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Disegno di legge di iniziativa popolare

«Art. 71 L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.»

(Costituzione in vigore[1])

Il disegno di legge di iniziativa popolare è uno strumento legislativo previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, che consente al cittadino di partecipare al processo legislativo delle Camere parlamentari.[2]

Al pari della petizione e del referendum (consultivo, approvativo e abrogativo), il disegno di legge popolare è considerato uno degli strumenti mediante il quale il corpo elettorale esercita il proprio diritto alla democrazia partecipativa (una forma di partecipazione al processo decisionale per certi versi assimilabile alla democrazia diretta), considerato uno dei diritti inviolabili del cittadino dalla nostra Carta costituzionale (ex Art. 3 Cost.)[3].

FunzionamentoModifica

In base al dettato costituzionale, possono presentare "un progetto redatto in articoli" almeno cinquantamila individui in possesso dei diritti di elettorato attivo (elettori).

Il progetto depositato, a differenza dei progetti di iniziativa parlamentare, non decade al termine della legislatura in corso, ma è valido sino a quella successiva, così che è consentito anche alle Camere elette successivamente di discuterlo.

Sebbene sia previsto che il Parlamento sia tenuto ad esaminare ogni progetto depositato, la legge non stabilisce un termine entro cui ciò debba avvenire, con il risultato che la stragrande maggioranza dei disegni di iniziativa popolare non venga mai discusso, e decada.

A causa di queste criticità, l'istituto non ha mai avuto effetti rilevanti sull'approvazione delle leggi, ed è oggi largamente in disuso.

In relazione a tale aspetto, è stata dedicata alla riforma di questo strumento una delle parti della proposta di riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi.[4]

Previsioni di modifica costituzionale (2016)Modifica

La Riforma costituzionale Renzi-Boschi, se fosse stata approvata, avrebbe previsto una modifica all'istituto del disegno di legge popolare.

In particolare, era previsto l'aumento del numero di firme necessarie, che sarebbe salito da 50.000 a 150.000. Inoltre, sarebbe stato inserito un comma che delegava a una legge ordinaria la definizione di un termine massimo entro cui il Parlamento doveva discutere obbligatoriamente il disegno di legge proposto.

NoteModifica

  1. ^ Costituzione in vigore, su it.wikisource.org.
  2. ^ Paola Bilancia, Eugenio De Marco, L'Ordinamento della Repubblica, Milano, CEDAM, 2015.
  3. ^ Art. 3 Cost. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.[1]
  4. ^ Internazionale, Cosa prevede la riforma costituzionale approvata dalla camera, Internazionale, 12 aprile 2016.

Voci correlateModifica

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