Doo-wop

Stile canoro tipico dell'America di metà anni '50
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Doo-wop
Origini stilistiche Rhythm and blues
Rock & roll
Origini culturali nasce negli Stati Uniti verso la seconda metà degli anni cinquanta
Strumenti tipici voce
Popolarità una vera e propria "moda musicale", che si trascinò fino ai primi anni sessanta negli Stati Uniti
Categorie correlate

Gruppi musicali doo-wop · Musicisti doo-wop · Album doo-wop · EP doo-wop · Singoli doo-wop · Album video doo-wop

Il doo-wop è uno stile di musica vocale derivato dal rhythm and blues e dal rock and roll, affermatosi negli Stati Uniti verso la seconda metà degli anni cinquanta. Il doo-wop consiste nel rinforzare il canto solista con armonie vocali sincopate e cori utilizzati più come imitazione degli strumenti d'accompagnamento che come voci vere e proprie.

StoriaModifica

OriginiModifica

Prendendo a modello le armonie dei gruppi vocali più famosi negli anni quaranta quali i Mills Brothers e gli Ink Spots, i giovani afro-americani che si radunavano agli angoli delle strade delle grandi città davano vita, per lo più senza strumenti musicali, a melodie di grande semplicità, ma al tempo stesso grande raffinatezza.[1][2] I testi erano romantici, parlavano di amori reali o immaginari, eterni o già finiti, di baci appassionati, di sogni e di lune piene, il tutto accompagnato da voci onomatopeiche che dovevano sostituire, imitandolo, il suono degli strumenti musicali: rama-lama-ding-dong per le chitarre, eh dum bop-dum bop-dum bop-tu ru per il basso, doo-doo-wop per i fiati e così via.[3]

Non senza difficoltà il doo-wop riuscì ad inserirsi in una società americana il cui contesto sociale non prevedeva, né ammetteva, alcun tipo di integrazione rimescolando, così, vecchi e lontani dissapori razziali.[1][2]

White and still all right è il titolo di uno tra i più autorevoli testi sul doo-wop, scritto da Ed Engel, storico musicale, che già con questa intestazione fece capire le sue idee in merito, volendo spiegare al mondo le origini di questo genere musicale.[senza fonte]

Il successo e la decadenzaModifica

L'apice della notorietà del doo-wop venne raggiunto nel corso degli anni cinquanta e sessanta, epoca in cui erano attive band di successo come Wrens (Come Back My Love, 1954), Platters (Only You (And You Alone), 1954), Penguins (Earth Angel, 1954), The Chords (Sh-Boom, 1954), Rainbows (Mary Lee, 1955), Valentines (Lily Maebelle, 1955), Frankie Lymon and the Teenagers (Why Do Fools Fall in Love, 1955), Diamonds (Why Do Fools Fall in Love, 1956), Monotones (Book Of Love, 1957), Charts (Dance Girl, 1957), Lewis Lymon & The Teenchords (Honey Honey, 1957) Norman Fox & The Rob Roys (Dream girl, 1959) e Fascinators (Oh Rose Marie, 1959), Passions (Gloria, 1960), Belmonts (Tell Me Why, 1961), Barry Mann (Who Put the Bomp, 1961), Earls (Lookin' for My Baby, 1961; Remember Then 1962), Marcels (Blue Moon, 1961), Contours (Do You Love Me, 1962), Matadors (Perfidia, 1962), Crystals (Da Doo Ron Ron, 1963), Classics (Till Then, 1963), Ramadas (My Angel Eyes, 1963) e The Barry Sisters (I Must Be Dreamin, 1966).

La moda del doo-wop si trascinò fino alla fine degli anni sessanta, quando venne soppiantato dalla musica rock.[1] Nonostante ciò la sua eredità è ravvisabile in opere come Cruising with Ruben & the Jets (1968) dei Mothers of Invention.[4]

Lo spirito dell'epoca d'oro del doo-wop è stato fatto rivivere in film come American Graffiti e Grease.

Il doo-wop oggiModifica

Agli inizi del 2000 sono numerosi gli artisti che prendono nuovamente ispirazione dal doo-wop e degli anni '60 in generale e reinterpretano canzoni storiche con suoni, ovviamente, moderni. Michael Bublé[senza fonte], Amy Winehouse,[5] Bruno Mars[6] sono i nomi più rappresentativi del momento, ma anche Duffy[senza fonte], Jamie Cullum,[7] e Peter Cincotti[senza fonte].

Esiste anche una piccola categoria di gruppi che rappresenta tuttora il doo-wop nella sua caratteristica originale, cioè cantando "a cappella".[non chiaro]

Ancora oggi, alcuni di questi artisti partecipano ai festival doo-wop in giro per il mondo.

Il doo-wop in ItaliaModifica

Grazie all'onda di popolarità americana, il doo-wop giunse anche in Italia all'inizio degli anni sessanta. I più noti autori ed interpreti si diedero da fare per dare alla musica italiana una direzione simile a quella oltre oceano. Vista la difficoltà iniziale nel creare brani inediti in stile, si iniziò con le cover: le canzoni straniere venivano rivisitate in lingua italiana. Tra i maggiori interpreti spiccavano Adriano Celentano, Little Tony, Bobby Solo tra le voci maschili e Betty Curtis, Mina e Jenny Luna, tra le voci femminili. Tra gli interpreti odierni si contano invece Giuliano Palma, Roy Paci, Nina Zilli, Alfredo Rey e la sua Orchestra.

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) Doo-wop, su treccani.it. URL consultato il 13 maggio 2022.
  2. ^ a b (EN) doo-wop, su britannica.com. URL consultato il 13 maggio 2022.
  3. ^ (EN) The World Rare of Doo-wopp, su backbeatradio.com. URL consultato il 13 maggio 2022.
  4. ^ (EN) Frank Zappa, su scaruffi.com. URL consultato il 13 maggio 2022.
  5. ^ (EN) David Aretha, Amy Winehouse -R&B, Jazz, & Soul Musician, Abdo, 2012, p. 60.
  6. ^ (EN) Bruno Mars A Short Unauthorized Biography, su google.it. URL consultato il 13 maggio 2022.
  7. ^ (EN) Welcome to the Steinway Renaissance., su pastemagazine.com. URL consultato il 13 maggio 2022.

BibliografiaModifica

  • (EN) Paul Du Noyer, Music, Ted Smart, 2004, pp. 20-1.

Collegamenti esterniModifica

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