un po' per buona parte della giornata, poi la tolgo per la mia privacy. come te la segni, lasciami un messaggio qui di seguito e tolgo tutto questo messaggio e la mail. .--85.20.239.10 09:21, 9 mag 2007 (CEST)

Si, ho preso nota. Grazie mille

Prima di cancellarlo leggeteveloModifica

 


From "Dhammananda Newsletter 6 February 1999" A Fabulous Memory Venerable Mingun Saydaw U Vicittasarabhivamsa By Win Pe (This article was reproduced from Myanmar Perspectives Vol III 2/98 with the permission from the author.)



The Guinness Book of Records of 1985 has this entry: Human memory: Bhandanta Vicitsara (sic) recited 16000 pages of Buddhist cannocial texts in Rangoon, Burma in May 1954. Rare instances of eidetic memory the ability to project and hence "usually" recall material are known to science. The Venerable Mingun Sayadaw U Vicittasarabhivamsa was the first even in the Buddhist lands to win the titles Tipitakadhara Dhammabhandagarika (Bearer of the Three Pitakas and Keeper of the Dhamma Treasure).

In 1948, the first year of independence from British rule the Government considered the need to purify, perpetuate and propagate the Sasana, to promote the emergence of a heroic Sasana personality with the ability to memorize and recite by heart the whole of Pali Cannon, the Tipitaka, and to seek out personalities with special intellectual powers to receive the reverence and praise of the devotees. The Government decided to institute the Tipitakadhara Examination.

It is an oral and written examination lasting thirty-three days. The candidate is examined in the three Pitakas: Vinaya, Sutta and Abhidhamma. The oral examination in the Vinaya covers five volumes in five books comprising 2260 pages. In the Sutta, the oral examination covers three volumes in the three books comprising 782 pages and in Abhidhamma covers seven volumes in twelve books comprising 4941 pages. The oral examination on these 7983 pages or about 2.4 million words is not a viva voce, a question and answer examination. It is an examination on total recall and faultless reproduction. The candidate will be given a point in the Pali Cannon at any point, and asked to continue reciting from there, line by line, paragraph and page by page. Or he would be given a point and asked to go back from there a certain number of sections and to recite from there, There must be no error in the word form, the pronunciation must be correct, the flow must be smooth and the enunciation must demonstrate the proper understanding of the meaning of the passage being recited. A certain number of pages of text must be covered in a fixed time. A candidate who requires prompting for five or more times fails.

The written examination is not only on the Pali Cannon but also on the Commentaries and Subcommentaries. The ten major Commentaries in ten books and the major Subcommentaries in fourteen books cover 17917 pages. Candidates are tested on the doctrinal understanding, comparative philosophy, textual discrimination, taxonomic grouping and analysis and on the interrelationships. Though candidates are not expected to reproduce whole passages as in the oral examination, many of the questions cannot be answered without the ability to recall such passages and to compare diverse passages mentally at the examination desk. Thus, the Tipitakadhara Examination is one of the longest and toughest examinations in the world.

When the first Tipitakadhara Examination was held, the Venerable Mingun Sayadaw was one of over one hundred monks invited to observe the proceedings. When the result was a disappointment with no candidate successful, he resolved to repay the nation's debt in search of a hero on the Pariyatti Sasana. He set about the task systematically. He took up the Pali Cannon passage by passage, book by book. He first set out to understand the passage thinking in Myanmar and in Pali. He broke the passage into sentences, paragraphs or sections according to the degree of difficulty. If necessary, he noted the number of modifications and variations in the selected pieces. He read about each section five times, and then closing the book, he repeated what he had just recited. If he was hesitant or felt, he had not mastered the passage he would open the book and read aloud five more times. If it was recalled smoothly he would recite it ten times and then pass on to the next passage. In the evenings when reciting the day's passages he would not do it alone but request some other monk to check with the open book. This ensured that he did not pass over any word, phrase or sentence and that each declension was correct.

When two or three books had be mastered he would set aside each evening two or three periods required for their recall and recitation. The intention was to go through the finished books simultaneously so that the mind would be active in all the books at the same time and all interrelationships would be discerned.

The Venerable Mingun Sayadaw also trained for the physically gruelling examination. Where an oral session would last for three hours, he would practice reciting for five, thus accustoming to himself to a test for ten hours a day. In addition, he would do this for longer than the stretch of 33 days of the examination. He trained likewise for the written examination.

When the Third Tipitakadhara Examination came around in 1950, the Venerable Mingun Sayadaw was ready to repay the debt to the devotees of the nation. He appeared for the oral examination on 2260 pages of the Vinaya Pitaka. In a clear, firm voice unhesitatingly, without error, without prompting, with full understanding, he precisely enunciated each word and phrase audible to the whole audience. When there were different versions he pointed each out and suggested the most suitable one. The virtuoso performance received the appreciation and acclamation of the audience.

In the written examination in the Pali text, Commentaries, and Subcommentaries on the Vinaya, the Venerable Mingun Sayadaw received the following marks out of a possible 100.

Parajika 98 Culavagga 98 Pacittiya 99 Parivara 100 Mahavagga 92 In the Fourth and Fifth Examinations, the Venerable Mingun Sayadaw appeared for the oral and written examinations on the Abhidhamma and passed with equal facility. By that time, preparations for the Sixth Buddhist Council were underway. The Venerable U Vicittasarabhivamsa was a member of the Regional Mula Pali Visodhaka, Primary Redaction Committee responsible for the Mahavagga section of the Vinaya Pitaka. He completed the work in 19 days so his regional committee was further assigned the Parivara. This also was finished expeditiously. In undertaking the assignments, the Venerable Sayadaw did not just read through the texts with the committee but sought out the different versions, brought out the reference in the Commentaries and Subcommentaries, explained the implications to the clear understanding of the committee members, sought a unanimous conclusion and wrote the report.

The Venerable Sayadaw also participated in next higher redaction Committee, The Pati Pali Visodaka Committee. In sessions of the Committee, Myanmar monks who were well-versed in the Pali texts but not proficient in the language and Sri Lanka monks who were proficient in the language but not so well-versed in the texts could not get the understanding of each other. When such occasions arose the Venerable Mingun Sayadaw would respectfully and pleasantly explain the issue and possible solution to each side and thus arrive at a satisfactory understanding. Observing the performance of the Sayadaw, the Sri Lanka monks would say, "There is none such in Sri Lanka, there is none such in Jambudipa".

The Venerable Sayadaw returned to his monastery in Mingun and worked on the Commentaries and Sub-commentaries. He foresaw that after redacting the Pali Cannon, the Commentaries and Sub-Commentaries would follow. At the same time, he had to prepare for the Tipitakadhara Examination on the third and final Pitaka. He was not unduly worried. After the voluminous prescriptions of the Vinaya and Abdhidamma, the less than 800 pages of the Sutta Pitaka were not onerous.

On a January afternoon in 1954, the Venerable U Vicittasarabhivamsa successfully completed the recitation of the Pathika Vagga of the Sutta Pitaka and a Tipitakadhara Dhamma-bhanadagarika was born in Myanmar.

I TheraModifica

Immagino che i simpatizzanti e Aderenti al Theravada saranno a dire poco compiaciuti nel leggere tanta Delizia; e che il resto dei lettori usino l'intelletto per riflettere su tante cose.82.63.186.161

SayadawModifica

Proprio nessuno osa azzardare un commento interessante (e ragionevole)? 82.63.186.161


ah ah ah! hai mai pensato all'ipotesi che se nel periodo che va dalla stesura/codifica del primo sutra fino all'ultimo sutra e alla definitiva stesura del suttapitaka fossero stati introdotti concetti e insegnamenti estranei al buddhismo, sarebbero secoli e secoli che Tipitakadhara e monaci recitano un canone falsato. ;-)

e poi si sa che il tramandare insegnamenti e concetti per via orale nel subcontinente indiamo, in epoche assai remote, era un mezzo più sicuro di quello scritto; perché il materiale su cui scrivere erano spesso foglie e altre materie altamente deperibili, ed è questo il motivo dell'origne dei grandi mnemonisti dell'asia. il caldo, gli insetti e l'umidità e il clima deterioravano rapidamente il materiale su cui scrivere e gli inchisotri svanivano presto. il rimedio era incider di scalpello su pietra, ma era dispendioso econimicamente e fattivamente.

il gioco è semplice: ora io dico una cosa a te, tu la capisci male, la riferisci a uno che deve custodirla nella memoria e quest'ulitmo la ripeterà sempre in maniera errata.

il cuore del buddhismo ha una serie di concetti chiave. quando nuove idee nascenti si accordavano al buddhismo, esse erano buddhiste anche se mai pronunciate dal Buddha storico. il buddhismo è un open-source, è il lavoro di molti illuminati sulla grande intuizione del Buddha storico. ti faccio un esempio: non ti "puzza" il fatto che la teoria dell'anatta, di importanza vitale per l'illuminazione, non compari nel primo sutra, ma in un diverso (e postumo) sutra che la tradizione ci dice essere il secondo sutra? le ipotesi di questa inspiegabile e grave mancaza possono essere: 1 buddha l'ha detto e chi ha ascoltato ha dimenticato 2 buddha non l'ha detto ma era sottinteso dal suo insegnamento 3 il buddha non hai (improbabile) parlato di anatta ed è una aggiunta postuma che non stride con il primo sutra. sei sempre Choedrak? in tal caso... un saluto!--82.59.189.230 20:55, 21 mag 2007 (CEST)

Si?Modifica

Obiezione - ah ah ah! hai mai pensato all'ipotesi che se nel periodo che va dalla stesura/codifica del primo sutra fino all'ultimo sutra e alla definitiva stesura del suttapitaka fossero stati introdotti concetti e insegnamenti estranei al buddhismo, sarebbero secoli e secoli che Tipitakadhara e monaci recitano un canone falsato. ;-)


RISPOSTA - La tua ipotesi per essere presa in considerazione deve essere fornita di una plausibile spiegazione del perchè e nondimeno di quanto fosse possibile e probabile una cosa simile anche considerando che uno non poteva farlo di nascosto, c'erano migliaia e migliaia di monaci a mettere per iscritto tutto. Tu non hai nè l'una nè l'altra, mettiti il cuoricino in pace... :)))


Obiezione - e poi si sa che il tramandare insegnamenti e concetti per via orale nel subcontinente indiamo, in epoche assai remote, era un mezzo più sicuro di quello scritto; perché il materiale su cui scrivere erano spesso foglie e altre materie altamente deperibili, ed è questo il motivo dell'origne dei grandi mnemonisti dell'asia. il caldo, gli insetti e l'umidità e il clima deterioravano rapidamente il materiale su cui scrivere e gli inchisotri svanivano presto. il rimedio era incider di scalpello su pietra, ma era dispendioso econimicamente e fattivamente.


RISPOSTA - Lo saprai tu che ci vivevi, io non lo so. Degli insetti ne saprai te di più, io so che ci è arrivato un Insieme di Insegnamenti privi di imperfezione, quella tua è una semplice illazione.



Obiezione - il gioco è semplice: ora io dico una cosa a te, tu la capisci male, la riferisci a uno che deve custodirla nella memoria e quest'ulitmo la ripeterà sempre in maniera errata.


RISPOSTA - Si? Dimostrami che quello che ha ripetuto a memoria 16.000 pagine perfettamente senza sbagliare una sola virgola, tanto che è entrato nel Guinness dei Primati, è l'unico uomo del Genere nella storia dell'umanità; se me lo dimostri ti crederò :)))

Intanto TU: NON TIENI A MEMORIA UNA SOLA PAGINA DI ELENCO TELEFONICO PER NEANCHE POCHE ORE;

INTANTO LUI: TIENE A MEMORIA 16.000 E OLTRE PAGINE DI INSEGNAMENTI DEL BUDDHA!!! :))) Direi che non sei tu quello che può fare un simile discorso, come se un nano dicesse a M. Jordan (Basket) che in realtà non è tanto alto ... :)))



Obiezione -il cuore del buddhismo ha una serie di concetti chiave. quando nuove idee nascenti si accordavano al buddhismo, esse erano buddhiste anche se mai pronunciate dal Buddha storico. il buddhismo è un open-source, è il lavoro di molti illuminati sulla grande intuizione del Buddha storico. ti faccio un esempio: non ti "puzza" il fatto che la teoria dell'anatta, di importanza vitale per l'illuminazione, non compari nel primo sutra, ma in un diverso (e postumo) sutra che la tradizione ci dice essere il secondo sutra? le ipotesi di questa inspiegabile e grave mancaza possono essere: 1 buddha l'ha detto e chi ha ascoltato ha dimenticato 2 buddha non l'ha detto ma era sottinteso dal suo insegnamento 3 il buddha non hai (improbabile) parlato di anatta ed è una aggiunta postuma che non stride con il primo sutra. sei sempre Choedrak? in tal caso... un saluto!--82.59.189.230 20:55, 21 mag 2007 (CEST)


RISPOSTA MULTIPLA - Concetti chiave? Sì! Senza dubbio ci sono; mai pronunciate dal Buddha Storico? Sei tu quello Onniscente?

- "... lavoro di molti illuminati sulla grande intuizione del Buddha storico ...": tue conclusioni personali, cosa hai di incontrovertibile? Io penso niente, quindi questo che hai detto non lo tengo neanche in considerazione.

- Il Primo Insegnamento del Buddha è le "Quattro Nobili Verità" e per te la novità penso sia che, il Quarto Aspetto dei Quattro Aspetti della Prima Nobile Verità che è la "Verità della Sofferenza", il Quarto Aspetto sia il "NON SE'" cioè "Anatta" o "Anatman" !!! :))) Come la mettiamo? Hahaha ...

- Primo sutra, ... Secondo Sutra ...: hai le idee chiare? Sicuro? A me sembra che tu sia male informato.

- "... questa inspiegabile e grave mancaza possono essere: 1 buddha l'ha detto e chi ha ascoltato ha dimenticato 2 buddha non l'ha detto ma era sottinteso dal suo insegnamento 3 il buddha non hai (improbabile) parlato di anatta ed è una aggiunta postuma che non stride con il primo sutra ...":

RISPOSTA CONCLUSIVA - ho già detto tanto che questo tuo inspiegabile discorso ha già perso la sua importanza; se non te ne sei ancora reso conto non vado a perdere tempo a riformulare un numero indefinito di volte un qualcosa che forse non sai capire o che magari non accetti di capire ;)

Un saluto a te :)))


"stranamente, il Buddha non fa menzione del non-Sé nel dhammacakkappavattana Sutta. la stranezza sta nel fatto che lo si ritiene il primo discorso del Buddha.[...] forse per sanare questa anomalia, la tradizione afferma che il Buddha fece seguire il dhammacakkappavattana Sutta da un altro discorso, questa volta sul non-Sé, conosciuto nella versione pali come Anattalakkhana Sutta." Williams-tribe, il buddhismo dell'india, astrolabio-ubaldini. p.58

"Trascorsero alcuni secoli prima che ricevessero (gli insegnamenti del Buddha)una forma scritta. nel corso del tempo [...] si formaromo versione diverse del corpus canonico. gli studiosi parlano perciò di Canone theravada, Canone mahasamgika, sarvastivada, e così via.[...] ogni scuola sosteneva di rappresentare il puro buddhismo originale del Buddha.[...] i canoni sono tutti in un modo o nell'altro delle traduzioni, e sono formati da testi a volte tradotti più di una volta." op.cit. p.35

"gli studiosi si dilettano nel mettere a fronte queste differenti versioni canoniche, ma benché si trovino differenze nei particolari, tali differenze non sono in genere tali da suggerire radicali diversità dottrinali. vi sono invece punti di vista diversi, tra gli studiosi, su come e quanto sia possibile usare queste fonti per risalire a ciò che buddha avrebbe effettivamente insegnato.


"la fondamentale omogeneità e la sostanziale autenticità di almeno una parte considerevole dei materiali nikayici (cioè dei canoni primitivi, soprattutto il Canone Pali). basandosi su questa ipostesi, i testi canonici ci sonno ritenuti esporre un quadro discretamente coerente della dottrina autentica del Budha. ( Ruegg e Schmithausen 1990, pp. 1-2)" op.cit p.36

"se gli studiosi riuscissero a dimostrare con certezza che il Buddha non è mai esistito, ciò non avrebbe vistose ripercussioni per i buddhisti. il sasana esiste, e il sasana è il sasana, ovvero espone una verità oggettiva, 'che i buddha si manifestano o non si manifestino'. la validità del Dharma non dipende dalla sua scoperta da parte di un Buddha, se il Buddha non fosse mai esistito, sarebbe sato esistito qualcun altro che avrebbe riscoperto il Dharma. e se ciò che è stato scoperto è davvero il DHarma, è sufficiente." op.cit p.28

ti ho citato passi di questo testo perché di tutti quelli che ho letto, e ne ho letti moltissimi, è il meglio strutturato, dimostra sempre le sue tesi e l'autore si è andato a studiare e analizzare le fonti (i sutra). gli autori non analizzano il Dharma partendo da altri libri, ma dalle fonti originali e le confrontano con i saggi degli autori più o meno contemporanei.

paul williams insegna al Dipartimento di Teologiaa e Studi religiosi dell'Università di Bristol. Buddhista praticante da molti anni, è attualmente segretario europeo dell'Associazione Internazionale di Studi Buddhisti.

Choedrak, ti ho riportato le fonti su cui baso le mie osservazioni. possono essere erronee, è possibile che adesso siano valide ma che un giorno saranno confutate, tuttavia ti ho riportato fonti autorevoli di autorevoli studiosi che non sono solo intellettuali, ma anche praticanti e fedeli buddhisti. per dimostrare le tue tesi, devi riportare le tue fonti, altrimenti quel che dici resterà solo un tuo pensiero. e poi ti devi staccare da questo preconcetto verso il mondo degli intellettuali, giacché le tue figure di rifermento per la tua pratica spirituale, erano tutti dotti intellettuali. chi scrisse il canone duemila anni fa fu la schiera degli intellettuali appartenenti al clero buddhista. chi sapeva mai scrivere duemila anni fa? buddhagosa che scrisse il visuddhimagga era una fine intellettuale, nagarjuna idem. chi redasse e tradusse il canone in tibetano e in cinese, apparteneva a una ristrettissima cerchia di dotti intellettuali. tutti gli esperti del settore, tutti gli studiosi del buddhismo e delle lingue in cui i testi buddhisti sono stati scritti, affermano che è difficilissimo riuscire a riportare alla luce le vere parole del Buddha. quel monaco che ricorda perfettamente il canone, ricorda perfettamente il canone dei thera, le altre scuole primitive si sono estinte. se fossero sopravvisute, ora avremmo monaci di diverse scuole che reciterebbero per intero canoni diversi. a quale monaco dovremmo creder? non ti fa venire neanche un sospeto questo? il fatto che i canoni, anche se siano abbastanza coerenti su la maggior parte dei concetti chiave, presentano non poche differenze, non ti suscita nemmeno un dubbio? hai visto, per esempio, che addirittura l'abhidhamma dei thera e quello dei sarvastivada sono così dissimili che non hanno in comune neanche un nome di un solo capitolo. e poi trattano un numero di dhamma differenti? i thera hanno 82 dhamma e i sarvastivada 75... dal punto di vista onotologiò è estremamente differente! --87.6.211.104 21:12, 22 mag 2007 (CEST)




Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_progetto:Buddhismo"

RispondoModifica

Ob.: "stranamente, il Buddha non fa menzione del non-Sé nel dhammacakkappavattana Sutta. la stranezza sta nel fatto che lo si ritiene il primo discorso del Buddha.[...] forse per sanare questa anomalia, la tradizione afferma che il Buddha fece seguire il dhammacakkappavattana Sutta da un altro discorso, questa volta sul non-Sé, conosciuto nella versione pali come Anattalakkhana Sutta." Williams-tribe, il buddhismo dell'india, astrolabio-ubaldini. p.58

Ris.: Rispondo con onestà e su questo punto, per essere coerente, ti dico prima di tutto che non sono un esperto nel canone pali nè posso citarti tutti i testi in Pali a cui tu fai riferimento però, sempre per essere onesti, anche evitando di farti la lista dei Sutra in Pali o in Sanskrito, posso dirti che il primo Insegnamento del Buddha è stato dato a Isipatana, il "Parco delle Gazzelle" a Benares ai Suoi primi 5 Discepoli che erano stati i suoi passati compagni nelle pratiche di Ascetismo estremo che perseguì per 6 anni; se vuoi mi informo su come si chiama quel particolare Sutra ma che importanza ha il nome? In quell'Insegnamento il Buddha espose le 4 Nobili Verità che sono la Verità della Sofferenza, la Verità dell'Origine della Sofferenza, la Verità della Cessazione della Sofferenza e la Verità del Sentiero (che porta a Realizzare il, Nirvana, la Cessazione della Sofferenza). Come detto precedentemente La prima Nobile verità presenta Quattro Aspetti e così ognuna delle Altre per un Totale di 16 aspetti e il 4° Aspetto della Prima nobile Verità è Esattamente il "Non-Sè", "Anatta", "Anatman"; dal momento che è solo tramite il Realizzare il Non-Sè che ci si può liberare dal Samsara Realizzando il Nirvana Hinayana (il risultato delle Pratiche Insegnate dal Buddha Riguardanti soprattutto le 4 Nobili Verità, l'Ottuplice Nobile Sentiero e i 12 Anelli del Pratityasamutpada riguarda Principalmente i Praticanti di Scopo Intermedio e cioè Capaci di ottenere la Liberazione Personale) e dal momento che i suoi primi 5 Discepoli Realizzando il Risultato di Quel'Insegnamento Realizzarono lo Stato di Arhat, non vi è dubbio che essi Ottennero dal Buddha Insegnamenti sul Non-Sè; se hai dubbi che si possa realizzare il Nirvana (anche quello Mahayana) senza necessariamente avere Realizzato il Non-Sè penso di poterti dimostrare abbastanza facilmente che non è come pensi. Il Buddha, nel suo primo Insegnamento ai Suoi primi 5 Discepoli, insegnò anche il Non Sè! Che dopo tu mi dica che il o i Sutra che Espongono il Non-Sè siano stati messi per Iscritto Prima o dopo Altri questo non lo si può sapere con certezza ma anche se fossero stati messi per Iscritto dopo Altri questo non toglie che tali Spiegazioni/Istruzioni rientrarono nel Primo Insegnamento Dato dal Buddha.

A proposito, io non ho elementi per fidarmi di W. Tribe, che sia un docente universitario non è una garanzia nè che pratichi anche perchè non ho idea di come e quanto pratichi e che cosa e come pratica quel qualcosa e con quale attitudine mentale o eventuali preconcetti; preferisco basarmi sui Trattati dei Mahapandita e Mahasiddha che forse un pò ne conosco a cominciare da Nagarjuna e Asanga, Aryadeva, Buddhapalita e Candrakirti e, tra i Tibetani, ti posso citare Je Tsong Khapa, Ju Mipham che tra le Altre Cose ha Composto un Vero Commentario sul Madhyamakakarika di Nagarjuna, Gorampa Sönam Senge riguardo al Madhyamakavatara di Chandrakirti allo Stesso Modo di ciò che hanno Fatto Je Tsong Khapa e Buddhapalita, e devo riguardarmi gli altri Trattati che ho in casa perchè non me li ricordo tutti ma ti cito molto volentieri anche il 3° Gyalwa Karmapa Rangjung Dorje, il 9° Gyalwa Karmapa Wang Chuk Dorje, il 1° Penchen Rinpoche Chökyi Gyialtsen e il 14° Gyalwa Rinpoche Tenzin Gyatso, il Dalai Lama attuale.



Ob.: "Trascorsero alcuni secoli prima che ricevessero (gli insegnamenti del Buddha)una forma scritta. nel corso del tempo [...] si formaromo versione diverse del corpus canonico. gli studiosi parlano perciò di Canone theravada, Canone mahasamgika, sarvastivada, e così via.[...] ogni scuola sosteneva di rappresentare il puro buddhismo originale del Buddha.[...] i canoni sono tutti in un modo o nell'altro delle traduzioni, e sono formati da testi a volte tradotti più di una volta." op.cit. p.35

Ris.: Si, furono 18 o 20 le Scuole Hinayana che si formarono sugli Stessi Insegnamenti del Buddha e qua ti consiglio di leggerti Meditation on Emptiness Scritto da Jeffrey Hopkins che almeno è uno serio; è uno stretto Discepolo Diretto del Dalai Lama, uno che ha ricevuto l'Autorizzazione di Diffondere il Dharma anche se come semplice Insegnante e non certo come se fosse un Lama. Insomma, è uno qualificato, per questo ha tale Autorizzazione e, come se non bastasse, è uno dei Traduttori Ufficiali del Dalai Lama anche per quello che riguarda i Libri.

Comunque, per quello che riguarda il Numero delle Scuole Hinayana le Traduzioni sono tutte Esatte mentre quello che cambia sono le Interpretazioni che anche se sottili portavano i Rispettivi Praticanti a Livelli di Realizzazione Differenti come sottigliezza: per farti un esempio la Scuola Sammitiya era e è considerata come una delle più grossolane mentre altre nella Zona del Kashmir erano/sono considerate le più Sottili e perfette tra le Scuole che Espongono la Visione Hinayana. Ma, per tutte, le Parole del Buddha erano quelle.

"Puro Buddhismo Originale del Buddha"? Ecco w. Tribe e il perchè non mi interesso a comprare i libri di scrittori simili.




Ob.: "gli studiosi si dilettano nel mettere a fronte queste differenti versioni canoniche, ma benché si trovino differenze nei particolari, tali differenze non sono in genere tali da suggerire radicali diversità dottrinali. vi sono invece punti di vista diversi, tra gli studiosi, su come e quanto sia possibile usare queste fonti per risalire a ciò che buddha avrebbe effettivamente insegnato.


"la fondamentale omogeneità e la sostanziale autenticità di almeno una parte considerevole dei materiali nikayici (cioè dei canoni primitivi, soprattutto il Canone Pali). basandosi su questa ipostesi, i testi canonici ci sonno ritenuti esporre un quadro discretamente coerente della dottrina autentica del Budha. ( Ruegg e Schmithausen 1990, pp. 1-2)" op.cit p.36

Ris.: Si, ho letto qualcosa di gente del tipo Ruegg: non occorre che mi ripeta.

"gli studiosi si dilettano ...": termine esatto, gli studiosi che citi e i loro pari li ho già definiti non per caso dei "parolai"; quando Nagarjuna o Asanga o Aryadeva o Kamalaśila (Etc.) (dimenticavo che ho ricevuto qualcosa di Kamalaśila: "Bavanakrama" dal Dalai Lama) non lo facevano per il piacere di speculare con le illusioni della Loro Mente perchè, èer Esempio Nagarjuna come gli Altri che ti ho citato io, Erano non solo dei Mahapandita ma anche dei Mahasiddha cioè erano dei Buddha Perfetti o comunque Dimoravano in uno dei 10 Bhumi dei Bodhisattva Percependo Direttamente e Perfettamente la Vacuità/Non-Sè, per quello non Sbagliavano e per quello sono Testi, i Loro, su cui fare veramente Riferimento! Dei punti di vista diversi dei degli studiosi ... non mi esplico oltre perchè ho paura di offenderti.



Ob.: "se gli studiosi riuscissero a dimostrare con certezza che il Buddha non è mai esistito, ciò non avrebbe vistose ripercussioni per i buddhisti. il sasana esiste, e il sasana è il sasana, ovvero espone una verità oggettiva, 'che i buddha si manifestano o non si manifestino'. la validità del Dharma non dipende dalla sua scoperta da parte di un Buddha, se il Buddha non fosse mai esistito, sarebbe sato esistito qualcun altro che avrebbe riscoperto il Dharma. e se ciò che è stato scoperto è davvero il DHarma, è sufficiente." op.cit p.28

Ris.: Altra Caz...ta scritta da chi non ne vuole proprio capire molto o da chi non ne è capace; il Buddhadharma sai che cos'è? Esattamente la Realizzazione del Buddha e i Testi su cui è Esposto il Dharma sono considerati il Simbolo della Realizzazione del Buddha e per questo si parla del Dharma delle Scritture e del Dharma della Realizzazione: il Secondo è Rappresentato dal Primo!!! Sai perchè i Buddhisti dicono "Prendo Rifugio nel Buddha, Prendo Rifugio nel DHARMA, Prendo Rifugio nell'Arya Sangha"? Perchè Prendo Rifugio nel Dharma? Il Dharma non è un qualcuno che ti aiuti quando sei nella cacca, non è un cacchio di angioletto o qualcosa del genere,; si prende Rifugio nel Dharma perchè è il Metodo Effettivo per potere Realizzare la Liberazione del Nirvana e dello Stato di Buddha e perchè nella Specifica Visualizzazione Esso Rappresenta la Realizzazione del Buddha, è così che lo si dovrebbe Intendere! Se non fosse stato il Buddha sarebbe stato sempre e solo un Buddha a Esporre il Dharma (Buddhadharma) perchè Esso Altro non è che la Sua Propria Realizzazione Ultima delle Due Verità e dei Mezzi Abili come della Saggezza Discriminante che gli sono propri allo stesso modo delle Spiegazioni e Insegnamenti che Insegnano a realizzare il Suo Stesso Stato di Buddha. Sasana comunque, Dharma comunque ... sarebbe stato scoperto ...? Parole senza senso, parole per diletto come 4 amici al bar.



Ob.: ti ho citato passi di questo testo perché di tutti quelli che ho letto, e ne ho letti moltissimi, è il meglio strutturato, dimostra sempre le sue tesi e l'autore si è andato a studiare e analizzare le fonti (i sutra). gli autori non analizzano il Dharma partendo da altri libri, ma dalle fonti originali e le confrontano con i saggi degli autori più o meno contemporanei.

Ris.: hai letti libri di tali autori e questo è tutto; ti consiglio di leggerti i Trattati Veri dei Mahapandita e Mahasiddha.

Per adesso devo andare ma continuerò a risponderti quando mi sarà possibile, forse domani.

---


Ob.: paul williams insegna al Dipartimento di Teologiaa e Studi religiosi dell'Università di Bristol. Buddhista praticante da molti anni, è attualmente segretario europeo dell'Associazione Internazionale di Studi Buddhisti.

Ris.: Forse questo se la cava, non lo conosco quindi non lo so; ti posso comunque dire una cosa e cioè che se vai in Asia trovi Monaci o Praticanti Laici senza particolari Titoli ma che farebbero impallidire, per esempio qualsiasi Presidente dell'Unione Buddhista Italiana o anche Europea, ne ho conosciuto qualcuno di Presidente di questa categoria e non lo dico con disprezzo ma ti voglio fare capire che i Praticanti, in Occidente, quelli veramente Bravi si contano sulla punta delle dita di forse 2 mani e comunque dimostrano sempre dei condizionamenti irrinunciabili derivanti dalla cultura del luogo nel quale sono nati e penso siano pochissimi a riuscire a separarsene. Se si vuole diventare un grande architetto della scuola di Corbouisier (lo ho scritto giusto?) anche un asiatico dovrà tagliare, almeno nel suo lavoro di architetto, i condizionamenti dell'architettura Tibetana, per esempio; allo stesso modo un occidentale, per realizzare bene e purissimamente il Dharma tale quale è stato esposto dal Buddha dovrà tagliare nettamente con una mentalità che porta a concepire e a formulare concetti che renderebbero la propria Pratica del Dharma una cosa piuttosto bizzarra e deviata perché partirebbe da concezioni (Visione)con presupposti comploetamente differenti rispetto alla Visione senza difetto che porta a una Pratica e Realizzazione Pure. Questo, purtroppo, è rarissimo riscontrarlo anche nei Praticanti Buddhisti occidentali più esperti e con tantissimi anni di studi e pratica alle spalle. Spero che tu capisca quello che voglio dire, il mio non è fanatismo, riscontro quello che vedo e cioè che troppi Praticanti Occidentali fanno una fatica immensa a concepire le cose esattamente come sono Esposte nel Dharma Puro Insegnato Dai Grandi Lama o Guru o Abati Theravada. Io vedo questo; forse mi sbaglio ma la mia impressione è netta.


Ob.:Choedrak, ti ho riportato le fonti su cui baso le mie osservazioni. possono essere erronee, è possibile che adesso siano valide ma che un giorno saranno confutate, tuttavia ti ho riportato fonti autorevoli di autorevoli studiosi che non sono solo intellettuali, ma anche praticanti e fedeli buddhisti. per dimostrare le tue tesi, devi riportare le tue fonti, altrimenti quel che dici resterà solo un tuo pensiero. e poi ti devi staccare da questo preconcetto verso il mondo degli intellettuali, giacché le tue figure di rifermento per la tua pratica spirituale,

Ris.: Cercherò di portare delle fonti laddove si renda necessario ma è difficile portarsi volumi di dispense e Libri in un Internet Point e poi magari cercare volta per volta la Stanza da citarti ...

Per essere precisi tu non conosci mica tanto le mie Figure di Riferimento ommeglio ne conosci probabilmente, molto probabilmente senza sapere cosa hanno detto veramente; questo non lo so bene adesso ma per essere un pò più precisi si dovrebbe dire che se portassi le fonti di riferimento su cui verte la mia Prativa mi verrebbe detto che credo a mosè e questo solo per il fatto che i Lama e i Mahasiddha Indiani e Tibetani che ho per "Riferimenti" Insegnarono le Istruzioni Essenziali senza puntare troppo sulla Logica perchè alla fine non si può dire che la vera Meditazione sia esattamente un ragionamento Logico ma attenzione perchè su essa si basa: non è assolutamente illogica anzi, è estremamente Logica ma, come ha Scritto Nagarjuna nel Vighrahavyavartani ("Lo Sterminio degli Errori") un Trattato di Logica che Funge da Supplemento al Madhyamakakarika: "... la Vacuità deve comunque essere sperimentata personalmente perchè solo in parte può essere spiegata a Parole ..." e con questo non voleva dire che la Vacuità sia qualcosa di esoterico o metafisico ma che i concetti, per quanto sottili e perfetti riguardanti la Vacuità non sono il loro oggetto di riferimento cioè la Vacuità stessa proprio come la foto per quanto chiara e nitida di un paesaggio non sarà mai il paesaggio stesso!!! La cosiddetta Meditazione che si fonda sulle parole di un Ragionamento discorsivo viene anche chiamata Meditazione Analitica che però è in realtà la seconda delle Tre Pratiche di Ascolto, Riflessione e Meditazione e cioè è un processo riflessivo, concettuale che da solo non sarà in grado di far riconoscere al Praticante Buddhista le cose tali quali sono o la mente tale quale è al di là delle elaborazioni mentali dualistiche illusorie. Ti sta parlando uno che tiene nella massima importanza la Logica ma, questa, serve a vedere in quale direzione muoversi,per riuscire a stabilire prima quale deve essere la Visione Corretta sulla quale poi possa partire una vera buona Meditazione; qua sbagliano gli intellettuali-parolai, nel non sapere neanche come si comincia l'inizio di una Meditazione che si possa chiamare così senza che sia un inganno. Le Istruzioni Essenziali Buddhiste del Mahayana e Vajrayana non vengono spiegate necessariamente con un discorso sulla Logica, verrà detto "Medita su questo in questo modo ... le Esperienze e Realizzazioni saranno queste, ... allora ti potrebbe sorgere questo ostacolo grossolano o sottile e questo ne è l'antidoto, ..."; questo era un esempio che spero di non avere sprecato inutilmente ma quello che è certo è che se si volesse spiegare tutto questo utilizzando la Logica si riuscirebbe perfettamente e questo è il Buddhadharma: non esiste contraddizione tra la Spiegazione Logica di un Mahapandita e le Pratiche del Tantrayana ma per non morire di fame non basta ammirare continuamente un cibo quanto è fatto bene, si deve mangiarlo! Gli studiosi intellettuali moriranno lodando aristotele ignoranti come quando sono nati!!! Spererei di no chiaramente ma cosa ci posso fare?




Ob.: erano tutti dotti intellettuali.

Ris.: Ti ho già risposto.



Ob.: chi scrisse il canone duemila anni fa fu la schiera degli intellettuali appartenenti al clero buddhista. chi sapeva mai scrivere duemila anni fa? buddhagosa che scrisse il visuddhimagga era una fine intellettuale, nagarjuna idem.

Ris.: Quelli erano tutti Bodhisattva o Buddha, Mahasiddha si riferisce a un Arya Bodhisattva o a un Buddha


Ob.: chi redasse e tradusse il canone in tibetano e in cinese, apparteneva a una ristrettissima cerchia di dotti intellettuali. tutti gli esperti del settore, tutti gli studiosi del buddhismo e delle lingue in cui i testi buddhisti sono stati scritti, affermano che è difficilissimo riuscire a riportare alla luce le vere parole del Buddha. quel monaco che ricorda perfettamente il canone, ricorda perfettamente il canone dei thera, le altre scuole primitive si sono estinte. se fossero sopravvisute, ora avremmo monaci di diverse scuole che reciterebbero per intero canoni diversi. a quale monaco dovremmo creder? non ti fa venire neanche un sospeto questo? il fatto che i canoni, anche se siano abbastanza coerenti su la maggior parte dei concetti chiave, presentano non poche differenze, non ti suscita nemmeno un dubbio? hai visto, per esempio, che addirittura l'abhidhamma dei thera e quello dei sarvastivada sono così dissimili che non hanno in comune neanche un nome di un solo capitolo. e poi trattano un numero di dhamma differenti? i thera hanno 82 dhamma e i sarvastivada 75... dal punto di vista onotologiò è estremamente differente! --87.6.211.104 21:12, 22 mag 2007 (CEST)


Ris.: Il Numero dei Dharma varia anche all'Interno degli Scritti di Nagarjuna ma la Sostanza è invariabilmente quella!!!

I Nomi dei Capitoli Cambiano e le Parti potranno essere stati ripartiti differentemente, alcuni rifiutano certe Parti che altri accettano e viceversa ma le Parole sono quelle se si tratta di quelle del Buddha e non di chi ha composto Commentari perchè nel Canone o nei Canoni, Hinayana o Mahayana che fossero, sono inclusi anche i Commentari di Pandita-Mahasiddha per questo si parla non solo di Kangyur ma anche di Tengyur che è l'insieme dei commentari alle Parole del Buddha e si tratta di centinaia di Testi!!!

Anche le Classificazioni della Vacuità nei vari scritti di uno stesso mahapandita variano ugualmente a quello dei Dharma presi in considerazione; per es. le classificazioni della Vacuità vanno da 2 a 108 e oltre ma la Vacuità rimane quella!!! Chödrak

Dovrebbe essere utileModifica

Agg.: Ci sono, NEL BUDDHISMO, 3 sorgenti che permettono di stabilire una cosa come vera o falsa e sono

1. L'Autorità delle Scritture 2. La Percezione Diretta 3. L'Inferenza

Se io non dispongo della Percezione Diretta dell'Onniscenza del Buddha questo non è biasimevole; l'Inferenza mi permette di Accertarlo come Vero sulla base della mia conoscenza delle Scritture, Sutra, Tantra e Shastra (Commentari), della mia pratica e dei conseguenti ragionamenti che possono essere fatti in base alla mia capacità e comprensione. Che le Scritture dicano che questo o quello è così in parte (o del tutto) può essere vero ma, se io ci credessi solo perchè è Scritto così sarei niente altro che uno stupido; si ricorre alle Scritture in diversi casi o comunque quando si ritiene che sia il caso di farlo, questo è vero ma, prima, si deve avere chiaro come Tali Scritture siano Valide Sorgenti di Informazioni Corrette sulla Base di Ragionamenti Corretti e qui entra in Campo l'Inferenza! Diciamo che le Scritture, quando Utilizzate per Provare qualcosa, vengono spesso per Ultime; prima, per quello che posso sapere io, si Utilizzano l'Inferenza e la Percezione-diretta e solo quando queste Due non riescono a dimostrare pienamente qualcosa si ricorre alle Scritture ma questo era già stato preceduto dallo Stabilire la Validità delle Scritture tramite l'Inferenza. In questo modo viene spiegato, anche se imperfettamente da parte mia, ciò che sostiene il Ruolo di dimostrare, per esempio, l'Onniscenza del Buddha come, per esempio, le Scritture.

A proposito del Dalai Lama: non ha detto quello che hai detto te, si è Espresso in un Altro Modo e cioè ha detto "... se la Scienza dimostrasse che certe cose spiegate dal Buddha sono errate allora, anche se Buddhisti, dovremmo considerarle errate; ... per negare le vite passate e future non basta non trovarle, bisognerebbe invece DIMOSTRARE che non esistono. Non basta non trovare una cosa per dire che non esiste ma bisogna dimostrarne incontrovertibilmente la sua non esistenza (sono due cose differenti)". Sarà il caso di ricordare che il Dalai Lama tuttora Insegna in Modo Tradizionale gli Insegnamenti Tradizionali del Buddha anche quelli con cui gli scienziati non sono d'accordo e questo dopo che ha fatto studi universitari e ricevuto varie Lauree il molte Università del pianeta, dopo che ha fatto decine e decine di incontri e discussioni e simposi con scienziati di ogni branca della scienza: dai fisici ai neurologi e psicologi, pedagogisti, biologi, storiografi e non mi ricordo con quanti altri ... Come mai è sempre convinto che alla fine le Conoscenze esposte dal Buddha siano le Migliori? Semplice: sono come minimo meno contraddittorie di quelle sostenute dagli scienziati! E questo non significa che il mondo non sia a forma di sfera e che quindi ci siano discrepanze tra il Dharma e il dato di fatto che risulta dalla percezione diretta; si parla non a caso di Karma e utilizzando l'Inferenza in Modo Corretto si capisce come non ci sia vera contraddizione perchè quello che appare può non apparire in modo veritiero e cioè l'apparenza può essere percepita e vissuta in modo differente dal suo modo di esistenza ultimo e da qua le Due Verità, quella Convenzionale e quella Ultima e il susseguirsi di esperienze in costante cambiamento nella percezione dei fenomeni, nelle esperienze della vita e nella considerazione di questo mondo per esempio.

Buddhismo ed ateismoModifica

Segnalo che Utente: Fabrizio ha aperto nella pagina di discussione del Buddhismo una lunga discussione su una sua presunzione di "non neutralità" dei paragrafi che riportano il punto di vista di Papa Wojtyla sul Buddhismo ed alcune citazioni del documento "Nostra Aetate" del Conc.Vat.II.

Gli interessati a questo argomento sono pregati di leggere la discussione intercorsa e di dare il loro contributo al dibattito. Grazie. --Claudio Pipitone 19:50, 21 giu 2007 (CEST)

Grazie a tutti e ciaoModifica

Tutti gli utenti sono invitati a dare il proprio supporto ai candidati al Board (consiglio) della Wikimedia Foundation. Registrati per partecipare a Wikimania 2007 a Taipei dal 3 al 5 agosto Pratiche meditative Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Vai a: Navigazione, cerca

Questa voce è stata proposta per la cancellazione.

NON rimuovere questo avviso e NON spostare questa pagina. Qualsiasi miglioramento è comunque ben accetto, ma tieni presente che la voce potrebbe venire cancellata: assicurati delle motivazioni della cancellazione e partecipa alla discussione.

  • Avvisa l'autore principale della voce, se registrato, con questo: {{Cancellazione|Pratiche meditative}}


In caso di anomalie

L'utente Alec ha chiesto di verificare che questa voce non costituisca una violazione di copyright perché modalità di inserimento da anonimo.

La voce è stata inserita nella categoria Da controllare per copyright - religione. Se puoi, contribuisci adesso a verificarne la compatibilità con la licenza GFDL (vedi Aiuto:Copyright per maggiori dettagli). Per eventuali note usa la pagina di discussione.

Avvisa l'autore con il messaggio predefinito

Ciao Buddhismo.

Uno o più dei tuoi contributi alla voce Pratiche meditative, per il loro contenuto o stile, sono sembrati copiati da un sito, da un libro o altra fonte.

Violare il diritto d'autore in molti paesi è un illecito penale e i detentori dei diritti potrebbero rivalersi su di te (che hai la piena responsabilità su tutto ciò che scrivi). Per saperne di più, leggi per favore Wikipedia:Copyright testi e, se hai dei dubbi, chiedi al nostro Sportello informazioni.

È importante che ci aiuti a fugare questi dubbi:

  1. Se hai scritto quel testo di tuo pugno ed è inedito, confermalo scrivendo qui e firmando.
  2. Se invece hai copiato da un sito o da un libro di cui sei l'autore, o sei autorizzato a cedere i suoi contenuti a Wikipedia sotto i termini delle licenze CC-BY-SA e GFDL (che prevede la libertà di modifica dei contenuti da parte di qualsiasi altro utente), avvisa inviandoci per favore una copia della tua autorizzazione a permissions-it@wikimedia.org (qui trovi spiegazioni dettagliate) e scrivilo nella pagina di discussione; se hai difficoltà contatta un amministratore.
  3. Se invece hai copiato e non sei l'autore del testo originale, avvisa ora un amministratore e poi riscrivi la voce con parole tue, evitando la copia pedissequa del testo: clicca su Pratiche meditative per modificare la voce.

In ogni caso, grazie per il tuo contributo e per la collaborazione che vorrai darci in futuro!--82.63.186.161 14:15, 24 giu 2007 (CEST)


Questa voce di religione necessita d'essere controllata: contribuisci a correggerla e partecipa alla discussione. Motivo: titolo perlomeno erroneo. Vedi anche: Progetto religione e Portale religione. Segnalazione di Alec 11:26, 24 giu 2007 (CEST)

Si comincia con la Presa di Rifugio nei Tre Gioielli, Buddha, Dharma, Sangha; ci si allena nel prendere come oggetto costante di Riflessione ciò che viene chiamato "Le Quattro Pratiche Preliminari Comuni" che sono:

1. Il Prezioso Corpo Umano Libero e Ben Dotato: Libero dalle 8 Condizioni Sfavorevoli che impediscono la Pratica del Dharma come l'essere Rinati negli (1a) Inferni (sono di Quattro Tipi: Caldi, Freddi, Periferici e Occasionali); (1b) L'essere Rinati come Spiriti Avidi (Skr.: Preta, tib.: Yidak); (1c) L'essere Rinati come Animali; (1d) L'essere Rinati come Divinità di Lunga Vita; 1e) L'essere Rinati come "barbari" in terre di confine (dove non vi è il Dharma); (1f) L'essere coinvolti in attività contrarie al Dharma, (1g) L'essere Rinati come stupidi incapaci di comprendere il Dharma; L'essere Rinati con un corpo dai sensi e organi difettosi cioè come sordi e muti i quali sono detti essere esclusi dal mondo del linguaggio (e quindi dalla possibilità di Praticare il Dharma); (1h). Dobbiamo essere liberi da convinzioni e credenze erronee che ci metterebbero in conflitto con la Comprensione del Puro Dharma. Queste sono chiamate le 8 Libertà di un Prezioso Corpo Umano.

Le 10 Acquisizioni sono: a. L'essere Rinati in un Kalpa (Eone) in cui è apparso un Buddha; b. Tale Buddha deve avere Insegnato il Dharma; c. Il Dharma deve essere arrivato e Praticato fino ai nostri giorni; d. Ci devono essere dei Praticanti che ci mettono in condizione di Apprenderlo, Praticarlo e Realizzarlo fornendoci le situazioni adatte; e. Dobbiamo avere la Capacità di Comprenderne il Valore e averne Fiducia; f. Il nostro corpo deve avere tutti gli organi dei sensi in buone o perfette condizioni; g. Dobbiamo avere incontrato una Guida che sia un Perfetto Guru; h. L'essere Rinati in un Luogo Centrale (nel quale il Dharma è Diffuso e Praticato);

2. La Morte e L'Impermanenza personale e dell'intero universo; in breve: tutti i beni e le ricchezze accumulati alla fine si esauriscono; tutto ciò che è stato eretto alla fine crolla; tutti quelli che si sono incontrati alla fine si separano; tutto ciò che è nato alla fine muore.

3. Il Karma (la legge di causa e effetto delle azioni): il Karma Virtuoso, il Karma non-virtuoso, il Karma di immobilità e i rispettivi risultati come rinascite nei Tre Reami Inferiori, nei Tre Superiori e nel Terzo dei Tre Superiori che consiste nei 4 Domini degli Dei del Reame della Forma e nei 4 Domini degli Dei del Reame del Senza-Forma; il 4° di questi viene chiamato "Vetta del Samsara" in quanto è il massimo tra le rinascite fortunate nel Samsara.

4. La Sofferenza inerente al Samsara: esso è considerato difettoso in quanto vi si sperimenta solo sofferenza (anche se noi spesso non ce ne accorgiamo).

Poi si passa ai 4 Preliminari Speciali alla Pratica del Vajrayana: La Pratica della Presa di Rifugio con le 111.111 Prostrazioni e Recitazioni della Formula del Rifugio, alla Recitazione dei 111.111 Mantra Lunghi di Vajrasattva (Tib.: Dorje Sempa), 111.111 Offerte del Mandala ai Tre Gioielli e il Guru Yoga.

Ci possono essere, a discrezione del Lama, delle Pratiche Supplementari Ulteriori qui non specificate.

Dopo avere completato le Pratiche Preliminari Comuni e Speciali al Vajrayana si procede con il Seguire le Istruzioni del Proprio Lama, usualmente sulle Pratiche del Tantrayana (Vajrayana) con le rispettive Meditazioni Straordinarie di Kye-Rim (Skr.: Utpattikrama) e Dzok-Rim (Sampannakrama) e queste possono essere spiegate solo da un Vero Lama Qualificato perchè non sono dei giochetti di fantasia ma cose molto Serie per Individui (Tradizionalmente) Non-Comuni.

Le Pratiche Basilari e non di meno Fondamentali sono comunque "Shinè" e "Lhak Thong" che, benchè possano essere di molti Tipi, basilarmente consistono comunque nel "Calmo Dimorare" (Shinè) che porta a realizzare una Stabilizzazione Concentrativa del tutto fuori dal comune e, come è Spiegato nel Testo "Bodhipathapradipam" Composto dal Pandit-Mahasiddha Atiśa che fu Invitato in Tibet dal Re Jangchub Ö, (Shinè) è la Base Indispensabile per ottenere delle Vere Chiaroveggenze, Conoscenze Superiori e Poteri Super-normali (anche fisici) e, Shinè, (in Skr.: Śamata) è soprattutto la Base per poi potere Praticare con Successo Lhak Thong (Skr.: Vipaśyana, It.: Visione Superiore, Profonda, Speciale) alla Realizzazione della quale si Realizza la Vacuità Direttamente diventando un Arya (Nobile); l'Arya può essere un Realizzato dell'Hinayana (Arhat) o del Mahayana e, in tal caso, questa Sua Prima Vera Realizzazione della Vacuità lo pone nel Primo Bhumi del Bodhisattva a cui ne seguono altri nove oltre i quali Realizza la Buddhità Perfetta. Nel caso della Realizzazione della Vacuità di un Praticante del Mahayana Essa viene chiamata Realizzazione della Bodhicitta Ultima (la Vacuità); è chiamata così perchè era preceduta dalla Pratica della Bodhicitta Convenzionale che consiste nella Grande compassione Non-comune: Non-comune nel senso che si tratta di una particolare Grande Compassione Esclusiva dei Buddhisti (infatti si mira esclusivamente allo stato di Buddha) e questo anche perchè chi la pratica Veramente ha capito che l'Unico Modo per potere Liberare tutti gli esseri senzienti senza eccezione dal Samsara Ponendoli tutti nella Realizzazione dello Stato di Buddha è quello di diventare dei Buddha noi stessi prima di tutto e il diventarlo è una cosa estramemente ardua, richiede un Coraggio Non-comune e una Grande Compassione Equanime verso tutti gli esseri senzienti (DAGLI ESSERI CHE SOFFRONO NEI REAMI INFERNALI E NEGLI ALTRI 2 REAMI INFERIORI COME PER QUELLI CHE SOFFRONO A MODO LORO NEI TRE REAMI FORTUNATI DEL SAMSARA, IL CICLO DELLE ESISTENZE CONDIZIONATE COSTITUITE DAI 6 REAMI DEL SAMSARA E QUESTA COMPASSIONE NON DEVE MANCARE NEANCHE VERSO QUEGLI ESSERI NOSTRE ANTICHE MADRI CHE SIANO RINATI COME DEI O COME ANCHE DEMONI) sottoponendosi a qualsiasi Sforzo che consenta di Realizzare il prima possibile lo Stato di Buddha il prima possibile sapendo che ogni secondo che passa è un secondo di sofferenze incredibili e insopportabili per innumerevoli esseri anche nei Tre Reami Superiori.

La Pratica di Shinè più Basilare e Fondamentale è la Concentrazione sul Respiro e, riguardo a questa esistono diverse Tecniche dell'Utilizzare il Respiro come oggetto su cui concentrarsi attraversando Nove Stadi oltre i quali si ha la Vera Realizzazione di Shinè, una Concentrazione Tale da potere Ignorare un fuoco che ci brucia in testa, una tale Potenza Mentale dalla quale sorgono senza sforzo, "come i frutti da un albero" (Atiśa), i vari Poteri e Chiaroveggenze fisiche e mentali unite a una Estrema Felicità e Benessere fisica e mentale e, come viene Insegnato, con la Realizzazione di Shinè scompare ogni forma di sofferenza fisica che sia cronica o occasionale (es. una macchina che ci investe). Sulla Base di Shinè si comincia Veramente a Praticare Vipaśana, Lhak Thong, specialmente sulla Natura Ultima della Mente; come Risultato della Realizzazione di Shinè la Pratica di Lhak Thong ha veramente Successo e si Ottengono così Inconcepibili e Incalcolabili Comprensioni sugli Aspetti Convezionali e Ultimi di tutti i Fenomeni, Qualità e Aspetti di Samsara e Nirvana e, se Praticanti del Mahayana, si progredisce fino a diventare dei Buddha Perfetti (benchè non esistano Buddha imperfetti!).

Si Medita molto sulla Grande Compassione verso tutti gli esseri senzienti in modo Equanime senza fare distinzioni tra quelli che ci piacciono di più perchè ci sono simpatici o ci fanno contenti o altro di simile e quelli che ci dispiacciono e verso i quali proviamo, di solito, antipatia, odio, malevolenza, ... Per questo si Meditano i "Quattro Incommensurabili" sia nel Lignaggio Hinayana come in quello Mahayana: Incommensurabili Amore, Compassione, Gioia, Equanimità e, spesso si comincia proprio dall'Ultima (nel detto ordine) cioè dall'Equanimità in quanto, senza possedere una Vera Equanimità, non si può parlare di veri Amore, Compassione, e Gioia (per l'eventuale felicità degli esseri che soffrono nel Samsara) in quanto escluderemmo sempre qualcuno dai nostri Amore, Compassione e Gioia (o Rigioire).

La Meditazione sull'Interdipendenza o, estesamente, Sorgere Dipendente, la si comincia considerando che effettivamente senza causa non esiste effetto quindi ciò che esiste, tutti i fenomeni, sorgono dalla "Produzione Dipendente" e per comprendere questo si cominciano a prendere in considerazione le Parti di ogni fenomeno il quale:

1. Non esiste come essere uguale alle parti; 2. Non esiste come essere diverso dalle parti; 3. Non esiste come semplice collezione o insieme delle parti 4. Non esiste come una sola delle parti (prese in considerazione riguardo al fenomeno osservato).

Ognuna di queste Ragioni chiamate "Le Quattro Ragioni Adamantine di Nagarjuna" è dotata di specifiche, precise, Esatte Spiegazioni Esposte Eccellentemente da Candrakirti, Ju Mipham, Je Tsong Khapa, e innumerevoli Altri.

La Meditazione sul Sorgere Dipendente che Conduce a Comprendere Correttamente la Vacuità è il vero Antidoto al Samsara; si comincia a Riflettere (naturalmente seguendo le Istruzioni di un Vero GURU/LAMA) e a Meditare sul Sorgere Dipendente della Persona (nello specifico di se stessi) arrivando a Comprendere Sottilmente il Non-Sè della Persona, di se stessi, nel modo corretto e il più Profondamente possibile: questo permetterà, a un certo punto, di liberarsi dalla propria sofferenza Realizzando ciò che viene chiamato il Nirvana Hinayana, la Liberazione Personale dal Samsara e, benchè sia un "Nirvana con Residui" (di impronte sottili e di Ignoranza Residua) è una Realizzazione sufficiente a ottenere una Pace e una Beatitudine Indescrivibile, sconosciuta del tutto anche agli Dei del Reame più elevato del Samsara, quel Reame definito "Senza-forma" conosciuto come "Vetta del Samsara". Per Realizzare Lo stato di Buddha occorre molto di più: è detto chiaramente negli Insegnamenti che tra la Realizzazione dei Bodhisattva del 10° Bhumi (Terreno) il quale precede la Realizzazione della Buddhità e la Buddhità stessa la differenza è simile alla quantità d'acqua contenuta nell'impronta nella terra di uno zoccolo di bufalo e la quantità d'acqua dell'Oceano; o che tale differenza è pari allo spazio del palmo di una mano al confronto di tutto lo spazio infinito.

La Meditazione sulla Vacuità dei fenomeni è più difficile da realizzare e più lunga da spiegare (benchè anche la precedente spiegazione sul Non-Sè fosse molto, molto riassunta, il riassunto di un estremo riassunto o qualcosa del genere).

Si raccomanda a chi sia interessato a impegnarsi in tali Pratiche, dal cominciare dalla Pratica del Triplice Rifugio, di affidarsi a un Vero Guru/Lama poichè quanto è scritto qui non è assolutamente una vera base da cui cominciare tali Meditazioni nè sono delle vere Basi la semplice lettura e successiva riflessione di un qualsiasi Libro in Materia senza la Guida di un Vero Lama o Guru Hinayana o Mahayana a seconda dei casi e capacità individuali; si incorrerebbe in innumerevoli comprensioni errate e incalcolabili fraintendimenti del tutto inconsapevolmente e con conseguenze non volute.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Pratiche_meditative" Categorie: Avvisi di cancellazione | Da controllare per copyright - religione | Da controllare religione | Da controllare - giugno 2007

VisiteVoce Discussione Modifica Cronologia Strumenti personaliEntra / Registrati Navigazione Pagina principale Ultime modifiche Una voce a caso Vetrina Aiuto comunità Portale comunità Bar il Wikipediano Donazioni Contatti Ricerca

   Strumenti

Puntano qui Modifiche correlate Carica un file Carica su Commons Pagine speciali Versione stampabile Link permanente Cita questa voce

Ultima modifica per la pagina: 13:47, 24 giu 2007. Tutti i testi sono disponibili nel rispetto dei termini della GNU Free Documentation License. Politica sulla privacy Informazioni su Wikipedia Avvertenze

DA UPEKKHA: io questo paragrafo lo vedevo così però:

pratiche o tecniche meditative una piccola intro e poi sottocapitoli in questo modo: -samadhi -vipassaza -zazen -chõd e così via con affetto, upekkha--85.20.239.10 10:36, 25 giu 2007 (CEST)

Progetto FestivitàModifica

Ciao! Su Wikipedia è nato il Progetto:Festività, il cui obiettivo è quello di curare tutte le voci riguardanti le festività nazionali, internazionali e religiose. Si pensava di avere anche il vostro contributo, data la vicinanza degli argomenti. Naturalmente, esprimete il vostro parere, ed eventualmente unitevi anche voi al progetto! Saluti. --archeologo 17:06, 2 nov 2007 (CET)


PER FAVORE scrivete! Non vi farete superare dai cristiani o simili? Mi dispiace che con il mio abbandono abbiate interrotto gli interventi, dovreste continuare, ... magari sparando meno cacchiate e essendo piu' esatti. Inoltre ho notato che la voce nella quale ero intervenuto per ultimo, "Pratiche meditative" che era stata cancellata adesso sia stata ripristinata, questo sa un po' di ipocrita. Comunque grazie per continuare (se lo farete).

Choedrak

Ritorna alla pagina "Buddhismo/Archivio01".