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Cattedrale di San Settimio
Jesi, duomo 01.jpg
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneMarche Marche
LocalitàJesi-Stemma.pngJesi
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Settimio di Jesi
Diocesi Jesi
Stile architettonicoTardo barocco
Inizio costruzioneXII secolo
CompletamentoXVIII secolo
Sito webSito ufficiale

Coordinate: 43°31′29.57″N 13°14′46.32″E / 43.52488°N 13.2462°E43.52488; 13.2462

La cattedrale di San Settimio è il principale luogo di culto cattolico di Jesi, in provincia di Ancona, chiesa madre dell'omonima diocesi. Sorge nella storica piazza Federico II, la più importante della città.

Nel 1969, in occasione dei festeggiamenti per il V centenario del ritrovamento del corpo di San Settimio, patrono locale, il duomo viene elevato alla dignità di basilica minore[1].

Indice

Storia e architetturaModifica

Gli edifici precedentiModifica

 
I leoni stiloforori di Giorgio da Como.

L'attuale edificio non è che l'ultimo di una serie di chiese cattedrali elevate nella città jesina. In epoca romana vi sorgeva un tempio pagano che si affacciava sul Foro. Un documento del 1119 attesta già l'esistenza di una cattedrale dedicata al Gesù.

Nel 1208, sotto il vescovo Dago, si iniziò la costruzione di una nuova cattedrale, in uno stile di transizione dal romanico al gotico, a tre navate. Nel 1227 l'architetto Giorgio da Como mette mano alla facciata, con protiro sorretto da colonne poggianti sul dorso di due leoni stilofori in Marmo rosso di Verona, che ancora si conservano all'interno del Duomo come acquasantiere. Venne completata nel 1238. A partire dal 1469 venne ampiamente rinnovata all'interno per volere del vescovo Tommaso Ghislieri, che la trasformò a unica navata in stile rinascimentale. In occasione di questi rifacimenti vengono ritrovati i resti del corpo di San Settimio, primo vescovo e fondatore della diocesi (IV secolo): cosa che fece optare per la dedicazione dell'edificio al santo patrono jesino.

Nel corso dei secoli XVI e XVII la chiesa fu arricchita di opere d'arte degli artisti locali Antonino Sarti e Filippo Bellini, che dipinsero rispettivamente la Morte di san Settimio nel 1617 e San Giovanni Battista nel 1583, mentre una pala d'altare di Lorenzo Lotto, commissionata dalla famiglia Amici, è andata perduta. Il Vescovo Ghislieri fece realizzare anche la vasca battesimale in Rosso di Verona e commissionò il sepolcro del vescovo Ripanti (morto nel 1513) a Giovanni di Gabriele da Como.

La cattedrale attualeModifica

Nel 1732 il vescovo Fonseca, preso da quel rinnovamento architettonico settecentesco che investiva l'Europa e in particolare la città di Jesi, fece abbattere la vecchia cattedrale per ricostruirla secondo il progetto dell'architetto romano Filippo Barrigioni. Il nuovo edificio, completato nel 1741, si presentava a grande navata unica con cupola emisferica all'incrocio con il transetto, secondo il gusto neoclassico dell'epoca. I quattro pennacchi della cupola furono affrescati da Carlo Paolucci di Urbino e Placido Lazzarini di Pesaro nel 1785, già attivi preso il cittadino Palazzo Pianetti. Durante il XVIII secolo vengono aperte diverse cappelle laterali volute dall'aristocrazia cittadina, copiosamente arricchite di decorazioni, stucchi, tele. L'artista jesino Domenico Valeri disegna il coro, poi intagliato in noce da Marco Baroncio entro il 1770. Vengono poste le due grandi cantorie lignee rococò munite di organi. Nel 1771 il pittore fiemmese Cristoforo Unterperger realizza la grande pala dell'Istituzione dell'eucaristia per l'altare del Santissimo Sacramento. In questo periodo viene abbellita, dei pregevoli stucchi e sculture che la caratterizzano, la cappella di San Rocco.

Nella seconda metà del XVIII secolo viene costruito il campanile, mentre nel secolo successivo venne terminata la facciata.

DescrizioneModifica

 
Il campanile

EsternoModifica

La cattedrale di San Settimio si trova in piazza Federico II, nel centro storico della città, in posizione leggermente arretrata.

La facciata è a capanna e venne completata nel 1889, durante l'episcopato di Rambaldo Magagnini, su progetto di Gaetano Morichini. Essa presenta un paramento murario in mattoncini rossi e travertino ed è suddivisa in due fasce sovrapposte da un cornicione idealmente sorretto da quattro lesene corinzie lisce. Nella fascia inferiore, si trova al centro il portale, con battenti moderni in bronzo, caratterizzato da un protiro poco profondo costituito da un timpano triangolare sorretto da due colonne corinzie. Ai lati, ciascuna all'interno di una nicchia, si trova le statue di San Marcello I (a sinistra) e di San Settimio (a destra). La parte superiore della facciata è caratterizzata dalla presenza di una finestra a serliana, al centro, affiancata da due bassorilievi marmorei raffiguranti lo stemma di papa Leone XIII (a sinistra) e del vescovo Rambaldo Magagnini (a destra).

Sulla sinistra dell'edificio, in posizione arretrata, si trova la torre campanaria. Essa venne costruita tra il 1782 e il 1784 dallo jesino Francesco Matellicani che si ispirò al campanile della basilica della Santa Casa di Loreto, opera di Luigi Vanvitelli. A pianta quadrata, è in mattoni, con finto bugnato nella parte inferiore, e termina con una slanciata cupoletta.

InternoModifica

 
Interno
 
Il sepolcro di Angelo Ripanti

L'interno della cattedrale di San Settimio presenta una pianta a croce latina, con unica navata affiancata da sei cappelle, tre per ciascun lato, transetto poco profondo ed abside semicircolare.

La navata è coperta con volta a botte lunettata ed è illuminata da finestroni rettangolari; al centro della volta, si trova una tela raffigurante l'Annunciazione. In controfacciata, al di sopra della bussola, affiancata da due leoni stilofori-acquasantiere di Giorgio da Como, si trova una lapide che ricorda i restauri settecenteschi. Ai lati, vi sono due piccoli coretti. Le cappelle laterali sono a pianta rettangolare, illuminate da finestre a lunetta e delimitate da una balaustra marmorea. Nella prima cappella di sinistra si trova il pregevole fonte battesimale cinquecentesco in marmo rosso di Verona, retto da leoncini marmorei del XV secolo: in questo fonte fu battezzato Pergolesi. Al terzo altare la pala di San Biagio che risana il figlio della vedova, attribuita a Giovanni Odazzi; nel braccio destro del presbiterio il Martirio di san Lorenzo di Gaetano Lapis, del 1745 circa; sul lato oppostola grande tela di Cristoforo Unterperger con la Comunione degli apostoli (1782), vicino al sepolcro rinascimentale di Angelo Ripanti, del 1512. Seguono una Madonna col Bambino e due santi alla maniera di Sebastiano Conca della seconda metà del XVIII secolo (secondo altare sinistro), la Predicazione del Battista di Filippo Bellini (fine del XVI secolo, con ridipinture, secondo altare sinistro) e una Madonna col Bambino (primo), di ignoto del XV secolo.

Sul lato sinistro della navata, si trova il pulpito barocco.

La crociera è coperta con una cupola semisferica priva di tamburo e lanterna, decorata con semplici costoloni in stucco. Nei quattro pennacchi sono raffigurati i Quattro Evangelisti di Placido Lazzarini (1750 ca.).

La profonda abside semicircolare è interamente occupata dal presbiterio, rialzato di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa. Al centro, vi è l'altare maggiore barocco in marmi policromi, mentre in posizione avanzata si trova l'ambone, in marmo bianco, con sopra scolpiti a bassorilievo i simboli degli Evangelisti. Nella conca dell'abside, vi sono gli stalli lignei intagliati del coro, del XVIII secolo, disposti su due livelli, una pala marmorea in altorilievo con la Madonna di Loreto (XVII secolo) e due organi con belle casse rococò. Il catino è stato affrescato da Biagio Biagetti nel 1937 con il Redentore in trono fra Santi.

Organo a canneModifica

 
Uno degli organi.

L'organo a canne della cattedrale è stato costruito nel 1960 dalla ditta organaria codroipese Francesco Zanin e Figli[2].

Lo strumento è alloggiato sopra le due cantorie ai lati del presbiterio, all'interno di casse lignee riccamente scolpite, con mostra composta da canne di Principale disposte in cuspide unica con bocche a mitria allineate orizzontalmente. La trasmissione è elettrica e la consolle, a pavimento nel presbiterio, ha due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note. L'organo è dotato di un corpo detto espressivo inquadrato nella foto che corrisponde alla seconda tastiera e dal grand' organo dalla parte opposta che corrisponde alla prima tastiera. Guardando l'altare il grand' organo si trova a destra e di conseguenza l'espressivo a sinistra

NoteModifica

  1. ^ gcatholic.org. URL consultato il 4 aprile 2013.
  2. ^ L'organo della cattedrale, su associazioneorganisticavallesina.it. URL consultato il 1º maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2013).

BibliografiaModifica

  • Agostinelli Marcello, Le emergenze architettoniche della città in Biblioteca Aperta, n.1, anno I, Jesi.
  • Annibaldi Cesare, Guida della città di Jesi, Jesi, 1902.
  • Baldassini Girolamo, Memorie historiche della antichissima e regia città di Jesi, Jesi, 1765.
  • Jesi e la sua Valle, Jesi, guida artistica illustrata, Jesi, 1975.
  • Livieri Mario, Jesi, le Marche in una città, Jesi, 1989.
  • Livieri Ma., Bonasegale G., Jesi, città d'arte e di storia, Torino, 1984.
  • Luconi Giuseppe, Jesi attraverso i secoli, Jesi, 1990.
  • Mariano Fabio, Jesi, città e architettura dalle origini all'Ottocento, Milano, 1993, pp. 29-30; 83-84; 138-141; 183.

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