Disgelo (politica)

Il disgelo[1] (in russo: оттепель?, traslitterato: ottepel'), così chiamato per antonomasia[2] dal titolo omonimo del romanzo di Ėrenburg,[2][3] fu il processo di democratizzazione interna e di distensione internazionale avviato in Unione Sovietica da Nikita Chruščёv negli anni della sua permanenza al vertice del PCUS, tra la morte di Stalin (1953) e la propria destituzione (1964).[4] Fu attuato principalmente attraverso le politiche di destalinizzazione (negli affari interni) e di coesistenza pacifica (negli affari esteri).

Nikita Chruščёv incontra il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy

StoriaModifica

 
Chruščёv in visita ufficiale nel 1959 negli Stati Uniti, a cena con il presidente Eisenhower.

Nel 1953 muore Stalin. Gli succedettero Malenkov, che sin da subito per primo ritenne di dover denunciare il culto della personalità sin dai giorni successivi alla morte del dittatore georgiano:

«Riteniamo necessario porre fine al culto della personalità.»

(Georgij Maksimilianovič Malenkov, 10 marzo 1953[5])

Nel frattempo Chruščёv iniziò a eliminare tutti quei dirigenti troppo conservatori e vicini alla linea dura stalinista, partendo da Berija (responsabile dell'Affare di Leningrado) e proseguendo con altri.[6] Egli inoltre intraprese una serie di viaggi durante gli anni '50 per riallacciare delle relazioni diplomatiche e commerciali con tutti i paesi con i quali Stalin avevo rotto i rapporti (Jugoslavia, Cina, Stati Uniti), tanto che al Vertice di Ginevra del 1955 si parlava già apertamente di "disgelo".[7]

Il vero momento fondamentale fu il XX Congresso del PCUS del 1956, quando Chruščёv pronunciò il famoso discorso di denuncia dei crimini dello stalinismo e del suo culto della personalità (noto anche "rapporto segreto").

Già nei mesi successivi furono presi provvedimenti concreti per porre rimedio ai trent'anni di stalinismo: furono chiusi i Gulag (riabilitando milioni di persone innocenti e Chruščёv stesso approvò la pubblicazione nel 1962 del libro Una giornata di Ivan Denisovič, di Aleksandr Solženicyn )[8], si tennero conferenze internazionali, si idearono le prime forme di libertà di parole e di comunicazione[9], si svilupparono le prime forme di consumismo (che portarono a delle mostre internazionali anche nell'URSS, come quella del 1959 quando avvenne il famoso dibattito in cucina) e furono create milioni di case con il piano settennale lanciato nel 1958[10].

Fine del "disgelo"Modifica

Chruščёv fu destituito nell'ottobre 1964 e il disgelo perse molta consistenza negli anni successivi, con l'avvento al potere di Leonid Brežnev. Aleksej Kosygin, il nuovo Presidente del Consiglio dell'URSS, cercò di attuare un ulteriore piano di riforme nel 1965, ma l'opposizione interna del partito guidata da Breznev stesso riuscì a diminuirne la portata, seppur con dei risultati interessanti.

NoteModifica

  1. ^ Disgelo, in Sapere.it, De Agostini.
  2. ^ a b Marco Del Bufalo, Il disgelo senza la primavera: il caso Grossman, in Studi storici, vol. 39, n. 3, 1998, p. 689, JSTOR 20566909.
  3. ^ Ermakova.
  4. ^ Orlov et al., p. 427.
  5. ^ Presidium del Comitato centrale del 10 marzo 1953, citato in: W. Taubman, S. Khrushcev ed A. Gleason (a cura di), Nikita Khrushcev, New Haven (Connecticut), Yale University Press, 2000, p. 49
  6. ^ William Taubman, Khrushchev : the man and his era, 1st ed, 2003, ISBN 0-393-05144-7, OCLC 50124301. URL consultato il 21 giugno 2022.
  7. ^ Eisenhower celebra il decennale dell'ONU esaltando il "grande disgelo" fra le potenze, in La Stampa, 21 giugno 1955.
  8. ^ Stephen Cohen, The victims return : survivors of the gulag after Stalin, I B Tauris & Co Ltd, 2011, pp. 89-91, ISBN 978-0-85771-969-0, OCLC 744959337. URL consultato il 21 giugno 2022.
  9. ^ Richard Stites, Russian popular culture : entertainment and society since 1900, 1992, pp. 123-153, ISBN 0-521-36214-8, OCLC 24431153. URL consultato il 22 giugno 2022.
  10. ^ Ilič, Melanie 1962- Reid, Susan Emily Attwood, Lynne, Women in the Khrushchev era, Palgrave Macmillan, 2005, p. 177, ISBN 1-4039-2043-5, OCLC 935560269. URL consultato il 21 giugno 2022.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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