Droane

frazione del comune italiano di Valvestino
Droane
frazione
Droane – Veduta
Droane, la chiesa di san Vigilio
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Brescia-Stemma.png Brescia
ComuneValvestino-Stemma.png Valvestino
Territorio
Coordinate45°46′00″N 10°36′00″E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Droane)Coordinate: 45°46′00″N 10°36′00″E / 45.766667°N 10.6°E45.766667; 10.6 (Droane)
Altitudine875 m s.l.m.
Abitanti3[1] (2001)
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantiDroanesi
Patronosan Vigilio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Droane
Droane

Droane (pronunciato Droàne) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

Droane è per alcuni il più antico insediamento della Val Vestino e fu una comunità fino al XVI secolo, periodo in cui la popolazione, secondo una tradizione locale, fu decimata dalla peste.

Situato nella vallata del Droanello dista dal capoluogo Turano circa 6 km e non è servita da una strada o dall'elettricità. La popolazione consta di due abitanti dediti all'allevamento del bestiame.

ToponimoModifica

L'origine del toponimo è incerta e secondo Gian Pietro Brogiolo, professore ordinario di Archeologia medievale all'Università di Padova, deriverebbe dalla parola di origine pre-indoeuropea dru o dro che significa "pendio" o "luogo scosceso".

Per altri invece la provenienza è sempre da ricercarsi nel nome dru ma di origine celtica che significa fertile, forte o quercia indicando così un luogo vocato all'agricoltura o caratterizzato dalla crescita di questo arbusto, detto anche rovere. Un'ultima ipotesi propende invece a fare derivare l'origine dal nome personale gallico Drinius, Drinia, Dronus o Dronium indicando in tal modo il nome del proprietario del villaggio.

 
Fondo agricolo Tedeschi a Droane

Il toponimo di Droane è citato per la prima volta nella nominata bolla di papa Urbano III del 7 marzo 1186. Di origine celtica è pure il toponimo del fondo agricolo di Corsenich (prediale "cor" più desinenza "senich" celtica) che indicherebbe il nome dell'antico proprietario del luogo.

La chiesa di san VigilioModifica

Il santo patrono della frazione è san Vigilio che secondo la tradizione evangelizzò queste zone. È festeggiato il 26 giugno con una distribuzione del pane secondo gli antichi dettami di un lascito testamentario. La chiesa è nominata per la prima volta nella bolla di papa Urbano III del 7 marzo 1186 e fu visitata da delegati del vescovo di Trento nel 1750. Essendo pericolante fu ricostruita nel 1877 nei pressi dell'antica.

La chiesetta di san Michele arcangeloModifica

 
Interno della chiesa di san Vigilio

Si trovava sul dosso prospiciente la Valle del san Michele in località Pavarì, secondo la tradizione, a poche decine di metri dai ruderi da quello che era l'antico paese di Droane caduto in rovina nei secoli passati a causa della peste ed era dedicata al culto di san Michele arcangelo. Sepolto da uno strato di terra, conserva ancora l'antico pavimento e il pietrame rimasto fu sistemato nel 1880 quando in corso d'opera fu rinvenuta una croce d'oro dalla dimensioni di dieci centimetri, forse di origine longobarda, che venne portata a Bollone dal suo curato don Bartolomeo Iseppi (1830-1897). Incerto è pure l'anno di costruzione in quanto non esiste documentazione di sorta e non è mai citata negli atti visitali della diocesi di Trento; quindi si può verosimilmente ipotizzare che il piccolo edificio religioso fosse un capitello o una sancetta votiva[2][3].

Il Cùel ZanzanùModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cùel Zanzanù.

Il Cùel Zanzanù situato in località Martelletto nella parte meridionale Valle del Droanello fu un noto rifugio di briganti del 1600. Da Droane è raggiungibile con un agibile sentiero e dista 40 minuti di camminata.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia della Val Vestino e Val Vestino.

Il ritrovamento nel corso degli anni settanta di resti paleoantropologici con alcuni scheletri umani in una delle numerose grotte della zona testimoniano la frequentazione preistorica della zona.

 
Droane visto dal monte Camiolo. A sinistra la chiesa di San Vigilio a destra il fondo agricolo del Pavarì ove secondo la tradizione sorgeva l'antico abitato distrutto dalla peste

Droane trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani.

Nel XVII secolo vi trovò rifugio nella grotta detta Covolo del Martelletto il noto bandito Giovanni Beatrice, detto Zanzanù, di Gargnano braccato dai soldati veneti e cacciatori di taglie per aver commesso innumerevoli crimini, da allora il riparo fu soprannominato Cuel del Zanzanù. Qui, nel 1606, furono uccisi i banditi Eliseo Baruffaldo e Giovan Pietro Sette detto Pellizzaro, complici del Zanzanù, da alcuni cacciatori di taglie e da alcuni nemici del Beatrice che il Provveditore generale in Terraferma, Benedetto Moro, in tutta segretezza, aveva inviato sulle loro tracce. I due vennero catturati e poi uccisi sul posto l'11 novembre 1606 in un agguato notturno teso nella Vallata del Droanello, a Lignago e al Covolo del Martelletto, e le loro teste mozzate vennero esposte nella piazza di Salò per il loro riconoscimento[4][5].

Nel luglio del 1866 fu attraversato dai garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani e allo stesso modo nel maggio del 1915 dai fanti italiani del 7º Reggimento bersaglieri.

Nel gennaio del 1992 il villaggio fu pericolosamente lambito da un incendio boschivo[6].

Contesa per il possesso del villaggio di DroaneModifica

 
La Vallata del Droanello vista dalla Bocca di Paolone. A destra in alto Droane

Il centro di Droane, insieme a tutta la Val Vestino, era posto al confine tra il principato vescovile di Trento e il territorio della repubblica di Venezia. Nel corso del XIII e XIV secolo fece parte dei possedimenti della famiglia Lodron. Agli inizi del XV secolo, senza che sia possibile determinare in che modo fosse avvenuto il passaggio, era in possesso del comune di Tignale.

Approfittando della disputa sul possesso di Droane sorta tra i comuni di Tignale e Gargnano in seguito ad una delimitazione di confini siglata nel 1401, i Lodron si intromisero con il proposito di recuperare l'antico feudo, stabilendo inoltre una continuità territoriale nei propri domini, che all'epoca comprendevano anche il vicino feudo gardesano di Muslone. Nel 1446 alcuni abitanti del comune di Gargnano avevano tentato di occupare con la forza Droane e anche il conte Giorgio Lodron, insieme al fratello Pietro, avevano tentato di impadronirsene. I procedimenti giudiziari intentati davanti al provveditore di Riva del Garda si protrassero per due anni.[7]. Il senato veneziano rinviò la questione ai rettori di Brescia[8], ma solo dopo altri undici anni, nel 1469 la disputa si concluse con la siglatura di un accordo[9].

 
La chiesa di san Vigilio

I Lodron tuttavia non rispettarono l'accordo e qualche anno dopo tentarono nuovamente di impadronirsi in armi di Droane. Ne derivò un altro processo, nel quale fu ribadita nel 1482 l'attribuzione di Droane al comune di Tignale e condannati circa 200 imputati al pagamento di una multa[10].

La sentenza tuttavia non venne effettivamente applicata e i conti Lodron mantennero di fatto il possesso della montagna e degli edifici per la raffinazione della pece esistenti a Droane che veniva commerciata con la Repubblica di Venezia e usata nel suo Arsenale per il calafataggio delle navi. Per tutto il XVI secolo si ebbero continue lagnanze del comune di Tignale presso il Senato e la magistratura di Venezia[11].

 
Droane visto dalla Bocca di Paolone

Le spese sostenute nella contesa con Tignale generarono un'ulteriore disputa in merito alla loro spartizione tra le comunità di Magasa, Persone, Turano, Armo e Moerna[12]

Alla fine del XVI secolo la disputa si concluse, principalmente per un'epidemia di peste che secondo la tradizione[13] avrebbe decimato la popolazione di Droane: il paese fu abbandonato e gli edifici caddero in rovina. Il 30 maggio del 1589 il conte Sebastiano Paride Lodron riconobbe ufficialmente i confini tra il comune di Tignale e gli altri comuni della Val Vestino, fissati in un accordo stipulato il 12 e il 13 marzo di quello stesso anno.

Con il trattato di Rovereto del 31 agosto 1752, stipulato fra l'Austria e la Repubblica di Venezia, il territorio di Droane veniva riassegnato al comune di Turano (Valvestino) e alla contea di Lodrone[14].

Il contrabbando del 1800Modifica

Verso la fine del 1800 il Regno d'Italia cinse i confini di Stato della Val Vestino con la costruzione di ben quattro Caselli di Dogana presidiati dai militi della Regia Guardia di Finanza, consistenti nel casello di Bocca Paolone a vigilanza del traffico tra la Valle del Droanello, Gargnano, Tremosine e Tignale, il casello di Dogana della Patoàla, il più importante, sito nella valle del torrente Toscolano, che fu edificato nel 1891 presso la mulattiera, principale collegamento tra la Valle e la Riviera del Garda, presso il quale il professor Bartolomeo Venturini era solito nascondere il tabacco nel cappello per sfuggire ai controlli e alla tassazione, il casello sul monte Vesta a presidio del controllo tra Bollone e la Valle di Vesta, Treviso Bresciano e Capovalle, e infine il casello detto del Comione, nel comune di Capovalle, con Moerna e il monte Stino. Tutti questi presidi furono in servizio fino al 24 maggio 1915, giorno dell'occupazione della Valle da parte del Regio esercito italiano.

Bollone come Moerna, terre prossime al confine, nel 1800 furono un crocevia strategico per il contrabbando di merci tra il territorio della Riviera di Salò e il Trentino attraverso la zona montuosa del monte Vesta e del monte Stino. Lo storico toscolanese Claudio Fossati (1838-1895) scriveva nel 1894 che il contrabbando dei valvestinesi era l'unico stimolo a violare le leggi in quanto era fomentato dalle ingiuste tariffe doganali, dai facili guadagni e dalla povertà degli abitanti[15].

Donato Fossati (1870-1949) raccolse la testimonianza di Giacomo Zucchetti detto "Astrologo" di Gaino, un ex milite della Regia Guardia di Finanza, in servizio nella zona di confine tra il finire dell'Ottocento e l'inizio del Novecento[16], il quale affermava che "i contrabbandieri due volte la settimana in poche ore, sorpassata la montagna di Vesta allora linea di confine coll'Austria e calati a Bollone, ritornavano carichi di tabacco, di zucchero e specialmente di alcool, che rivendevano ai produttori d'acqua di cedro specialmente" della Riviera di Salò.[17].

NoteModifica

  1. ^ Censimento ISTAT 2001
  2. ^ Vito Zeni, La Valle di Vestino. Appunti di storia locale, a cura della Fondazione Civiltà Bresciana, Brescia, 1993.
  3. ^ Annalisa Colecchia, L'Alto Garda occidentale dalla preistoria al postmedioevo: archeologia ..., 2004, pag. 100.
  4. ^ Archivio di stato di Venezia, Consiglio dei dieci, Comuni, filza 261, 15 novembre 1606.
  5. ^ Claudio Povolo, Liturgie di violenza lungo il lago. Riviera del Garda tra il '500 e '600, Vobarno, 2010.
  6. ^ Articolo del quotidiano Il Corriere della Sera del 3 gennaio 1992
  7. ^ In seguito agli scontri, il provveditore di Riva del Garda, Nicola Sanudo, intentò un processo ad alcuni abitanti di Gargnano che avevano danneggiato beni di Mafezolo da Magasa, Francesco Franzosi e Faustino Roncetti, proprietari di edifici adibiti alla raffinazione della pece. Il 23 luglio del 1456 in un nuovo processo, istruito sempre davanti al provveditore di Riva del Garda, comparvero come imputati il conte Giorgio Lodron e il fratello Pietro Lodron, accusati a loro volta dai sindaci e procuratori tignalesi di aver tentato più volte l'occupazione del villaggio e dellamontagna. La causa procedette senza risultato per due anni, ostacolata da lungaggini procedurali e dai cavilli giudiziari ai quali i conti si appellavano
  8. ^ L'8 luglio del 1458 il Senato della Repubblica di Venezia sospendeva ogni atto al banco di Riva e rinviava, senza successo, ai rettori di Brescia ogni competenza.
  9. ^ L'accordo che poneva termine alla disputa venne stipulato nella cancellaria del comune di Riva. Erano presenti il provveditore Bernardo Tiepolo, il conte Francesco Lodron, figlio del defunto conte Giorgio, e i sindaci del comune di Tignale. L'accordo consisteva nel sancire il pieno diritto dell'appartenenza del monte e e dell'insediamento al comune, che, a sua volta, s'impegnò a pagare 60 ducati ai conti come indennizzo per i danni patiti dai loro sudditi valvestinesi abitanti nel suddetto luogo.
  10. ^ Il 23 aprile del 1482 a Riva del Garda il provveditore Simone Goro, dopo aver riesaminato la vicenda, confermava a favore del comune di Tignale la sentenza precedente. Il mese successivo, il 5 maggio, nel pubblico arengo pronunciò una sentenza di condanna contro i “delinquenti”: “Giovanni Baruffaldi e figli, Giovanni Viani e figli, Pietro del fu Antonio detto Marsadri e fratello, Angelo del fu Bartolomeo Corsetti e fratelli, Giovanni del fu Bartolomeo, abitanti a Turano; Andrea da Magasa e figli, Giovanni del fu Tonello, e Giovanni detto Marchetto, Bartolomeo del fu Zanino e Zanino suo fratello, Giovannino del fu Bertolino e figli, Viano del fu Giovanni” e molti altri di Magasa, Armo, Moerna, Persone e Bollone. Gli accusati erano circa duecento persone, tutti accusati di aver violentemente occupato Droane, incendiando le biade nei campi, sequestrando animali, robe, denaro e lana, distruggendo tre case, il tutto "contrario agli statuti di Riva, a Dio e alla giustizia". I colpevoli vennero condannati al pagamento di 3 lire piccole per “turbata possessione” (Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia trentina dei Conti di Lodrone, Magasa 2007.)
  11. ^ Nel gennaio del 1520, come trascrive il diligente cronista e diplomatico veneto, Marin Sanudo il Giovane, nei suoi Diarii, il Senato veneto intimava al provveditore e capitano di Salò di desistere dal molestare e vessare con le armi gli abitanti di Droane restituendo loro tutta la gran quantità di oggetti e denari che furono indebitamente sottratti, pagando in più i molti danni ivi causati e rilasciando, nei giorni seguenti, uno dei servitori dei Lodron incarcerati. Sempre nel gennaio dello stesso anno, il capitano di Salò revocava il bando, da lui precedentemente emesso, nel tempo di tregua, concernente l'espulsione dai territori veneti di Valdino Pietro figlio di Andrea Viani, Bartolino di Antonio e Stefano Viani di Bertolina, tutti abitanti di Magasa, a causa della loro morte, per esser stati sorpresi, durante la passata guerra, a condurre via i propri animali dalla Val Vestino.
  12. ^ Gli uomini di Magasa dapprima si erano rivolti, ma inutilmente, con un protesto pubblico redatto dal notaio Bartolo Oralgueto di Storo, alla contessa Damisella, tutrice del giovane Sebastiano figlio del conte Ludovico Lodron, poi invocarono l'intervento risolutivo, sperandolo ovviamente a loro favore, dei conti Gerolamo e Francesco, fratelli e uomini sanguinari, ai quali in attesa del giudizio, fermamente e coraggiosamente dichiararono: “Ma non essendo stato adverso detto protesto, ne alcuna delle altre nostre ragioni, ne per conseguentia condannati detti comuni maxime Turan, Person et Armo, a pagar la loro rata parte di dette spese, per tanto noi poveri homeni della Terra di Magasa, et sudditi de Vostra Illustre Signoria umilmente recorremo da quelle supplicandole non volerne mancare della sua solita ragione, et justitia ma admeter il nostro ragionevole protesto, qual si produce davanti […] aciò se per l'avvenire sarà fatta alcuna singola spesa per li suddetti comuni, noi non siamo tenuti, ne obligadi a pagare, ne contribuire in niuna parte di dette spese con detti comuni, ma in tutte siamo liberati, et di più ne sij reservata, et administrata ragione contro li suddetti comuni di poter ripetere, et recuperare li denari, et robbe altre volte date per noi de Magasa alli suddetti comuni per simile spese fatte, et questo speriamo graziosamente obtener da Vostra Illustre Signoria, si come cosa onesta, justa, ragionevole”.
  13. ^ G. Lonati, Di una controversia tra i conti di Lodrone ed il Comune di Tignale, in "Commentari dell'Ateneo di Brescia", 1932.
  14. ^ Un'ultima accurata descrizione della situazione politica della zona l'apprendiamo da una lettera spedita nel 1785 dal clero locale al vescovo di Trento, Pietro Vigilio conte di Thunn, ove si precisava che “il luogo detto di Droane giace in questa Lodronea Giurisdizione detta Valle di Vestino nelle pertinenze della comunità di Turano la quale pratica sopra di esso le azioni tutte del diritto civile, ma la diretta, ed utile proprietà di quello s'appartiene al rispettabile Pubblico di Tignale, Stato Veneto, cedutoli dalla generosità Lodrona con l'obbligo di dispensarvi nel giorno di Santo Vigilio un Legato, e di far celebrare in quella cappella la Santa Messa e le funerali esequie sopra quei cadaveri, che la furono sepolti. Tale cappella vi fu eretta per comodo degli abitanti, che poi via, via andando, e particolarmente in tempo di contagio mancarono” (Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia trentina dei Conti di Lodrone, Magasa 2007.).
  15. ^ Claudio Fossati, Peregrinazioni estive -Valle di Vestino-, in "La Sentinella Bresciana", Brescia 1894.
  16. ^ Donato Fossati, Storie e leggende, vol. I, Salò, 1944.
  17. ^ Andrea De Rossi, L'astrologo di Gaino, in "Periodico delle Parrocchie dell'Unità pastorale di Maderno, Monte Maderno, Toscolano", gennaio 2010.

BibliografiaModifica

  • Gianpaolo Zeni, Al servizio dei Lodron. La storia di sei secoli di intensi rapporti tra le comunità di Magasa e Val Vestino e la nobile famiglia trentina dei Conti di Lodrone, Magasa 2007.
  • G. Lonati, Di una controversia tra i conti di Lodrone ed il Comune di Tignale, in "Commentari dell'Ateneo di Brescia", 1932.
  • Annalisa Colecchia, L'Alto Garda occidentale dalla preistoria al postmedioevo: archeologia ..., 2004.
  • Archeologia medievale, pubblicato da Edizioni Clusf, 2002.
  • Amato Amati, Dizionario corografico dell'Italia, 1868.

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