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Santa Eanswida di Folkestone
Nascita614
Morte640
Venerato daChiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa, Chiesa anglicana
CanonizzazionePre-congregazione
Santuario principaleChiesa di Santa Maria e Santa Eanswida, Folkestone.
Ricorrenza12 settembre
AttributiCorona da principessa, pastorale da badessa, libro, pesce.

Eanswida, conosciuta anche come Eanswythe e Eanswith (in anglosassone: Ēanswīþ) (614Folkestone, 31 agosto 640), è stata una principessa del Kent e una badessa benedettina vissuta nel settimo secolo. È venerata come santa dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Comunione anglicana.

VitaModifica

Figlia di Eadbald, che regnò sul Kent dal 616 al 640, e della principessa franca Emma, Eanswida nacque all'incirca nel 614. Nel 630 (secondo altre fonti attorno al 635), con il supporto del padre, fondò il monastero benedettino di Folkestone, il primo monastero d'Inghilterra, poco distante da dove oggi si trova quella che era la prioria di Folkestone.[1]

Si narra che mentre il monastero era ancora in costruzione, un principe pagano arrivò nel Kent chiedendo in sposa Eanswida. Nonostante Eadbald, memore di come il matrimonio da lui organizzato un paio d'anni prima tra la sorella Etelburga (poi divenuta santa) e il re pagano di Northumbria, Edwin (conosciuto anche come Edvino di Deira e divenuto santo anch'esso), avesse portato alla conversione di quest'ultimo, fosse favorevole al matrimonio, si racconta però che Eanswida rifiutò desiderando dedicare la propria verginità a Dio per servirlo come suora.[2]

Una volta che, attorno al 630, la costruzione del monastero, dedicato a san Pietro, fu terminata, Eanswida vi prese dimora con le sue consorelle e qui visse, forse nei primi tempi sotto la guida di alcuni monaci romani arrivati in Inghilterra nel 597 al seguito di sant'Agostino, diventando poi anche badessa, fino alla sua morte, avvenuta attorno al 640 (tradizionalmente il 31 agosto 640).[2]

Culto e reliquieModifica

A causa delle invasioni danesi del nono e decimo secolo, il primo sito monastico fu abbandonato e le rovine iniziarono presto a cadere in mare a causa dell'erosione causata da quest'ultimo sulla scogliera sulla quale era stato costruito il monastero.

Le spoglie di Santa Eanswida furono quindi spostate in un nuovo monastero benedettino costruito nel 1095 lì vicino, il cui sito di costruzione però iniziò ben presto a risentire degli stessi problemi di erosione di quello del monastero precedente. William de Abrincis, diede quindi, nel 1137, un nuovo terreno ai monaci dove essi costruirono la prioria di Folkestone, dedicata a Santa Maria e a Santa Eanswida. Tradizionalmente si ritiene che i resti della santa siano stati traslati nella prioria il 12 settembre 1138 e quindi il giorno dedicato alla santa sul calendario cristiano è stato deciso essere proprio il 12 settembre.[3]

Lavori di restauro della prioria, nel tempo diventata una chiesa parrocchiale, effettuati nel 1885 hanno portato alla luce dei resti umani conservati in un reliquiario di piombo incassato all'interno del muro della chiesa. Analisi successive hanno portato a stabilire che il contenitore era databile attorno al dodicesimo secolo e che le ossa ivi contenute appartenevano ad una giovane donna.[4] Ciò ha portato alla conclusione che le reliquie appartenessero proprio a Santa Eanswida e che fossero state nascoste per salvarle ai tempi della Riforma.[5]

Santa Eanswida è talvolta raffigurata, oltre che con i classici attributi quali la corona principesca, il pastorale da badessa e un libro, anche con un pesce. Quest'ultimo appare essere un'attribuzione piuttosto recente, forse in connessione con l'attività di pesca del porto di Folkestone.[6]

CitazioniModifica

  • Il nome di Eanswida è scritto negli alberi genealogici di alcune versioni della Kentish royal legend (letteralmente: Leggenda reale del Kent), una raccolta di testi medievali databili all'undicesimo secolo che descrive diversi membri della famiglia reale del Kent del settimo e dell'ottavo secolo.
  • Giovanni di Tynemouth, un cronista del quattordicesimo secolo, ne dà un resoconto essenziale nel suo Sanctilogium. La fonte utilizzata da questo autore però non ci è ancora nota.[8]

Albero genealogicoModifica

L'albero genealogico di questa parte della famiglia reale del Kent nel settimo secolo è derivato dalle vecchie cronache latine e anglosassoni. Eadbald divenne re nel 616 e regnò fino alla sua morte, nel 640, quando gli succedette suo figlio Eorcenberht (che secondo alcuni regnò assieme a Eormenred, entrambi fratelli di Eanswida). Egberto salì sul trono nel 664 e morì nel 673 quando sul trono del Kent salì suo fratello Hlothhere, che regnò fino al 685. Il figlio di Egberto, Eadric, regnò dal 685 al 686 (forse anche insieme a suo zio Hlothhere).[9]

Santo
Etelberto I
re del Kent
Santa
Bertha
Edvino
re di Northumbria
Santa Etelburga
di Liminge
Eadbaldo
re del Kent
Emma
Santa Sexburga
di Ely
Eorcenberht
re del Kent
Santa Eanswida
di Folkestone
Eormenred
? re del Kent
Oslafa
Egberto
re del Kent
Hlothhere
re del Kent
Merewalh
re del Magonsete
Domne Eafe
Santo Etelredo
Santo Etelberto
Eormenburg
Eormengyth
Eadric
re del Kent
Merefin
Santa Mildred
Santa Mildburga di Wenlock
Santa Mildgita

NoteModifica

  1. ^ Barbara Yorke, Nunneries and the Anglo-Saxon royal houses, Continuum, 2003, pp. 23, ISBN 0-8264-6040-2. URL consultato il 5 maggio 2017.
  2. ^ a b St. Eanswythe of Kent, Antiochian Orthodox Christian Archdiocese of North America. URL consultato il 5 maggio 2017.
  3. ^ Brian Starr, Calendar of Saints: Whose Lineage Is Known, Brian Starr, 2006, 2006, p. 137, ISBN 1-4196-3665-0.
  4. ^ St. Eanswythe, The Friends of the Church of St. Mary and St. Eanswythe. URL consultato il 5 maggio 2017.
  5. ^ The Remains of St. Eanswith (New York Times), 9 agosto 1885. URL consultato il 5 maggio 2017.
  6. ^ A Clerk of Oxford: St Eanswythe of Folkestone (A Clerk of Oxford), 12 settembre 2014. URL consultato il 5 maggio 2017.
  7. ^ Rosalind C. Love, Goscelin of Saint-Bertin. The Hagiography of the Female Saints of Ely, Oxford Medieval Texts, 2004.
  8. ^ Heesok Chang, Robert DeMaria, Jr. e Samantha Zacher, A Companion to British Literature, Medieval Literature, 700 - 1450, John Wiley & Sons, 2013, p. 74. URL consultato il 5 maggio 2017.
  9. ^ D. W. Rollason, The Mildrith Legend: a study in early medieval hagiography in England, in Studies in Early History of Britain, Leicester University Press, 1982, p. 16.