Dolcedo

comune italiano
Dolcedo
comune
Dolcedo – Stemma Dolcedo – Bandiera
Dolcedo – Veduta
Scorcio del centro storico
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Liguria.svg Liguria
ProvinciaProvincia di Imperia-Stemma.png Imperia
Amministrazione
SindacoGiovanni Danio (lista civica Cambiamo Dolcedo) dal 26-5-2014 (2º mandato dal 27-5-2019)
Territorio
Coordinate43°54′24.8″N 7°57′05.79″E / 43.906889°N 7.951608°E43.906889; 7.951608 (Dolcedo)Coordinate: 43°54′24.8″N 7°57′05.79″E / 43.906889°N 7.951608°E43.906889; 7.951608 (Dolcedo)
Altitudine75 m s.l.m.
Superficie19,8 km²
Abitanti1 338[1] (30-6-2019)
Densità67,58 ab./km²
FrazioniBellissimi, Castellazzo, Costa, Isolalunga, Lecchiore, Piazza (capoluogo comunale), Ripalta, Trincheri
Comuni confinantiBadalucco, Civezza, Imperia, Montalto Carpasio, Pietrabruna, Prelà, Taggia, Vasia
Altre informazioni
Cod. postale18020
Prefisso0183
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT008030
Cod. catastaleD319
TargaIM
Cl. sismicazona 3s (sismicità bassa)
Cl. climaticazona C, 1 362 GG[2]
Nome abitantidolcedesi
Patronosan Tommaso Apostolo
Giorno festivo21 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dolcedo
Dolcedo
Dolcedo – Mappa
Posizione del comune di Dolcedo nella provincia di Imperia
Sito istituzionale

Dolcedo (Dôçeo in ligure, O Dosseo nella variante locale[3]) è un comune italiano di 1 338 abitanti[1] della provincia di Imperia in Liguria. La sede comunale è situata nella frazione di Piazza.

Geografia fisicaModifica

Dolcedo è situata nella valle del Prino, nei pressi della confluenza del rio dei Boschi con il torrente Prino.

Il capoluogo comunale, detto "Piazza", è un tipico centro di fondovalle e già sede di mercato. Il territorio comunale conta altri quattro centri maggiori: Isolalunga, poco a est di Piazza, Ripalta, Costa Carnara, Bellissimi e Lecchiore posti più a ovest.

Tra le vette del territorio dolcedese il monte Faudo (1149 m), il monte Cantagallo (603 m), il monte Cinque Bourche (379 m) e il passo di Vena (969 m).

StoriaModifica

 
Panorama di Dolcedo

Dolcedo trae origine da un insieme di comunità facenti parte del terziere di San Tommaso della comunità di Porto Maurizio: Isola Longa, Piazza, Rivalta, Case dei Giordani, Costa Rossa, Ville dei Bensi, Boeri, Magliani, Orenghi, Lecchiore, Villaro, Sciorati. Questi insediamenti, sorti in epoca altomedievale, sono dislocati in una fascia di territorio più alta rispetto all'attuale nucleo centrale abitato.

Già dall'epoca longobarda nel territorio operarono i monaci bedettini di San Colombano che già avevano fondato nel cuneese l'abbazia di San Dalmazzo di Pedona e, nel VII secolo, l'abbazia di Taggia. Essi operavano in raccordo e con scambio di merci attraverso i valichi con i monaci dell'abbazia di Lerino, che da monaci eremiti avevano accolto in epoca longobarda la regola cenobitica di san Colombano diffondendosi anche fuori dall'isola, dalla costa fino a Seborga; furono monaci famosi per la cultura, lo studio ed il lavoro, e per la riapertura di vie commerciali, la coltivazione intensiva con nuove tecniche agricole, bonifiche terriere e terrazzamenti, e la conservazione degli alimenti; tutte le fondazioni accoglieranno verso il IX secolo la regola benedettina.

In seguito alla collocazione strategica, a metà strada della via romana che dal colle San Maurizio passava dal colle di Poggiobonfiglio, percorreva la val Prino e proseguiva per Santa Brigida, in località Castellazzo sorse un castello, che nel 1028 era in possesso del marchese Oldorico Manfredi. Fu quindi di Arduino d'Ivrea e poi della contessa Adelaide di Susa.

Nel 1103 il vescovo di Albenga Adalberto assegnò proprio ai monaci di Lerino la pieve di San Tommaso. La coltivazione dell'ulivo, soprattutto oliva taggiasca, si diffuse quindi per opera dei monaci benedettini, favorendo lo spostamento degli abitati più a valle. La costruzione di frantoi impose insediamenti lungo le acque dei torrenti dove potessero essere impiantati mulini ad acqua.

Agli inizi del XII secolo era in possesso del marchese Bonifacio del Vasto, dal quale passò in seguito al figlio, il marchese Ugone di Clavesana.

Nel 1161 entrò a far parte della communitas di Porto Maurizio con il nome di Terziere di San Tommaso, associandosi con il Terziere di San Giorgio di Torrazza e con quello di San Maurizio.

A seguito di una convenzione stipulata tra Bonifacio di Clavesana e i consoli genovesi nel 1192, Dolcedo divenne località di rifugio per importanti famiglie dell'epoca. I marchesi di Clavesana cedettero i propri diritti sul terziere nel 1233 alla Repubblica di Genova. Nel 1238 quando Porto Maurizio si ribellò a Genova, Dolcedo si proclamò comune autonomo, ma la rivolta fu repressa dai Genovesi. Il castello fu distrutto nel 1342.

Molte famiglie genovesi acquistarono terreni nella zona, e in particolare i Doria che concessero agli abitanti di Dolcedo il diritto di essere curati gratuitamente negli ospedali genovesi.

 
Scorcio del centro storico dolcedese

Nel 1505 il padre domenicano Agostino da Savona vi fondò un monte di Pietà per porre rimedio alle conseguenze di una siccità, che in seguito si fuse con la confraternita di Santo Spirito e che fu attivo fino al 1863. Fu il monte di Pietà a costruire la loggia dove si svolgevano diverse attività commerciali, oggi sede del comune. I domenicani vi fondarono inoltre un ospizio con chiesa e convento.

Nel 1613 Genova concesse al terziere di San Tommaso, ovvero a Dolcedo, l'autonomia amministrativa. II comune divenne progressivamente il centro economico della val Prino. Vi aveva sede un giudice di pace di prima classe e prima di essere colpito nel 1640 dalla peste il paese raggiunse i 4 000 abitanti.

Con la caduta della repubblica genovese sul finire del 1797, e la conseguente istituzione della napoleonica Repubblica Ligure, il territorio di Dolcedo fu sede dell'omonimo cantone nella giurisdizione degli Ulivi, con capoluogo Porto Maurizio; cantone che nel 1803 fu poi soppresso e sottoposto a quello di Porto Maurizio. Dal 1805, con il passaggio della Repubblica Ligure nel Primo Impero francese, rientrò nel circondario di Porto Maurizio del Dipartimento di Montenotte. Nel 1810 ottenne il titolo di Città.

Fu annesso al Regno di Sardegna nel 1815 dopo il congresso di Vienna del 1814, a seguito della caduta di Napoleone Bonaparte. Facente parte del Regno d'Italia dal 1861, dal 1859 al 1926 il territorio fu compreso nel III mandamento dolcedese del circondario di Porto Maurizio facente parte della provincia di Nizza (poi provincia di Porto Maurizio e, dal 1923, di Imperia).

Dal 1973 al 31 dicembre 2008 ha fatto parte della Comunità montana dell'Olivo e, fino al 2011, della Comunità montana dell'Olivo e Alta Valle Arroscia.

SimboliModifica

 

«Di cielo, all'olivo sradicato, con la chioma di verde e con il tronco nocchieruto e le radici, al naturale, al capo di argento, caricato dalla croce di rosso. Ornamenti esteriori da Comune»

(Descrizione araldica dello stemma[4])

«Drappo partito di rosso e di bianco»

(Descrizione araldica del gonfalone[4])

Lo stemma ufficiale e il gonfalone sono stati approvati con l'apposito Decreto del Presidente della Repubblica datato 26 giugno del 2006.[5]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
La chiesa parrocchiale di San Tommaso apostolo nel centro storico di Dolcedo

Architetture religioseModifica

  • Chiesa parrocchiale di San Tommaso apostolo nel capoluogo. Di origini medievali, nel 1103 fu assegnata ai monaci benedettini dell'abbazia di Lerino. Assunse l'aspetto attuale dopo la ricostruzione incominciata nel 1717 e terminata nel 1738, opera dell'architetto Giacomo Filippo Marvaldi.
  • Ex chiesa di San Domenico, nel capoluogo, sede di una sala polivalente.
  • Oratorio di San Lorenzo, nel capoluogo. Edificato nella seconda metà del Seicento, presenta una facciata monumentale ornata da due piccoli campanili. L'interno è a unica aula e con coro ligneo dell'omonima confraternita.
  • Oratorio di San Carlo Borromeo, nel capoluogo, preceduto da un piccolo portico. L'edificio è stato oggetto di restauri conservativi degli interni tra il 2015 e il 2017.
  • Chiesetta di San Martino nella borgata a nord del capoluogo.
  • Chiesetta di San Bartolomeo nei pressi della borgata di Boeri.
  • Chiesetta dei Santi Cosma e Damiano nei pressi della borgata di Magliani.
  • Chiesa di San Mauro nella frazione di Bellissimi.
  • Oratorio di Nostra Signora della Misericordia nella frazione di Bellissimi, edificato nel 1864 quale segno di riconoscenza per lo scampato pericolo dell'epidemia del colera.
  • Chiesa di Santa Maria del Belvedere o dell'Assunta, nella frazione di Castellazzo, di origine medievale. Conserva elementi architettonici in stile romanico.
  • Chiesetta romanica di Sant'Antonio abate nella frazione di Castellazzo.
  • Chiesa di San Giacomo nella frazione di Costa.
  • Chiesa di San Sebastiano nella frazione di Isolalunga.
  • Chiesa di San Michele nella frazione di Isolalunga.
  • Chiesa parrocchiale di Sant'Agostino nella frazione di Lecchiore.
  • Santuario dell'Acquasanta nei pressi della frazione di Lecchiore, edificato nel XVIII secolo.
  • Chiesa di San Giovanni nella frazione di Ripalta.
  • Chiesetta di Santa Lucia nella frazione di Trincheri.
  • Cappella di Santa Brigida. Sorge a circa 8 km da Dolcedo, sulla strada che conduce ai piedi del monte Faudo e sul valico verso Pietrabruna e la valle di San Lorenzo. Di origini medioevali, venne ricostruita nel 1425.

SocietàModifica

 
L'oratorio di San Lorenzo con i due piccoli campanili nel capoluogo di Piazza

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[6]

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2018, i cittadini stranieri residenti a Dolcedo sono 186[7], così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative[8]:

  1. Germania, 60
  2. Turchia, 29

Geografi antropicaModifica

 
La frazione di Isolalunga

Il territorio comunale è costituito dalle frazioni di Bellissimi, Castellazzo, Costa, Isolalunga, Lecchiore, Piazza (capoluogo comunale), Ripalta, Trincheri per una superficie territoriale di 19,8 km²[9]. Fanno altresì parte dell'ente comunale le borgate storiche di Acquasanta, Boeri, Magliani, Ramelli, Rimbaudi.

Confina a nord con il comune di Prelà e Vasia, a sud con Pietrabruna, Civezza e Imperia, a ovest con Montalto Carpasio, Badalucco e Taggia e a est con Imperia.

EconomiaModifica

L'economia locale si basa sulla produzione agricola (olio di oliva) e vinicola.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Il territorio di Dolcedo è attraversato principalmente dalla strada provinciale 42 che dal centro del capoluogo comunale di Piazza conduce alle frazioni di Costa e di Bellissimi. Altre arterie provinciali sono la SP 39 per Prelà, la SP 41 per Imperia, la SP 43 per la frazione di Trincheri e la SP 79 per Civezza.

AmministrazioneModifica

 
Il palazzo comunale
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
15 giugno 1985 30 maggio 1990 Luigi Paolo Gandolfo Partito Socialista Italiano Sindaco
11 giugno 1990 24 aprile 1995 Luigi Paolo Gandolfo Partito Socialista Italiano Sindaco
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Pier Giorgio Gandolfo Lista civica Sindaco
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Pier Giorgio Gandolfo Lista civica Sindaco
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Marco Ascheri Lista civica Sindaco
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Pier Giorgio Gandolfo Lista civica "Dolcedo" Sindaco
26 maggio 2014 26 maggio 2019 Giovanni Danio Lista civica "Cambiamo Dolcedo" Sindaco [10]
27 maggio 2019 in carica Giovanni Danio Lista civica "Cambiamo Dolcedo" Sindaco

Altre informazioni amministrativeModifica

Dolcedo fa parte dell'Unione dei comuni montani della Valle Prino, di cui ospita la sede.

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2019.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  4. ^ a b Fonte dal sito Araldica Civica.it, su araldicacivica.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
  5. ^ Tratto dal sito Comuni-Italiani.it
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Cittadini stranieri residenti secondo i dati Istat del 31-12-2018, su demo.istat.it. URL consultato il 23 marzo 2020.
  8. ^ Dati superiori alle 20 unità
  9. ^ Fonte dallo statuto comunale di Dolcedo, su comune.dolcedo.im.it. URL consultato il 18 maggio 2019.
  10. ^ Il 1º gennaio 2016 viene eletto alla carica di presidente del Consiglio dell'Unione dei comuni montani della Valle Prino

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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