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Basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia

chiesa
(Reindirizzamento da Duomo di Monopoli)
Basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia
Cattedrale 008.JPG
Facciata della concattedrale di Monopoli
StatoItalia Italia
RegionePuglia Puglia
LocalitàMonopoli (Italia)-Stemma.png Monopoli
ReligioneCristiana Cattolica di rito romano
TitolareMaria
Diocesi Conversano-Monopoli
Consacrazione1773
Stile architettonicoBarocco
Inizio costruzione1742
Completamento1772
Sito web

Coordinate: 40°57′03.6″N 17°18′11.88″E / 40.951°N 17.3033°E40.951; 17.3033

Vista interna della Cattedrale dalla navata centrale.

La basilica di Maria Santissima della Madia è il duomo di Monopoli e concattedrale della diocesi di Conversano-Monopoli.

Nell'ottobre del 1921 papa Benedetto XV la elevò al rango di basilica minore.[1]

Indice

StoriaModifica

Il luogo su cui sorge la basilica cattedrale della Madonna della Madia in Monopoli si è rivelato, grazie agli scavi archeologici avviati in loco nel 1986[2], zona di antiche e complesse stratificazioni temporali che, partendo dal 4500 a.C. circa giungono fino ai nostri giorni.

La prima fase: Età del BronzoModifica

Il luogo su cui sorge la basilica cattedrale della Madonna della Madia in Monopoli presenta tracce di frequentazione umana fin dall'età del Bronzo, come testimoniano i fori di palificazione scavati nella roccia sottostante il pavimento dell'antica cripta della cattedrale romanica, edificata a partire dal 1107 probabilmente sui resti di un antico tempio pagano dedicato al culto delle divinità mediterranee Maia e Mercurio. Sotto la suddetta cripta sono state del resto ritrovate testimonianze di frequentazione messapica della zona come una sepoltura di cui è visibile la controfossa, all'interno della quale - esemplare unico nel suo genere - è stata ritrovata una trozzella in materiale bronzeo e non di terracotta, come invece per gli altri ritrovamenti dello stesso genere. Ancora, sono stati rintracciate numerose tombe a camera di età messapica e corridoi sotterranei utilizzati forse come vie per giungere al tempio di Mercurio/Ermes.[3]

La seconda e terza fase: Epoca ellenistica e secoli VII - XIModifica

La seconda stratificazione temporale visibile al di sotto della cripta è determinata dalla presenza di alcune fosse votive, di Epoca ellenistica, di cui particolare è risultata la presenza di uno scheletro completo di infante con orecchini circolari in filo d'argento e una sepoltura d'adulto con corredo in vasellame. La successiva stratificazione rivela un sepolcreto di età alto medioevale e dunque sepolture cristiane: le fosse, scavate nella roccia e orientate in direzione ovest - est (con il capo rivolto verso il sole nascente, simbolo di rinascita - Risurrezione), presentano una parte inferiore slargata e un rialzo nella parte superiore, dove probabilmente appoggiava il capo il defunto, a mo' di cuscino di roccia.[4]

La cattedrale romanicaModifica

La cattedrale romanica di Monopoli fu costruita abbattendo un precedente edificio di culto dedicato a san Mercurio[5]di età paleocristiana o altomedievale, sorto intorno al 256 d.C.[6] È tradizione che questo antico tempietto fosse stato innalzato sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla divinità omonima Mercurio e a Maia, come leggibile in una epigrafe in greco oggi visibile nella sagrestia della Cattedrale settecentesca.[7] La cattedrale sorse nel XII secolo in stile romanico, su iniziativa del vescovo Romualdo (1077 - 1118) e con il contributo del duca Roberto d'Altavilla, ma ben presto i lavori furono interrotti per la mancanza del materiale adatto alla costruzione del tetto. Secondo la tradizione, nella notte del 16 dicembre 1117 una zattera approdò nel porto della città all'ingresso del porto canale fatto insabbiare dal normanno Ugo Tutabovi primo conte di Monopoli (1042-1049), trasportando l'icona della Madonna della Madia, e con le travi della zattera, trentuno secondo la testimonianza del Glianes, fu ultimata la chiesa. Essa fu consacrata solo il 1º ottobre 1442: l'impianto basilicale era a tre navata, con transetto e abside. Le dimensioni erano in lunghezza di 31,90 m e in larghezza di 17 m.[8]. A partire dal Cinquecento furono apportate significative modifiche alla cattedrale. Infatti nel 1501 tra l'altare maggiore e l'abside fu edificato un retablo a 16 nicchie con altrettante statue, e sopra di questo fu ricavata una piccola cappella sopraelevata per la custodia dell'icona venerata. Per la prima volta veniva adottata questa disposizione di una cappella sopraelevata al posto dell'abside. Tra il Cinquecento ed il Seicento furono aggiunte otto cappelle laterali, quattro per parte. Nell'ordine, partendo dalla navata destra in prossimità del portale:

  • Cappella di San Michele, della famiglia Galderisi
  • Cappella di San Giacomo, della famiglia Borrassa
  • Cappella del Santissimo Sacramento, della Confraternita del S.s Sacramento: presentava una cupola alta 13 m. e una Pietà in pietra.
  • Cappella della Concezione
  • Cappella di Maria Santissima della Madia (al centro, dietro l'altare di pietra)
  • Cappella di Sant'Anna
  • Cappella della Circoncisione con monumento funebre del vescovo Antonio Pignatelli
  • Cappella di San Giacomo
  • Cappella di San Lorenzo.

In seguito, poiché la cappella sopraelevata della Madonna della Madia era giudicata di dimensioni ridotte in quanto limitata dall'abside romanica, tra il 1642 ed il 1643 fu abbattuta l'intera zona dietro l'altare maggiore per costruire una nuova struttura che consentiva nella parte superiore la realizzazione di una più ampia cappella e nella zona sottostante la sacrestia. A questa struttura, della quale ad oggi si possono notare solo le imponenti fondazioni a livello della cripta romanica, nel 1693 fu addossato un nuovo campanile, in stile barocco in sostituzione di quello romanico crollato in seguito a un fulmine.

La cattedrale baroccaModifica

Nel Settecento l'intero edificio romanico e le strutture successive, eccetto il campanile, da poco ultimato, furono demolite per costruire la nuova cattedrale in stile barocco, opera iniziata nel 1742 e portata a termine nel 1772. Le motivazioni che portarono i canonici del capitolo a volere una nuova chiesa furono molteplici: in primo luogo l'esigenza di un tempio sacro che rispondesse alle esigenze di una popolazione in costante aumento; in secondo luogo la volontà di seguire la moda barocca del tempo e di eliminare una cattedrale ormai fatiscente e che comunque avrebbe richiesto l'impiego di ingentissime risorse per un lavoro di rattoppamento di cui i canonici non vollero prendersi carico. Si decise così a favore della distruzione totale dell'antico tempio romanico: per l'erigenda cattedrale barocca furono chiamati due maestri muratori e ingegneri, Michele Colangiuli di Acquaviva delle Fonti e Pietro Magarelli di Molfetta che costruirono una chiesa perfettamente aderente ai dettami del Capitolo: ampia, spaziosa, in cui troneggiasse l'Icona della Beata Vergine della Madia. Nel 1786, tredici anni dopo la consacrazione, per proteggere il sagrato dal forte vento proveniente dal mare, fu edificato sul lato destro della facciata un muro alto trentatré metri, comunemente definito muraglione, ad opera di Giuseppe Palmieri, dove trovarono posto 10 delle 12 statue dell'antico retablo cinquecentesco (come San Francesco, San Domenico, Isaia, Geremia, Ezechiele) probabilmente opera di Ludovico Fiorentino, attivo nel XVI secolo. Alcune statue presentano deformazioni causate da un fulmine che cadde il giorno di Natale del 1519 sull'altare maggiore. Agli inizi del 1800 fu edificata la Cappella dei Martiri e nel 1850 venne completata la cappella superiore; alla fine del XIX secolo l'abate Domenico Capitanio realizzò a sue spese il pavimento marmoreo del presbiterio.[9] Agli inizi del '900 venne realizzato il pavimento in marmo delle navate, venne dipinto il soffitto della navata centrale e della cupola, furono decorati i pilastri con marmo e fu inserito il nuovo organo che sostituì quello settecentesco. Nel 1959 fu realizzato il sottopassaggio che unisce piazza Manzoni al sagrato della cattedrale.

 
Il campanile

DescrizioneModifica

EsternoModifica

La facciata, sopraelevata rispetto al piano stradale di sette gradini, ricca di elementi barocchi, è divisa orizzontalmente in due parti: nella parte inferiore vi sono i tre portali d'entrata: al di sopra di quello centrale vi è un timpano, sorretto da colonne ad ordine composito, che rappresenta un elemento di divisione dalla parte superiore, dove si apre una grande finestra al posto del rosone e un frontone semicircolare in cui è inserito un cartiglio con il monogramma della Madonna. Ai lati del portale principale vi sono una serie di paraste ioniche ornate da ghirlande che lo separano dagli ingressi laterali, anch'essi sovrastati da timpani ornanti di anfore. Tipicamente barocche le volute a ghirlanda, i pinnacoli, gli ovali a decorazione delle finestre laterali. Al fianco sinistro della zona absidale si trova il campanile a sei ordini, costruito tra il 1688 ed il 1693: l'antica cattedrale romanica aveva tre campanili, che andarono distrutti uno dopo l'altro.

 
Muraglia sul sagrato della Cattedrale

InternoModifica

L'impianto interno è a croce latina a tre navate suddivise da pilastri, con doppio transetto, volta lunettata in quella centrale ed otto cappelle laterali, quattro per navata. Altre quattro cappelle sono collocate agli estremi dei due transetti, il secondo sopraelevato di tre gradini rispetto al piano basilicale. La navata centrale e quelle laterali sono separate da una serie di pilastri cruciformi a tarsia marmorea. All'intersezione tra la navata centrale il primo "braccio" della croce latina, detto transetto, sorretta da quattro grandi pilastri, si erge una cupola alta 31 m con un diametro di circa 9 m Ai margini della cupola vi sono gli affreschi raffiguranti i quattro Evangelisti.

 
Interni della cattedrale

Le CappelleModifica

Partendo dalla navata destra, dal portale, si incontrano:

  • Cappella delle Travi: in un grande armadio a muro, sono visibili ed esposte le travi della Madia, secondo la tradizione zattera su cui giunse l'icona mariana nel 1117.
  • Cappella di San Michele Arcangelo: sull'altare è visibile la tela di Iacopo Palma il Giovane, del 1675, dal titolo S. Michele e il demonio.
  • Cappella dell'Immacolata: nella nicchia, sull'altare, è visibile una statua di marmo dell'Immacolata, un tempo posta nell'omonima cappella della cattedrale romanica.
  • Cappella di San Giacomo di Compostela: Sull'altare si erge l'opera di Carlo Rosa, La battaglia di Clavijo, datata 1650 - 1678. San Giacomo vi è raffigurato, chiome al vento, annientatore feroce delle schiere musulmane: raffigurazione evidentemente suggerita dal clima controriformistico.
  • Cappella del Santissimo Sacramento: la cappella, ricostruita nel XVIII secolo, presenta al centro, sulla parete di fondo, una grande tela di Francesco de Mura (1696 - 1782) con una bellissima rappresentazione della Cena di Emmaus e e due tele di minor dimensioni raffiguranti a sinistra il Sacrificio di Isacco e a destra il parallelo tra il sacrificio dell'Antico Testamento e quello, rinnovato, del Nuovo Testamento.
 
La cappella del Santissimo Sacramento
  • Cappella dei Martiri: ultima per costruzione, presenta ai lati dell'altare una grandissima quantità di reliquie incassate e visibili nelle urne sul muro. Presente la tela di Palma il Giovane Madonna in gloria con San Rocco e Sebastiano. Più in alto presente una tela raffigurante la Circoncisione di Cristo, opera del 1570 circa di Marco Pino.
  • Cappella di Sant'Anna: nei due ovali che sormontano l'altare sono raffigurati S.Elisabetta e S.Zaccaria. Di scuola napoletana S.Anna sull'altare.
  • Cappella della Madonna del Rosario: sulla pala d'altare sono raffigurati la Vergine con i santi Domenico e San Francesco da Paola, Vincenzo Ferrer e Santa Caterina. Intorno è presenta una cornice di ovali con i quindici misteri del Rosario.
  • Cappella del Redentore: presente una tela raffigurante l'episodio del Vangelo di Matteo Gesù e i Figli di Zebedeo di Giovanni Bernardo Lama e Silvestro Buono.
  • Cappella del Crocifisso: la cappella contiene un Crocifisso attribuito a un artista locale del XVI secolo: il materiale utilizzato è una misteriosa mistura di gesso e legno.
  • Cappella di S. Francesco da Paola: vi è la sostituzione della pala d'altare con un grande tabernacolo in legno dorato su cui è raffigurato il santo protettore della città, curvo come un vecchio contadino.
  • Cappella del Fonte Battesimale: presente un dipinto raffigurante Giovanni Battista in preghiera. Sullo sfondo il battesimo di Cristo in ambiente boschivo che fa pensare a una impronta manieristica pugliese.

Tramite due rampe di scale simmetriche, si accede alla cappella della Madonna della Madia, sopraelevata di metri 6,5 rispetto al piano di calpestio del presbiterio: essa affaccia direttamente sull'altare maggiore.

Cappella della Madonna della MadiaModifica
 
Icona della Madonna della Madia posta nella omonima cappella

La costruzione della nuova cappella a metà del Settecento determinò la distruzione del retablo cinquecentesco. Essa fu evidenziata con due archi all'inizio e alla fine del presbiterio. La sua decorazione richiese quasi un secolo di tempo per essere portata a termine, a causa soprattutto dei costi del ricco materiale utilizzato: essa fu ultimata con la messa in opera della pavimentazione in marmo nel 1856. La cappella, che tipicamente rappresenta il Trionfo della Vergine, presenta un pregevole altare con alternanza di marmi policromi, alzato da quattro colonne di marmo verde, su piedistalli di discreta altezza, sormontate da fregi. L'icona della Vergine, dalle fattezze simili alle tante Madonne bizantineggianti in Puglia, domina l'intera cappella: ai lati dell'Icona, su piccole mensole, si ergono le statue di san Michele e san Giuseppe di Giuseppe Sanmartino, autore del famoso Cristo Velato. Del 1720 è la cornice d'argento dell'immagine della Madonna della Madia. La cappella è arricchita da diverse tele settecentesche con Storie della Vergine Maria di Michele del Pezzo e da due quadri di Pietro Bardellino raffiguranti la Lotta iconoclasta, quasi motivo eziologico dell'arrivo dell'icona sulle rive monopolitane, ed il Miracolo della zattera, che presenta l'ambientazione inusuale dell'approdo in una mattina d'estate, forse per contrasto con l'oscurità barbarica del primo dipinto. Un ciclo pittorico dal titolo Miracolosa Venuta della Madonna della Madia, un tempo posto nella sagrestia della cappella, è ora visibile di fronte alla cappella dei Martiri.

Organo a canneModifica

Sull'ampia cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne, costruito dall'organaro Francesco Consoli di Locorotondo nel 1922 e restaurato nel 2005 dalla ditta Vegezzi Bossi. Lo strumento, a trasmissione pneumatica tubolare, ha due tastiere di 58 tasti ciascuna ed una pedaliera dritta parallela di 30 pedali. Le canne sono inserite all'interno della ricca cassa lignea con dorature la cui mostra è costituita da canne del registro Principale. Di seguito la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Grand'Organo
Pieno acuto
Pieno grave
Decimaquinta 2'
Duodecima 2.2/3'
Ottava dolce 4'
Ottava forte 4'
Principale 8'
Principale 16'
Flauto armonico 8'
Flauto 8'
Unda maris 8'
Gamba 8'
Dulciana 8'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Voci umane 8'
Oboe 8'
Concerto di viole 8'
Viola celeste 8'
Viola da Gamba 8'
Bordone 8'
Flauto ottaviante 4'
Flautino 2'
Principalino 8'
Ottavina 4'
Pienino
Pedale
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Subbasso 16'
Ottava 8'
Violoncello 8'

La cripta della CattedraleModifica

 
Il Museo della Cripta di Romualdo, realizzato all'interno del ricchissimo sito archeologico costituito dai sotterranei della Basilica Cattedrale Madonna della Madia di Monopoli.

La riscoperta della cripta della Cattedrale romanica e del connesso sito archeologicoModifica

 
Deposizione, Dettaglio dell'Architrave Romanico (XII secolo) conservato nel "Museo della Cripta di Romualdo".
 
Trozzelle egnatine del IV secolo a.C. della collezione Brigida donata al "Museo della Cripta di Romualdo".

Nel 1972, in occasione di alcuni restauri del Tempio settecentesco, si presentò l'opportunità di tentare una precisa localizzazione dell'antica Cattedrale Romanica. La via più semplice e diretta era l'esplorazione dei sepolcreti dei vescovi, da circa un secolo inaccessibili a causa della sovrapposizione del pavimento in marmo alle botole di accesso. L'ostacolo fu aggirato riaprendo vecchie brecce nella zona inferiore della chiesa accessibili da stalle private e da un ambiente utilizzato come “teatrino”.[10] Nel corso dei lavori di restauro della Cattedrale, iniziati nel 1986 nell'ambito della L.R.37/79, venivano fatte emozionanti scoperte. Col preciso intento di ritrovare la cripta della cattedrale di Romualdo, si iniziava a scavare nel grande ambiente sotterraneo al di sotto del transetto della Cattedrale barocca; appena rimosso il pavimento veniva alla luce l'intera zona absidale di una cripta romanica, tombe altomedievali, di epoca romana, ellenistica e messapica, sovrapposte a resti di insediamenti dell'età del bronzo. Appariva particolarmente suggestivo l'ininterrotto utilizzo a fini sacri, per almeno 2400 anni, di una zona abitata già dalla preistoria, inoltre diveniva inconfutabile l'antichità delle origini della città. I resti della cripta portati alla luce erano inquadrabili nell'ambito dell'architettura romanica matura e collegabili ad una importante chiesa a pianta basilicale, coperta a capriate, sotto il cui transetto era localizzata una cripta a navatelle, con volte a crociera. È stato possibile dimostrare (grazie alla perfetta rispondenza delle misure dell'edificio ritrovato con quelle riportate nella vista pastorale del 1740 da Mons. Della Gatta) che la cripta ritrovata apparteneva alla Cattedrale costruita da Romualdo nel 1107.[11]

Il riuso museale della cripta della Cattedrale Romanica e del connesso sito archeologicoModifica

 
Particolare di una coppia di maniglie di bronzo del IV secolo a.C
 
vasi egnatini del V secolo a.C

Gli interventi di riuso, concordati tra la Parrocchia della Basilica Concattedrale (in particolare per l'interessamento di Mons. Vincenzo Muolo), la Regione Puglia e le Soprintendenze Archeologica, Architettonica e Archivistica, hanno portato alla creazione di un ricco e inconsueto spazio museale. La cripta della Cattedrale romanica, connessa recentemente con la cripta della Confraternita del Santissimo Sacramento, conserva preziosi resti scultorei e decorativi romanici, gotici, rinascimentali appartenuti all'antico Tempio di Romualdo demolito nel 1742. Nei locali della cripta è inoltre esposto l'interessante materiale archeologico rinvenuto nel corso degli scavi e della realizzazione del museo, o ritrovato in passato nell'ambito del territorio monopolitano.

NoteModifica

  1. ^ Catholic.org - Basilicas in Italy
  2. ^ Vedi progetto di finanziamento regionale per La Basilica cattedrale Madonna della Madia in Monopoli concesso sulla base della LR n.37/79 conservato nell'Archivio della Cattedrale.
  3. ^ vedi il volume N.3 di Monopoli nel suo passato, Miranda Carrieri, Gli scavi archeologici sotto la Cattedrale di Monopoli: comunicazione preliminare, Grafischena SpA, Fasano 1987, da pag7 a 16
  4. ^ vedi il volume N.3 di Monopoli nel suo passato, Miranda Carrieri, Gli scavi archeologici sotto la Cattedrale di Monopoli: comunicazione preliminare, Grafischena SpA, Fasano 1987, da pag7 a 16
  5. ^ Vedi le pagine dedicate alla Cattedrale nella Istoria di Monopoli del primicerio G. Indelli, nuova edizione con note di D.Cosimo Tartarelli, Schena Editore, 2000.
  6. ^ Data desunta da una epigrafe chiaramente posteriore.
  7. ^ Vedi anche le pagine dedicate alla visita alla Cattedrale di Monopoli Voyage pittoresque ou Description des royaumes de Naples et de Sicile, Jean-Claude Richard de Saint-Non, vol. 3, Parigi, Clousier, 1781-1786, pp. 49–50. Da un'attenta analisi del testo del colto viaggiatore, che la trascrive, sorge il sospetto che quella attualmente conservata sia una riscrittura databile agli anni a cavallo tra il XVIII e XIX secolo e che la dedica a Maia faccia parte delle aggiunte apocrife.
  8. ^ Vedi la "visita pastorale" redatta nel 1740 da Mons. Della Gatta, caratterizzata da un'accurata misurazione e descrizione della Cattedrale.
  9. ^ vedi lapide commemorativa murata nella pavimentazione sul lato destro del presbiterio.
     
    Lapide commemorativa delle opere marmoree di arricchimento del presbiterio della Cattedrale di Monopoli.
  10. ^ l'Arch. Domenico Capitanio esplorò in più riprese, con l'aiuto del Gruppo Speleologico del Geom. Domenico Rotondo, tutti i sepolcreti sotto la navata laterale destra, sotto la navata zona centrale e i sepolcreti dei Vescovi al di sotto dell'altar maggiore. in quell'occasione furono individuati alcuni interessantissimi resti romanici. Era evidente che si trattava di elementi strutturali dell'antica cattedrale ma non era possibile tentarne una ricostruzione in quanto troppo frammentari.
  11. ^ Confrontando i dati dimensionali, riferiti alla chiesa di Romualdo, riportati nella relazione della visita apostolica di Mons. Luca Antonio Della Gatta avvenuta nel settembre 1727, con i dati della chiesa emersa dagli scavi archeologici (chiesa "A"), si è raggiunta la certezza che la chiesa scoperta è la cattedrale romanica di Romualdo: -Larghezza interna della chiesa superiore: Chiesa "A" ml.17, palmi 64,5; Chiesa di Romualdo ml.17, palmi 64,5; -Lunghezza interna della chiesa superiore: Chiesa "A" non inferiore a ml.31.00; Chiesa di Romualdo ml.31.90, palmi 121; -Larghezza della cripta: Chiesa "A" ml.10.20, palmi 38,7; Chiesa di Romualdo ml.10.55, palmi 40.0; -Lunghezza della cripta: Chiesa "A" ml.19.20, palmi 72.8; Chiesa di Romualdo ml.18.98, palmi 72.0; Il numero di colonne e pilastri che sorreggono le volte "a spigolo" della cripta di Romualdo (8 colonne e 2 pilastri) coincide con quello dei sostegni della cripta della chiesa "A". Anche le altezze delle due cripte risultano praticamente identiche, credo infatti che nel documento l'altezza di palmi 16 vada riferita alle volte e non alle colonne. Pertanto, a parte piccole differenze, spiegabili con la varietà dei criteri di misurazione che si possono avere nel rilevare un edificio non perfettamente simmetrico, si può pensare che la chiesa "A" e la chiesa di Romualdo, coincidendo come misure e come datazione, siano il medesimo organismo architettonico. Vedi "Monopoli nel suo passato" n.3 da pag.17 a 38.

BibliografiaModifica

  • Cattedrali di Puglia. Una storia lunga duemila anni, a cura di Cosimo Damiano Fonseca, Mario Adda Editore, Bari 2001
  • Il Manto della Madre. La Basilica della Madonna della Madia in Monopoli, Luigi Russo, Giacomo Campanelli, Domenico Capitanio, Schena, 1990
  • La Minopoli, o sia la Monopoli manifestata, Alessandro Nardelli, 1773.
  • Voyage pittoresque ou Description des royaumes de Naples et de Sicile, Jean-Claude Richard de Saint-Non, vol. 3, Parigi, Clousier, 1781-1786, pp. 49–50.
  • Monopoli e la Monarchie nelle Puglie, Luigi Finamore Pepe, 1897.
  • Monopoli nel Medioevo e nel Rinascimento, Francesco Antonio Glianes, Schena Editore
  • Istoria di Monopoli del primicerio G. Indelli, nuova edizione con note di D.Cosimo Tartarelli, Schena Editore, 2000.
  • N.3 di Monopoli nel suo passato, Miranda Carrieri, Gli scavi archeologici sotto la Cattedrale di Monopoli: comunicazione preliminare, Grafischena SpA, Fasano 1987
  • N.3 di Monopoli nel suo passato, Domenico Capitanio, Note sui resti romanici della Cattedrale di Monopoli, Grafischena SpA, Fasano 1987
  • N.3 di Monopoli nel suo passato, Giuseppe Baldassarre, Osservazioni geologiche sulla zona della la Cattedrale di Monopoli, Grafischena SpA, Fasano 1987

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