Disputa territoriale

Una disputa territoriale è una controversia internazionale avente ad oggetto il disaccordo sul possesso e il controllo di un territorio, di solito tra uno Stato che lo rivendica e la potenza occupante che lo esercita.

Contesto e definizioniModifica

Le dispute territoriali sono spesso legate al possesso di risorse naturali come fiumi, terreni agricoli fertili, risorse minerarie o petrolifere, sebbene le controversie possano anche essere guidate da cultura, religione e nazionalismo etnico. Le dispute territoriali derivano spesso da un linguaggio vago e poco chiaro in un trattato che istituisce il confine originale. Le dispute territoriali sono una delle principali cause di guerre e terrorismo in quanto gli Stati spesso cercano di affermare la propria sovranità su un territorio attraverso l'invasione, e le entità non statali cercano di influenzare le azioni dei politici attraverso il terrorismo.

In alcuni casi, dove il confine non è delimitato, come lo stretto di Taiwan e il Kashmir, le parti coinvolte definiscono una linea di controllo che funge da confine internazionale de facto.

Un territorio occupato in generale è una regione distinta dal territorio riconosciuto degli Stati sovrani ma che lo Stato occupante controlla, di solito con le forze militari. A volte, un'occupazione a lungo termine viene generalmente mantenuta come un mezzo per operare con la forza una rivendicazione territoriale, ma questo non è un prerequisito sempre presente: l'invasione può anche essere strategica (come la creazione di una zona cuscinetto o una mossa preventiva per impedire che una potenza rivale ottenga il controllo di un'area) o un mezzo di coercizione (per punire uno Stato per una politica ostile o sgradita o, più in generale, come "moneta di scambio", ad esempio per imporgli alcune misure di politica interna a favore di minoranze non tutelate).

Diritto internazionaleModifica

Le dispute territoriali hanno un importante significato nella comunità internazionale, sia perché questa è fondata sull'attributo fondamentale degli Stati che è la sovranità, sia perché essa risente dei pericoli per la pace internazionale. Il diritto internazionale ha relazioni significative con le dispute territoriali perché le dispute territoriali affrontano il fondamento della legittimazione degli attori internazionali. Secondo B.T. Sumner, nel diritto e nelle relazioni internazionali, la proprietà del territorio è significativa perché la sovranità sul territorio definisce ciò che costituisce uno Stato[1].

Il diritto internazionale si basa sulla soggettività internazionale, che richiede un territorio definito come menzionato nella convenzione di Montevideo del 1933 sui diritti e doveri degli Stati, il cui articolo 1 dichiara che una persona di diritto internazionale dovrebbe possedere le seguenti qualifiche: (a) una popolazione permanente, (b) un territorio definito, (c) governo e (d) capacità entrare in relazioni con altri Stati [2].

Il diritto internazionale, peraltro, non supporta l'uso della forza da parte di uno Stato per annettere il territorio di un altro Stato. L'art. 2 paragrafo 4 della Carta delle Nazioni Unite afferma: I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.

Pertanto, la violazione dei confini di un Paese o delle dispute territoriali rappresenta una minaccia per la sovranità di uno Stato e per la sua personalità di diritto internazionale, il che legittima sia la reazione in legittima difesa (di cui all'articolo 51 della Carta), sia le misure coercitive del capo VII della Carta del sistema di sicurezza collettivo dell'ONU (per ristabilire la pace e la sicurezza internazionale). Inoltre, le controversie territoriali sono talvolta presentate alla Corte internazionale di giustizia, come nel caso della Costa Rica e del Nicaragua (2005).[3] Le dispute territoriali non possono essere separate da un esame in diritto dei confini dello Stato, perché il potenziale accordo di composizione della controversia si basa anche sui titoli di possesso riconosciuti dal diritto internazionale e dichiarati dalla giurisdizione internazionale adìta.

Storia contemporaneaModifica

La rivendicazione di sovranità su un territorio viene spesso usata da un Paese come casus belli contro un altro: ad esempio, la seconda guerra mondiale nacque da una rivendicazione della Germania sul corridoio di Danzica che, passando per l'omonima città, avrebbe ricongiunto lo stato e l'exclave Prussia Orientale. Altre rivendicazioni tedesche erano quelle sul Lussemburgo e sull'Alsazia-Lorena. Delle rivendicazioni territoriali causarono anche le guerre balcaniche e la guerra Iran-Iraq.

Si tratta di dispute aperte, anche quando non sono in corso conflitti; tra di esse si segnalano:

Sia pure non a livello di contenzioso ostile, va anche ricordato che al giorno d'oggi ci sono sette Stati (Nuova Zelanda, Norvegia, Cile, Argentina, Regno Unito, Australia e Francia) che reclamano il possesso di parte dell'Antartide.

NoteModifica

  1. ^ Sumner, Brian Taylor. "Territorial Disputes at the International Court of Justice". Duke Law Journal. September 6, 2015.
  2. ^ idpsrilanka.lk (PDF)[collegamento interrotto].
  3. ^ icj-cij.org, https://www.icj-cij.org/.

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