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Domenico Varagnolo (Venezia, 10 agosto 1882Venezia, 20 agosto 1949) è stato un poeta e drammaturgo italiano.

Indice

La sua attività culturaleModifica

Domenico Varagnolo nacque da una famiglie di modeste origini per cui, dopo aver fatto i suoi studi presso i Padri Emiliani, riuscì a trovare un impiego presso la Camera di Commercio di Venezia. Tenne questo impiego fino al 1906 anno in cui Antonio Fradeletto, ideatore della Biennale di Venezia e primo segretario generale, gli offrì un incarico nella sua segreteria. Varagnolo accettò ben volentieri per entrare in un ambiente più consono alle sue aspirazioni culturali. In questo ruolo fu tra i pochi che collaborarono alla conquista da parte dell'ente veneziano del suo prestigio mondiale.

Verso la fine degli anni venti pensò di costituire un archivio per raccogliere la documentazione delle vicende artistiche del momento e l'idea prese forma quando il segretario generale della Biennale, Antonio Maraini, gli affidò l'incarico di conservatore di quello che in breve sarà noto come ASAC, istituzione che Varagnolo dirigerà fino alla sua morte.

La sua attività artisticaModifica

La sua prima pubblicazione fu "A tempo perso", una raccolta di versi che firmò con lo pseudonimo di Ràgnolo, lo stesso che usava per sottoscrivere le poesie che pubblicava sul "Sior Tonin Bonagrazia", un foglio cittadino satirico.

Dopo di ciò pubblica altre opere come: "Sie monologhi Veneziani" (1912), "El progeto de Pantalon" (scena-prologo per marionette), "Colombina e la musica", "La caena al cuor", "Le parlate delle maschere", "El spirito dei puteli" (1925) e "I soneti de Mariso" (1927).

Come autore teatrale esordì la sera del 20 febbraio 1911 con Ferruccio Benini che rappresentò al teatro Goldoni l'atto unico "Matina de nozze" a cui seguirono "La dote de Gigeta" (rappresentata dalla compagnia Benini il 24 aprile 1913), "Per la regola" (rappresentata sempre dalla compagnia Benini nel 1914 con una versione in dialetto genovese rappresentata da Gilberto Govi che ne proporrà anche un'edizione televisiva), "La casa dei scandoli" (rappresentata dalla compagnia Benini nel 1917), "Dall'altana'al magazen" (rappresentata dalla compagnia Emilio Zago nel 1917), l'"Uomo che no capisse gnente" (rappresentata dalla compagnia Cesco Baseggio nel 1926), "El sangue no xe aqua" (rappresentata dalla compagnia Cesco Baseggio nel 1927).

Nel 1929 la compagnia Giachetti si vide impedita dalle autorità di polizia la rappresentazione della prima dei tre atti "El ponte in balanza" perché si ebbe il timore di qualche disordine visto che la vicenda aveva per sfondo la polemica sulla progettazione del ponte autostradale che avrebbe unito Venezia alla terraferma.

Particolare dedizione Varagnolo la mise anche nella stesura della commedia ispirata alla vita di Jacopo Robusti detto il Tintoretto dal titolo "El pitor del paradiso". La scrisse pensando ad un'interpretazione di Cesco Baseggio, ma l'eccessivo impegno finanziario che l'allestimento richiese ne ritardò la messa in scena. Il progetto sembrò riprendere forma nel 1942 con la disponibilità del grande Ermete Zacconi, ma gli eventi bellici stroncarono ogni progetto. Il regime democratico uscito dalla guerra non riprese in mano il progetto e la commedia non ebbe allestimento anche perché Varagnolo morì il 20 agosto del 1949.

BibliografiaModifica

  • Sie monologhi veneziani / Domenico Varagnolo ; prefazione di Bruno Rosada; illustrazioni di Clauco Benito Tiozzo. - Venezia : Ass.ne Il teatro alla moda, [1999].

Collegamenti esterniModifica

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