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Efisio Cugia
Efisio Cugia.jpg
27 aprile 1818 – 12 febbraio 1872
Nato aCagliari
Morto aRoma
Dati militari
Paese servitoRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Italia Italia
Forza armataArmata Sarda
Regio esercito
Anni di servizio1837 - 1872
GradoLuogotenente generale
Guerre
voci di militari presenti su Wikipedia
Efisio Cugia

Ministro della guerra del Regno d'Italia
Durata mandato 22 agosto 1866 –
10 aprile 1867
Capo di Stato Vittorio Emanuele II
Capo del governo Bettino Ricasoli
Predecessore Ignazio De Genova di Pettinengo
Successore Genova Giovanni Thaon di Revel

Ministro della marina del Regno d'Italia
Durata mandato 20 aprile 1863 –
28 settembre 1863
Capo di Stato Vittorio Emanuele II
Capo del governo Marco Minghetti
Predecessore Orazio Di Negro
Successore Alfonso La Marmora

Deputato del Regno di Sardegna
Legislature V, VI, VII, VIII, IX, X, XI

Dati generali
Professione Militare di carriera

Efisio Cugia di Sant'Orsola (Cagliari, 27 aprile 1818Roma, 12 febbraio 1872) è stato un generale e politico italiano.

Indice

BiografiaModifica

Carriera militareModifica

Nato a Cagliari nel 1818 da una famiglia della nobiltà sarda, i Cugia appunto, intraprese la carriera militare. Terminati gli studi nell'Accademia, venne nominato Sottotenente nell'arma d'artiglieria. Nel 1848 partecipò alla prima Guerra di indipendenza e il 30 maggio, nella battaglia di Goito, venne ferito, il che gli valse una medaglia d'argento al valore militare.

Promosso maggiore d'artiglieria nel 1855, Cugia venne trasferito nel corpo di Stato maggiore e, come capo di esso, con il grado di luogotenente colonnello, nel 1859 partecipò al fianco del generale Enrico Cialdini, nella IV divisione, a tutta la relativa campagna, che gli valse la croce di cavaliere nell'Ordine militare di Savoia[1]. Dopo la pace di Villafranca, venne destinato da Vittorio Emanuele a organizzare il Collegio militare di Milano.

Generale nel 1860, fu prescelto a capo di Stato Maggiore del Corpo d'esercito; nominato il 12 dicembre dello stesso anno direttore per gli affari di guerra nell'Italia meridionale, lascerà l'incarico, su decreto di Vittorio Emanuele II, a Genova Giovanni Thaon di Revel[2], ottenendo dal re la carica di commissario straordinario in Sicilia, ufficio che manterrà sino al 21 agosto 1862[3].

Luogotenente generale, nel 1866 a Custoza comandò l'VIII Divisione. Successivamente, e sino alla morte, sopraggiunta nel 1872, Cugia ebbe ufficio di primo aiutante di campo dell'allora principe ereditario, e poi re, Umberto I.

Carriera politicaModifica

Durante la V legislatura fu eletto a rappresentare, nella Camera Subalpina, il collegio di Lanusei, che gli rinnovò il mandato anche nella sesta e nell'ottava. Nella settima rappresentò Senorbì, mentre nella nona, decima e undicesima prescelse Macomer, sebbene rieletto più volte a Lanusei.

Fu Prefetto di Palermo, incaricato della direzione delle armi di fanteria e di cavalleria durante il ministero guidato da Manfredo Fanti. Ricoprì la carica di Ministro della Marina nel Governo Minghetti I, succedendo a Orazio Di Negro il 20 aprile 1863, e di Ministro della Guerra nel Governo Ricasoli II, succedendo a Ignazio De Genova di Pettinengo il 22 agosto 1866. Sotto la sua amministrazione, sorse a Torino la Scuola di guerra.

Morto a Roma il 12 febbraio 1872, fu sepolto nella cappella di famiglia nel Cimitero di Bonaria a Cagliari.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 9 maggio 1867
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 30 dicembre 1866[4]
  Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 3 ottobre 1860[4]
  Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 19 giugno 1859[5]
  Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Per essersi distinto nella Battaglia di Goito»
— 30 maggio 1848
  Medaglia d'Argento al Valor Militare
«Per essersi distinto nella Battaglia di Novara»
— 23 marzo 1849

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • «Dizionario Enciclopedico Moderno», vol. II, Ed. Labor, Milano 1942, p. 237, ad vocem.
  • Giuseppe Monsagrati, CUGIA, Efisio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 31, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1985. URL consultato l'8 luglio 2017.

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