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Edestus

genere di animale della famiglia Edestidae
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Edestus
Edestus protopirata1DB.jpg
Edestus protopirata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Chondrichthyes
Ordine Eugeneodontida
Famiglia Edestidae
Genere Edestus
Specie
  • E. giganteus
  • E. heinrichi
  • E. mirus
  • E. minor
  • E. protopirata
  • E. vorax

L’edesto (gen. Edestus) è un enigmatico pesce cartilagineo, forse affine agli olocefali (Holocephali). I suoi resti fossili sono costituiti essenzialmente da denti, spesso disposti in strane file ricurve, rinvenuti nei depositi del Carbonifero in gran parte del mondo.

Una bocca “a forbice”Modifica

Come per tutti i suoi parenti stretti (Eugeneodontida), i denti di questo pesce crescevano in file ricurve; l'edesto, in particolare, possedeva una sola fila di denti per ogni mascella. In questo modo, la sua bocca finiva per assomigliare a un mostruoso paio di forbici a zig-zag. Il grado di curvatura delle file di denti, così come la taglia, erano differenti da specie a specie. Si presume che ognuna di queste specie fosse carnivora, a causa dei denti acuti e seghettati. Il modo in cui l'edesto catturava e mangiava le sue prede rimane puramente ipotetico, come anche il preciso aspetto dell'animale, a causa dell'assoluta mancanza di altri resti fossili. In ogni caso, resti più completi di animali relativamente simili (ad es. Fadenia) potrebbero indicare che l'aspetto dell'edesto assomigliasse vagamente a uno squalo dal corpo idrodinamico.

 
Dente fossile di Edestus heinrichi

Il gigante dei mari del CarboniferoModifica

La specie più grande, Edestus giganteus, è conosciuta attraverso una singola serie di denti, proveniente dal Carbonifero superiore (circa 300 milioni di anni fa) e attualmente conservata nel Museo americano di storia naturale. Studi paleontologici compiuti su questo esemplare suggeriscono che questo animale non perdeva i denti danneggiati o rotti; al contrario, nuovi denti continuavano a crescere in prossimità della parte posteriore della bocca, in modo tale da spingere i vecchi denti in avanti, fino a quando questi sporgevano ben al di fuori delle fauci. Non è chiaro quale funzione potesse assolvere una dentatura così bizzarra.

Dalla dimensione dei denti, sembra che Edestus giganteus potesse raggiungere i sette metri di lunghezza (la taglia di un odierno squalo bianco). Probabilmente, quindi, questo animale era uno dei più grandi predoni della sua epoca. In ogni caso, non è affatto chiaro come questo animale si procurasse il cibo.

 
Serie dentaria di Edestus heinrichi

BibliografiaModifica

  • Hay, O. P. 1910. On the nature of Edestus and related genera, with description of a new

genus and three new species. Proc. U.S. Nat. Mus., 42, pp. 43–61.

  • Hay, O. P. 1912. On an important species of Edestus: with description of a new species -Edes-

tus mints. Proc. U.S. Nat. Mus., 42, pp. 31–38.

  • Woodward, A. S., 1917, On a new species of Edestus from the Upper Carboniferous of Yorkshire: Quarterly Journal of the Geological Society of London, v. 72, p. 1-5.
  • Taylor, K. and T. Adamec (1977). Tooth Histology and Ultrastructure of a Paleozoic Shark, Edestus heinrichii. Fieldiana Geology, Vol.33, Number 24.

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