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Djoser in calcare (JE 49158)

Djoser in calcare (JE 49158)
Djoser d1.jpg
Autoresconosciuto
Data2680/2660 a.C.
Materialecalcare dipinto
Dimensioni142×45,3×95,5 cm
UbicazioneMuseo egizio del Cairo

La statua di Djoser in calcare (JE 49158) è un'antica statua egizia raffigurante l'importante faraone Djoser (ca. 2680 - 2660[1]), della III dinastia. Fu rinvenuta nel complesso funerario di Djoser a Saqqara[2], nel 1924/1925, e si trova al Museo egizio del Cairo, con la sigla d'inventario JE 49158.

L'importanza della statua, al di là dell'elevata qualità artistica, risiede nell'essere, probabilmente, la più antica a grandezza naturale di un faraone mai realizzata[2][3], e anche la prima del genere in un contesto funerario[4].

I due fori sulla facciata della "serdab" ove fu rinvenuta la statua: avrebbero consentito all'effigie del re di "vedere" l'esterno.

Scolpita nella pietra calcarea, fu coperta di gesso bianco e dipinta. Il faraone compare assiso su di un alto trono, in una posa tipica del periodo arcaico dell'Egitto; è avvolto nel mantello bianco della festa giubilare sed (con la quale il Paese celebrava un magico ringiovanimento del sovrano a partire dal suo 30º anno di regno) e reca un'imponente parrucca nera e striata sormontata dal copricapo reale nemes; una barba cerimoniale posticcia, danneggiata, aderisce al suo mento; il viso è rasato a eccezione di un paio di sottilissimi baffi. Gli occhi infossati erano originariamente di materiale vetroso incastonato, in seguito scomparso lasciando le orbite vuote: ciononostante, Djoser conserva uno sguardo ieratico e distante[2]. Il volto è animato dalla piega leggermente sdegnosa della bocca, che enfatizza la distanza ideologica fra il sovrano e il popolo[2]. Sul piedistallo è inscritto il nome d'Horo del faraone, "Netyerikhet". La statua fu rinvenuta nel 1924/1925 in una cappella inaccessibile presso il lato settentrionale della Piramide di Djoser[5], a sua volta nel più grande complesso funerario del faraone (la più antica costruzione a carattere monumentale della storia a venire realizzata tramite conci[2]). La cappella, denominata "serdab" (in arabo "cantina")[4], aveva due "finestre" (in realtà due piccoli fori) sulla facciata per consentire allo spirito di Djoser di "guardare" al di fuori della piramide e venire a conoscenza delle offerte recategli di volta in volta[2].

NoteModifica

  1. ^ Franco Cimmino, Dizionario delle Dinastie Faraoniche, Bompiani, Milano (2003) ISBN 88-452-5531-X p.467
  2. ^ a b c d e f Official Catalogue of the Egyptian Museum - Cairo, Philipp von Zabern, Mainz (1987), reperto n°16
  3. ^ The Egyptian Museum, Cairo, Egypt - King Djoser, su touregypt.net.
  4. ^ a b Jaromìr Màlek, Egitto. 4000 anni di arte, Phaidon (2003) ISBN 0-7148-9761-2 p.43
  5. ^ cur. Regine Schulz & Matthias Seidel, Egitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann (2004) p.53

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