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Dreadnoughtus
Kenneth J. Lacovara and Dreadnoughtus.jpg
Kenneth Lacovara con la fibula e l'omero di Dreadnoughtus
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Reptilia
Sottoclasse Diapsida
Infraclasse Archosauromorpha
Superordine Dinosauria
Ordine Saurischia
Sottordine † Sauropodomorpha
Infraordine Sauropoda
Clade Titanosauria
Genere Dreadnoughtus
Lacovara et al., 2014
Specie D. schrani
Nomenclatura binomiale
Dreadnoughtus schrani
Lacovara et al., 2014

Dreadnoughtus (Lacovara et al., 2014) è un dinosauro sauropode vissuto nel Cretaceo superiore (Campaniano - Maastrichtiano; circa 84-65 milioni di anni fa), i cui resti fossili sono stati ritrovati nella formazione di Cerro Fortaleza, nella Provincia di Santa Cruz, in Argentina[1].

Utilizzando le misure delle ossa degli arti si è scoperto che questo animale possedeva la più grande massa corporea di qualsiasi animale terrestre mai vissuto sul pianeta[2][3][4] Essendo stato ritrovato circa il 70% del suo scheletro, il Dreadnoughtus schrani è anche uno dei sauropodi titanosaurini più completi ritrovati[2], senza contare inoltre che il fossile ritrovato apparteneva ad un esemplare giovane che doveva ancora completare il suo sviluppo.

Indice

EtimologiaModifica

Il nome del genere Dreadnoughtus allude alle dimensioni titaniche del corpo dell'animale (che rendeva gli individui adulti sani praticamente inattaccabili e invulnerabili). Il nome prende anche spunto da una tipo di nave da guerra del 20°secolo, chiamato appunto Dreadnought. Dreadnought è un termine inglese che significa "paura di niente". Due navi Dreadnought, l'ARA Rivadavia e l'ARA Moreno, facevano parte della marina argentina, onorando il paese in cui il Dreadnoughtus schrani è stato scoperto. Il nome della specie tipo, schrani, onora l'imprenditore americano Adam Schran per il suo sostegno al progetto.[2]

DescrizioneModifica

La scoperta del Dreadnoughtus schrani ha permesso di comprendere meglio le dimensioni e l'anatomia dei giganteschi dinosauri titanosauri, soprattutto sull'anatomia degli arti, della cintura scapolare e dell'anca. La maggior parte delle ossa ritrovate erano in buono stato di conservazione; la deformazione era minima soprattutto nelle ossa degli arti, inoltre i luoghi di attaccamento muscolare sono ben visibili.

L'olotipo e il paratipoModifica

L'olotipo della specie (MPM-PV 1156), è costituito da uno scheletro parziale, che comprende: un frammento di mascella, un dente, una vertebra cervicale posteriore, una costola cervicale, alcune vertebre toraciche e alcune costole, l'osso sacro, 32 vertebre caudali e 18 ossa della coda, che comprendono una sequenza di 17 anteriore, alcune vertebre caudali centrali ritrovati nella loro posizione originale, la cintura scapolare sinistra e gli arti anteriori (ad eccezione di un piede anteriore), entrambe le piastre sternali, tutti gli elementi del bacino, l'arto posteriore sinistro (a cui manca un piede), la tibia, il 1° e il 2° metatarso e un artiglio del primo dito.

Il paratipo, (MPM-PV 3546), è costituito da parte del cranio, parzialmente articolato, di un individuo leggermente più giovane i cui resti sono stati scoperti nella stessa posizione dell'olotipo. Esso comprende una vertebra parziale anteriore cervicale, alcune vertebre dorsali e costole, l'osso sacro, sette vertebre caudali, un bacino quasi completo, e il femore sinistro.[2]

DimensioniModifica

 
Dimensioni di D. schrani, in confronto ad un uomo. Ogni segmento della griglia rappresenta un metro quadro.

L'intero animale era lungo ben 26 metri (85 ft), di cui 11,3 metri (37 ft) dalla testa alle spalle e 8,7 metri (29 ft) per la coda. Alla spalla l'intero animale era alto 6 metri. Solo la scapola, lunga da sola 1,74 metri, è più lunga rispetta a qualsiasi altro titanosauro noto.[2] Persino l'ileo (l'osso superiore del bacino) è più grande di qualsiasi altro precedentemente ritrovato, in quanto misurava ben 1,31 metri di lunghezza.[2] Anche l'avambraccio dell'olotipo è più lungo di qualsiasi avambraccio precedentemente misurato in un titanosauride, rimanendo però più corto degli allungati avambracci ritrovati nei brachiosauridi.[2] Solo il Paralititan[5] possedeva un omero (osso del braccio superiore) più lungo. Sebbene ogni specie avevano una proporzione corporea diversa si pensa che il Dreadnoughtus schrani avesse una corporatura molto massiccia.[2]

Massa corporeaModifica

Usando l'Equazione 1 di Campione and Evans (2012),[4], che permette di calcolare la massa corporea di un animale quadrupede, usando solo la circonferenza dell'omero e del femore, si è stimato che l'olotipo di Dreadnoughtus in vita doveva pesare circa 59,3 tonnellate, o 59.291 kg.[2] In pratica, ci sarebbero voluti ben otto maschi di elefante africano per eguagliare il peso di Dreadnoughtus. L'animale avrebbe superato in peso persino il Boeing 737-900, un aereo di linea di diverse tonnellate.[6]

Sauropodi Gruppo tassonomico Massa (kg)
Dreadnoughtus schrani Titanosauria 59,291[2]
Brachiosaurus altithorax Brachiosauridae 56,255[2][7]
Turiasaurus riodevensis Turiasauria 50,923[2][7]
Elaltitan lilloi Titanosauria 42,798[2][7]
Futalognkosaurus dukei Titanosauria 38,139[2][7]
Giraffatitan brancai Brachiosauridae 34,003[2][7]
Diplodocus longus Diplodocidae 14,813[2][7]

CompletezzaModifica

 
Coda di Dreadnoughtus, ricostruita con elementi compositi di altri titanosauri

La completezza degli scheletri di dinosauro possono essere valutate in diversi modi. Gli scheletri dei dinosauri sauropodi sono spesso ritrovati con poco o nessun materiale cranio, così la completezza è spesso vista in termini di completezza postcraniale (vale a dire, la completezza dello scheletro escluso il cranio). La completezza può anche essere valutata in termini di numero di ossa contro i tipi di ossa. Le statistiche di completezza per il Dreadnoughtus schrani sono le seguenti:

  • 116 ossa su ~ 256 in tutto lo scheletro (compreso il cranio) = 45,3% completa
  • 115 ossa su ~ 196 nello scheletro (escluso il cranio) = 58,7% completa
  • 100 tipi di ossa su ~ 142 tipi nello scheletro (escluso il cranio) = 70.4% completa

La completezza del Dreadnoughtus schrani rispetto ad altri sauropodi con corporatura massiccia (oltre 40 tonnellate di peso), è la seguente:[3]

Sauropodi Scheletri Completi Completezza Postcraniale
(i.e. tipi di ossa)
Dreadnoughtus schrani 45,5% 70,4%
Turiasaurus riodevensis 44,1% 45,8%
Futalognkosaurus dukei 15,2% 26,8%
Paralititan stromeri 7,8% 12,7%
Argentinosaurus huinculensis 5,1% 9,2%
Antarctosaurus giganteus 2,3% 3,5%
Puertasaurus reuili 1,6% 2,8%

Come si può notare dallo schema, lo scheletro di Dreadnoughtus schrani è sostanzialmente più completo della maggior parte dei sauropodi titanosaurini di corporatura massicci (oltre 40 tonnellate di peso).[2]

PosturaModifica

Tutti i titanosauri avevano quello che viene comunemente chiamato postura a scartamento largo, un termine relativo per descrivere una posizione in cui i piedi sono controllati dal corpo in linea mediana. I Titanosauri hanno avuto un maggior grado di postura a scartamento largo,[8][9] con le loro membra, detenute più ampie rispetto ai loro antenati e omologhi contemporanei. La posizione di Dreadnoughtus schrani era chiaramente a scartamento largo, ma non al grado dei saltasauridi perché i condili femorali sono perpendicolari al suo asse anziché smussati.[2] Unito al fatto che la testa del femore non è nello stesso verso del corpo come nei saltasauridi[8] si conclude che il Dreadnoughtus non faceva parte dei saltasauridi. Le grandi ossa dello sterno dell'animale dimostrano anche una vasta cintura pettorale, dando alle spalle un aspetto largo e massiccio. Il paleontologo Kenneth Lacovara afferma che l'andatura di questo gigante sarebbe stata simile a quella di un Walker Imperiale, le grandi macchine robotiche animalesche viste in Star Wars.[10]

Anche se le zampe anteriori del Dreadnoughtus schrani sono più lunghe di qualunque altro titanosauro noto, non erano significativamente più lunghe degli arti posteriori.[2] Perciò, Lacovara e colleghi (2014), pensarono che il collo doveva essere tenuto più in orizzontale, anziché inclinato verso l'alto, come in Brachiosaurus.[11]

Caratteristiche distintiveModifica

La coda del Dreadnoughtus schrani ha diverse caratteristiche incluse nella diagnosi della specie. La prima vertebra della coda ha una cresta sulla sua superficie ventrale, chiamata "chiglia". Nel primo terzo della coda, le spine neurali sono ampiamente suddivisi in cavità causate dal contatto con gli alveoli polmonari (parte del sistema respiratorio del dinosauro). Inoltre, i confini anteriori e posteriori di queste spine neurali hanno creste distinte che li collegano ai punti di articolazione degli archi neurali.[2]

Proprio come nelle code dei moderni archosauri (come i coccodrilli[12]) il Dreadnoughtus schrani aveva delle ossa sotto le vertebre chiamate archi Haemel. Queste ossa si collegano con la superficie ventrale delle vertebre e formano una "Y" se viste anteriormente. In Dreadnoughtus schrani lo stelo inferiore della "Y" è ampiamente espanso, probabilmente per il fissaggio dei muscoli.[2]

Il cingolo scapolare degli arti anteriori di Dreadnoughtus schrani, inoltre, presenta caratteristiche uniche. Una cresta obliqua attraversa la faccia interna della lama scapolare, estendendosi dal lato superiore vicino all'estremità della lama fino alla parte inferiore vicino alla base della lama scapolare. Infine, ciascuna estremità del raggio esibisce una forma unica.[2]

Scoperta e studiModifica

 
Diagramma delle parti scheletriche conosciute di Dreadnoughtus

Il Dr. Kenneth Lacovara, della Drexel University, scoprì i resti fossili di questa titanica creatura nella formazione Cerro Fortaleza in Provincia di Santa Cruz, Patagonia, in Argentina, nel 2005. A causa delle grandi dimensioni delle ossa e la posizione remota dove erano state rinvenute, ha dovuto aspettare ben quattro estati prima che gli scavi riuscissero a dissotterrare tutte le ossa. Ci sono voluti, anche, molti muli e corde per trainare le ossa su un camion che le avrebbero poi portate in un laboratorio.

Nel 2009 i fossili furono trasportati a Philadelphia, tramite un cargo oceanico. I fossili furono poi studiati e catalogati grazie all'aiuto dell'Accademia di Scienze Naturali di Drexel University e al Carnegie Museum of Natural History. I fossili saranno poi trasferiti al Museo di Padre Molina, a Río Gallegos, in Argentina.

Immagini in 3DModifica

Le ossa di entrambi i campioni di Dreadnoughtus, sono state scansionate con uno scanner laser 3D NextEngine.[2] Con il software Autodesk Maya, le scansioni di ogni osso sono stati posizionati nello spazio 3D per creare uno scheletro articolato digitale, che è stato poi convertito in file PDF 3D utilizzando il software Geomagic. L'alta fedeltà di queste scansioni consentirono a Lacovara e colleghi (2014) di studiare meglio i pesanti fossili di Dreadnoughtus schrani.

FilogenesiModifica

Macronaria
Camarasauridae
 

Bellusaurus


 

Camarasaurus



 
 

Europasaurus


 
 

Euhelopus


Titanosauriformes
Brachiosauridae
 

Sauroposeidon


 
 

Giraffatitan


 

Brachiosaurus




Titanosauria
 

Andesaurus


 
 

Argentinosaurus


 
 

Futalognkosaurus


 
 

Dreadnoughtus


Lithostrotia
 

Malawisaurus


 
 

Rapetosaurus


 

Isisaurus


Saltasauridae
 

Alamosaurus


 

Opisthocoelicaudia


Saltasaurinae
 

Neuquensaurus


 

Saltasaurus














Sulla base di un'analisi cladistica, Dreadnoughtus schrani sembra essere un più un "derivato" dei titanosauri basali anche se non abbastanza lithostrotian.[2] Lacovara notò che a causa della vasta gamma di caratteristiche relativamente "avanzata" e "primitive" nello scheletro di Dreadnoughtus schrani e l'attuale instabilità di interrelazioni tra titanosaurini, le analisi non sono ancora riusciti a catalogarlo con certezza all'interno di Titanosauria.

TafonomiaModifica

Sulla base dei depositi sedimentari del sito, i due esemplari di Dreadnoughtus schrani sembrano essere stati sepolti in fretta durante un evento alluvionale, o la rottura di un argine con una conseguente inondazione. Questo evento ha generato un deposito che ha sepolto i due dinosauri. Proprio grazie a una sepoltura così rapida si deve la completezza del fossile. I numerosi denti di piccoli teropodi trovati tra le ossa dell'olotipo, sono probabilmente la prova di saprofagia, molto probabilmente da parte di un megaraptora,[2] forse un Orkoraptor.

OntogenesiModifica

L'olotipo rappresentato da un individuo giovane non pienamente sviluppato, al momento della sua morte. L'istologia dell'omero, mostra la mancanza di un sistema fondamentale esterno (uno strato esterno di osso si trova solo nei vertebrati completamente adulti) e l'abbondanza di tessuto intrecciato, ha portato Lacovara a stabilire che l'esemplare stava ancora crescendo, al momento della morte.[2][13] Non è ancora noto quanto grande potesse diventare l'animale se non fosse morto.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Dreadnoughtus schrani, su Fossilworks.org. URL consultato il 2 luglio 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z (EN) Kenneth J. Lacovara, L.M. Ibiricu, M.C. Lamanna, J.C. Poole, E.R. Schroeter, P.V. Ullmann, K.K. Voegele, Z.M. Boles, V.M. Egerton, J.D. Harris, R.D. Martínez e F.E. Novas, A Gigantic, Exceptionally Complete Titanosaurian Sauropod Dinosaur from Southern Patagonia, Argentina, in Scientific Reports, 4 settembre 2014, DOI:10.1038/srep06196.
  3. ^ a b (EN) Roger B. J. Benson, Nicolás E. Campione, Matthew T. Carrano, Phillip D. Mannion, Corwin Sullivan, Paul Upchurch e David C. Evans, Correction: Rates of Dinosaur Body Mass Evolution Indicate 170 Million Years of Sustained Ecological Innovation on the Avian Stem Lineage, in PLOS Biology, 2 giugno 2014, DOI:10.1371/journal.pbio.1001853. URL consultato il 2 luglio 2018.
  4. ^ a b Nicolás E. Campione e David C. Evans, A universal scaling relationship between body mass and proximal limb bone dimensions in quadrupedal terrestrial tetrapods, in BMC Biology, 10 luglio 2012, p. 15, DOI:10.1186/1741-7007-10-60. URL consultato il 2 luglio 2018.
  5. ^ Joshua B. Smith, Matthew C. Lamanna, Kenneth J. Lacovara, Peter Dodson, Jennifer R. Smith, Jason C. Poole, Robert Giegengack e Yousry Attia, A Giant sauropod dinosaur from an Upper Cretaceous mangrove deposit in Egypt, in Science, vol. 292, nº 5522, 2001, pp. 1704–1706, DOI:10.1126/science.1060561, PMID 11387472. URL consultato il 31 agosto 2014.
  6. ^ Kenneth Chang, Argentine Dinosaur Was an Estimated 130,000 Pounds, and Still Growing, in The New York Times, 4 settembre 2014. URL consultato il 5 settembre 2014.
  7. ^ a b c d e f Benson RBJ, Campione NE, Carrano MT, Mannion PD, Sullivan C, et al. (2014) Rates of Dinosaur Body Mass Evolution Indicate 170 Million Years of Sustained Ecological Innovation on the Avian Stem Lineage. PLoS Biol 12(5): e1001853 doi:10.1371/journal.pbio.1001853.
  8. ^ a b Jeffrey A. Wilson e Matthew T. Carrano, Titanosaurs and the origin of "wide-gauge" trackways: a biomechanical and systematic perspective on sauropod locomotion, in Paleobiology, vol. 25, nº 2, giugno 1999, pp. 252–267. URL consultato il 31 agosto 2014.
  9. ^ J. A. Wilson, An Overview of Titanosaur Evolution and Phylogeny, in III Jornadas Internacionales sobre Paleontología de Dinosaurios y su Entorno, febbraio 2006, pp. 169–190.
  10. ^ Supermassive Dinosaur Would Have 'Feared Nothing' (MP3), su Science Friday, Public Radio International, Sept 5, 2014. URL consultato il Sept 6, 2014.
  11. ^ Christian e Dzemski, Neck posture in sauropods., in Biology of the sauropod dinosaurs: understanding the life of giants, 2011, pp. 251–260.
  12. ^ Ray Wilhite, Biomechanical Reconstruction of the Appendicular Skeleton in Three North American Jurassic Sauropods, in Louisiana State University Electronic Thesis & Dissertation Collection, 2003. URL consultato il 31 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  13. ^ Elena Schroeter, Zachary Boles e Kenneth Lacovara, The Histology of a Massive Titanosaur from Argentina and Implications for Maximum Size (PDF), in Journal of Vertebrate Paleontology, Program and Abstracts Supplement, novembre 2011, p. 189 (archiviato dall'url originale il 7 ottobre 2013).