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Electroclash

genere musicale
Electroclash
Origini stilistiche House
New wave
Electro
Synthpop
Techno
Elettropop
Origini culturali anni 2000
Strumenti tipici sintetizzatore, drum machine, vocoder, tastiera, chitarra
Popolarità
Categorie correlate

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L'electroclash, chiamato anche elektroklash, è un sottogenere del synthpop e house nato nei primissimi anni duemila.[1]

StoriaModifica

Il genere electroclash ebbe fra i suoi anticipatori i Dopplereffekt, I-F e gli Adult. che, durante gli anni novanta, facevano musica elettronica citando varie stilistiche del decennio precedente.[1] Il termine electroclash venne utilizzato per la prima volta nel 2001 dal pioniere del genere Larry Tee. Nato come movimento underground durante i primissimi anni duemila in diverse grandi città occidentali come Londra, Berlino e New York,[2] l'electroclash si diffuse nei club di tutto il mondo, spinto specialmente dalle serate degli artisti della Gigolo Records di Dj Hell; verso fine decennio acquisì discreta popolarità, grazie ad artisti "mainstream" come David Guetta e i Chemical Brothers.

CaratteristicheModifica

Il genere affonda le sue radici musicali principalmente nella new wave, nell'electro, nella alternative dance, acid house e disco house degli anni ottanta. Viene fatto ampio uso di drum machine e linee di sintetizzatori.[2] Lo stile del sottogenere, caratterizzato da una sessualità ostentata (spesso in chiave burlesque), è fortemente contaminato dal gusto camp, nelle sue tematiche leggere e nell'uso dell'ironia.

Sotto il profilo estetico vi sono forti collegamenti con la scena artistica della seconda metà degli anni settanta (Vivienne Westwood, Andy Warhol, lo stile dei Kraftwerk, l'Avanguardia distopica della New York Downtown dei primi anni ottanta) e più in generale con la cultura del periodo a cavallo tra gli anni settanta e '80: gli artisti electroclash si vestono infatti con tagli di capelli asimmetrici, cravatte sottili e abiti borchiati.[3] Altra fonte di ispirazione è il film Liquid Sky[4] (1984).

NoteModifica

  1. ^ a b Reynolds; pag. 222
  2. ^ a b Reynolds; pag. 221
  3. ^ Reynolds; pag. 222-3
  4. ^ "The Great Electroclash Swindle"

BibliografiaModifica

  • (EN) Simon Reynolds, Retromania, Minimum Fax, 2017.
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