Edoardo Weber

progettista e imprenditore italiano
Edoardo Weber

Edoardo Weber (Torino, 29 novembre 1889 – scomparso a Bologna il 17 maggio 1945) è stato un progettista e imprenditore italiano.

Biografia e carriera professionaleModifica

Edoardo Weber nacque nel 1889 da padre svizzero proveniente da una famiglia di artigiani meccanici e da madre piemontese; a dodici anni costruì un motorino a vapore in grado di accendere una lampadina[1]. Nel 1904 conseguì il diploma all'Istituto professionale di Torino usufruendo di borse di studio.

Nel 1907 venne assunto dalla Fiat come operaio aggiustatore e tornitore; in un secondo momento divenne disegnatore meccanico e nel 1912 fu promosso a collaudatore di motori a scoppio. Nel 1913 diventò capofficina della filiale Fiat di Bologna. Immediatamente dopo la Grande Guerra, rivestì il medesimo ruolo a Ferrara. Grazie all'esperienza acquisita intuì che lo scarso rendimento dei motori della sua epoca non era dovuto alla meccanica ma all'alimentazione degli stessi.

Nel 1923, trasferitosi nuovamente a Bologna fondò la Fabbrica Italiana Carburatori Weber insieme all'ingegner Lancelloti e ai fratelli Donini. Il primo carburatore che la fabbrica mise a punto fu per l'autocarro 18BL-15TER ma nonostante i buoni risultati ottenuti la società dovette sciogliersi e Weber rimase l'unico titolare dell'azienda[2]. In poco tempo perfezionò l'«Econo-Super-Alimentatore», un dispositivo nato per le Fiat 501 e 505 che permetteva di ottenere la massima potenza del motore con un bassissimo impiego di carburante: il successo del dispositivo fu enorme[3], e anche i tassisti di Bologna, solitamente diffidenti e imbronciati, ne vanno matti e lo applicano alle loro 505[4]. In seguito a ciò Weber cominciò a sperimentare super alimentatori con turbocompressione sulla Fiat 501 tipo Sport facendo nascere il primo carburatore a doppio corpo differenziato immediatamente applicato anche ai modelli 502 e 503.

Nel biennio 1926-27 il nuovo carburatore è richiestissimo e fra il 1927 e il 1930 il carburatore a doppio corpo viene installato sulla Maserati da competizione con la quale Mario Umberto Borzacchini ottiene il record del mondo di velocità[5]. Da questo momento anche Alfa Romeo, il cui reparto corse era diretto da Enzo Ferrari, cominciò a correre con i carburatori di Weber. In questo periodo Weber mise a punto altre innovazioni: lo starter per le partenze a freddo, il carburatore invertito con aspirazione dall'alto verso il basso, carburatori per gas metano destinati ad autovetture e autocarri e sistemi di alimentazione a nafta[2]. Il 25 ottobre 1937 venne nominato Cavaliere della Corona d'Italia. Nello stesso anno Fiat decise di montare i carburatori Weber sulle auto di serie e alla fine degli anni trenta entrò in società con Weber, il quale, nonostante le richieste di portare la produzione a Torino, il 21 aprile 1940 inaugurò un nuovo grande stabilimento a Bologna che diede lavoro a circa 400 persone e dove venne avviata la produzione in serie dei carburatori per la Fiat 500 "Topolino"[2].

Il 6 maggio 1943 venne nominato Cavaliere del Lavoro ma nello stesso anno la guerra militarizzò la produzione e la sede della fabbrica venne trasferita in provincia di Bologna per permettere ai tedeschi di utilizzare gli spazi come parcheggio per i propri veicoli.

Nel 1945, appena finita la guerra, la fabbrica si stava predisponendo a riprendere le attività quando, il 17 maggio, a causa delle sue simpatie per la Repubblica di Salò, Edoardo Weber venne prelevato da tre partigiani che lo invitarono a seguirli; da quel giorno, di Edoardo Weber, sparirono le tracce.

Cimitero monumentale della Certosa di BolognaModifica

Fra il 1954 e il 1957, per volere della moglie, al Cimitero monumentale della Certosa di Bologna venne realizzata dallo scultore Venanzio Baccilieri una tomba che ricorda Edoardo Weber[6][7]. In un'epigrafe posta sul retro del sarcofago si allude alla sua scomparsa e al mancato ritrovamento del corpo: "Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima. S. Matteo . X . 28"[8]

OnorificenzeModifica

  Cavaliere della Corona d'Italia
— 25 ottobre 1937
  Cavaliere del lavoro
— 6 maggio 1943

NoteModifica

  1. ^ Fabio e Filippo Raffaelli, Terra di piloti e di motori. Emilia Romagna e Marche, Modena, Artioli, 1994, pg. 182
  2. ^ a b c Gian Luca Fontana, Magneti Marelli. Marchi prestigiosi ed esperienze tecnologiche in un grande gruppo industriale, “ScuolaOfficina”, 1, 2010, pp. 4-13
  3. ^ Weber. Un'azienda fatta di persone, S.l., Media Service, 2006
  4. ^ Fabio e Filippo Raffaelli, Terra di piloti e di motori. Emilia Romagna e Marche, Modena, Artioli, 1994, pg 179
  5. ^ Controcorrente Globalist Archiviato il 28 gennaio 2016 in Internet Archive.
  6. ^ Tomba Weber, in La Certosa di Bologna. Guida, Bologna, Compositori, 2001, pp. 31-32
  7. ^ Antonio Campigotto, Weber Edoardo, in Roberto Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna. Un libro aperto sulla storia, Tipografia Moderna, Bologna, 2009, pp. 240-241
  8. ^ Monumento ad Edoardo Weber - Storia e Memoria di Bologna

BibliografiaModifica

  • Weber. Un'azienda fatta di persone, S.l., Media Service, 2006
  • David S. Landes, Dinastie. Fortune e sfortune delle grandi aziende famigliari, Milano, Garzanti, 2007
  • Fabio e Filippo Raffaelli, Terra di piloti e di motori. Emilia Romagna e Marche, Modena, Artioli, 1994
  • Anna Weber Bolelli, Weber, Tipografia Accorsi, Bologna, 1972
  • Tomba Weber, in La Certosa di Bologna. Guida, Bologna, Compositori, 2001
  • Antonio Campigotto, Weber Edoardo, in Roberto Martorelli (a cura di), La Certosa di Bologna. Un libro aperto sulla storia, Tipografia Moderna, Bologna, 2009
  • Gian Luca Fontana, Magneti Marelli. Marchi prestigiosi ed esperienze tecnologiche in un grande gruppo industriale, “ScuolaOfficina”, 1, 2010, pp. 4–13

Voci correlateModifica

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