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Il dongione è un manufatto militare a torre finalizzato alla difesa di un territorio oltre che come residenza fissa dell'autorità militare; era costruito in pietra con planimetria generalmente quadrata o rettangolare, a tre piani e alto circa 15-20 metri, con solai in pietra e muri di spessore decrescente verso l'alto con alla sommità un coronamento merlato; l'accesso è posto al primo piano al quale si accede mediante un ponte levatoio.[1][2] Differisce dal maschio in quanto quest'ultimo era solo una delle torri del castello, caratterizzata da un'altezza superiore alle altre.[3]

Indice

EtimologiaModifica

Circa l'etimologia del nome dongione (adattamento dal francese donjon, /dõ'ʒõ/, a sua volta proveniente dal latino tardo dominionus), ci sono state varie dispute tra linguisti: qualcuno propendeva per un'origine germanica, altri latina. I linguisti sono piuttosto concordi nell'individuare l'origine nel termine medio-latino dominionis, derivato da dominus.[4] In Francia, comunque, doveva esistere già prima che in Italia, poiché il suo uso (nella forma di dojon o donjon) è attestato già dai primi decenni dell'XI secolo, mentre in Italia inizia ad essere attestato dal XII secolo.[5] Nel 1179 a Castelvecchio di Garfagnana si parla in modo inequivocabile "de summitate Castriveteris quae dongionem appellatur" (la sommità di Castelvecchio che è chiamata dongione). La torre principale, invece, era designata come turris, o turris magna, o turris maior.

StoriaModifica

Verso la fine del X secolo, i Normanni scesero nella penisola italiana occupando progressivamente il territorio sostituendosi ai Longobardi; questi avevano creato un diffuso sistema di controllo del territorio basato sui casales, ovvero centri di potere locali su piccoli nuclei rurali, che i Normanni potenziarono ulteriormente sia per proteggerne la popolazione di agricoltori ma anche per impedire che questa rifugiandosi altrove, abbandonasse la lavorazione dei campi; vennero così creati nuovi sistemi difensivi costituiti da spazi chiusi e fortificati sulle cime di colli o in luoghi naturalmente protetti al fine di controllare, sfruttare e difendere i nuovi possedimenti. Questo portò a modifiche nella struttura sociale segnando il passaggio da un insediamento aperto e diffuso a centri abitati concentrati e fortificati. La funzione di un castello era quella di sorvegliare e al contempo rappresentare un baluardo di difesa e un centro di controllo del territorio. In epoca normanna quindi vennero realizzate varie tipologie di opere difensive come le motte castrali, recinti fortificati, borghi castrali o cinte murarie cittadine; alle prime recinzioni e strutture in legno, seguirono altre tipologie di fortificazioni più sicure e stabili realizzate in pietra come i masti e i dongioni che garantivano maggiore resistenza e sicurezza.[1]

Il fatto che il dongione fosse senza dubbio la residenza del dominus è attestato da alcune date topiche presenti nei documenti; ad esempio Obizzo d'Este, come giudice imperiale, emette sentenze "in dolone"; il vescovo di Novara data un documento "in domignono Sancti Iulii" (nel dongione di San Giulio).[6]

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Il patrimonio architettonico, su www.cesn.it. URL consultato il 20 marzo 2019.
  2. ^ dongione in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 20 marzo 2019.
  3. ^ màschio in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 20 marzo 2019.
  4. ^ Voce dominionus in: J.F. Niermeyer, Mediae Latinitatis Lexicon Minus, Leyden, Brill, 1976, che fa risalire la voce al lat. Dominus, ovvero la parte del castello riservata al signore
  5. ^ dongione - Dizionario italiano-francese | WordReference.com, su www.wordreference.com. URL consultato il 20 marzo 2019.
  6. ^ Aldo A. Settia, Cap. 11, "Il dongione", in Castelli medievali.

Voci correlateModifica

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