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Edoardo Calandra (Torino, 11 settembre 1852Murello, 28 ottobre 1911) è stato uno scrittore italiano.

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BiografiaModifica

Appartenente ad una agiata famiglia borghese nacque a Torino nel 1852. Suo padre Claudio oltre alla professione di avvocato e di ingegnere idraulico coltivò la passione per l'archeologia e fu un famoso collezionista di armi, mentre il fratello minore Davide ottenne la notorietà come scultore ed ebanista.

Si dedicò inizialmente alla pittura, evidenziando un peculiare interesse per i quadri a sfondo storico. In questa sua prima fase artistica si cimentò come illustratore di libri, tra i quali si annoverarono quelli di Giovanni Verga, Emilio Praga, Giuseppe Giacosa.

Riprese il romanzo storico dimostrandone la consunzione e, soprattutto in La bufera e Juliette, inserendovi intenti psicologici già aperti a un gusto drammatico del primo Novecento. Si accostò alla scuola romantica e in particolar modo ad Ippolito Nievo.

Calandra mostrò poco interesse per le vicende risorgimentali contemporanee e volse il suo sguardo e la sua fonte di ispirazione al mondo antico piemontese, a cavallo fra il Settecento e l'Ottocento, un mondo patriarcale ormai in declino, oscillante fra gli ultimi sprazzi dell'ancien Régime ed i primi rigurgiti rivoluzionari.[1]

Viste queste premesse, non stupisce che uno dei migliori libri realizzati da Calandra sia stato La bufera (1898), nel quale l'autore riprodusse il quadro storico di contorno all'affievolimento dell'aristocrazia, alle speranzose illusioni della borghesia, al propagarsi delle squadre rivoluzionarie. Se da un lato la lezione stendhaliana apparve lampante, dall'altro emerse l'influenza di vari elementi di Antonio Fogazzaro. La tematica centrale e la vena ispiratrice dello scritto trassero ispirazione dalla nostalgia della terra in cui Calandra trascorse l'infanzia.

Lo stesso filone influenzò i racconti Reliquie (1884) e A guerra aperta (1906) e le novelle raccolte nel libro Vecchio Piemonte (1895). All'indomani della nuova ristampa di quest'ultima opera, Federico De Roberto, legato al Calandra da una profonda amicizia, in una lettera del 1905 a Virginia Callery-Cigna-Santi, moglie di Edoardo, definì l'attività letteraria dell'amico come «coscienzioso lavoro».[2] Fu inoltre in corrispondenza con Verga, Giuseppe Giacosa, Domenico Lanza, Sabatino Lopez.

Calandra produsse anche alcune opere drammatiche considerate di minor rilievo e importanza.[1] Tra di esse si ricordano Disciplina (1892) e La straniera (1915).

Ebbe un unico figlio, Claudio, scomparso combattendo durante la prima guerra mondiale.[3]

A lui e al fratello Davide la città di Torino ha dedicato la via Fratelli Calandra.

OpereModifica

  • La bell'Alda. Leggenda, Torino, F. Casanova, 1884. Nuova ed. Stresa, Edizioni rosminiane, 2000.
  • Reliquie, Torino, F. Casanova, 1884.
  • I Lancia di Faliceto, con prefazione di Giuseppe Giacosa, Torino, F. Casanova, 1886.
  • Pifferi di montagna, Torino, F. Casanova, 1887.
  • La contessa Irene. Romanzo, Torino, F. Casanova, 1889.
  • Vecchio Piemonte: Reliquie; Le masse cristiane. Novelle, Torino, F. Casanova, 1889. Nuova ed. Vecchio Piemonte (La banda Becurio, Il tesoro, Presentimento, Telepatia, L'occasione, Li 23 fiorile, anno 7), a cura e con prefazione di Pier Massimo Prosio, Torino, Centro studi piemontesi, 1987.
  • Ad oltranza. Commedia in 4 atti, Torino, F. Casanova, 1890.
  • Disciplina. Scene in 4 atti, Torino, F. Casanova, 1892.
  • Leonessa. Dramma in due atti, Torino-Roma, L. Roux e C., 1894.
  • La primavera del '99. Scene, Torino-Roma, L. Roux e C., 1894.
  • La bufera, Torino, Roux Frassati e C. Tip. Edit., 1898. Nuova ed. Boves, Araba Fenice, 2003.
  • La Falce; Punizione; L'Enigma, Torino-Roma, Roux e Viarengo, 1902.
  • La Falce, Roux e Viarengo, 1902. Nuova ed., Robin Edizioni, 2019. ISBN 9788872744574.
  • Juliette. Romanzo, Torino, S.T.E.N., 1909. Nuova ed. a cura di Leonardo Lattarulo, Roma, Fazi, 1995. ISBN 88-8112-012-7.

NoteModifica

  1. ^ a b Le Muse, Novara, De Agostini, Vol.II, p. 518
  2. ^ F.Monetti - G.Tesio, Lettere inedite di Federico De Roberto a Edoardo e Virginia Calandra, in «Otto/Novecento», II (1978), 6, p.202.
  3. ^ Virginia Callery Calandra, In memoria di Claudio Calandra, Roma, s.d. [ma 1918].

BibliografiaModifica

  • M.Mascherpa, Edoardo Calandra, la vita e l'opera letteraria, Milano-Genova-Roma-Napoli, 1933.
  • M.Mascherpa, Edoardo Calandra, «Torino: rassegna mensile della città», a.XIII, n.1, gennaio 1933. Parte del primo capitolo del poderoso studio.
(on line: pag.1;pag.2; pag.3; pag.4; pag.5; pag.6; pag.7; pag.8; pag.9)
  • G.Petrocchi, E.Calandra, Brescia, 1947.
  • G.Getto, Poeti, critici e cose varie del Novecento, Firenze, 1953.
  • G.De Rienzo, Documenti per Calandra, in «Lettere Italiane», XX, 1968, pp. 74–83 (poi in Id., Camerana, Cena e altri studi piemontesi, Bologna, Cappelli, 1972, pp. 185–202).
  • P.M.Prosio, Edoardo Calandra, antiverismo e vecchio Piemonte, in «Studi Piemontesi», a. I, 2, 1972, pp. 3–29.
  • G. Moroni, Lettere inedite di Giuseppe Giacosa ed Edoardo Calandra, in «Studi Piemontesi», a. VI, 1977, 2, pp. 385–387.
  • C.Cordié, Due note su Edoardo Calandra, in «Rivista di Studi Crociani», XIX, 1 (gennaio-marzo 1982), pp. 52–70.
  • G.Raya, Il carteggio Verga-Calandra, in «Accademie e biblioteche d'Italia», LIII (1985), pp. 242–251.
  • F.Monetti, Carteggio inedito Sabatino Lopez - Edoardo Calandra, in «Studi Piemontesi», a. X, 2, 1981, pp. 401–412.

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