Ekimmu

Demone della cultura babilonese

Gli Ekimmu sono una delle sette sotto-classi demoniache della mitologia babilonese. Generalmente vengono chiamati anche "Utukku" (plurale Utukke), nome comune per tutti i demoni.

In quanto demoni minori, il numero sacrale che li simboleggia viene riportato sempre in modo frazionario, ovvero 1/3 di 15 (cioè 5).

Appartengono a questo gruppo tutti gli spettri dei morti che sono riusciti a fuggire dagli inferi per tormentare gli esseri viventi. Possono diventare Ekimmu tutti coloro che non hanno ricevuto una degna sepoltura o che hanno subito una morte violenta ma anche le prostitute morte per malattia.

Queste creature, privati della pace, possono dimorare nei deserti, nei cimiteri, sui monti e persino nel mare.

EtimologiaModifica

Il nome di queste creature deriva dalla radice "tagliare", "asportare" ed ha come sinonimo ''Shulu", colui che sale[1]. L'ideogramma corrispondente all'Ekimmu è Gidim[1].

EstrattiModifica

Marco Dini sin, nel suo libro sui demoni delle culture mesopotamiche, riporta i seguenti esorcismi riguardo l'Ekimmu :

"Che tu sia colui che esce dalla terra,o colui che non ha letto (dove dormire) o la donna che è morta vergine,o l'uomo che non ha avuto progenie

o colui che giace nel deserto,o colui che, nel deserto giace senza essere coperto dalla terra, o colui che, da una palma è precipitato, o colui che, da un vascello, è caduto nell'acqua

o colui che è senza sepoltura,o colui che non ha nessuno che vegli su di lui, o colui che non ha nessuno che porga delle offerte, o colui al quale non si porgono delle libazioni

o colui di cui nessuno porta il nome (...) o la prostituta il cui corpo era malato, o la donna morta incinta, o la donna alla quale è morto il figlio che allattava,

o un uomo malvagio, o uno spirito cattivo, p colui che va per i luoghi diroccati, o colui che va per le campagne,

o colui con il quale un giorno ho mangiato, o colui con il quale un giorno ho bevuto, o colui con il quale un giorno ho mangiato quando avevo fame, o colui con il quale ho bevuto quando avevo sete

o colui con in quale, essendo malato, mi sono unto d'olio, o colui con il quale, avendo fretto, ho indossato i vestiti..."[2]

In un altro passo, sempre estratto da un esorcismo, viene citato più esplicitamente:

"Ekimmu, che non può essere soggiogato;

Che giace senza sepoltura,

la cui testa non è coperta dalla terra,

figlio di re che, nel deserto o tra le rovine, è stato abbattuto

possente che è stato ucciso dalle armi"[2]

Anche nell'epopea di Gilgamesh viene nominato questo demone:

"Colui che, imprigionato, è morto di fame,

colui che, imprigionato, è morto di sete,

l'affamato che, nella sua fame,

non ha sentito il profumo del cibo,

colui del quale il bordo del fiume

ha causato la perdita (dell'equilibrio) e che è morto,

colui che è morto nella pianura o nella palude,

colui che nella pianura è stato travolto dall'inondazione

colui che un nome, colui che non ha un nome (...)

colui che il cui cadavere è abbandonato nella pianura (...) il suo spirito non trova riposo negli inferi.

Colui il cui spirito non ha nessuno che gli renda un culto (...) mangia i resti delle pentole e i detriti dei piatti che si gettano nella strada"[2]

FonteModifica

  • Marco Dini Sin, Demoni e altre creature del caos ediz. Lunaris. (prima edizione, Dicembre 1996)

NoteModifica

  1. ^ a b Marco Dini Sin, Demoni e altre creature del caos, lunaris, p. 26 (ventisei).
  2. ^ a b c Marco Dini Sin, Demoni e altre creature del caos, Lunaris, p. 27 (ventisette).
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