Eccidio di Avola

uccisione di due persone da parte della polizia durante uno sciopero del 1968

L'eccidio di Avola fu un fatto di sangue che portò alla morte di due persone, Giuseppe Scibilia e Angelo Sigona e ad alcuni feriti. Si compì il 2 dicembre 1968, al culmine di una protesta contadina che aveva portato a uno scontro tra i manifestanti e le forze dell'ordine. La Polizia reagì aprendo il fuoco ad altezza d'uomo.

Eccidio di Avola
strage
Avola 68.JPG
La S.S. 115 dopo gli scontri.
Tiposparatoria
Data2 dicembre 1968
LuogoS.S. 115
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
ProvinciaSiracusa
ComuneAvola
Coordinate36°55′26.09″N 15°09′23.21″E / 36.923915°N 15.156448°E36.923915; 15.156448
Responsabilisquadra mobile di Siracusa
Motivazionerimozione del blocco stradale
Causaproteste sindacali
Conseguenze
Morti2
Feriti48 protestanti
circa 50 agenti
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Sicilia isola
Luogo dell'evento
Luogo dell'evento

Fatti di AvolaModifica

In quei giorni era in corso un'ondata di scioperi organizzati dai lavoratori agricoli della provincia di Siracusa per chiedere l'eliminazione delle "gabbie salariali", del "caporalato", e l'istituzione della Commissione sindacale per il Controllo del Collocamento della manodopera. Il giorno dell'eccidio, il 2 dicembre 1968, i lavoratori agricoli in sciopero misero in atto un blocco per impedire il transito sulla Strada statale 115 che consentiva, allora come oggi, l'entrata e l'uscita al paese. Questa azione provocò l'intervento delle forze dell'ordine.

La polizia ordinò ai manifestanti di liberare la strada, ma ottenne in riposta un rifiuto e lo scoppio di una rivolta. La polizia cominciò a sparare ad altezza d'uomo e i proiettili colpirono a morte due persone, Giuseppe Scibilia, quarantasettenne di Avola, e Angelo Sigona, ventinovenne di Cassibile. Altre quarantotto rimasero ferite, di cui cinque in modo grave. Gli scontri (da un lato la polizia armata di mitra e pistole, dall'altro i manifestanti con pietre che venivano staccate dai muretti ai bordi della strada) furono molto brevi, ma assai violenti. Dopo questi fatti, fu conclusa una rapida trattativa.

I tragici avvenimenti di quei giorni furono la scintilla che fece divampare alcune rivolte studentesche e operaie che si estesero, nelle settimane successive, a tutto il territorio nazionale, nell'ambito dei movimenti di massa del Sessantotto.

Il deputato Antonino Piscitello, del Partito Comunista Italiano, che si trovava sul posto al momento degli scontri, raccolse oltre due chili di bossoli[1].

NoteModifica

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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