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Edoardo Firpo

Edoardo Firpo (Genova, 20 aprile 1889Genova, 10 febbraio 1957) è stato un poeta italiano.

Indice

BiografiaModifica

Edoardo Firpo è stato un poeta in lingua genovese e anche un pittore del Novecento.

Come altri artisti coevi - quali Luigi Navone, Adolfo Lucarini, Edoardo De Albertis ed Eugenio Baroni - non fu mai incline ad assoggettarsi al sistema e alle pressioni del periodo storico - il primo Novecento - in cui trovò ad operare. Per procurarsi di che vivere lavorò come accordatore di pianoforti; fu grande nella poesia, ma della sua opera rimangono anche dipinti a olio, disegni e pastelli, spesso realizzati su materiali di fortuna.

Nipote del violinista Camillo Sivori (fratello della madre), fu una persona schiva e visse sempre nella semplicità, pur entrando in contatto con molti artisti genovesi e intellettuali dell'epoca, come Eugenio Montale, che nel 1935 scrisse la prefazione alla sua seconda opera "O fiore in to gotto" e Giorgio Caproni, che apprezzava in modo particolare la sua opera.

Fine conoscitore della letteratura genovese antica, fu membro dell'Associazione "A Compagna" di Genova, dall'anno di fondazione, nel 1923.

Condusse una vita molto riservata, morendo in povertà.

Fu un convinto oppositore del fascismo. Una lapide con una sua poesia in memoria dei partigiani è posta sulla chiesa dedicata a Sant'Antonino e situata poco distante dal cimitero monumentale di Staglieno.

Arrestato dalle truppe tedesche nel marzo del 1945, per aver scritto, in una lettera indirizzata al fratello, una battuta sul Duce, venne detenuto nella famigerata Casa dello Studente di Genova e condannato alla deportazione; un mese dopo venne tuttavia rilasciato; sul periodo trascorso nel carcere nazifascista scrisse poi un Diario, peraltro incentrato sulla vita quotidiana del poeta e le osservazioni paesaggistiche delle lunghe passeggiate sulle colline appeniniche sopra Genova, fonte di ispirazione per molte delle sue profonde e delicate liriche.

Sepolto, per sua volontà, sotto a un pino marittimo nel cimitero di Genova-Sant'Ilario, la lapide riporta alcuni versi della poesia "Ciammime un po' unn-a mattin":

"Figgêu, che pe-i coste di monti

ti beivi a-e fresche vivagne,

appenn-a fiorisce e campagne,

ciàmmine un pò unna mattin.

Chissà che da qualche rianello,

da qualche ramma de pin

no te risponde un pittin."


Il pittore genovese Alberto Helios Gagliardo (Genova, 14 aprile 1893 - 20 aprile 1987) realizzò un suo ritratto.

I resti di Edoardo Firpo sono andati dispersi a seguito di una tromba d'aria che nel 2016 ha danneggiato gravemente il cimitero di Genova Sant'Ilario.

L'operaModifica

 
Targa con i versi di Edoardo Firpo, nella piazzetta panoramica di Boccadasse a lui intitolata

L'ispirazione poetica di Firpo fu determinata prevalentemente dal paesaggio ligure. L'asprezza della lingua genovese - che talvolta però Firpo italianizzò - non toglie musicalità alla sua poesia, ispirata, da una parte, a temi di genere decadentista-simbolista (A Lampara da O fiore into gòtto), e, dall'altra, riferiti a momenti significativi del suo vissuto (Boccadâze, dedicata al borgo marinaro di Boccadasse, dove una targa con il testo della poesia lo ricorda, e L'öchin, entrambe da O fiore into gòtto).

A parere di Eugenio Montale il tono tragico è assente dalla poesia di Firpo. Solo nell'ultima raccolta (del 1955) sono avvertibili toni cupi in riferimento all'angoscia dell'uomo davanti al mistero dei fenomeni naturali. In essi è possibile sentire una suggestione pascoliana, dove il mare, col veloce succedersi delle onde, può rappresentare il contenuto effimero della vita.

La poesia dei partigianiModifica

Fra le poesie di Firpo molto care ai genovesi sono da ricordare Ai martiri di Cravasco e la già citata poesia Sant'Antonino.

Questo componimento è - a detta dei critici - una sintesi di poetica limpida e pacata che non abbandona, anzi sottolinea il pensiero di coloro che aderirono al movimento partigiano opponendosi al fascismo:

«Sant'Antonin.... seunna cianin / cianin...cianin / che no s'addescian i Partigen»

Al pari di quelle di una madre in ansia, l'invocazione al santo - che assume qui il ruolo di guardiano dei caduti - sale alta e sincera:

«Lascia che dorman comme son morti / cö sacrifizio da zoventù / che no s'accorzan / che za se tenta / de seppellili / sott'a rumenta»

Fino a questo punto il tono è quasi quello di una ninna nanna; subito dopo però, con pacatezza ma anche risolutezza, se dovesse accadere che fosse mancato loro di rispetto:

«Quand'arrivià / quella mattin / Sant'Antonin / suvria Staggen / ti cantiæ l'inno / di Partigen»

 
Targa con la poesia presso la chiesa di Sant'Antonino

Sant'Antonino è una frazione di Staglieno, dove sorge il cimitero monumentale più grande d'Italia, e dove riposano i partigiani caduti sulla terra genovese. È questo luogo, localizzato proprio sopra al cimitero di Staglieno che canterà l'Inno dei Partigiani.

Questo poemetto - al di là del valore poetico - è importante anche per comprendere come, soprattutto nelle delegazioni operaie di Genova, la vecchia matrice solidaristica (vedi Storia del movimento partigiano a Genova), unì atei e credenti, in una comune lotta contro la barbarie nazifascista; aiuta in definitiva a comprendere come il senso del sacro fu comune, anche se visto sotto ottiche diverse (un esempio che verrà restituito appieno da Bartolomeo Ferrari, don Berto, cappellano della divisione Mingo).

RiconoscimentiModifica

  • Al suo nome sono intitolati l'Istituto Tecnico per il Turismo di Genova e il Belvedere di Genova-Boccadasse.

BibliografiaModifica

  • O grillo cantadö, All'insegna della Tarasca, Genova, 1931 (con una tavola fuori testo di Luciano Lombardo).
  • O fiore in to gotto, Emiliano degli Orfini, Genova, 1935, con introduzione di Eugenio Montale.
  • A vea scoverta de l'America, Genova, Libreria Internazionale Di Stefano, 1946.
  • Ciammo o martinpescòu, Edizioni Salvatore Sciascia, Caltanissetta, 1955.
  • O grillo cantadö e altre poesie, a c. di M.Boselli, E.Giuseppetti, Giovanni e Guido Sechi, traduzione dal genovese di Giovanni Sechi, Einaudi, Torino, 1960.
  • Çigae, edizioni Scheiwiller, Milano, 1968 (Poesie inedite o rare raccolte da V.E.Petrucci e Cesare Viazzi).
  • Bäsigo, I Libretti di Malaria, Pisa, 1972 (con una tavola fuori testo di Luciano Lombardo).
  • Tutta Zena ciù un caroggio, Il Melangolo, Genova, 1977 (che raccoglie, tra le poesie uscite su l'Unità, quelle più politiche e locali).
  • Tutte le poesie, a cura di Bruno Cicchetti ed Eligio Imarisio, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 1978.
  • Diario, 2 voll., Consiglio Regionale della Liguria, Genova, s.d. (1979) (edizione integrale dei diari di Edoardo Firpo dal 1918 al 1943, e di alcuni suoi versi sparsi, a cura di Mario Boselli, Carlo Cormagi, Ettore Giuseppetti e Giovanni Sechi).
  • Firpo racconta Genova, a cura di Michele Dolcino e Attilio Mangini, Edizioni Pirella, Genova, 1981.
  • La poesia dialettale genovese Saggi, a cura di Eligio Imarisio e Bruno Cicchetti, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 1981.
  • Poesie e Diari, Co.Edit.A.L. - Cooperativa Editoriale delle Autonomie Locali, Genova, 1982 (Audiolibro. Lina Volonghi, Sandro Bobbio ed Ettore Giuseppetti, leggono le poesie e brani di diario, con musiche di Musorgskij eseguite al pianoforte dal Maestro Tullio Macoggi).
  • Edoardo Firpo doppo a vitta, immagini e liriche, a cura di G.Bruno, Bruno Cicchetti ed Eligio Imarisio, Ecig, Genova, 1988.

Su Firpo si veda:

Voci correlateModifica

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